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Traduttore: F. Onofri
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1996
Formato: Tascabile
Pagine: 232 p.
  • EAN: 9788806142285

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    Se una notte d'inverno un lettore

    22/04/2013 14.50.28

    Romanzo molto particolare - scorrevole e a tratti paradossale - che nell'epilogo viene definito un romanzo poliziesco, ma io aggiungerei anche la componente formativa che riguarda il protagonista e tutto ciò che lo circonda. Il romanzo inizia con il giovane Pierrot alle prese con il suo nuovo lavoro presso un Uni-Park: il suo compito è quello di sollevare delle donne e metterle davanti a una corrente d'aria proveniente dal basso, in modo che i filosofi possano appagarsi con qualche vista di scorcio di quel che le gonne lasciano intravedere. Già da questo intrattenimento facile, si può notare come i personaggi del libro siano dei sempliciotti, senza troppe pretese di divertimento. E Pierrot, almeno superficialmente, non se ne distingue più di tanto, anche se la malinconia di fondo non tarda a emergere. La sua è una felicità vaga, perché non appoggiata a nulla di concreto, e quindi immotivata e evanescente. La soddisfazione dei suoi compagni Paradiso e Pollicino, invece, deriva dalle sensazioni tattili dei piccoli sfioramenti che potevano avere con le fanciulle che frequentano il locale: il massimo che possono sperare è quello di trovare l'amore della vita. E così accade a Pierrot, che si invaghisce della figlia del proprietario dell'Uni-Park, la bella Yvonne, corteggiata da tutti; nel rapporto con lei, emerge tutta la sua vocazione per la poesia (pur sempre semplice), con cui tenta di conquistarla: Yvonne ha però diversi amanti e per lei Pierrot non è altro che «il ragazzo che le fa il cascamorto allo stand dell'Uni-Park». La condizione di paralisi in cui si trovano i personaggi che irrompono sulla scena mi ricorda un po' i dublinesi di Joyce, ma l'epifania è costituita dal viaggio a Palinsac con Mésange e Pistolet, che costituirà la svolta nella concezione della vita di Pierrot: egli capisce di voler lavorare con gli animali, perché è ciò che gli dà soddisfazione, in una sorta di ritorno alla natura.

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    filì

    08/01/2008 12.17.10

    Un'educazione sentimentale carica di ironia e in fondo anche un cammino di saggezza da parte di Pierrot, che vediamo attraversare il romanzo con un crescente distacco verso ciò che invece muove le vite degli altri personaggi in cui lui si imabatte, fino allo scoppio della risata con cui si chiude il libro. Bellissima la prosa descrittiva di Queneau che offre deliziosi squarci di vita francese, tra una Parigi da sogno, cittadine di provincia e passeggiate notturne...

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    crespo

    03/01/2008 15.02.27

    Come in "La Domenica della vita" la forza di questo romanzo sta nei giochi di parole, nello stile scherzoso ed elegante, nel senso surreale che lo pervade. Tuttavia, non so se per colpa della traduzione (non so il francese), risulta meno svelto e brillante rispetto ad altri romanzi dello stesso autore.

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    Egidio

    31/12/2004 13.18.08

    L'elemento fondamentale degli scritti di Raymond Queneau, anche quello che alla lettura più superficiale appare con maggior intensità è senza alcun dubbio quel surrealismo che gli permette di presentare elementi assurdi e inaccettabili come innocua quotidianità. Romanzo degli opposti, inizia con il conflitto fisico e quasi carnale nei pressi del luna park e termina con la duplice sconfitta del mondo banale(sempre il luna park) e della cappella che anch'essa alla fine non otterrà maggior gloria. Sempre in ritardo per tutto il romanzo forse solo alla fine, liberandosi di tutti i vincoli che in modo o nell'altro cercano di fermarlo, riesce a non rimanere deluso e avvilito dalle sconfitte altrui ma si riversa in quell'immenso oblio da cui era uscito e in cui ritorna con poco più di niente. Come gli altri romanzi di Queneau anche questo ripresenta le caratteristiche tipiche dell'autore senza però avere quel fascino incantato de i fiori blu e senza avere l'originalità di Zazie. Non sarà la punta di diamante ma come nessun altro romanzo di Queneau un personaggio riesce ad attraversare interamente l'intera storia subendo poco o nulla dagli eventi. Non solo alla fine ride della vita ma cresce e matura nell'arco delle poche pagine del romanzo; dimostrando solo alla fine di non essere uno sconfitto.

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    Maurizio

    02/07/2000 11.48.30

    Un personaggio che sorvola sulla vita come un farfalla, sembra che nulla lo tocchi. Nella caricatura della vita come un luna park, non c'è allegria e forse non c'è scopo. Un magistrale grigiore permea un mondo bruciato in cui si passa senza lasciare traccia.

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