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Recensioni Una piccola morte

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    17/10/2019 14:36:05

    Ibn ‘Arabi è il protagonista di “Una piccola morte”. Noto come al-Shaykh al-Akbar (il Sommo Maestro), è considerato dalla maggior parte dei maestri del sufismo, come colui che è riuscito a realizzare una sintesi, di ordine superiore, del vasto corpus dell’esperienza mistica presente nel mondo islamico. La sua riflessione segna uno dei momenti più alti della tradizione sufi, ma non si esaurisce sul piano speculativo. Al contrario, appare inscindibile dalla vita del maestro, tanto che gli eventi esteriori finiscono per fare da specchio agli accadimenti dell'interiorità. È questo, del resto, il presupposto da cui è partito Mohamed Hasan Alwan nel predisporre la struttura di “Una piccola morte”, biografia romanzata con il quale lo scrittore saudita-canadese ha ottenuto nel 2017 l’lnternational Prize for Arabic Fiction. Nel libro si assiste, infatti, al dispiegarsi a ventaglio degli aspetti del suo carattere, soprattutto nelle relazioni attraverso le quali più chiaramente si esprimevano i frutti della sua costante preghiera e meditazione: pazienza, benevolenza, calma, equilibrio…etc. Una santità incarnata. La vocazione di lbn ’Arabi è racchiusa nell’esperienza che fa in due barzakh, che qui stanno ad indicare lo stadio intermedio tra il mondo fisico e quello spirituale, l’interregno spazio-temporale tra la morte fisica e la resurrezione. Sono gli estremi che racchiudono una vicenda nella quale gli eventi storici si intrecciano di continuo con la ricerca dei quattro watad: per la gerarchia sufi sono i quattro santi che in ogni epoca proteggono i quattro angoli del mondo. lbn ’Arabi deve incontrare ciascuno di loro, assimilarne l’insegnamento, progredire nella direzione che gli viene indicata, si da diventare egli stesso un qutb, un essere umano perfetto, lo stadio più alto dei sufi. Il qutb è’ una guida spirituale che ha una connessione con Dio e che trasmette ad altri la conoscenza mistica. Ce n’è uno per ogni epoca. Per questo Ibn ‘Arabi si mette in viaggio.

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    30/08/2019 13:10:54

    Se è un capolavoro, lo dirà il tempo. Di certo, Mohamed Hasan Alwan ha scritto un romanzo che rimarrà nel tempo, che valica il tempo come il secolo di storia attraversato, e spazia dai giardini di Murcia ai rioni di Baghdad. Scrittura fluida, semplice ma potente. Il romanzo storico ultimamente è stato rivalutato e altri esempi si sono ritrovati a sorpresa in testa alle classifiche. Questo non sfugge: incolla il lettore alle pagine. L'ultimo capitolo avrebbe meritato più spazio. Possono sembrare tante quasi seicento pagine ma per gli argomenti trattati è poco. Non ho avuto modo di leggere pareri sulla traduzione, ma l'impressione è positiva. Su alcuni termini arabi, avrei preferito le note al glossario. Ad agosto 2019, è il miglior libro letto quest'anno e non è propriamente il mio genere.

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    05/08/2019 11:12:03

    Carino, un romanzo interessante. Ovviamente, un romanzo. Per chi ama veramente Ibn Arabi.

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