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Rossana Campo

Editore: Feltrinelli
Collana: I canguri
Anno edizione: 2007
Pagine: 276 p. , Brossura
  • EAN: 9788807701870
È una Campo che si misura con la solitudine e il sesso, con la dipendenza dall'alcol, e prende a sputi la vita e le difficoltà infinite che essa crea. La scrittrice di origine genovese sembra avere abbandonato le tematiche giovanili e ora si misura con il nocciolo più duro della femminilità, incapace di finzioni, che va dritto al cuore dei fatti e del dolore di vivere. Mentre in genere la narrativa italiana tende a eludere la realtà, questo romanzo, duro e generoso nella scrittura e nel plot, è forse una felice eccezione, in quanto ci parla di qualcosa di reale, la trasformazione che avviene attraverso il dolore.
Anch'esso rientra nel boom del sesso raccontato dalle donne. La protagonista ha molte avventure erotiche, e l'input della sua crisi parte dall'abbandono che subisce da parte del marito, Mathieu, che va a vivere con un'altra donna. Ma di gran lunga più importante è la dipendenza dall'alcol che travolge la donna, che inizia a bere senza freni per far fronte al dolore dell'abbandono. Mi viene in mente soltanto il famoso Sotto il vulcano di Malcolm Lowry, e certo Campo va a fondo in questa tematica con una grinta e un vigore straordinari. Il suo romanzo è un vero e proprio saggio sulla dipendenza dalla bottiglia, un'analisi della tortuosa e mortificante fenomenologia dell'alcolismo.
Alla patologia dell'ubriachezza si affianca il tema del riscatto, della lotta coraggiosa e senza quartiere che chi vuole liberarsi da questa umiliante dipendenza deve ingaggiare con se stesso per liberarsi dal suo male. L'io narrante dice che le storie che ama di più sono quelle degli sconfitti che riescono a tirarsi su, come sapevano fare i grandi pugili del passato, Joe Louis e Rocky Marciano, e infatti la nostra alcolista ha anche praticato il pugilato. Un conto è farcela se non si sono subite crisi devastanti, un altro è farcela quando si è toccato il fondo del degrado. Lo dice l'amico del cuore della protagonista, il gay Fred, il cui aiuto risulterà fondamentale per la donna della quale si prende amorevolmente cura: "Però ti dico una cosa, secondo me vanno ammirate le persone che sanno tirarsi su, non dico quelle che non cadono mai nella merda, però io preferisco quelle che ci cadono e poi ce la mettono tutta per tirarsi su".
Scritto in prima persona dalla voce forte e ferma della donna, Più forte di me racconta una vicenda tesa e avvincente, nella quale da un fondo di disperazione si risale, se non alla guarigione completa, a una prospettiva positiva che induce alla speranza. Campo ci dice che una persona può guarire dalla dipendenza se riesce a trovare in sé le risorse e il coraggio per affrontare il toro per le corna, con la forza di volontà e chiedendo aiuto agli amici veri, trovando la forza di non tirarsi indietro. La protagonista aveva un disperato bisogno d'amore, ma si è sempre innamorata degli uomini sbagliati, uomini distrutti e distruttivi, a volte veri e propri rottami della vita, che regolarmente le hanno fatto del male. Infatti si avvia alla guarigione quando liquida Igor, il suo ultimo amante, un drogato che è stato in carcere e che sicuramente annullerebbe i progressi che lei ha fatto frequentando la comunità di recupero Ollivier.
Nel grintoso romanzo di Campo ha spazio anche il tema della scrittura, considerata una risorsa positiva. Scrittura come terapia. "Finché ce la facevo a mettere sui fogli di carta quello che sentivo potevo salvarmi la pelle. Ho sempre creduto in questo, che descrivendo con precisione quello che succede le cose si aggiustano, scrivere per me è come un vaccino".
Il romanzo è condotto con una scrittura di grande vitalità, densa corposa e insieme duttile, elegante e piena di fascino, tutta distesa nel parlato e in cui ha molto spazio il dialogo, e vi si dispiega una tastiera linguistica ampia e varia che non fa mai sentire la fatica e la stanchezza. Una narrazione "vissuta" che ci fa immergere completamente, in senso fisico e corporeo, nel magma di vite degradate e alla disperata ricerca della normalità. È una scrittura sempre all'attacco, che fa tutt'uno con la storia raccontata, vi si identifica e vi si sovrappone, realizzando una sorta di coralità, nel senso che racconta la vita della protagonista e di tanti altri simili a lei: emarginati, sfigati, dipendenti dall'alcol e da altri vizi, che vengono come avvolti e protetti in una rete di solidarietà e d'amore.
  Leandro Piantini

Recensioni dei clienti

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    DANY 53

    08/05/2009 12.04.30

    e' il primo libro che leggo dell'autrice e mi e' piaciuto, ho vissuto "lateralmente" la dipendenza dall'alcool e ho rivisto film gia' visti, brava, anche se molto cruda e a volte faticosa da digerire!

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    Silvia

    11/05/2008 16.40.29

    Molto bello, coinvolgente, crudo e crudele, ma molto, molto realistico. Un po' forte nel linguaggio, ma l'Autrice ha usato appositamente termini di questo genere per rendere meglio i sentimenti dei protagonisti, e quindi non mi e' sembrata esagerata in questo. Importante ed interessante la tematica affrontata (l'alcolismo), con un messaggio di fondo bellissimo e condivisibile, contenuto in questa frase: "Oggi so che non esiste nessuno che ha il potere di farmi del male se non voglio farmene io da sola".

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    adriano

    21/01/2008 08.59.24

    Il linguaggio è a volte troppo blasfermo, imprecante, crudo....difficile da digerire e leggere.....però trovo che l'orrendo tema che è andato a trattare l'autrice, quello dell'alcolismo, abbia restituito al lettore la vera immagine di quanto forte sia questa dipendenza, di quanto irrimidiabilmente la propria vita si avvii inesorabilmente verso l'autodistruzione una volta imboccato l'oscuro tunnel dell'alcol. Accanto alla narrazione degli effetti deliranti prodotti da questo tipo di droga, di cui poco si parla ma che tante, forse troppe, vittime da sempre miete, esiste la speranza di farcela, la possibilità di ricostruirsi una identità, che seppur segnata e conscia dalla circostanza che l'alcolismo è sempre una minaccia presente e che non ci si potrà mai più definirsi non bevitori ma soltanto bevitori non attivi, ti restituisce sentimenti di speranza e possibilità che passano indissolubilmente attraverso l'espressione più pura e vera dell'amicizia, quella di Fred prima e quella dei compagni di avventura nella clinica Olliver poi..... insomma un libro che fa riflettere e pensare.....forse proverò a leggere ancora qualcosa di questa autrice.

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    elena

    19/01/2008 10.25.33

    ma dove e' finita la campo di "mai sentita cosi' bene"? ridatemela. non c'e' piu' gusto.....

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    Sherazade

    28/12/2007 20.31.23

    Con tanta esperienza da scrittrice sulle spalle mi sembra strano che non si sia accorta che non è con la volgarità del linguaggio che si passano la rabbia e il furore dentro. La trama mi interessava tanto ma non so quanto mi resterà. Peccato

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    patrizia balit

    12/10/2007 20.36.46

    coinvolgente, emotivo, ingenuo e a tratti infantile, primordale. Un linguaggio innovativo, una scrittura a gettito, una racconto che appare quasi non riletto, furente. Una narrazione assetata, in tutti i sensi. Buone le descrizioni degli incontri carnali, meno riuscite quelle ambientali. Non avevo letto niente della Campo, prima. Ora mi sono incuriosita e lo farò.

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    alex

    27/08/2007 11.03.05

    classico stile della Campo: simpatico, irriverente ma non raggiunge il top come in passato. ha fatto di meglio.

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