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Donna Tartt

Traduttore: I. Landolfi, G. Maccari
Collana: Contemporanea
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 685 p. , Brossura
  • EAN: 9788817001793


«Per tutta la sua fanciullezza Harriet aveva trascorso lunghe ore felici a meditare sdraiata sul pavimento, mentre la luce danzava e volteggiava nel fermacarte, poi tremava e spariva, e i raggi del sole accendevano ora qua ora là le pareti verdeazzurro. Il tappeto a fiorami era stato il suo tavolo da gioco, il suo campo di battaglia personale.»

Dopo quasi dieci anni di silenzio, Donna Tartt pubblica il suo secondo romanzo. Il perché del lungo periodo di silenzio è stato dalla stessa autrice giustificato con l'esigenza di rivedere e rifinire il testo fino a che non raggiunge un buon equilibrio stilistico: anche per la stesura di Dio di illusioni, il suo primo romanzo che l'aveva immediatamente posta tra le personalità di rilievo della letteratura contemporanea, aveva utilizzato un lungo periodo di rielaborazione. Già queste affermazioni, in epoca in cui i romanzi vengono sfornati dagli scrittori con la rapidità di una collezione di moda, indica la serietà e la cura con cui questi romanzi nascono e giungono nelle mani dei lettori. Al di là delle considerazioni di metodo (per altro da non sottovalutare) Il piccolo amico è davvero un romanzo notevole. Grande equilibrio stilistico, accurata scelta linguistica, attenzione a tutti i personaggi presentati anche ai meno significativi rispetto alla trama. E inoltre una storia tutt'altro che scontata che, senza colpi di scena teatrali, si evolve con i ritmi della vita e con le incongruenze della realtà che non colloca mai tutti i tasselli al posto più prevedibile eppure che ha una sua logica e una sua strana coerenza. Ma a tutto ciò va aggiunta la profondità con cui sa proporre la psicologia della protagonista, una ragazzina di dodici anni segnata fin dai primi mesi di vita da una vicenda sconvolgente: l'assassinio del fratellino di nove anni per cui non si è mai trovato un colpevole. Quella tragedia, a cui avevano assistito Harriet (la protagonista) di sei mesi e Allison, la sorella di quattro anni, aveva completamente annientato psicologicamente la madre Charlotte, provocato il definitivo allontanamento del padre e trasformato la loro casa in un luogo di silenzio senza affetti e senza calore. In questo contesto, in cui l'assassinio di Robin non viene mai citato ma incombe costantemente sui familiari, i vicini di casa, e in generale su tutti gli abitanti della cittadina descritta, tipica della provincia americana, cresce Harriet. È una ragazzina particolare: dura, dal carattere forte e un po' arrogante, molto intelligente e autonoma, così diversa dalla sognante sorella maggiore probabilmente segnata dal ricordo infantile traumatico dell'assassinio del fratello che si rifiuta di far riaffiorare. Harriet ha solo un grande amico, un compagno di scuola l'unico a cui confida il suo progetto, elaborato nelle sere trascorse nella grande casa in cui madre e sorella dormivano: vendicare il fratello, punire personalmente il colpevole. Ma la trama in fondo esile che attraversa le quasi settecento pagine del romanzo non esaurisce di certo il merito e l'interesse di quest'opera che è un intensa fotografia della realtà americana degli anni Settanta e un ottimo ritratto delle personalità complesse e contraddittorie che la vivono.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

PROLOGO

Tutta la vita Charlotte Cleve si sarebbe sentita in colpa per la morte del figlio, essendo stata sua la decisione di pranzare, in occasione della Festa della Mamma, alle sei del pomeriggio invece che a mezzogiorno, dopo la messa, come i Cleve avevano sempre fatto. Il cambiamento d'orario non aveva mancato di suscitare le proteste dei più anziani della famiglia. E pur trattandosi di una resistenza di principio nei confronti di qualunque novità, Charlotte ebbe in seguito a pensare che avrebbe dovuto tener conto del loro sordo malcontento, segno labile ma infausto di quanto in seguito sarebbe accaduto; un monito oscuro anche con il senno di poi, ma forse, invece, attendibile quanto tutti quelli che ciascuno di noi può sperare prima o poi di ricevere nella vita.
I Cleve amavano narrarsi a vicenda ogni minimo evento della loro storia familiare, ripetendo parola per parola, con le stesse pause e gli stessi espedienti narrativi, interminabili scene diletti di morte o proposte di matrimonio avanzate cent'anni prima; ma i terribili eventi di quella Festa della Mamma non ebbero mai corso nelle loro conversazioni. E neppure di nascosto, fra due che magari facevano insieme un lungo viaggio in automobile, o si ritrovavano in cucina, a tarda notte, a causa dell'insonnia. Fatto molto strano, a dire il vero, perché proprio le discussioni familiari erano il modo dei Cleve di dare senso al mondo. Persino le disgrazie peggiori — la morte in un incendio di una cuginetta di Charlotte, l'incidente di caccia in cui lo zio aveva perso la vita, quando Charlotte era ancora alle elementari — venivano costantemente rievocate nel teatro familiare: la voce dolce della nonna e quella austera della madre si fondevano allora armoniosamente con il timbro baritonale del nonno, poi il cicalare delle zie, e certe bellurie improvvisate da un audace solista, venivano infine ripresi e sviluppati dal coro, finché dall'impegno comune non sgorgava una canzone sola, una canzone che, imparata a memoria, veniva cantata e ricantata all'infinito dall'intera compagnia, erodendo lentamente il ricordo e occupando il posto della verità. Così il pompiere, rabbioso per aver tentato invano di rianimare il corpicino esangue, trasfigurava dolcemente in un pompiere in lacrime; e la cagna da caccia, che in effetti per qualche settimana dopo la morte del padrone fu triste e sconsolata, assurgeva nella leggenda familiare a regina del pianto, intenta a cercare senza sosta il suo amato in ogni angolo della casa, e a ululare la notte, inconsolabile, nel suo recinto. E magari accoglieva festosa in giardino il caro fantasma, un fantasma che lei sola riusciva a ravvisare. "I cani vedono cose che noi non vediamo" diceva sempre la zia Tat, al momento culminante della storia. La zia Tat era un po' mistica, e la storia del fantasma era una sua creazione. Ma Robin, il loro caro piccolo Robs! Dopo più di dieci anni quella morte serbava intera la sua pena; inutile cercare di addomesticarla, il suo orrore non si lasciava comporre né trasfigurare da nessuno dei trucchi narrativi di cui i Cleve disponevano. Avevano scelto di dimenticare, rinunciando a tradurre la morte di Robin in quel vecchio, dolce linguaggio familiare che rendeva anche i misteri più fondi in un certo senso lievi, comprensibili; così il ricordo di quel giorno era nelle loro menti frammentario e caotico, schegge d'incubo lucenti come frantumi di specchi che baluginavano tra il glicine odoroso, i fili per i panni mossi dal vento, in una luce primaverile venata da un presagio di tempesta.
Qualche volta questi vividi lampi di memoria parevano brandelli di un orribile sogno, come se nulla di tutto ciò fosse avvenuto veramente. Eppure, per molti versi, sembrava invece la sola cosa reale accaduta nella vita di Charlotte.
L'unico ordine narrativo che ella potesse imporre a quell'accozzaglia di immagini era quello del rituale, immutato fin da quando era bambina: lo schema fisso delle loro riunioni familiari. Ma la aiutava poco anche questo; l'ordine delle cose quell'anno era stato disatteso, le leggi della casa ignorate. Tutto, a ripensarci, lasciava presagire la sciagura. Non avrebbero pranzato dal nonno, come di consueto, ma a casa sua, e nei vasi c'erano mazzi di orchidee invece dei soliti boccioli di rosa. E avrebbero mangiato crocchette di pollo — un piatto forte di Ida Rhew, molto apprezzato e ricorrente nelle loro cene di compleanno e alla vigilia di Natale — ma, a memoria di ciascuno, per la Festa della Mamma non c'erano mai state, non c'era mai stato altro che fagiolini, budino di mais e prosciutto.
Una corrusca e tempestosa sera di primavera; nuvole basse e sporche in una luce d'oro, i denti di leone e i fiori di cipolla che occhieggiavano nel prato. L'aria densa e fresca odorava di pioggia. Dalla casa provenivano discorsi e risate, e la voce querula della zia di Charlotte, Libby, sovrastava per un istante le altre: "Ma, Adelaide, io non ho mai fatto una cosa del genere in vita mia, mai!" Tutti i Cleve amavano punzecchiare la zia Libby, una vecchia zitella che aveva paura di tutto, dei cani e dei temporali, delle torte con il rum, delle api, dei negri, della polizia. Il vento forte faceva cigolare il filo per stendere e piegava l'erba alta nel campo al di là della strada. La porta con la zanzariera sbatté e si richiuse. Robin uscì, ridendo fragorosamente per una storiella che la nonna gli aveva raccontato, e scese i gradini a due per volta.

Recensioni dei clienti

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    Enrico

    11/07/2016 12.12.46

    Libro meraviglioso che mostra i protagonisti come un poliedro di cui è composto l'essere umano. il bene e il male si confondono e quando apparentemente si separano riemergono con più forza. Magnifico! Credo che le critiche negative siano frutto di lettori superficiali: quando questi non hanno di fronte una trama che si svolge in modo lineare con un finale compiuto non sono in grado di vedere oltre. Mors tua vita mea...

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    jackvitale

    28/03/2016 11.36.17

    Leggo recensioni molto negative ed alcune positive,ciò mette in evidenza che ogni lettore ha una sua testa e non si lascia trascinare da vari commenti piu o meno lusinghieri. Li ho tetti tutti e tre i libri della Tartt e il migliore resta " Dio di illusioni" mentre il "Cardellino" potrebbe essere una buona sceneggiatura per un Thriller. Il piccolo amico ritengo sia un libro inutile da leggere perchè all'inizio appare come un buon giallo psicologico e alla fine si trascina in 700 pagine noiose e poco piacevoli.....credo che non leggerò piu nulla di questa scrittrice. Alla fine chi ha ucciso Robin?

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    Gianni F.

    12/12/2015 18.57.48

    Della trilogia di Donna Tartt, è il romanzo che mi è piaciuto di meno.Le sue doti di narratrice non sono mai messe in discussioni, se mai, l'ambientazione di questo romanzo è a due faccie. La prima con protagonista Hely è molto gradevole. Un pre adolescente simpatico, un po' spaccone, descritto magistralmente al punto di non solo "vederlo" ma addirittuta "sentirlo" con la sua voce acuta e petulante. La seconda parte con protagonisti i componenti della squallida famiglia Ratliff è meno accattivante ed a tratti ripetitivo. Come nelle precedenti opere della Tartt una bella conferma!

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    silvia

    17/07/2015 13.38.54

    Uno dei libri più brutti che ho mai letto..inconsistente, inutile, il finale è terribile, noioso, personaggi neanche ben tracciati..ci fosse stata almeno della psicologia, un racconto familiare..NON C'E' NIENTE.

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    LaRighe

    26/09/2014 16.54.41

    Già le ultime 200 pagine de 'Il Cardellino' mi avevano lasciato alquanto perplessa... ma questo libro mi ha confermato che tipo di scrittrice sia Donna Tartt. Per quasi 700 pagine non succede assolutamente NIENTE! Quello che la scrittrice fa è mettere in mostra la sua tecnica, la sua pseudo bravura della propria scrittura, ma la lettura non porta da nessunissima parte. Personaggi antipatici, l'episodio dei serpenti noioso, fazioso, lungo e inutile... Veramente, se volete un consiglio non sprecate il vostro tempo con questo libro. C'è di meglio. Molto di meglio.

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    paola

    08/09/2014 13.28.28

    libro scritto benissimo ma a tratti noioso, troppo prolisso

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    mauro

    10/09/2012 02.30.25

    Ho trovato questo libro abbastanza scorrevole ed interessante, mi è piaciuto molto lo svolgersi degli avvenimenti in una trama ricca e coinvolgente. L'unico neo è il finale, molto deludente nelle aspettative!

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    Stefy80

    19/12/2010 17.44.45

    Forse il peggior libro della mia vita... e vi assicuro che ne ho letti davvero tanti! Inutile, prolisso ed infingardo! Promette una trama che inizia e non viene più portata avanti. Sconsigliato.

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    Cristiano

    05/03/2010 18.38.03

    E' un libro fantastico. Angoscia,senso dell'essere-del vivere-dell'esistere,Vittoria,Sconfitta,Fato e Morte.C'è tutto. Un libro fantastico,come le più grandi tragedie dell'Antichità. C'è chi dice che sia noioso....allora leggetevi il liscio,superficiale e leggero Dan Brown,lasciate i libri di "spessore" a chi sa apprezzarne stile e valore

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    Massimo

    13/12/2009 20.14.42

    Un romanzo prolisso senza una trama precisa. Inoltre l'autrice credo che abbia preferito la quantità e non la qualità. La storia termina in modo indefinita senza un preciso colpevole.... NON LEGGETELO......

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    antonella

    01/12/2009 12.10.07

    Romanzo in parte bello e spesso brutto, senza dubbio difficile da commentare. Incisiva la trattazione del personaggio di Harriet, bambina sicuramente sopra le righe, indipendente, decisa, a tratti perfida ed indubbiamente poco femminile, a volte asessuata, a volte mascolina. Il romanzo è ben riuscito proprio in questo punto, nella descrizione (di taglio femminista) del personaggio principale, della ragazzina, di lei. Una storia dove i maschi sono un contorno, esprimono il negativo (il padre), la delinquenza (i Ratliff), la dipendenza (Hely), la debolezza (Daniel), la noia (il medico). Sembra che l'unico personaggio maschile positivo sia Robin, colui che non c'è più, quasi a rendere l'idea che del maschile sppravviva solo il peggio. Ho letto lamentele sull'inconsistenza della trama del romanzo. Concordo, perchè la storia decolla subito, ma non atterra mai. Però non è questo il punto debole. La parte negativa è quel continuo "allungare il brodo", descrivendo quel che non interessa, trascinando spesso il lettore nella noia più profonda. Come quando incomincia, senza finire mai, quella "menata" dei serpenti, rendendo la lettura verosimilmente viscida, tanto da aver voglia di farsi scivolare il libro di mano per non recuperarlo più...

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    Barbara

    17/06/2009 09.19.18

    Che strano! In questo momento sto per iniziare a leggere "Dio di Illusioni". Mi son detta: "prima di cominciare, vediamo quanti libri ha scritto questa autrice" e mi sono imbattuta nelle recensioni de "Il Piccolo Amico". La maggior parte negative. Eppure io l'ho amato tanto. Sto per leggere il suo romanzo acclamato dopo aver letto quello tanto criticato. E questo perchè ho trovato bellissima la storia di Harriet. E' vera, intensa e anche coinvolgente. Diversamente da altri lettori io ho divorato il libro. Credo che dipenda dalla sensibilità del lettore e dalle aspettative che ripone. Il finale non svela certo il mistero; ma è veramente magistrale. Ti fa riflettere sui sentimenti umani e ti fa anche un pò ridere. E' nella lista dei miei libri preferiti.

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    Sarah

    31/01/2007 13.26.32

    Un libro meraviglioso, coinvolgente. Ti sembra di esserci anche tu, con Harriet, di seguirla passo passo nella sua ricerca della verità. Che poi qualcuno si lamenti che non trovi chi ha ucciso Robin...ma è ovvio, no? E' una bambina e i bambini non risolvono i misteri, generalmente. Un libro scritto bene, una storia che incuriosisce. Un'incursione nella vita di una bambina, della sua famiglia, della sua città.

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    elisa***

    20/07/2006 19.11.46

    sembrero' ripetitiva ma e' vero che e' noioso da paura . . soprattutto quando ci sono i paragrafi che parano dei ratliff . . mi e' dispiaciuto lasciarlo a 200 pagine perche la storia potrebbe essere anche carina, pero' e' troppo lento e non sono riuscita ad andare avanti . . se pero' qualcuno avesse voglia di mandarmi un e-mail con scritto chi e' l'assassino perche cmq la cosa mi incuriosisce!

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    Elisa

    11/01/2006 10.20.21

    Un consiglio da una vorace lettrice: non leggetelo! L'avvincente storia riportata sulla copertina in realtà non è presente nel libro. Ben scritto a livello di narrazione, è proprio la storia ad essere noiosa e pesante.

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    Isla

    11/11/2005 21.27.16

    La grandezza di questo libro poggia tutta su di una tensione costruita sul... nulla, sulla banalità del quotidiano. L'autrice conferma la sua maestria nel descrivere ambiente e personaggi. Il fine della lettura non è scoprire chi sia l'assassino ma godere di una narrazione pulita, senza sbavature, ipnotica nella sua perfetta armonia stilistica, nella completezza del lessico (e pensare che si tratta di una traduzione...). Il clima del romanzo è indubbiamente da "giallo" ma solo in superfice.In realtà alla Tartt interessa, come già aveva fatto in "Dio di illusioni", analizzare quasi al microscopio caratteri, situazioni ed emozioni.La descrizione della protagonista, una bambina che si improvvisa detective per stanare l'assassino del fratello morto anni prima,è così realistica da risultare indimenticabile.

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    Bob

    29/08/2005 16.11.26

    10 anni di lavoro dell'autrice, 680 pagine di faticosa lettura per un risultato poco godibile, Non è un libro divertente, non è rilassante, descrive una realtà (??) lontanissima da noi. Ho veramente faticato a terminare questo libro e mi domando ancora perchè....

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    Hermione

    05/08/2005 12.30.28

    Che dire? Lascia davvero con l'amaro in bocca. Il primo capitolo ti trascina dentro ad una storia che però non c'è. Non decolla mai, anche i personaggi (tanti, forse troppi) sono strade aride e spesso deserte (nel senso di prive di spessore). E poi è davvero troppo lungo, inutilmente lungo. Tornassi indietro sapendo com'è non lo rileggerei e lo sconsiglio a chi ha sentito parlare bene della scrittrice dopo "Dio di illusioni": è tutto un altro pianeta.

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    Giampy

    04/06/2005 10.29.53

    La Tartt ci ha messo dieci anni a partorire questo romanzo! Penso che sia passato tanto perchè si annoiava anche lei. Parla di temi, sempre assolutamente sullo sfondo, troppo lontani da noi. Di un mondo che agli americani può sembrare reale e vicino, ma troppo lontano dalla nostra Europa, e nel quale noi non riusciamo ad immedesimarci. La storia può avere il suo valore, ma non raccontata come ha fatto lei. Sembrava più preoccupata di sceneggiatuta, poca, e scenografia, decisamente troppa, che di tutto il resto. Ero rimasto folgorato da Dio di illusioni, quanto sono deluso dal Piccolo amico. Tutti possono sbagliare, ma se scrive un libro ogni dieci anni temo che il tempo per riprendersi si abbrevi sempre di più.

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    Silvia

    18/03/2005 17.33.45

    Credo che il motivo per cui questo romanzo non sia stato apprezzato fino in fondo dai lettori dei quali ho letto delle così brutte recensioni, sta nel fatto che ci si aspetta di leggere un classico racconto giallo, con un omicidio, un assassino, un detective, una soluzione del mistero. Ma non è così, l'omicidio del piccolo Robin fa solo da sfondo alla storia della famiglia Cleve e soprattutto di Harriet, la sorella di Robin, che decide di vendicarsi da sola della morte del fratello. L'ho trovato bellissimo e per niente noioso.

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