Il pescatore di tonni - Raffaele Mangano - copertina

Il pescatore di tonni

Raffaele Mangano

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Collana: Amatea
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 9 giugno 2011
Pagine: 240 p., Brossura
  • EAN: 9788895962771
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Il pescatore di tonni

Raffaele Mangano

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Gaia la libraia

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"Il pescespada si ammazza da solo. Lui non vuole farsi pescare." Così Zu Beppe, un pescatore di Favignana, accoglie Nino Pizzuto, giovane turista al quale ha affittato una stanza. Dapprima infastidito, poi incuriosito, l'ospite ascolta i racconti sulla tonnara e decide di tornare l'anno successivo. Grazie a Zu Beppe, Nino sale a bordo delle barche che formano il quadrato della morte e assiste alla mattanza a contatto coi tonnaroti. Affascinato e turbato da quella esperienza, torna per anni sull'isola, al punto da essere inserito, unico forestiero, nell'equipaggio. Entra così in confidenza coi pescatori, conosce le loro storie, i segreti del loro lavoro, i riti, le superstizioni, le dicerie che da più di mille anni circondano la mattanza. Sono gli accadimenti della vita che a un certo punto tengono Nino lontano dall'isola, ma ciò non gli impedisce di venire a conoscenza della tragedia che colpisce la famiglia di Zu Beppe. Sarà Favignana a riannodare il filo che lega Nino a quei luoghi e, dopo la chiusura della tonnara, toccherà a lui trovare il modo di non lasciare morire il ricordo dei tonnaroti del mar delle Egadi. E tramandare le leggende che da sempre abitano l'isola.
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    Carlo

    19/03/2012 14:22:48

    Un libro che riporta ad una delle tradizioni più antiche della Sicilia; la descrizione dell'isola la trovo eccezionale e la storia descritta, fa venire voglia di trovare quel tempo libero adatto per scoprire sè stessi. Un racconto adatto soprattutto per chi ha già visitato Favignana...ci si rende conto delle bellezza e delle emozioni che questa terra può offrire. Davvero complimenti all'autore.

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    Alessandro

    14/10/2011 21:39:26

    Un romanzo semplice ma allo stesso tempo costruito "a terrazze", come le coltivazioni sui terreni difficili... una storia che fa venire voglia di tornare o andare per la prima volta in Sicilia, terra di segreti e calore che ti abbraccia il cuore e non lo lascia più. La storia di Nino o' turinese, che dalle corse nordiste si ritrova nella vita tranquilla e durissima della terra dei suoi avi. La storia del suo passato e del suo futuro, in un eterno presente che da mille anni si specchia nell'acqua sporca di sangue... la penna di Mangano è magica, quando ho visto le foto delle vere tonnare sono rimasto deluso, mi ero immaginato qualcosa di molto più complesso, perdendomi dietro le descrizioni cariche di sudore e sole e bruciature, di muscoli che tirano reti... un romanzo che resta dentro.

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    luisa ferrari

    15/09/2011 10:51:31

    Il libro scorre veloce e crea una sorta di attesa ansiosa sul lettore culminante nelle pagine dedicate alla mattanza, che assumono un andamento realistico ed epico al tempo stesso. Di questo romanzo ho letto la recensione apparsa sul "Manifesto" che cita Verga. Sicuramente le vicissitudini della famiglia Mannino possono far pensare a quelle dei Malavoglia. Tuttavia a me sembra che il linguaggio verghiano sia improntato a una maggiore crudezza e caratterizzato da un fatalismo senza speranza e senza commozione. Qui invece il valore della memoria assume il ruolo di riscatto, rimpianto ed emozione. A me sono venute in mente piuttosto certe pagine del "Vecchio e il mare" ; e ho pensato anche all'impianto del "Vecchio che leggeva romanzi d'amore" di Sepulveda, sia per il rapporto con la natura e la cultura, sia per il filo di nostalgia che attraversa quel libro.

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    iside baldini

    07/09/2011 20:14:03

    Le storie "grandi" che si intrecciano a quelle "piccole" dei suoi personaggi fanno de "Il pescatore di tonni" un racconto corale di una comunità e di una terra millenaria in cui si rimane coinvolti con tutti i sensi. Dalla sua lettura si riemerge sentendo sulla pelle, in bocca e nell'olfatto l'eco dall'acqua salata, mista a sangue e sudore, e profumi di piatti fatti con il sole e con la terra. Si viene trasportati in un mondo che forse non si è mai conosciuto così, ma che si riconosce subito come familiare, provando una grande nostalgia per qualche cosa di forte che è stato e che ora non è più. Stupendo lo svelamento progressivo del rito della mattanza, perché alla fine, anche se per un istante si può razionalmente pensare alla sua crudeltà, si amano sia i tonni che i tonnaroti, e saprebbe impossibile scegliere con chi stare, perché diventa "naturale" l'evidenza che gli uni senza gli altri non hanno alcun senso e sono entrambi necessari! Sorprendenti, per la forza evocativa che sprigionano, sono le storie di Zu Sarinu, vero genius loci di Favignana. Racconta i miti dell'antichità rivisitati dalla fantasia popolare, così come non sono mai stati scritti, ma tramandati, e quindi trasformati, oralmente. Kore richiama Demetra e risalendo nel tempo, fino al mito delle origini del mondo greco antico, Colapesce sembra essere una evocazione di Ananke, o di parte di lui... e poi ha ragione Zu Sarinu a raccontare di un faraone alla guida della nave del pirata trapanese, perché i miti sono fuori dal tempo lineare e come dice Calasso, in Le nozze di Cadmo e Armonia: "Il mito è ciò che non è mai esistito ma esiste sempre" Il pescatore di tonni è un'opera fondamentale e delicata sulla memoria, necessaria per questo mondo sempre più atrocemente smemorato. Alla fine, forse, rimarranno solo le storie che si sapranno raccontare perché chi le ascolta o le legge, le possa sentire. E ciò che si è sentito, rimane per sempre!

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    Mauro

    24/07/2011 18:50:42

    Non sempre le storie di mare sanno essere languide . Spesso sono storie di uomini rudi e avventurosi e quindi con forti connotati di "deja vue". Non è il caso di questo libro che ho letto con una partecipazione di sentimenti ( si potrebbe dire empatica). Una storia di famiglia senza essere la classica saga . Una storia di vita senza essere biografia. Una storia che addolcisce il palato, pagina dopo pagina . Il suo fascino non è che si legge con foga, anzi, si assapora con lentezza. Si chiude il libro la notte e rimane un poco ancora nella mente. Non si ha fretta di finirlo perché va centellinato come un liquore. Mangano ha "indovinato" una scrittura a "risacca" questa volta . La storia di Nino, ospite della famiglia di Zu Beppe, tonnaroto di Favignana è la storia di una scoperta che vorremmo fare tutti. Un "nuovo mondo antico" che ci è vicino, che ci appartiene e a cui apparteniamo. Che spesso ci lasciamo sfuggire, distratti. Nino, il protagonista, scopre il suo posto nel mondo. Un posto che lo aspetta. Da sempre. Molti sono i personaggi, chi descritto e raccontato con intensità; altri solo accennati, ma in modo azzeccato per farceli "vedere". Il vero protagonista è, però il rito della pesca al tonno. Una caccia violenta, crudele, atavica. La lotta per la vita e per la dignità. Come il pescespada che - s'ammazza sulu. Un'avi vogghia di farisi piscari - (Il pescespada si ammazza da solo. Lui non vuole farsi pescare). La stessa dignità dei tonnaroti di Favignana

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    elisabetta

    20/07/2011 16:29:48

    È un libro di emozioni sensoriali e coinvolgimento visivo prima di tutto, ma anche olfattivo ed acustico. Alcuni aspetti narrativi sono tanto reali da essere tangibili. Un libro di sapori e di odori. Il cous cous di Angela e la zuppa del tabaccaio di Levanzo che si insinuano nella memoria e richiamano altri sapori e altri odori. Molto forti le immagini della mattanza e le sensazioni che scene così cruente possono evocare in chi l'ha vissuta, ma anche in chi, da profano, le guarda dall'esterno cogliendo solo la superficie. Scene e gesti misteriosi, arcani, affascinanti. Ancora di più perchè ormai sono solo ricordi. E sarebbe opportuno fossero condivisi per evitare di perderli.

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    Silvia

    13/07/2011 21:14:43

    Mi è piaciuto MOLTO! sensibile, commovente, originale e......... scritto veramente bene! ricco di dettagli, di emozioni, mi è venuta voglia di andare a favignana! Mi dispiace solo di aver letto tutti i libri di Mangano nel senso che mi piace scoprire gli scrittori che mi sorprendono quando hanno già scritto molti libri e io non ne ho letto nessuno..... di solito mi piace fare ricerche e andare a comprarli TUTTI. non è il suo caso..... ma lo farei subito!

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    elena bacarelli

    12/07/2011 12:52:31

    Ho letteralmente divorato il libro. Mi sembrava di essere fisicamente sull'isola,in mare e nelle case dei pescatori. Soprattutto in quella di zu Beppe, il personaggio che ho preferito: autentico, misterioso, fatto della stessa sostanza del sale e della sua terra.

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    Marina

    06/07/2011 18:35:20

    Bel libro. Emozioni forti e ricordi. Nel leggere ho immaginato i volti, i gesti, i luoghi. Ho sentito l'odore del sangue durante la mattanza, ho toccato con mano le rughe dei pescatori. Mi sono seduta a una tavola semplice ma generosa, dove la generosità arriva soprattutto dagli abitanti di Favignana e dal loro mare. Perché è il mare che accomuna la vita dei protagonisti. Isolani o vacanzieri. Arrivata in fondo avrei voluto leggere di più.

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    Beatrice Casa

    05/07/2011 12:32:18

    Mi è piaciuto per diversi motivi. Il fascino di un mondo pieno di verità che ci sta scomparendo sotto gli occhi e che il libro mostra con grande forza evocativa. Le descrizioni dei momenti della mattanza sono bellissime, si sente e si vede tutto: suoni, rumori, l'odore del mare, del sangue; e sono bellissime le figure di quella famiglia alla malavoglia; ogni personaggio ha un suo tratto che colpisce e il racconto delle loro vite ti cattura. Poi mi è piaciuto il legame tra il cittadino e le sue origini. Infine ho trovato molto riuscito il finale dove ci sono i dialoghi col Signore Onnisciente. Forse non si integra perfettamente con il resto della narrazione, perché ha un andamento quasi teatrale, ma è comunque una scrittura interessante. B.C.

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    FIORE

    04/07/2011 13:19:05

    Colori, profumi, odori, cibi, si vedono e si sentono; e poi le tradizioni, le leggende, le favole. "Si entra"nella mattanza, che se d' istinto evoca sangue, violenza e morte, qui si mostra come fonte di vita e di lavoro, e soprattutto come sintesi di tradizioni, riti antichissimi e storia di un popolo. Trovo indovinata l' idea di intitolare i vari capitoli a singoli episodi, che compongono poi una storia più grande lungo un ampio arco temporale. Magistrale è stato il giostrare tra il dialetto e l'italiano, senza togliere intensità al primo e permettendo una facile comprensione a chi non conosce il siciliano. Il libro si legge d' un fiato e fa venire una gran voglia di partire alla volta di Favignana.

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    paolo

    30/06/2011 16:17:10

    Un libro da centellinare, degustare, assaporare come un bicchiere di buon vino, invecchiato sapientemente per migliorarne l'aroma. Questa è la sensazione che ho provato leggendo IL PESCATORE DI TONNI. Un ritorno al passato, su una favolosa isola (Favignana) quando il lavoro di tutti era collegato, direttamente o indirettamente, alla mattanza. L'unico modo conosciuto per pescare i tonni. Con tutta una sua tradizione lunga mille anni, fatta di canti, di consuetudini, di usanze. Mi è piaciuto quando il protagonista racconta dell'incapacità di distinguere i ricordi dai sogni, quasi che fossero due forme inseparabili di sensazioni impresse nel cervello. E mi è piaciuto anche il ricordo legato ai sapori, gli odori, la cucina: ci sono ricette che viene voglia di realizzare. Non viene indicato il "tempo" in cui si svolge l'azione. Non sappiamo l'anno, ma solo il dove. Quasi non sappiamo il secolo, ma solo la stagione. Però ecco l'indizio: una figurina di un calciatore ci aiuta nella collocazione temporale, in maniera certa ed indiscutibile. Oggi, di quel passato non esiste che il ricordo: non c'è più la mattanza, non si vive più della pesca del tonno. Il libro risuscita quel mondo e ci fa passare del tempo in compagnia dei pescatori, a metà tra un tuffo nel mare incontaminato della Sicilia e un tuffo nel passato. Lasciandoci solo la voglia di sognarlo ancora ...

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