Editore: Mondadori
Edizione: 1
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 28 febbraio 2017
Pagine: 218 p., Brossura
  • EAN: 9788804664529

74° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Biografie - Biografie e autobiografie - Letterati

pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Disponibile anche in altri formati:
Descrizione

Finalista al Premio Strega 2017
Presentato da Stefano Bartezzaghi e Edoardo Nesi

Un'autofiction sincera, feroce, perturbante, che nasce dall'urgenza di fare i conti con un'infanzia felice bruscamente interrotta.

Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni e non trovo pace. Voglio scoprire perché sono questo tipo di adulto, deve esserci un'origine, ricordo, collego. Deve essere successo qualcosa. Qualcuno mi ha fatto del male. Ricordo, collego, invento.
Cosa ha generato questa donna incompiuta?


"Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l'orgoglio, l'amore del Professore." Il Professore - un inchino in segno di gratitudine e rispetto - è Lorenzo Ciabatti, primario dell'ospedale di Orbetello. Lo è diventato presto, dopo un tirocinio in America, rinunciando a incarichi più prestigiosi, perché è pieno di talento ma modesto, un benefattore, qualcuno dice, un santo. Tutti lo amano, tutti lo temono, e Teresa è la sua figlia adorata. È lei la bambina speciale che fa il bagno nella smisurata piscina della villa al Pozzarello, che costruisce un castello d'oro per le sue Barbie coi 23 lingotti trovati in uno dei cassetti del padre. Teresa: l'unica a cui il Professore consente di indossare l'anello con lo zaffiro da cui non si separa mai. L'anello dell'Università Americana, dice lui. L'anello del potere, bisbigliano alcuni - medici, infermieri e gente del paese: il Professore è un uomo potente. Teresa che dall'infanzia scivola nell'adolescenza, e si rende conto che la benevolenza che il mondo le riserva è un effetto collaterale del servilismo nei confronti del padre. La bambina bella e coccolata è diventata una ragazzina fiera e arrogante, indisponente e disarmante. Ingrassa, piange, è irascibile, manipolatrice, è totalmente impreparata alla vita. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore che ama i poveri o un uomo calcolatore, violento? Un potente che forse ha avuto un ruolo in alcuni degli eventi più bui della storia recente? Ormai adulta, Teresa decide di scoprirlo, e si ritrova immersa nel liquido amniotico dolce e velenoso che la sua infanzia è stata: domande mai fatte, risposte evasive. Tutto, nei racconti famigliari, è riadattato, trasformato. E questa stessa contrarietà della verità a mostrare un solo volto Teresa la ritrova quando si mette a scrivere, ossessivamente prova a capire, ad aggrapparsi a un bandolo e risalire alle risposte. Esagerazione, mitomania, oppure semplici constatazioni? Con una scrittura densa, nervosa, lacerante, che affonda nella materia incandescente del vissuto e la restituisce con autenticità illuminandone gli aspetti più ambigui, Teresa Ciabatti ricostruisce la storia di una famiglia e, con essa, le vicende di un'intera epoca. Un'autofiction sincera, feroce, perturbante, che nasce dall'urgenza di fare i conti con un'infanzia felice bruscamente interrotta.

€ 15,30

€ 18,00

Risparmi € 2,70 (15%)

Venduto e spedito da IBS

15 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Centobook

    18/09/2018 13:16:31

    La più amata è il racconto sentito e accorato che Teresa Ciabatti offre al lettore alla ricerca dell’identità del proprio padre, Lorenzo Ciabatti, chiamato da tutti Il Professore. La narrazione non si risparmia, diventa nella sua evoluzione ossessiva, esagerata, spasmodica, ma per tutti questi motivi anche vera. Senza finzioni. Teresa si racconta senza filtri e ci parla delle sue pretese, ma anche del rapporto familiare, sia con la madre – che sembra si sia annullata dopo aver incontrato Il Professore – sia con il padre. Quest’ansia spasmodica nella ricerca dell’identità e dei rapporti segreti (oltre che dei conti bancari fittizi) di Ciabatti padre diventerà la domanda ricorrente anche di Francesca Fabiani, moglie devota, moglie gentile, moglie riconoscente: "Voglio sapere chi è mio marito: nato a Grosseto il 4 agosto 1928, primario dell’ospedale di Orbetello, residente in via dei Mille 37, voglio sapere chi è davvero Lorenzo Ciabatti, chiede Francesca Fabiani a Tom Ponzi. Un milione di lire anticipato. Gli altri alla fine". Alla fine della lettura ne esce un ritratto tutto italiano di una famiglia, con tutti i suoi difetti, le sue ipocondrie, le sue fragilità raccontata con uno stile unico, vivo, e anche – perché non si può non dirlo – infinitamente pieno di sé: "Chi è migliore? Colui che sopravvive al dolore, e io lo sono, io sono qui, sopravvissuta al buio del passato (era così buio?), al gorgo di un’infanzia infelice (ma poi: era così infelice? Sii onesta, Teresa Ciabatti…). Io sono una sopravvissuta, e voi no".

  • User Icon

    Carol

    06/09/2018 14:56:05

    Non capisco il clamore e la curiosità nati intorno a questo libro? Sembra che la parola autobiografia scateni il voyeurismo al punto da spingere in libreria anche in chi in genere non legge nemmeno un libro l'anno. A parte lo stile di scrittura (scialbo, se la cava meglio con gli articoli che pubblica sul Corriere), è proprio la storia che non funziona: sembra una seduta psicanalitica di un paziente frustrato che guarda il suo ombelico e non fa che ripetere che lui è così per colpa dei suoi genitori, mentre l'analista, non visto, alza gli occhi al cielo o peggio ancora sonnecchia. Perché la Ciabatti (e il suo editore) pensa che alla gente possa interessare la sua storia? O quella di suo padre, al punto da farci un libro? Non capisco poi se il fatto di essersi messa così a nudo (e il più delle volte essersi resa ridicola) sia frutto di onestà e coraggio o piuttosto di totale mancanza di consapevolezza e percezione di sé. I personaggi sono tutti odiosi: nella prima parte il padre, nella seconda l'autrice, nella terza la madre e qua e là il fratello, nelle sue brevi e inutili comparse. Insomma, io spero che almeno alla Ciabatti questo libro sia servito per capire chi è e perché è così da adulta (almeno questo era il motivo per cui lo ha scritto, come lei stessa spiega all'interno), ma sopratutto per diventare adulta (cresci, Teresa, cresci!), perché ancora troppo forte è la voce di quella che è stata una bambina vanitosa e capricciosa e un'adolescente rabbiosa e complessata. A me lettrice è servito solo a farmi annoiare molto. Il mio istinto mi aveva tenuto finora lontano da questo libro, ma alla fine l'ho letto per farmi un'idea mia, oltre le critiche e i plausi degli altri. Se poi il vostro istinto vi dice di non leggerlo proprio, ascoltatelo.

  • User Icon

    FabrizioF.

    07/06/2018 08:13:01

    Finalista al premio Strega 2017, questo romanzo racconta la famiglia Ciabatti: padre, madre, due figli gemelli. Il padre è un famoso chirurgo a Orbetello, dove la famiglia vive. Anche la madre è medico, ma rinuncerà alla professione per la famiglia. La voce narrante è quella della figlia Teresa, che oltre a raccontare un'infanzia e un'adolescenza ricche (ma felici?) è anche alla ricerca della vera identità del padre Lorenzo Ciabatti, stimato da tutti ma circondato anche da personaggi ambigui - politici, imprenditori - che gli fanno corte e dispensano onori. Teresa ha un rapporto controverso con quel padre così famoso e ingombrante. Fino ai quarant'anni non smetterà di cercare la vera identità di quel padre ricco che le vuole bene, si, ma che è poco presente. Sembra che quello che conti veramente, per il "professore", sia la quantità di ricchezza accumulata, che ha il suo massimo nella villa enorme e lussuosa, con piscina mega e una decina di bagni - così ognuno ne ha uno per sé- a Porto Ercole. Teresa si sente fortunata ma non sempre è felice. La più ricca fra i bambini della scuola che frequenta, spesso è sottoposta a sgarbi e isolamento. Romanzo la cui lettura è scorrevole e accattivante, divertente ma anche tragico "La più amata" è un libro che si fa leggere e ti incuriosisce fino al finale.

  • User Icon

    ross

    24/04/2018 13:03:09

    E' un brutto libro. Io credo che l'autrice avrebbe potuto cogliere diverse occasioni per risolverlo ma non l'ha fatto, a me è risultato soltanto autoreferenziale e scritto anche maluccio. A tratti noioso. Non lo consiglio

  • User Icon

    Massimo F.

    09/03/2018 11:29:23

    Decisamente deludente. Una storia a metà tra l’autobiografia e uno sfogo di frustrazione di mezza età. Un’analisi introspettiva molto parziale per un progetto narrativo che rimane poco comprensibile (almeno a me). Si salva veramente poco….

  • User Icon

    BARBAZUK

    16/10/2017 09:50:58

    Un libro coraggioso : mettersi a nudo in questo modo sta tra l'impudenza e la follia. Ma non mi è dispiaciuto e non ho notato particolari pecche lessicali. Non ha vinto lo Strega, ma spero che questo libro sia stato un percorso terapeutico di qualche giovamento per l'autrice...

  • User Icon

    Virginio

    28/08/2017 16:58:46

    Non mi e' piaciuto. Stile di scrittura poco scorrevole e alle volte sgrammaticato. Poi mi chiedo se era il caso di sbattere in piazza vicende di famiglia.

  • User Icon

    Michela

    21/08/2017 12:38:41

    Io sono stanca di autori che, con la scusa del personalissimo e originalissimo stile, scrivono così male! Da quando la grammatica e la conoscenza della lingua italiana sono diventate un optional?

  • User Icon

    Dile

    17/08/2017 06:56:25

    Mi dispiace discostarmi da tutti i pareri positivi ma a me non è piaciuto per niente. Libro insulso, scrittura fastidiosa, mah!

  • User Icon

    Donatella

    09/07/2017 18:09:23

    Il romanzo coinvolge sin dalle prime pagine per l'originale taglio narrativo-linguistico e per la narrazione autobiografica diretta e priva di reticenze. Questo elemento diventa poi una sorta di autocompiacimento, che avvolge su sè stessa la vicenda, fino al deludente finale. Non degno del Premio Strega, come poi è accaduto, anche se altri testi discutibili, in qualche edizione, come da copione, lo hanno vinto.

  • User Icon

    Chiara

    09/07/2017 10:32:09

    Non capisco l'accanimento di certe critiche lette sui giornali. E' un libro forte, coraggioso, estremo: non è facile scavare con tanta onestà nel proprio passato, puntare l'indice fino in fondo contro persone amate. lo stile, personalissimo, risulta difficile all'inizio, ma poi diventa attraente proprio come capita con i difetti nelle facce delle persone che ne sono anche la cifra distintiva. Lo consiglio a chi ama leggere di problematiche familiari, di ferite che uno si porta dentro,

  • User Icon

    alessandraromano@virgilio

    03/07/2017 10:50:42

    Leggero, a tratti asfissiante, piuttosto fluido. Pensavo davvero vincesse il premio Strega 2017!

  • User Icon

    Sara Maria Serafini

    24/06/2017 10:52:50

    La più amata è un libro vero. È un libro bugiardo. È buono, è bastardo. È il tutto e il niente. Come un buco nero che divora. Ma forse non è neanche un libro. La più amata è scrivere, e basta. Quando lo finisci non hai un pensiero preciso, ma tanti che in fondo sono uno solo. Pensi che ci vuole coraggio. Tanto coraggio. A raccontare la persona che si è senza sconti, senza carezze. A demolire. Tutto il castello dell'infanzia. Della famiglia. La famiglia. Perché è l'unico modo per ricostruire. Per capire cosa resta di vero. La verità attaccata dietro alle fotografie, ispessita dai ricordi. Ecco, questa domanda ti resta: ma la verità vera. La mia verità vera, qual è? Finora non c'era riuscito nessun libro. E se non è potente questo, allora beh, ditemi voi. "Il Professore ripercorrere la strada al contrario, corridoio, ingresso, scale, salone. Spegne le luci una a una. Anche quelle della piscina: in fondo alla dispensa, dietro ai prosciutti. La villa si oscura, e a chi guarda dalla strada sembra una festa che finisce. Invece è di più, molto di più. È un matrimonio, una famiglia."

  • User Icon

    Laura

    21/06/2017 13:34:14

    Romanzo di formazione, diario sentimentale, autobiografia; il bello di questo libro è il suo essere difficilmente incasellabile in un genere predefinito. Il libro della Ciabatti è uno dei più originali e coraggiosi letti negli ultimi tempi. Originale per il contesto sociale e familiare che descrive, per la lingua sincopata che utilizza, per l’abilità con cui ci porta con sé dentro un mondo sospeso tra il ricordo, la ricerca storica e il filtro emotivo. la giovane Teresa diventa un personaggio amico, conosciuto. Una di noi, una come noi, dentro la sua storia ma senza appartenere mai davvero a niente se non a sé stessa e alla volontà di essere altro dall'immenso totem paterno che ne domina l’esistenza. Coraggiosa per condividere in un romanzo pezzi di vita talmente intimi da diventare universali, attraversando una gamma di sentimenti e di episodi che molti di noi non solo preferirebbero non riferire ad anima viva ma neanche vagamente ricordare. Teresa no, lei ci si butta dentro a testa alta, senza paura né vergogna, con ammirevole, chirurgica, determinazione. Meritata finalista allo Strega 2017, autrice da osservare con attenzione nei prossimi anni.

  • User Icon

    fiorella

    19/06/2017 16:38:01

    Uno stile personalissimo, moderno influenzato forse dal suo mestiere di sceneggiatrice che incide come un bisturi, in una storia autobiografica che coinvolge per l'intensità delle emozioni raccontate ma disturba, lascia spiazzati per una certa arroganza mitigata da una sana autoironia. E' sicuramente qualcosa di nuovo nel panorama dei romanzi che sono in circolazione. La stoffa della scrittrice di razza c'è tutta, vedremo cosa ci riserverà nel futuro.

  • User Icon

    costanza

    04/06/2017 07:32:26

    Personalmente dissento dal plauso unanime. Promette e non mantiene. Si perde nella ripetizione di frasette usate come mantra. Personaggi non approfonditi. Passaggi temporali confusi. Un libro "compiaciuto". Mi dispiace, ma il libro deve piacere al lettore. E a me non è piaciuto.

  • User Icon

    giulia

    29/05/2017 10:59:59

    Un padre ingrombantissimo può segnarti la vita? Sì, è la risposta di Teresa Ciabatti. Anche se la tua infanzia e l'adolescenza è trascorsa tra vizi e lussi, scoprire improvvisamente che quel padre così autorevole, così ammirato da tutti, così bravo nel suo lavoro ma anche così "onesto" da dedicarsi a un ospedale minore come quello di Orbetello, in realtà è una figura ambigua, legata a poteri occulti e malavita è uno shock enorme. Un trauma che Teresa rivive affrontandone il racconto attraverso queste pagine, a tratti indisponenti e drammatiche. Con una madre che lentamente si spegne accanto a quest'uomo - ma si riscatterà - e un fratello che non vuole vedere la realtà, resta lei ad affrontare il passato. Lei, la più amata. Un limite del libro: troppo autoreferenziale. Un pregio: molto vivo, viscerale, realistico.

  • User Icon

    furetto60

    17/05/2017 07:32:19

    Un romanzo sulla sottrazione, su una situazione familiare condizionata completamente dalla figura di un padre debordante, uomo importante, il più importante della zona, non ricco, di più, e dalla sua altrettanto invasiva materialità che, in quanto tali, sottraggono spazio e vita, come buchi neri. E proprio quando tutto questo comincerà a venir meno, allora l’autrice deve fare i conti con quanto le è stato sottratto non tanto a livello fisico, quanto conoscitivo. Domandarsi non significa arrivare a delle risposte, ma rabbia e disperazione trovano la loro allocazione in modo da essere almeno gestite. È un romanzo sulla sottrazione anche perché i protagonisti, alla fine, sono quasi tutti morti ed è ad uno di loro, quello rimasto sempre sullo sfondo, quello che vorrebbe sfuggirle, ripudiarla, quello a cui tiene di più che l’autrice rivolge l’opera. Che altro dire se non che di romanzi così non se ne leggono spesso.

Vedi tutte le 18 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Teresa Ciabatti pubblicava il suo primo romanzo - Adelmo torna da me, diventato film per la regia di Paolo Virzì con il titolo L’estate del mio primo bacio -, suscitando reazioni anche estreme nella critica.
È cambiata la sua scrittura, ma non è cambiata la forza provocatoria del suo atteggiamento nei confronti del mondo. È un bene? Di certo non è un male non adeguarsi e non voler rientrare nei ranghi a forza. Probabilmente è anche una scelta vincente, per lo meno lo è in questo caso, visto il successo del suo romanzo autobiografico, finalista al Premio Strega 2017 (fors’anche in odore di vittoria).
Un romanzo sulla provincia senza essere provinciale e – pensateci bene – sembra scontato ma non lo è affatto.
Ancora una volta lo scenario della vicenda è la Maremma: Grosseto e Orbetello, provincia vera con sacche di forte povertà e punte di estrema ricchezza. Si perdono case a carte, in provincia, si possiedono torri antiche e palazzi nuovi, ma al tempo stesso si vive con la gente semplice. Si desidera andare altrove – magari negli Stati Uniti come il padre della protagonista - e poi si torna. La provincia, dunque, e la famiglia. Le narrazioni del passato che nel tempo perdono veridicità e prendono fantasiose derive. E un’ombra: il lato oscuro che accompagna persone provinciali (per scelta) apparentemente perfette, potenti, al centro dell’attenzione e del successo.
Ma perché lo siano - e in particolare perché lo sia Lorenzo Ciabatti - lo si scopre poco a poco, pagina dopo pagina, nel racconto della figlia, bambina che diventa adolescente e che a sua volta fronteggia con stupore la verità. La soluzione? Forse la fuga nella Capitale che tutto nasconde. Che minimizza. Che relativizza. Forse. E ci troviamo a voler sapere come finisce questa vicenda di un gruppo di famiglia in un interno. Come finirà la storia meravigliosa e tragica della famiglia di Teresa Ciabatti?
Frasi brevi. Punti; poche parole; punti. Dialoghi rapidi e rapidi pensieri. È travolgente questo tipo di scrittura, mette anche un po’ di ansia. E innervosisce: quella bambina è davvero viziata e quella vita è davvero così ingiustamente privilegiata da fare rabbia. Ma poi, come sempre, facciamo pace con Teresa Ciabatti. Perché lei è provocatoria, a tratti insopportabile, ma sa scrivere e ci racconta la sua storia fino in fondo.
Recensione di Giulia Mozzato

Le prime pagine del libro

Un coccodrillo in piscina. Un coccodrillo verde in una piscina azzurra.
Sotto il sole di giugno, nel silenzio estivo, solo il frinire delle cicale e lo sbattere ritmico del coccodrillo – vatti a riprendere quel coso – che, sospinto dal vento, dà colpetti regolari allo skimmer, impedendo all’acqua di filtrare. Vatti a riprendere quel coso, perdio!
La ragazzina si alza dalla sdraio, e si avvia calpestando le foglie cadute del salice. Evita sassi, salta le lastre di travertino. Eccola dall’altro lato della piscina, eccola chinarsi, quando una mano la spinge in acqua. Lei cade, sprofonda, non oppone resistenza, giù, ancora più giù. Potrebbe morire, sempre più giù.
Poi di colpo sforbicia, sgambetta, fino a schizzare con la testa fuori. Dalle orecchie le pendono i cerotti.
Sembri un coniglio, ride la madre.
Lei prende a nuotare, bracciata, rana, testa sotto, verticale, ruota.
Anche il fratello si butta.
La ragazzina si ferma e dice: papà.
Prima piano. Poi forte: papà.
Più forte: papà.
In quel momento arriva una voce dall’alto.
Professore. Più vicina. Professore.
Si voltano. Dalle scale del giardino scende un uomo.
«Professore» dice l’uomo, «lei viene con me.» Uno sconosciuto con una pistola.
Loro rimangono immobili mentre il Professore si alza, tocca il braccio della moglie, mormora qualcosa, e segue l’uomo.
Nessuno di noi realizzò subito che quello era un sequestro.