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Editore: Mondadori
Anno edizione: 2017
Pagine: 218 p., Brossura
  • EAN: 9788804664529

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Biografie - Biografie e autobiografie - Letterati

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Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Teresa Ciabatti pubblicava il suo primo romanzo - Adelmo torna da me, diventato film per la regia di Paolo Virzì con il titolo L’estate del mio primo bacio -, suscitando reazioni anche estreme nella critica.
È cambiata la sua scrittura, ma non è cambiata la forza provocatoria del suo atteggiamento nei confronti del mondo. È un bene? Di certo non è un male non adeguarsi e non voler rientrare nei ranghi a forza. Probabilmente è anche una scelta vincente, per lo meno lo è in questo caso, visto il successo del suo romanzo autobiografico, finalista al Premio Strega 2017 (fors’anche in odore di vittoria).
Un romanzo sulla provincia senza essere provinciale e – pensateci bene – sembra scontato ma non lo è affatto.
Ancora una volta lo scenario della vicenda è la Maremma: Grosseto e Orbetello, provincia vera con sacche di forte povertà e punte di estrema ricchezza. Si perdono case a carte, in provincia, si possiedono torri antiche e palazzi nuovi, ma al tempo stesso si vive con la gente semplice. Si desidera andare altrove – magari negli Stati Uniti come il padre della protagonista - e poi si torna. La provincia, dunque, e la famiglia. Le narrazioni del passato che nel tempo perdono veridicità e prendono fantasiose derive. E un’ombra: il lato oscuro che accompagna persone provinciali (per scelta) apparentemente perfette, potenti, al centro dell’attenzione e del successo.
Ma perché lo siano - e in particolare perché lo sia Lorenzo Ciabatti - lo si scopre poco a poco, pagina dopo pagina, nel racconto della figlia, bambina che diventa adolescente e che a sua volta fronteggia con stupore la verità. La soluzione? Forse la fuga nella Capitale che tutto nasconde. Che minimizza. Che relativizza. Forse. E ci troviamo a voler sapere come finisce questa vicenda di un gruppo di famiglia in un interno. Come finirà la storia meravigliosa e tragica della famiglia di Teresa Ciabatti?
Frasi brevi. Punti; poche parole; punti. Dialoghi rapidi e rapidi pensieri. È travolgente questo tipo di scrittura, mette anche un po’ di ansia. E innervosisce: quella bambina è davvero viziata e quella vita è davvero così ingiustamente privilegiata da fare rabbia. Ma poi, come sempre, facciamo pace con Teresa Ciabatti. Perché lei è provocatoria, a tratti insopportabile, ma sa scrivere e ci racconta la sua storia fino in fondo.
Recensione di Giulia Mozzato

Le prime pagine del libro

Un coccodrillo in piscina. Un coccodrillo verde in una piscina azzurra.
Sotto il sole di giugno, nel silenzio estivo, solo il frinire delle cicale e lo sbattere ritmico del coccodrillo – vatti a riprendere quel coso – che, sospinto dal vento, dà colpetti regolari allo skimmer, impedendo all’acqua di filtrare. Vatti a riprendere quel coso, perdio!
La ragazzina si alza dalla sdraio, e si avvia calpestando le foglie cadute del salice. Evita sassi, salta le lastre di travertino. Eccola dall’altro lato della piscina, eccola chinarsi, quando una mano la spinge in acqua. Lei cade, sprofonda, non oppone resistenza, giù, ancora più giù. Potrebbe morire, sempre più giù.
Poi di colpo sforbicia, sgambetta, fino a schizzare con la testa fuori. Dalle orecchie le pendono i cerotti.
Sembri un coniglio, ride la madre.
Lei prende a nuotare, bracciata, rana, testa sotto, verticale, ruota.
Anche il fratello si butta.
La ragazzina si ferma e dice: papà.
Prima piano. Poi forte: papà.
Più forte: papà.
In quel momento arriva una voce dall’alto.
Professore. Più vicina. Professore.
Si voltano. Dalle scale del giardino scende un uomo.
«Professore» dice l’uomo, «lei viene con me.» Uno sconosciuto con una pistola.
Loro rimangono immobili mentre il Professore si alza, tocca il braccio della moglie, mormora qualcosa, e segue l’uomo.
Nessuno di noi realizzò subito che quello era un sequestro.

Recensioni dei clienti

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    Donatella

    09/07/2017 18.09.23

    Il romanzo coinvolge sin dalle prime pagine per l'originale taglio narrativo-linguistico e per la narrazione autobiografica diretta e priva di reticenze. Questo elemento diventa poi una sorta di autocompiacimento, che avvolge su sè stessa la vicenda, fino al deludente finale. Non degno del Premio Strega, come poi è accaduto, anche se altri testi discutibili, in qualche edizione, come da copione, lo hanno vinto.

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    Chiara

    09/07/2017 10.32.09

    Non capisco l'accanimento di certe critiche lette sui giornali. E' un libro forte, coraggioso, estremo: non è facile scavare con tanta onestà nel proprio passato, puntare l'indice fino in fondo contro persone amate. lo stile, personalissimo, risulta difficile all'inizio, ma poi diventa attraente proprio come capita con i difetti nelle facce delle persone che ne sono anche la cifra distintiva. Lo consiglio a chi ama leggere di problematiche familiari, di ferite che uno si porta dentro,

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    Sara Maria Serafini

    24/06/2017 10.52.50

    La più amata è un libro vero. È un libro bugiardo. È buono, è bastardo. È il tutto e il niente. Come un buco nero che divora. Ma forse non è neanche un libro. La più amata è scrivere, e basta. Quando lo finisci non hai un pensiero preciso, ma tanti che in fondo sono uno solo. Pensi che ci vuole coraggio. Tanto coraggio. A raccontare la persona che si è senza sconti, senza carezze. A demolire. Tutto il castello dell'infanzia. Della famiglia. La famiglia. Perché è l'unico modo per ricostruire. Per capire cosa resta di vero. La verità attaccata dietro alle fotografie, ispessita dai ricordi. Ecco, questa domanda ti resta: ma la verità vera. La mia verità vera, qual è? Finora non c'era riuscito nessun libro. E se non è potente questo, allora beh, ditemi voi. "Il Professore ripercorrere la strada al contrario, corridoio, ingresso, scale, salone. Spegne le luci una a una. Anche quelle della piscina: in fondo alla dispensa, dietro ai prosciutti. La villa si oscura, e a chi guarda dalla strada sembra una festa che finisce. Invece è di più, molto di più. È un matrimonio, una famiglia."

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    Laura

    21/06/2017 13.34.14

    Romanzo di formazione, diario sentimentale, autobiografia; il bello di questo libro è il suo essere difficilmente incasellabile in un genere predefinito. Il libro della Ciabatti è uno dei più originali e coraggiosi letti negli ultimi tempi. Originale per il contesto sociale e familiare che descrive, per la lingua sincopata che utilizza, per l’abilità con cui ci porta con sé dentro un mondo sospeso tra il ricordo, la ricerca storica e il filtro emotivo. la giovane Teresa diventa un personaggio amico, conosciuto. Una di noi, una come noi, dentro la sua storia ma senza appartenere mai davvero a niente se non a sé stessa e alla volontà di essere altro dall'immenso totem paterno che ne domina l’esistenza. Coraggiosa per condividere in un romanzo pezzi di vita talmente intimi da diventare universali, attraversando una gamma di sentimenti e di episodi che molti di noi non solo preferirebbero non riferire ad anima viva ma neanche vagamente ricordare. Teresa no, lei ci si butta dentro a testa alta, senza paura né vergogna, con ammirevole, chirurgica, determinazione. Meritata finalista allo Strega 2017, autrice da osservare con attenzione nei prossimi anni.

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    fiorella

    19/06/2017 16.38.01

    Uno stile personalissimo, moderno influenzato forse dal suo mestiere di sceneggiatrice che incide come un bisturi, in una storia autobiografica che coinvolge per l'intensità delle emozioni raccontate ma disturba, lascia spiazzati per una certa arroganza mitigata da una sana autoironia. E' sicuramente qualcosa di nuovo nel panorama dei romanzi che sono in circolazione. La stoffa della scrittrice di razza c'è tutta, vedremo cosa ci riserverà nel futuro.

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    costanza

    04/06/2017 07.32.26

    Personalmente dissento dal plauso unanime. Promette e non mantiene. Si perde nella ripetizione di frasette usate come mantra. Personaggi non approfonditi. Passaggi temporali confusi. Un libro "compiaciuto". Mi dispiace, ma il libro deve piacere al lettore. E a me non è piaciuto.

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    giulia

    29/05/2017 10.59.59

    Un padre ingrombantissimo può segnarti la vita? Sì, è la risposta di Teresa Ciabatti. Anche se la tua infanzia e l'adolescenza è trascorsa tra vizi e lussi, scoprire improvvisamente che quel padre così autorevole, così ammirato da tutti, così bravo nel suo lavoro ma anche così "onesto" da dedicarsi a un ospedale minore come quello di Orbetello, in realtà è una figura ambigua, legata a poteri occulti e malavita è uno shock enorme. Un trauma che Teresa rivive affrontandone il racconto attraverso queste pagine, a tratti indisponenti e drammatiche. Con una madre che lentamente si spegne accanto a quest'uomo - ma si riscatterà - e un fratello che non vuole vedere la realtà, resta lei ad affrontare il passato. Lei, la più amata. Un limite del libro: troppo autoreferenziale. Un pregio: molto vivo, viscerale, realistico.

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    furetto60

    17/05/2017 07.32.19

    Un romanzo sulla sottrazione, su una situazione familiare condizionata completamente dalla figura di un padre debordante, uomo importante, il più importante della zona, non ricco, di più, e dalla sua altrettanto invasiva materialità che, in quanto tali, sottraggono spazio e vita, come buchi neri. E proprio quando tutto questo comincerà a venir meno, allora l’autrice deve fare i conti con quanto le è stato sottratto non tanto a livello fisico, quanto conoscitivo. Domandarsi non significa arrivare a delle risposte, ma rabbia e disperazione trovano la loro allocazione in modo da essere almeno gestite. È un romanzo sulla sottrazione anche perché i protagonisti, alla fine, sono quasi tutti morti ed è ad uno di loro, quello rimasto sempre sullo sfondo, quello che vorrebbe sfuggirle, ripudiarla, quello a cui tiene di più che l’autrice rivolge l’opera. Che altro dire se non che di romanzi così non se ne leggono spesso.

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