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Nicola Lecca

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2013
Pagine: 233 p. , Brossura
  • EAN: 9788804624592

Recensioni dei clienti

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    Silvia

    02/03/2015 10.52.22

    Un racconto che assomiglia a una favola, talmente semplice da diventar disarmante. Il protagonista pare essere uscito da un libro per bambini e questo lo rende unico. Una lettura piacevole con un finale degno di un'improbabile fiaba moderna.

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    Sid

    28/11/2014 23.12.10

    Molto delicato. Ci si affeziona facilmente al protagonista, ma mi è sembrato un po' troppo scontato in alcune parti. Per me è un 6,5.

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    Donatella

    26/07/2014 17.37.47

    Questo libro mi ha emozionato. Proprio bello. Letto in pochissimi giorni. Consigliato, assolutamente!

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    alessandra

    06/07/2014 00.05.25

    come si fa a recensire un libro partendo dal presupposto che è impaginato male e forse costa troppo per il numero di pagine scritte dall'autore. Carissima, faresti bene a non mischiare il contenuto con l'impaginazione. C'è una poesia del Montale di un solo verso che potrebbe essere contenuto in 10 pagine vuote e che varrebbe la pena di leggere ugualmente e spendere anche qualche euro in più.

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    France

    07/01/2014 21.30.39

    A dir poco deliziosa chicca letteraria. Ho gustato questo libretto parola per parola e ne ho apprezzato ogni singola pagina. I personaggi, teneri e intensi, trascinano il lettore sullo sfondo di una splendida Londra. La semplicità della trama non impedisce a questo romanzo di essere una piccola perla. Commovente l'ingenuità del protagonista, dolcissimi i bambini dell'orfanotrofio e simpaticissimi e ben riusciti personaggi di contorno. Interessanti gli spunti un po' polemici e grotteschi riguardanti le grandi catene di caffè diffuse ormai in tutto il mondo. Letto in poche ore, consigliatissimo per una piacevole lettura di un pomeriggio o due.

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    Unbuoncaffè

    26/11/2013 08.25.30

    De La piramide del caffè (Mondadori) mi avevano parlato due amici, e l'ho letto. Non è che me lo suggerissero, me ne parlavano come si parla di libri e di autori, quando si parla in generale. Invece io lo suggerisco. Perché è un bel libro, di spessore, che riesce a toccare temi importanti (orfanezza, riscatto, carriera, premio Nobel) con un'intelligenza e una sensibilità che non permettono mai alla narrazione - sempre circolare - di diventare pedante. Anzi, ci sono punte d'ironia che arrivano a diventare liriche. Un romanzo scritto con puntualità, passione, precisione - le 3 P, che sono poi sono il motto della Proper Coffee; portato avanti con l'impegno delle traduzioni degli ottimi linguisti di una volta, sempre più rari da trovare (ma non è una traduzione). Prima di iniziare il romanzo, quando ho letto che l'autore, Nicola Lecca, a 27 anni aveva vinto il premio Hemingway (per intenderci, in passato conferito alla Ginzburg, a Soldati, ad Arpino, a Tomizza) mi sono chiesta come mai. Nella lettura ho trovato la risposta.

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    Serena Belli

    20/09/2013 17.22.16

    Mi spiace essere una voce fuori dal coro! il libro non è male ma io mi sono sentita presa in giro. 233 pagine che potrebbero essere 150. Capitoli di un terzo di facciata, preceduti e seguiti da una pagina bianca. Un po' troppo, per i miei gusti. È un bel racconto lungo, storia curiosa e tenera, sottolineata dal fatto che l'autore è stata in un orfanotrofio: bella cosa ma non è che era proprio una informazione necessaria a comprendere il senso del libro. Il finale è un po' improbabile, anche se carino e divertente, ma lo rende ancora di più un racconto-favola, da leggere in un paio di ore. Devo peraltro aggiungere che non avevo mai letto niente di Lecca e che, considerando che scrive bene, leggero anche gli altri suoi libri.

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    Alberto Gabriele Morelli

    09/06/2013 03.40.25

    L'attesissimo ritorno sulla scena letteraria, che a pieno titolo questo autore merita, è costato una gestazione di ben 7 anni, ma decisamente ben spesi. Nato da un'esperienza del tutto casuale in un orfanotrofio, in cui Lecca confessa di aver passato circa di 500 giorni (il che denota, oltre al suo indiscusso talento, anche la sua straordinaria sensibilità umana), questo romanzo va ben oltre, e ci immerge in una storia con mille sfaccettature, che riesce ad un tempo a farci sognare, sorridere, riflettere, e perché no, strapparci qualche lacrima. Protagonista della storia è un 18enne ungherese, Imre Tóth, da tutti chiamato semplicemente Imi. Un nome semplice come lui. Perché Imi è un ragazzo "naïf", semplice, puro, ingenuo, candido, trasferitosi da poco in una Londra da sempre idealizzata tra le mura dell'orfanotrofio in cui è cresciuto, in uno sperduto paesino ungherese a due passi dalla frontiera austriaca ("la fine dell'Ungheria, ma anche l'inizio del resto dell'Europa") dove è stato abbandonato poco dopo la nascita, figlio di non sa chi, e capace, nonostante gli avvertimenti della sua padrona di casa londinese, di avventurarsi in un parco di notte, al fine di passeggiare serenamente e di dimenticarsi degli altri e "ricordarsi solo di sé", incurante di ogni pericolo in agguato in una grande metropoli come quella inglese. Nella nuova città Imi trova lavoro in una grande catena di caffetterie, la Proper Coffee, iniziando a lavorare come assistente generale, e venendo poi promosso come barista per le sue capacità pratiche e diplomatiche. Una catena, la Proper Coffee, regolata in ogni minimo dettaglio da una bibbia profana, "Il Manuale del Caffè", in cui sono elencati i comportamenti da tenere col personale, coi dirigenti, nelle situazioni di emergenza, e in ogni occasione speciale e non che si presenti. E in esso Imi, anche per come il Manuale è strutturato, vede una possibilità. Ma la realtà sarà bene diversa dalle apparenze...Da non perdere!

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    gina

    09/05/2013 22.43.54

    Una bella storia, incastonata in uno stile letterario che rasenta la perfezione di alcuni romanzi ottocenteschi. Immaggino scritture e riscritture, un lavoro di limatura e rilimatura quasi esasperato, ma che hanno portato ad un effetto di romanzo "brillante" pur nella serietà degli argomenti toccati. Per questo mi sentirei di dire che è una lettura LEGGIADRA Un apello all'autore personaggi come Margot Marshall e Nadine Gordimer meriterebbero un libro e una storia tutta per loro. PENSACI! Non attribuisco il massimo del voto, per la seguente ragione: forse la cura dello stile oforse una scelta personale , mi hanno fatto sentire , anzi non mi hanno fatto sentire fino in fondo la presenza dell'autore, una percezione , invece costante e pregnante nei precedenti scritti di Lecca

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    Roberta

    06/05/2013 09.14.52

    Inaspettatamente un bel racconto. Pur affrontando temi forti (la ricerca della felicità, l'immigrazione, la solitudine, la precarietà del lavoro, la sfiducia nel futuro delle nuove generazioni...) nel leggere questo romanzo si ride tanto e si sorride di continuo. In piu' ti fa scoprire una Londra apparentemente aperta con la societa' multietnica, ma in realta' nasconde un lato oscuro che in questa storia viene smascherato di colpo. Lo consiglio.

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    Franco

    30/01/2013 14.07.23

    Dalle prime pagine ciò che subito ti colpisce è la semplicità della scrittura; uno stile estremamente lineare, che in Hotel Borg avevo attribuito alla giovane età di Nicola Lecca, ma che oggi, a distanza di 6 anni, credo di capire rappresenti una precisa scelta, una strada percorsa per mantenere la necessaria distanza tra scrittore e storia raccontata, tra scrittore e personaggi. Una scarnezza talvolta eccessiva, che rasenta la freddezza, ma la lettura è talmente facile e piacevole che, a prescindere dalla storia, ti invoglia a sfogliare la pagina successiva, ad andare avanti, fino alla fine. E questo è certamente un grande pregio per un libro scritto perché possa essere letto da tutti. Quando si legge un nuovo libro immancabilmente ti vengono alla mente delle associazioni. La prima è cinematografica perché poco tempo fa ho rivisto in TV un film del 1999: "Le regole della casa del sidro" di Lasse Hallstrom. La seconda è letteraria: Charles Dickens. Come mi capita spesso, scopro delle corrispondenze tra associazioni apparentemente slegate. Mentre scrivevo questo commento sono entrato nella pagina Wikipedia del suddetto film per verificare la data di uscita, e leggo che il film è tratto dall'omonimo romanzo di John Irving, da cui "emerge chiaramente ed esplicitamente l'influenza sull'autore (J. Irving) da parte di Charles Dickens". Secondo me non è un libro sulla felicità, né sulla solitudine, ma sulla bontà. Libri immortali sono stati scritti da persone terribili, e libri pessimi da persone amabili, ma tra gli scrittori contemporanei mi capita talvolta di trovare una corrispondenza tra bellezza letteraria e bontà d'animo. Non è indispensabile, ma quando accade scaturisce un rispetto tra lettore e scrittore che perdura nel tempo. Al di là dei tanti difetti e persino delle meschinità che si nascondono nella personalità di ognuno di noi, dalla lettura de La piramide del caffé mi sento di poter dire che Nicola Lecca è una brava persona, che non teme la bontà.

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    federica

    22/01/2013 21.59.56

    Inaspettatamente bello. Non ho mai letto nulla di qesto autore, ma sono rimasta colpita sia dalla copertina che dal titolo e ho deciso di comprare il libro. Mi è davvero piaciuto il linguaggio dell'autore, così lggero e ricco di contenuti allo stesso tempo, e poi ho trovato la descrizione dell'orfanotrofio davvero toccante. Insomma, come dice l'autore stesso in un passo del libro: "chi ha talento crea silenzio nella bocca degli altri".

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