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Georges Simenon

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Adelphi
Edizione: 8
Anno edizione: 1993
Formato: Tascabile
Pagine: 163 p.
  • EAN: 9788845910104
SIMENON, GEORGES, Pietr il Lettone

GRISHAM, JOHN, Il socio
recensione di Papuzzi, A., L'Indice 1994, n. 2

Quando il più celebre poliziotto della letteratura mondiale, il commissario Maigret, fa la sua prima apparizione, sessant'anni fa, nel romanzo "Pietr-le-Letton*, esso si scolpisce subito nell'immaginazione e nella memoria del lettore, in carne e ossa, con una corporeità che trapassa la pagina e con una psicologia che sfida il tempo. Lui è Maigret, semplicemente Maigret, senza un nome, senza un'età, senza un passato, e in fondo, a ben guardare, senza un futuro. Sta nella letteratura poliziesca, ma forse nella letteratura tout court, così come sta nel suo ufficio alla Sureté, nelle prime righe del primo romanzo: "imponente e massiccio, con le mani in tasca e la pipa a un angolo della bocca"; o come si piazza alla Gare du Nord, qualche pagina più avanti: "Lui stava lì, enorme, con quelle spalle impressionanti che disegnavano una grande ombra"; o come piomba nell'Hotel Majestic: "un blocco di granito che l'ambiente rifiutava di assimilare''. Quell'immobilità paziente e incombente è la gabbia di un implacabile e affascinante meccanismo: la "teoria della crepa", annunciata anch'essa già nel primo romanzo. Ogni criminale è un giocatore dell'infinita partita che si combatte fra la legge e il disordine, ma è anche un uomo: "Lui cercava, aspettava, spiava soprattutto la 'crepa'. Il momento in cui, in altri termini, dietro il giocatore appare l'uomo".
La riedizione presso Adelphi di tutte le inchieste di Maigret offre la possibilità di un istruttivo confronto con i nuovi campioni della letteratura poliziesca. Prendiamo John Grisham, l'autore americano che furoreggia, dopo la pubblicazione, in rapida serie fra il 1991 e il 1993, del "Socio", del "Rapporto Pelican* e del "Cliente". Farò riferimento al primo di questi bestsellers, perché è stato oggetto di una trasposizione cinematografica di successo, di Sidney Pollack, con Tom Cruise, arrivata sugli schermi italiani soltanto pochi mesi fa. Di Mitchell Y. McDeere, il giovanissimo avvocato protagonista della storia, noi sappiamo apparentemente tutto: come si chiamano lui, la moglie, il cane, i suoceri, quanti anni hanno esattamente, dove ha studiato, che voti ha avuto, e così via. Ma non sapremo mai che faccia ha: solo che è di "bell'aspetto". E anche atletico, perché era un asso nel football e perché una ragazza caraibica gli dice: "Sembri un atleta. Così muscoloso e solido". In realtà il socio è una forma vuota, pronta per accogliere la faccia da marine del divo hollywoodiano più pagato. Il socio non ha una faccia, finché non gliela dà il cinema, così come non ha una psicologia: egli agisce obbedendo ai meccanismi del thriller d'azione, sono questi a dettare la psicologia, piuttosto che il contrario. Non a caso tutta la macchina romanzesca si svuota nelle cento pagine finali, come un corpo senz'anima, tanto che Pollack ha inventato per "Il socio" cinematografico un finale completamente diverso e molto più efficace.
Anche Maigret ha avuto naturalmente le sue edizioni cinematografiche e televisive. Ma Maigret non è Jean Gabin n‚ Gino Cervi. Semmai è il contrario: essi sono possibili personificazioni di un'identità letteraria così prepotente da non poter essere realmente intaccata da rappresentazioni visive. Ciò vale anche per gli ambienti in cui si muovono Maigret o il socio: là una Parigi divisa fra l'esotismo della mondanità e la disperazione dei bassifondi, qui un'America che sembra ricalcata dai depliant patinati delle agenzie turistiche. Se l'alloggio di Maigret odora dello spezzatino "che sfrigolava nella pentola", in quella di McDeere "la tappezzeria s'intonava a meraviglia con le tende ed il tappeto". Il che non ha nulla a che vedere con la verosimiglianza. Anzi. Il mondo di Maigret dove un poliziotto può essere complice del suicidio del suo perseguito, fra bottiglie di rum e letti che cigolano, e stupendamente irreale, mentre l'America senza faccia di John Grisham, dove "il denaro compensa tutto" e dove mafia, avvocati o Fbi sono tutti della stessa pasta, rischia di essere spaventosamente vera.

Recensioni dei clienti

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    luciano

    22/06/2016 13.42.13

    Questo è il primo racconto su Maigret. Il commissario ha i capelli ispidi, di un castano scuro, con qualche filo bianco sulle tempie. E' imponente e massiccio, ha le spalle impressionanti e se qualcuno " lo urtava non oscillava più di quanto avrebbe fatto un muro". La sua calma è leggendaria. La signora Maigret compare nell'ultimo capitolo dove offre "un bicchierino di liquore alle prugne che prepara lei stessa durante l'estate" quando va in Alsazia, la sua patria di origine. In questo racconto Maigret, che è alla caccia del truffatore Pietr il Lettone, si busca un proiettile che gli ha sfiorato una costola ed è fuoriuscito vicino alla scapola. Riesce, comunque, ad andare al lussuoso Hotel Majestic e quando arriva il direttore del Servizio investigativo gli fascia la ferita e mentre Maigret se ne va, il suo capo, salutandolo, pensa che " durante la guerra dei compagni d'armi gli avevano detto arrivederci in quel modo, con la stessa calma, con la stessa dolcezza irreale prima di andare all'assalto. E non erano mai più tornati". Con questo primo romanzo Simenon regala ai lettori un personaggio indimenticabile.

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    a.t.

    28/09/2015 21.47.59

    E' stato il mio primo Simenon,lo confesso. Ma rimedierò leggendo presto altri suoi romanzi. Fin da questo libro in cui appare per la prima volta Maigret, l'autore riesce con successo a riambientare un genere anglo-americano come il "giallo" in Europa: la Parigi dei grandi Hotel, ma anche dei ristorantini e degli alberghetti miserabili, con un salto anche nella provincia francese. Buona la trama, ottime le atmosfere.

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    Renzo Montagnoli

    13/06/2014 07.03.26

    Ho cercato il primo libro in cui nasce ufficialmente il commissario Maigret e l'ho trovato, perché Pietr il Lettone è il primo giallo, datato 1931, in cui lo si vede all'opera. Per quanto ovvio, Simenon si è impegnato a fornirci una descrizione abbastanza dettagliata del personaggio. Maigret ha una struttura enorme, è un uomo robusto, sempre con la pipa in bocca, determinato nelle sue indagini, ma già in questo ultimo giallo ha un'altra caratteristica: una carica umana che lo porta a non ledere la dignità degli altri, anche quando questi sono dei criminali. È sposato, ma la moglie é presente solo nell'ombra, tranne che nelle ultime pagine; dalla descrizione del commissario emerge un particolare curioso: data la stagione autunnale in cui è ambientata la storia, quando esce mette in testa un cappello, ma non un cappello qualsiasi, né un borsalino, né un berretto o un basco, bensì una bombetta. Come prima opera, poi, questa ha quasi le cadenze di un thriller mozzafiato (l'aiutante di Maigret viene assassinato, lo stesso commissario viene ferito seriamente) e i colpi di scienza sono incalzanti, a differenza dell'andamento più tranquillo dei successivi episodi. Non sto a indicare la trama, perché è complicata, ma molto ben articolata, e con un finale in un certo senso inaspettato, anche se a guardar bene del tutto logico. Sono pagine che si leggono con piacere e il trovarsi di fronte per la prima volta a questo mitico protagonista aggiunge emozione all'emozione, e viene da subito spontaneo tifare per lui nell'eterna lotta fra il bene e il male. Quindi, Pier il Lettone è senz'altro meritevole; trascorrerete un po' di tempo in modo assai piacevole, perché di Maigret ce n'è uno solo e quello che c'è basta e avanza per regalare ai lettori un sano svago.

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    rosanna robbiano

    30/08/2013 08.32.25

    "Recensire" Simenon è una parolona, il mio giudizio davanti a tale monumento non può contare nulla; ma siccome siamo tutti qui per dare semplici idee e consigli per la lettura, allora dirò che questo primo Maigret ( primo per Simenon, ma anche per me), non mi ha appassionata. Il romanzo è agile e si legge in fretta, ma si percepisce molto bene che è stato scritto nel 1929; lo stile è particolare, inoltre, così come la punteggiatura e la sequenza delle frasi. Però , se si pensa all'innovazione di questo tipo di romanzo portata da Simenon, non si può non esserne ammirati.Ne leggerò altri, seguendo la cronologia delle opere, per farmi un'idea più chiara.

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    antonio

    27/06/2013 15.33.42

    Davvero un bell'esordio. Godibile, leggero, appassionante. Bel giallo dalla trama semplice ed efficace. Il mio primo Simenon e non vedo l'ora di leggere tutti gli altri. Consigliatissimo

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    Lorso57

    05/08/2012 10.48.12

    Non particolarmente appassionante per quanto riguarda la trama. Simenon conferma comunque la sua maestria nello scrivere e ottiene un risultato decente.

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    Simone

    15/03/2012 12.55.36

    Si vede che è il primo romanzo in cui compare Maigret, di per se il libro è godibile e veloce da leggere, la trama è molto semplice e manca un pò il Maigret che invece uscirà negli altri romanzi. Lo consiglio per una lettura di relax in vacanza o dopo una libro pesante.

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    V.Masulli

    28/01/2012 23.16.45

    Si tratta del primo romanzo dove compare Maigret; precedentemente il personaggio era apparso in alcuni racconti brevi, ma dove il commissario risultava essere soltanto un comprimario. La curiosità di scoprire "i primi passi" non è stata purtroppo particolarmente appagata. Qui troviamo Maigret come un uomo d'azione, e non lo scrutatore degli animi e l'analizzatore delle situazioni, degli sguardi o delle poche parole dei personaggi che incontra durante le sue indagini; questo sarà il Maigret che sarà conosciuto nei romanzi successivi. Il susseguirsi di episodi di per sé anche crudi, come il ritrovamento del cadavere sul treno o l'omicidio dell'Ispettore Torrence sovrasta sull'effettivo corso degli altri episodi del racconto. Si comincia e respirare l'aria maigrettiana soltanto negli ultimi tre capitoli, con la bottiglia del rum che diventa coprotagonista ed il racconto sulla propria storia che Hans descrive al commissario. Meglio comunque un esordio "mite" ma una crescita seguente nel proseguo dello sviluppo del personaggio; troppo spesso nei gialli seriali si assiste, al contrario, ad una prima entusiasmante ma a delusioni successive. Alla prossima !

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    Giuliopez

    06/04/2007 10.03.49

    Splendido! Sarà che amo Simenon e che è il primo libro con protagonista il mitico commisario Maigret, ma questo romanzo è una perla nel genere dei gialli... unico!

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    Paolo Costagliola

    01/03/2007 22.40.30

    Il finale è davvero degno di nota ma comunque mi aspettavo di più; lettura lenta e farraginosa, a tratti confusa. Ero incuriosito dal titolo, mi aspettavo richiami ad ambientazioni lettoni, ma ho rilevato una certa confusione (geografica) nel citare luoghi delle repubbliche baltiche

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    Cavanaugh

    25/02/2007 17.30.50

    Il resoconto-monologo finale del Lettone vale tutto il libro. Simenon! SIMENON!

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    Serena

    09/09/2005 17.01.53

    Come sempre, Simenon è inimitabile ma questo romanzo, secondo me, non è tra i migliori con Maigret. Se dovete incominciare, leggetevi "L'amica della Signora Maigret" e poi "Maigret e la spilungona". Questo leggetelo dopo, aspettate prima di innamorarvi per benino di Maigret.

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    Simone

    12/05/2005 05.13.31

    Splendido, come tutti i Maigret! Se a scuola fanno leggere Simenon, viva la scuola!

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    carlo

    07/02/2005 16.00.05

    brutto, noioso, ho dovutol eggerlo per la scuolaù

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    miky

    25/01/2005 18.19.35

    Bellissimo, meglio di come mi aspettavo

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