La peste scarlatta - Jack London - copertina

La peste scarlatta

Jack London

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Curatore: Ottavio Fatica
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2000
Formato: Tascabile
In commercio dal: 2 settembre 2009
Pagine: 94 p., Brossura
  • EAN: 9788845924118

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La peste scarlatta

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La peste scarlatta è uno dei grandi testi visionari di Jack London, che qui ancora una volta anticipa temi che, un secolo dopo, diventeranno ossessivi.

Nell'anno 2013, in un mondo dominato dal Consiglio dei Magnati dell'Industria, scoppia un'epidemia che in breve tempo cancella l'intera razza umana. Sessant'anni dopo, nello scenario post-apocalittico di una California ripiombata nell'età della pietra, un vecchio, uno dei pochissimi superstiti (e a lungo persuaso di essere l'unico), di fronte a un pugno di ragazzi selvaggi – i nipoti degli altri scampati – riuniti intorno a un fuoco dopo la caccia quotidiana, racconta come la civiltà sia andata in fumo allorché l'umanità, con il pretesto del morbo inarrestabile, si è affrettata a riportarsi con perversa frenesia a stadi inimmaginabili di crudeltà e barbarie.

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    Carla

    10/09/2020 06:55:55

    Certo un po’ di ansia la mette questo racconto... forse ho scelto il periodo storico sbagliato per leggere di una pandemia... però è sempre un Jack London!

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    Lapo

    04/09/2020 15:56:06

    Questo breve romanzo post apocalittico scritto più di cent’anni fa colloca nel 2013 l’annientamento pressoché totale del genere umano a causa di un germe devastante al quale sfuggono solo poche centinaia di esseri viventi. Trascorsi sessant’anni da quella data infausta, rimane un manipolo di reduci del “vecchio mondo” contornati dalle successive generazioni regredite a una vita di selvaggi. Uno dei sopravvissuti, un professore californiano quasi novantenne, in un monologo alla presenza di ragazzi analfabeti e increduli narrerà come si viveva a San Francisco prima dell’avvento della Peste Scarlatta. Può essere letto come un apologo sulla vanità dell’uomo, sulla sua presunzione di considerarsi l’essere supremo della biosfera, sulla sua superbia nel voler governare la natura, e sull’importanza di serbare la memoria del passato. In questo periodo di virus che minacciano l’esistenza della razza umana sul pianeta la lettura di quest’opera visionaria di London è caldamente sconsigliata ai lettori suggestionabili.

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    Marina

    08/08/2020 09:38:59

    'La peste scarlatta' è un racconto lungo del 1912 di Jack London, scrittore americano mai troppo celebrato e purtroppo dimenticato pur essendo a mio parere uno dei Padri Fondatori della letteratura americana contemporanea. Da questo piccolo gioiello poi si allargherà a macchia d'olio il prolifico genere del post-apocalittico di cui La Strada di McCarthy sarà uno degli ultimi ineguagliabili risultati. Visionario e profetico di tempi a noi ben noti, da leggere

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    emiliocorvino

    02/06/2020 07:36:46

    Un racconto senza tempo, pagine di letteratura da cui la cinematografia ha attinto a mani basse. La rivincita della natura selvaggia sul mondo e sugli uomini. La civiltà come fugace apparizione come un sogno breve prima del ritorno alla dura realtà.

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    Giuseppe

    15/05/2020 10:57:51

    Sicuramente questo romanzo non dimostra la sua età. Completamente diverso dal genere di London. Immagino che sia stato il primo nel suo genere.

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    Mirta

    12/05/2020 09:35:54

    La peste scarlatta è un racconto breve, di appena 82 pagine, ma essenziale nella sua trama e nella sua riflessione. È cupo, angoscioso, oscuro, ma anche prolisso, complice il modo in cui il protagonista/narratore racconta la sua storia. È la storia dell'unico uomo sopravvissuto alla peste, una epidemia che ha decimato la razza umana. Siamo in un mondo post apocalittico (molto simile a La strada di McCarthy), dove ci si ciba di cozze e granchi, dove non esiste la luce, dove "la civiltà sta crollando e ognuno pensa a se stesso". È anche un libro, un racconto sulla memoria, sul ricordo e come afferma Ottavio Fatica nella post fazione, "la condanna di chi non rammenta il passato è replicarlo".

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    DeniseB

    11/05/2020 12:52:32

    Questo breve romanzo uscì nel 1912. Lo scrittore immagina che in futuro, nel 2012, un “germe” sconosciuto abbia sterminato il genere umano. La peste scarlatta, così chiamata per il colore con cui si contrassegna orrendamente la pelle del contagiato, è in grado di uccidere in 24 ore. Nel 2073 in America saranno sopravvissuti pochi umani, costretti a girovagare alla ricerca di cibo in una natura tornata selvaggia e indomabile e piena di insidie. Il protagonista è un vecchio sopravvissuto, misteriosamente immune, che racconta ai suoi nipoti ciò che è accaduto, in un inglese che ormai non sono in grado di comprendere che parzialmente. Profezia? Previsione calcolata? Di sicuro sorprendono alcuni dettagli che di molto si avvicinano alla nostra realtà come il calcolo della popolazione attuale, attorno agli 8 miliardi, o il dominio di una società capitalistica che avrebbe creato una gerarchia fra gli uomini. Da leggere.

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    EC

    11/05/2020 10:40:37

    Racconto lungo di Jack London, decisamente in sintonia con il periodo di quarantena e "pestilenza" in atto. Lo scenario è quello di un mondo post apocalittico, sopravvissuto a un'epidemia che ha lasciato in vita pochi, abbruttiti dagli eventi e dalla miseria. Le nuove generazioni, inconsapevoli della civiltà precedente e del concetto stesso di cultura e civiltà, vivono alla giornata e allo stato brado. Narrazione suggestiva e inquietante che fa riflette sul concetto di cultura, linguaggio e tradizioni e sul loro valore (salvifico?) per l'umanità.

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    FranLem

    19/01/2020 18:07:36

    Libro che si legge d’un fiato, antesignano (o quasi) di temi su cui la letteratura si e’ poi misurata a più riprese, dalle relazioni umane nello stato di natura alla narrativa post-apocalittica. Evoca scrittori quali Saramago, McCarthy, Golding. La trama e’ semplice: un nuovo virus uccide in maniera fulminea quasi tutti gli uomini sul pianeta. I superstiti si ritrovano a ricompattarsi in uno stato primordiale, formando piccole tribù. Uno dei sopravvissuti e’ il protagonista principale del libro, un vecchio professore di università, che racconta ai nipoti quanto vissuto. Consiglio!

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    clauidio costa

    24/11/2019 08:42:16

    Visionario, distopico capolavoro di London, forse meno conosciuto di altri suoi romanzi, ma bellissimo s degno di encomio. Scorrevole.

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    Martina

    10/03/2019 11:37:23

    Come sempre in London si percepisce l’impellenza nel voler raccontare una storia, nel voler tramandare. E anche in questo libro, il lettore è coinvolto, quasi costretto ad andare avanti nel leggere il racconto. Il genio di London sta nell’intercettare e sviluppare temi che diverranno centrali nella letteratura quasi un secolo dopo di lui. “La peste scarlatta” pubblicato nel 1912 è un punto di riferimento per McCarthy, King e Matheson.

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    Marta

    09/03/2019 22:29:34

    James Smith misteriosamente immune a un virus che decima la popolazione mondiale a partire dal 2013, si ritrova sessant’anni dopo il disastro, ormai anziano e inselvatichito, a raccontare cosa era il mondo prima della peste scarlatta ai suoi tre primitivi nipoti. Unico testimone del mondo che fu, sa che le prossime generazioni, di un’umanità che tenta di rinascere dalle ceneri, saranno costrette ad assistere ad un futuro che è già passato, un futuro che ricalcherà le impronte di era ormai scomparse. Corsi e ricorsi storici.

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    Filippo

    09/03/2019 15:18:42

    Le storie, Jack London le sa raccontare. Lo ha imparato durante la sua turbolenta vita, vagabondando per gli Stati Uniti. Affida però il compito di tramandare oralmente gli avvenimenti che hanno portato alla fine della civiltà ad uno che le storie non le sa affatto raccontare, James Howard Smith, il protagonista de “La peste scarlatta”. Nel racconto distopicamente visionario di London, un ceppo di peste particolarmente violento comincia a diffondersi in maniera arrestabile nel 2013, decimando la popolazione mondiale, sconvolgendo la collaudata struttura sociale, annientando le differenze di classe, facendo esplodere una violenza primitiva fino al crollo dell’umanità.

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    Cristiano Cant

    26/04/2017 14:56:36

    Pochissimi uomini, qualche ragazzo tornato primitivo, un mondo ripiombato in un caos senza conoscenza, dopo una peste che ha annientato i continenti. Un sopravvissuto che inizia a narrare con voce di testimone fortunoso a questi monelli ignari di ogni prima, di alfabeti, industrie, libri, elettricità, vapore. Strepitoso apologo di un potere che saprà sempre rifarsi e alzare la testa pur dalle ossa di stagioni ai primordi, nel vecchio giace il sedimento di tutta una natura umana destinata in fondo a non cambiare, a saldarsi nelle ingordigie di sempre, nelle seti di annientamento del simile, un prodigio malato che saprà rifare intatti i suoi artigli, le sue scuri, dimenticando passati drammatici o epoche di tragedia, oltrepassandoli nelle doppiezze, nelle ciarle e negli egoismi di un potere che tenta e gratta troppo nei desiderio di ognuno: "Soldati, preti e re ricompariranno, la folla soffrirà e lavorerà come nel passato, e sopra cumuli di povere carcasse sanguinanti crescerà la bellezza meravigliosa della nuova civiltà". London è al meglio anche quando sbadiglia, non dà mai le spalle alla pagina, è sempre talmente immerso in essa, nelle sue vene ricchissime, che ogni periodo gronda del suo genio eterno, delle sue profezie, oltre ogni cedimento e ogni freno. Il libro è magnifico, non è altro che un inferno che ne prelude a un altro, a quello definitivo, senza ritorno, senza parola.

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    Jacopo

    23/02/2014 23:02:30

    Premetto che non conosco tutta la produzione letteraria di London, dunque questa mini recensione potrebbe essere sfalsata. Mi sembra doveroso precisare questa mia lacuna, considerata l'enorme sorpresa provata nel leggere questo racconto; non credevo infatti che London, l'autore di "Zanna bianca" ed altre opere per "adolescenti", potesse scrivere una storia cosi cupa. Il libro in effetti parte come la classica storia adolescenziale (un nonno accompagnato da selvaggi bambini che ricordano i bimbi sperduti dell'Isola che non c'è), per poi sterzare verso tutt'altra atmosfere. La conclusione poi appare tutt'altro rassicurante per il genere umano; esso non riesce a sfruttare l'occasione di un nuovo inizio, migliore del precedente, dopo la terribile piaga che la colpisce. Peccato solo per la brevità, che mi ha causato un senso di incompletezza alla fine dell'81° pagina, facendomi dunque desistere dal dare 5 pallini.

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    Andre

    11/01/2013 02:20:43

    London anticipà temi di tutta la letteratura del novecento e contemporanea.Scorrevole ,veloce,diretto.Ottimo racconto

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    Gianluca da Pistoia

    07/12/2012 19:49:51

    Bellissimo racconto breve con descritto un tema più che odierno ma che Jack London ha anticipato nel 1912 dimostrando una profetica visione del destino dell'umanità. E' incredibile come molta sceneggiatura di film odierni di genere catastrofico deva molto ad un testo del genere. Si legge tutto di un fiato in un pomeriggio.

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    Marco 75

    05/05/2012 12:46:21

    Il Jack London meno conosciuto. Infatti non tutti sanno che con La peste scarlatta ed un'altra manciata di racconti di fantascienza, scritti tutti nei primi anni del ventesimo secolo, London è stato uno dei precursori di questo genere letterario. L'ennesima prova dell'eccezionale e poliedrico talento di questo grande scrittore.

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    luca

    27/09/2009 12:39:12

    interessante, da leggere

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  • Jack London Cover

    Pseudonimo di John Griffith London, scrittore statunitense. La sua figura è una delle più singolari e romanzesche della letteratura americana: figlio illegittimo di un astrologo, cresciuto dalla madre e dal suo secondo marito John London, abbandona la scuola a 13 anni e diventa rapidamente adulto tra Oakland e San Francisco con ladri e contrabbandieri, praticando vari mestieri non sempre legali tra cui strillone di giornali, pescatore clandestino, cacciatore di foche, operaio, lavandaio, venditore porta a porta, avventuriero alla ricerca dell'oro in Klondike. Nel 1897, infatti, Jack London lasciò San Francisco per l'Alaska sulla scia della febbre dell'oro scoppiata in quegli anni. Tra mille peripezie raggiunse il Klondike, e proseguì al di là delle montagne,... Approfondisci
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