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Il peso della felicità. I miei sedici anni tra anoressia e bulimia - Cobainsbaby - copertina

Il peso della felicità. I miei sedici anni tra anoressia e bulimia

Cobainsbaby

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Editore: Mondadori
Collana: Ingrandimenti
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 17 gennaio 2017
Pagine: 222 p., Rilegato
  • EAN: 9788804673644

nella classifica Bestseller di IBS Libri Salute, famiglia e benessere personale - Famiglia e salute - Problemi personali - Disordini alimentari

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Il peso della felicità. I miei sedici anni tra anoressia e b...

Cobainsbaby

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Gaia la libraia

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Una storia vera, il racconto autobiografico di una sedicenne alle prese con le lotte dell'adolescenza: quelle di tutti i giorni e quella, più dura e decisiva, col suo stesso corpo.

«Ero lì per trovare la felicità, ma quando sarebbe arrivata? E soprattutto, che cos'era questa felicità? Aveva un peso? Trentotto chili, peso perfetto.»

«Quando ho deciso di non mangiare più?» È quello che si chiede Elena - sedici anni, una vita come tante sue coetanee - all'inizio di questo lungo e sofferto racconto, cercando di spiegarsi il perché, un giorno, abbia iniziato a soffrire di disturbi alimentari. Ma una vera risposta non c'è. Si comincia con una dieta all'apparenza inoffensiva, con l'annotare su un quaderno ciò che si mangia, col fare serie e serie di addominali, e alla fine ci si ritrova a sognare un peso «perfetto»: trentotto chili. Non uno di più. Ma forse anche qualcuno in meno... C'è una vocina, infatti, proprio dietro l'orecchio, che continua a ripeterle: «Ogni caloria conta». Elena la ascolta, quella voce è un'«amica», l'unica in grado di capirla. Mentre gli altri - i genitori, le amiche del cuore - la rimproverano: «Elena, guarda che poi diventi anoressica!», lei la rassicura: «Guardati allo specchio. In sole due settimane sei dimagrita tantissimo... Guarda come sei bella, ti si vedono le ossa del bacino, del collo, della schiena. Ancora un piccolo sforzo e raggiungerai il tuo obiettivo, se ascolti i miei consigli. Vedrai, andrà tutto bene, io non ti abbandonerò... mai». E quella voce non l'abbandona davvero mai, mentre Elena diventa sempre più magra, e sempre più risoluta nel suo obiettivo: dimagrire ancora. Ci vorranno i ricoveri in ospedale, e poi in un centro specializzato per disturbi alimentari - dove potrà confrontarsi con ragazze che hanno storie simili alla sua -, per farle cominciare a intravedere uno spiraglio in fondo a un tunnel terribile e pieno di dolore.
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    Giulia

    08/03/2019 20:47:43

    la felicità non si misura con una bilancia. il tempo ti fa felice e le persone con cui lo passi.

  • User Icon

    Veronica

    19/09/2018 08:33:50

    La storia alla base racconta di una piaga sociale mortale ma che ancora oggi sembra un tabù. Per questo okay. È un inferno passarci in prima persona,arrivare a raccontarlo coraggioso soprattutto per una ragazza così piccola ma,possiamo dire purtroppo(?) dal punto di vista letterario forse proprio il fatto che sia praticamente una bambina a scrivere rende queste pagine un po' acerbe come l'autrice stessa. Lettura semplice,un po' superficiale dal punto di vista tecnico.

Le prime frasi del romanzo

Quando ho deciso di non mangiare più?
Non saprei dire una data precisa, ma ora come ora vorrei tanto averlo scritto a caratteri cubitali sul calendario:
ELENA NON MANGIA PIÙ.
Magari riuscirei a risalire al perché io ho cominciato.
Ma anche questa si aggiunge alla lista delle domande alle quali non so dare una risposta.
So solo che mi guardavo spesso allo specchio, più delle mie amiche.
Ma forse non ci davo più di tanto peso. «Sono una ragazza, è normale» devo aver pensato.
Una cosa però è certa: io mi vedevo grassa. Volevo che mi sporgessero le ossa, volevo poterle toccare.
Così ho deciso di comprare un diario, lì avrei annotato con precisione le calorie dei cibi che mangiavo abitualmente e le diete che potevo seguire.
Il quaderno, ironia della sorte, aveva l’aspetto di un blocchetto di cioccolato fondente. Le mie annotazioni erano scritte a penna: cosa mangiavo e quante calorie assumevo, i commenti inerenti a come era andata la giornata, dal punto di vista alimentare e, per non rendere tutto troppo schematico, aggiungevo la cosa più bella e la cosa più brutta che mi succedevano durante la giornata.
Di settimana in settimana riducevo le porzioni: sempre meno cibi a disposizione e quantità più piccole. Ed è stato così che mangiare a tavola con i miei genitori si è trasformato in uno stress. Ogni pasto diventava una guerra spietata, un crudele gioco che facevo contro di loro.
Per esempio, ho cominciato a nascondere il cibo nei modi più stravaganti: facevo finta di pulirmi la bocca e lo sputavo nel tovagliolo, oppure lo infilavo nelle tasche e nelle maniche.
Pensavo di ingannare tutti, sì, mi credevo un genio. Ma non ero poi così furba, tanto è vero che i miei non ci hanno messo molto a trovare il diario e il cibo nella spazzatura di camera mia. Ero stata scoperta.
Così nemmeno le scuse «non ho fame» o «mangio fuori» erano più credibili.
Allora ho dovuto riprendere a mangiare normalmente.
Ero in una sorta di limbo, così emotivamente instabile che avrei potuto scoppiare a ridere o a piangere e non avrebbe fatto nessuna differenza.
Ma avevo un pensiero che continuava a ronzarmi nella testa: dovevo dimagrire, perché così sarei stata bella, e tutti l’avrebbero notato.
Quindi ben presto ho di nuovo ridotto drasticamente la mia dieta a una mela al giorno. Ho cominciato anche a fare sport, iscrivendomi a un corso di ginnastica acrobatica, un’ora e mezza due volte a settimana.
Pensavo bastasse. In poco tempo, infatti, da quarantacinque chili sono passata a quarantatré, ma il mio obiettivo fisso erano i quaranta.

  • Cobainsbaby Cover

    è lo pseudonimo di Elena, sedicenne. Approfondisci
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