Pietra di pazienza

Atiq Rahimi

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: 109 p., Brossura
  • EAN: 9788806207113
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Recensioni dei clienti

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    mara regonaschi

    02/09/2013 17:10:49

    Libro intenso, asciutto, drammatico, molto bravo l'autore (uomo!) a tracciare lo stato d'animo di questa donna, madre, velata, oppressa, costretta. Si intravede una speranza ..... proprio nell'animo femminile, così caparbio, disponibile, umano, sensibile, così coraggioso.

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    Deborah

    13/04/2013 01:38:12

    Ho letto questo libro attratta dal trailer della sua trasposizione in film. Devo ammettere che in un certo qual modo sono rimasta un po' delusa, nonostante mi senta di dire che è molto ben scritto e che la storia e la costruzione del setting risultano essere particolarmente originali. Tuttavia, nel desiderio dell'autore di volere dare voce e corpo - quasi un'opera di denuncia - alla condizione della donna nel mondo musulmano, alcune cose mi sono apparse come delle forzature ridondanti, tra queste, soprattutto, le eccessive imprecazioni della protagonista, che in non pochi momenti del libro esprime tutta la sua legittima rabbia, frustrazione, sofferenza, umiliazione come la più sboccata delle donne occidentali. Il finale poi mi è sembrato precipitoso e caotico, confusionario insomma, rispetto al ritmo narrativo del racconto. Sebbene queste mie personalissime osservazioni/impressioni, "Pietra di pazienza" è un romanzo la cui lettura mi sento di consigliare perché a suo modo rappresenta un'opera che nel vasto panorama letterario non passa inosservata e che ti lascia sicuramente qualcosa dentro.

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    Deborah

    13/04/2013 01:37:05

    Ho letto questo libro attratta dal trailer della sua trasposizione in film. Devo ammettere che in un certo qual modo sono rimasta un po' delusa, nonostante mi senta di dire che è molto ben scritto e che la storia e la costruzione del setting risultano essere particolarmente originali. Tuttavia, nel desiderio dell'autore di volere dare voce e corpo - quasi un'opera di denuncia - alla condizione della donna nel mondo musulmano, alcune cose mi sono apparse come delle forzature ridondanti, tra queste, soprattutto, le eccessive imprecazioni della protagonista, che in non pochi momenti del libro esprime tutta la sua legittima rabbia, frustrazione, sofferenza, umiliazione come la più sboccata delle donne occidentali. Il finale poi mi è sembrato precipitoso e caotico, confusionario insomma, rispetto al ritmo narrativo del racconto. Sebbene queste mie personalissime osservazioni/impressioni, "Pietra di pazienza" è un romanzo la cui lettura mi sento di consigliare perché a suo modo rappresenta un'opera che nel vasto panorama letterario non passa inosservata e che ti lascia sicuramente qualcosa dentro.

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    TATY

    01/09/2011 10:42:24

    non male ma ho letto di meglio sull'argomento! cmq è una lettura interessante

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    Daniela Domenici

    23/04/2011 10:05:56

    "Sang-e sabur", pietra di pazienza, la pietra magica che si tiene davanti a sé per riversarvi le proprie infelicità, le sofferenze, i dolori, le miserie, confidandole tutto quello che non si osa dire a nessun'altro... "Pietra di pazienza" dello scrittore pakistano Atiq Rahimi, che ha vinto nel 2008 il massimo premio letterario francese, il Goncourt, è la storia di una donna che a causa dell'amore, del dovere, della famiglia e della religione è condannata ad assistere e salvare il marito, un guerrigliero, immobilizzato da una pallottola rimasta nella sua testa. La donna deve pregare per 99 giorni ogni giorno, da mattino a sera, recitando uno dei 99 nomi di Allah seguendo il ritmo del respiro dell'uomo. Ma dopo due settimane questa preghiera si trasforma in una specie di confessione: per la prima volta la donna può parlare senza dover subire alcun rimprovero, è finalmente libera di parlare e lo fa. Parla della sua infanzia, delle sue sofferenze e frustrazioni, della sua solitudine, dei suoi desideri, dei suoi timori e così l'uomo, il suo compagno, sempre immobile diventa, suo malgrado, la sua "pietra di pazienza" che ascolta, assorbe ogni sua parola, ogni suo segreto finché un giorno. Libro breve ma straordinariamente affascinante, da leggere tutto d'un fiato grazie anche allo stile di scrittura che in alcuni momenti riecheggia lo "stream of cosciousness", doloroso ma che talvolta fa anche sorridere, originale, un piccolo gioiello della letteratura che sembra scritto da una donna tanto Rahimi riesce a immedesimarsi nella protagonista. Ha dichiarato l'autore: "Ho scritto questo libro direttamente in francese. Quasi senza volerlo. All'inizio sono rimasto sorpreso: non usciva da me nessuna parola persiana. Sempre più incuriosito ho continuato a scrivere in francese sperando di capirne il motivo... La ragione più banale è che scrivere in francese è per me un modo di sfuggire all'autocensura. La lingua materna, come vuole il suo nome, è una lingua sacra, difficile da trasgredire.

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    Alexia Benacchio

    26/09/2010 08:55:32

    La pietra di pazienza e' nella leggenda un sasso che assorbe passivamente tutto cio' che viene raccontato.Angosce,paure,peccati.Alla fine esplode e porta alla liberazione finale. Una donna afgana e'accanto al marito morente. Racconta quello che non ha mai detto.Il marito morente diventa la sua pietra personale e dalla donna pian piano si libera un demone. Un confessore,uno psichiatra,il significato e' quello.Non ci sono consigli,la donna trovera' da se la propria strada.Spesso sogna,sogno e realta' a volte faticano a distinguersi,un momento e' il demone che irrompe nella scena,un altro e' la devota musulmana che sussurra i nomi di Dio.Finale engmatico:sta sognando o e' tutto vero? In questo romanzo troverete un vivace affresco sulla figura femminile afgana,sul senso dell'amore e della morte.

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    M.T.

    02/05/2010 16:23:28

    Macabro e volgare: non ho altre parole per definire questo romanzo.

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    Maria

    23/02/2010 16:26:01

    La foto di un uomo dagli occhi vivaci e un letto su cui giace un corpo quasi immobile, quello della foto: in questo scenario si svolge un dramma afgano tutto al femminile, di una moglie ancora giovane che non si dà tregua; dinanzi al marito, sospeso tra la vita e la morte, alterna piccoli e semplici gesti, con cui si prende cura di lui, al desiderio incontrollabile di confessare (forse più a se stessa che ad altri) i propri segreti. Sullo sfondo gli spari di una guerra sempre presente. Il libro, che è quasi un monologo, scorre veloce verso l’epilogo che ho trovato, però, irreale. Nonostante questo limite, la sua lettura mi ha permesso di riflettere su due aspetti: il primo è che si è disposti a fare di tutto pur di conservare il proprio modus vivendi e il secondo riguarda quante sono poche nella vita le persone con cui ognuno di noi riesce ad essere in sintonia in modo assoluto.

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    Anna Perina

    18/02/2010 17:04:41

    Storia narrata con distacco, quasi volendo restare alla superficie - facendo ricorso, più che all'introspezione psicologica, alle nude didascalie di un copione teatrale - della moglie un "eroe" di guerra afghano, ridotto in stato vegetativo da una pallottola alla base del cranio, sparatagli (ironia della sorte!) da un militare della sua stessa parte, durante un litigio. Dopo due settimane che recita costantemente, ogni giorno, uno dei diversi 99 nomi divini al ritmo del respiro del marito, che si dedica alle incombenze domestiche, ascolta la vita e la morte che si svolgono fuori casa, riceve le visite inutili di un pavido mullah, la donna ha - finalmente - il coraggio di parlare della propria vita all'uomo, immobile, diventato la sua "sang-e sabur": "pietra di pazienza". Gli confida il lungo fidanzamento, le nozze e il matrimonio senza averlo mai conosciuto - né prima né dopo -, le disgrazie della famiglia d'origine composta di sole figlie femmine, la cattiveria della suocera, la stima per il suocero, il peso che è diventata per i cognati, la zia ritrovata, le maternità cercate e trovate... lo accudisce, lo lava, lo nasconde, gli parla e gli urla la rabbia, la frustrazione, la delusione che prova... fino a un epilogo da melodramma verdiano.

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