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Hendrik Groen

Traduttore: G. Testa
Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2015
Pagine: 330 p. , Rilegato
  • EAN: 9788830443150

Anche quest’anno i vecchi continueranno a non piacermi. Il ciabattare dietro i girelli, l’impazienza fuori luogo, le lagne interminabili, i biscottini con il tè, i sospiri i mugolii. Ho 83 anni e ¼”. Questo è il folgorante incipit di Piccoli esperimenti di felicità dell’olandese Hendrik Groen, un romanzo che nasce a puntate sul sito di Torpedo Magazine e che viene notato dalla casa editrice Meulenhoff prima di diventare un caso editoriale inseguito dai maggiori editori di tutto il mondo e tradotto in ben 20 paesi. A parlare è lo stesso Hendrik dalle pagine del suo diario che raccontano la vita all’interno della casa di riposo in cui si trova per 365 giorni esatti. Le sue giornate sono monotone, tutte uguali: due chiacchiere con l’amico Evert, la curiosità per i nuovi arrivati e la sopportazione della severissima direttrice. Hendrik ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco, ma ora si chiede se davvero ne sia sempre valsa la pena: “Negli ultimi anni i nuovi arrivi negli ospizi consistono principalmente di nonnetti malmessi che non sono più in grado di vivere una vita autonoma. Se ti assegnano codice 3 (mi pare), finisci direttamente nel reparto psichiatrico. Con il codice 2 in molti ospizi ti tocca prima qualche anno di lista d’attesa. E alla fine può darsi che neanche serva più. Le liste si esauriscono da sole. Negli anni Settanta e Ottanta c’erano coppie di neosettantenni, sani e arzilli, che decidevano di godersi la vecchiaia in casa di riposo. Adesso arrivano soprattutto relitti umani, che potrebbero affondare da un momento all’altro”. E allora, siccome nella vita bisogna sempre avere progetti o perlomeno fare esperimenti, Hendrik decide due cose: farsi dare dal suo medico la pillola della dolce morte e concedersi un anno, prima di prenderla, nel quale fondare un club. Nasce così il Club dei vecchi ma mica morti con regole di ammissione rigidissime per partecipare alle varie attività, tra cui: l’ingresso a un casinò, un workshop di cucina, un corso di tai chi… Piccoli esperimenti di felicità è un libro unico nel suo genere, non soltanto perché la voce del protagonista riesce sempre a essere pungente e originale, ma perché ci costringe, seppure con il sorriso sulle labbra, a considerare da una nuova prospettiva l’individuo alla fine del suo ciclo produttivo nella società. Spesso si dice che gli anziani tornino a essere bambini, con i loro capricci, le loro idiosincrasie, le loro fissazioni e convinzioni e magari piuttosto che associare questa – percepita dai più – regressione a principi di senilità, forse bisognerebbe riflettere sulla possibilità che sia semplicemente una condizione più naturale dell’uomo, lontano dalla cattività del merito e del guadagno, dal giudizio e dalla competitività: “Quando sei giovane hai voglia di diventare grande. Da adulto, fino più o meno ai sessant’anni, la cosa che desideri maggiormente è rimanere giovane. Quando sei vecchio non c’è più un obiettivo a cui puntare. Questa è l’essenza del vuoto esistenziale qui da noi. Non ci sono più obiettivi. Niente esami da superare, niente più carriere da portare avanti, niente figli da crescere. Siamo troppo vecchi anche per occuparci dei nipoti. In questo contesto così ricco di ispirazione non è sempre facile prefiggerti piccoli obiettivi. Intorno a me vedo occhi nei quali è rimasta soltanto la rassegnazione. Occhi di persone che passano dal caffè al tè e dal tè al caffè. Forse ho già detto questa cosa. Forse non dovrei lamentarmi in questo modo. Bisogna solo impegnarsi di più perché ogni giorno valga la pena di essere vissuto. O almeno un giorno su due. Servono anche dei giorni di riposo, come al Tour de France”. Essere adolescenti o anziani sono probabilmente le uniche due fasi di vita in cui possiamo essere davvero noi stessi senza l’affanno dell’avere. Ed è proprio così che Hendrik si propone a noi: libero, senza inibizioni, totalmente scevro da qualsiasi condizionamento politicamente corretto, capace di raccontarsi con la necessaria leggerezza e autoironia, consapevole di essere in viaggio verso la luce da più di 84 anni.

Recensione di Roberto Di Pietro

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    fabiana

    07/04/2016 09.14.30

    Mi ero approcciata a questo libro con qualche riserva perché trovo noiosi i diari. Invece ho dovuto ricredermi. Nonostante sia il racconto degli ultimi anni trascorsi in un ospizio, ha una trama originale e con qualche colpo di scena. A mio parere, da alcune considerazioni dell'autore, si capisce che è egli stesso anziano o comunque una persona molto vicina a persone anziane. Anche se tratta il tema della vecchiaia con ironia ed a volte sarcasmo è costellato anche da momenti di nostalgia e tenerezza. Nel complesso l'ho trovato interessante.

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    Massimo F.

    09/03/2016 11.20.54

    Cronaca di una decadenza annunciata: con il pensiero della "dolce morte" ben in vista, considerando anche la nazionalità dell'autore che viene da un Paese dove il tema è da anni al centro del dibattito. Anche io fino a metà libro ero piuttosto perplesso, incerto se valutare questo diario della deriva senile come un esercizio di cattivo gusto o una discutibile modalità per esorcizzare l'inevitabile declino umano. Poi, andando avanti, la vena malinconica emerge progressivamente, avvolge il lettore e va a sovrastare quel disincanto che condisce la narrazione: quell'apparente cinismo, che alla fine è solo una modalità per esprimere tutta la tenerezza che emerge di fronte al tramonto della nostra vita. Da leggere.

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    Attilio Alessandro

    09/02/2016 07.02.45

    Libro crudele, inutile e cattivo. Trovo orribile il ridere della vecchiaia....anche se dà molti spunti, la vecchiaia, per sghignazzare. Metodo facile per lo scrittore che immagino molto giovane per avere consenso di pubblico idiota. Satira? Ma mi faccia il piacere!!! Da evitare

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    mura

    15/12/2015 21.05.03

    Ho cominciato questo libro con molte aspettative. Dopo circa 50 pagine....mi sono detto è solo un diario...senza trama...senza anima..mi annoiava..non mi piaceva....ma non riuscivo a staccarmi. Poi ho cominciato a capire, a calarmi nel personaggio. Ho cominciato a ridere del sano cinismo per combattere questa dura vita, a piangere per l'immensa dolcezza e profondità.Le ultime pagine sono vita, vera, vissuta, piena di gioia e sofferenza. Quindi non so...forse è per noi che abbiamo i capelli bianchi o forse è per tutti quelli che hanno cuore e anima.

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    beppe60

    04/12/2015 17.35.15

    un libro che fa pensare, non è un classsico romanzo ma un diario di un ulta ottantenne che nel suo mondo che gira dentro un ricovero non vuole stare ad aspettare che i giorni si trascinino, ma cerca di essere parte attiva per il periodo che rimane; e cosa rimane da fare se non cercare degli attimi di felicità per il tempo che rimane. La narrazione a volte non è così scorrevole ma fare il diario di una casa di riposo non offre poimolti spunti. Ironia e tenerezza e un gran pensare a quello che può essere il futuro ecco il succo di questo libro. Voto 4/5

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    Marcello

    17/11/2015 14.34.27

    Un umorismo tenero ma condito di tanta tristezza e di tanta ineluttabilità. Un anno scandito piano piano perdendo pezzi per strada ma sostenuto dalla voglia di guardare avanti un orizzonte che si fa sempre più vicino e con un'ottica che diviene sempre più stretta. Sentimenti veri, angosce vere e felicità ricercate sempre più piccole. Ho dato 4 perché sono vicino a quelle sintonie ; non è un libro per tutte le età. Per giovani intelligenti e sensibili, per maturi che possano fermarsi a pensare, e per tutti i vecchi.

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    Erica

    17/11/2015 13.47.24

    Mi aspettavo di più da questo libro. Di fondo mentre lo leggevo "sentivo come un sapore amaro in bocca" perché il diario di un anziano in una casa di riposo, nonostante i "piccoli esperimenti di felicità" credo non possa dare sensazione diversa. Speravo anch'io in una maggiore introspezione del protagonista, o forse essendo un caso editoriale, avevo aspettative troppo alte. Non ho dato il voto più basso, perché, nell'ultima pagina, una frase del protagonista mi ha profondamente commosso.

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    nini11

    09/11/2015 11.13.07

    Il tono monocorde del vecchio disincantato e smaliziato, l'assenza di una vera introspezione, la mancanza di quella certa profondità spirituale che dovrebbe accompagnare l'età avanzata e che a mio avviso è un ingrediente necessario in un romanzo che ha nel titolo la parola 'felicità', tutto ciò mi sembra ne faccia un libro mediocre e che non insegna, non aiuta come invece sembrerebbe suggerire. Non sono riuscita a finirlo.

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