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Antonio Forcellino

Editore: Rizzoli
Collana: Saggi italiani
Anno edizione: 2010
Pagine: 231 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788817043038

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    tempix

    13/03/2013 23.05.08

    Antonio Forcellino è probabilmente il più grande conoscitore di Michelangelo Buonarroti. Non è uno storico dell'arte in senso stretto, non è un accademico. E' invece, un restauratore, uno che sta trascorrendo la sua vita di studioso a carezzare, toccare, palpeggiare, quasi possedere le creazioni del genio di Caprese, siano esse sculture o pitture. E' stato il principale esecutore del restauro del Mosé e di quello più recente, sull'altare Piccolomini del Duomo di Siena. Non ha disdegnato l'attività di scrittore; molti sono i suoi saggi sul Buonarroti stesso ma anche sul sublime Raffaello e sul Rinascimento in genere. Alcuni suoi romanzi sono splendidi per ambientazione mistero e trama (LO STRAPPO e ORO FIAMMA su tutti). Invidio un sacco Antonio Forcellino. n questo saggio che ho letto d'un fiato, vertiginosamente, si racconta la storia straordinaria che ha portato alla rivelazione di un piccolo dipinto, una piètà, che lo stesso Michelangelo avrebbe confezionato su una piccola tavola in legno per l'amica Vittoria Colonna, nobildonna romana che l'aveva fatto entrare in un misterioso circolo culturale detto "degli spirituali". Tale circolo fu poi accusato di divulgare idee eretiche, molto vicine al luteranesimo. Ci sarebbero elementi a sufficienza per condire un romanzo. Per una serie di motivi che dovete leggere nel libro, l'attribuzione al Buonarroti di questa bellissima pietà (che pare ormai certificato), va a rivoluzionare il mondo accademico e quello della storia stessa dell'artista. Attorno alla volontà di Forcellino di far riconoscere l'attribuzione a Michelangelo di tale dipinto, si snodano una serie impressionante di circostanze misteriche e di improvvise rivelazioni che si fatica a catalogare il libro come un saggio: seppure si tratta di una storia reale, chiaramente autentica e documentata, pare quasi di leggere un thriller. Il mio voto è quattro proprio perché l'invidia che provo per lo scrittore m'impedisce di attribuirgli il voto massimo.

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