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Tomaso Garzoni

Curatore: G. B. Bronzini
Editore: Olschki
Anno edizione: 1996
Pagine: XLVIII-1424 p. , ill.
  • EAN: 9788822243966

recensione di Miglio, M., L'Indice 1997, n. 5

Tre edizioni dei "Commentarii" di Pio II, qualche anno fa, quasi tutte contestuali, dopo l'attesa di un'edizione critica durata secoli; due edizioni del "Galateo" nel giro di pochi anni, ora due edizioni della "Piazza universale" di Tommaso Garzoni. Se le tre edizioni dei "Commentarii" avevano trovato una collocazione editoriale diversificata: una da Adelphi, la seconda nell'austera collana vaticana di "Studi e testi", l'ultima in un'altrettanto austera collana ungherese, Garzoni ha trovato spazio, a distanza di un mese, da Einaudi e da Olschki. Ha tagliato il filo di lana per primo, a tener fede al "finito di stampare", Einaudi nell'ottobre del 1996, nel novembre successivo è arrivata l'edizione di Olschki. Più di tremila pagine a disposizione del lettore, con un incubo sulle spalle: quale edizione scegliere? Se per Pio II il peso della scelta rimaneva tutto affidato alla responsabilità dello studioso costretto in teoria dalla correttezza bibliografica ad appesantire il suo apparato di note con ben tre citazioni di uno stesso testo, o a dichiarare la sua preferenza, o citare a seconda dei casi ora l'una e ora l'altra, mentre il frequentatore di librerie trovava solo l'edizione Adelphi, per "La piazza" la scelta grava tutta sul potenziale acquirente. Sullo scaffale della libreria fanno bella mostra le due edizioni: in cofanetto elegante, Einaudi; Olschki, con copertina crema e riquadro fotografico. Forse la prima reazione è la verifica dei costi, ma solo poche migliaia di lire distinguono in questo i due libri. L'alternativa diventa sempre più incerta, Buridano è in agguato. Si controllano le introduzioni: 48 pagine per Olschki, alle quali sono però da aggiungere le circa 40 pagine dedicate da Luciano Carcereri all'analisi delle edizioni italiane (ma perché sono collocate nel secondo volume?) e le 50 occupate dalle discordanze e dalle varianti delle edizioni cinque-seicentesche; 133 per Einaudi: ma non so se questo possa essere un elemento di scelta e in quale senso faccia pendere la bilancia. Se l'acquirente è motivato e abituato a leggere terze pagine e supplementi letterari può forse sperare di ricordare qualche recensione: in questo caso la scelta sarà obbligata, non ricordo molte segnalazioni dell'edizione fiorentina.
In passato erano state censite oltre trenta edizioni della "Piazza" (15 edizioni italiane per il Carcereri tra il XVI e il XVII secolo, 27 edizioni contate da Cherchi, ma l'unica strada conclusiva, anche per la definizione del testo, sarebbe un'oceanica ricerca secondo i principi della bibliografia materiale); si favoleggiava di oltre novantamila copie tirate nella sola Venezia; per ogni tiratura "si dovevano comporre più di duecentocinquanta forme, contenenti ciascuna quattro pagine di testo e circa 1300 caratteri comprese le spaziature tra una parola e l'altra". Strani giochi del caso o della provvidenza che sembrano segnare Tommaso Garzoni e la sua opera maggiore: un libro che era forse impensabile poco più di un secolo prima nell'età dei manoscritti, che lega la sua fortuna all'affermazione dell'arte tipografica, che dedica alcune delle pagine più significative e belle all'introduzione della stampa, trova oggi due editori disposti a investire nel suo successo e a dimenticare la crisi dell'editoria italiana (o questa e altre contestualità sono indice di una diversa crisi?).
Ma in queste considerazioni l'acquirente non trova certo una giustificazione alla scelta. È il caso allora di descrivere velocemente il volume curato da Giovanni Battista Bronzini, che si presenta come opera collettiva, ancor più che nel frontespizio nel ringraziamento ai laureandi e perfezionandi che hanno trascritto alcuni capitoli della "Piazza". La problematica introduzione di Bronzini, aperta a nuovi progettati sviluppi, rifiuta la strumentale fruizione dell'opera come fonte, la "utilizzazione meramente documentaria che oggi ne facciamo senza tenere conto del suo significato specifico, che più non c'interessa", e legge l'enciclopedismo del Garzoni come "necessità di dare una nuova visione 'democratica' (di una democraticità consentanea ai tempi) alla struttura della società e di richiedere per questo il ruolo regolatore del principe e il consenso del popolo". La discorsiva e veloce nota sui criteri editoriali pone dubbi sulla fedeltà dell'edizione del 1589 alla scrittura dell'autore, e presenta un testo che "pur focalizzato sull'edizione dell'89, prescelta per disposizione dei Discorsi e completezza delle relative Annotazioni, non esclude le precedenti e le posteriori: esso è il risultato di un confronto selettivo fra varianti sincroniche e diacroniche, prodotte dalla effettiva mobilità dell'opera".
La mobilità alla quale fa riferimento Bronzini è il magmatico lavorio fatto sul testo del Garzoni da tipografi, editori e curatori con aggiunte, integrazioni, interpolazioni e sottrazioni, certamente favorito dal tema dell'opera e dalla sua estrema versatilità, nonché da un'ideologia di fondo che la rendeva, in piena età controriformistica, insieme ortodossa ed eterodossa, funzionale alle necessità cattoliche, riformate e controriformate, senza privarla del piacere della lettura, che poteva esser fatta per segmenti o frammenti, alla ricerca di quanto più interessava. E se un consiglio si può dare al lettore, lasciato libero ora di scegliere tra le due edizioni, è di continuare anche lui a leggerla in tal modo, trasportato dalle curiosità e dai desideri, come un'enciclopedia della società del Cinquecento; basta per questo scorrere l'indice delle professioni e degli "uomini illustri" che le hanno nobilitate, e magari verificare le fonti che hanno aiutato il Garzoni a costruire la sua affollata "Piazza" o filtrare l'indice degli argomenti e delle cose notevoli (ma perché non aggiungere un indice dei nomi?).
La stampa per il Garzoni è come l'anello di Angelica, che svelava il vero dal falso. Il magico anello può continuare a misurare la sua virtù con le edizioni moderne della "Piazza".