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Erri De Luca

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2015
Pagine: 133 p. , Brossura
  • EAN: 9788807031625

Il più e il meno sono segni della contabilità, della partita doppia dare/avere. Qui riguardano lo scorrere del tempo. Il Più è già arrivato, era un vento di corsa alle spalle spingendo innanzi, sparecchiando tavole, sfrattando inquilini, stringendo appigli e libri. Il Più è stato giovane e indurito come un callo. Il Meno governa il presente e mantiene quello che dice. Il Meno è sobrio, risoluto perché deve condurre fino in fondo.

Erri De Luca, noto giornalista, poeta e scrittore italiano, esce in libreria con la sua ultima creazione letteraria dal titolo “Il più e il meno” nella quale ci accompagna nell’ineluttabile scorrere del tempo. Le storie che vengono raccontate in questo breve romanzo sono tratte dalla vita dell’uomo-autore, ricordi della sua infanzia vissuta a Napoli e riflessioni tratte dalle sue esperienze. Erri De Luca parla di sé, del suo passato fatto di ore di fatica, di lotte contro i soprusi, dei personaggi che ha incontrato - pescatori, scrittori - dei sapori che lo hanno accompagnato, della politica, dell’arte, le sue passeggiate al mare e in montagna fino a spingersi nelle profondità della sua anima.  Lo fa sempre utilizzando il linguaggio della prosa come se fosse poesia. Un uomo che sa usare bene le parole è un uomo che va in giro armato, quindi fa paura e questo libro lo dimostra.

“Se fossero state armi appese alle pareti, sarei diventato un cacciatore, ma erano libri, impilati fino al soffitto. Avevo quelli intorno e addosso. Sono stato bambino e poi ragazzo dentro una stanza di carta”

La lettura di questo romanzo, specialmente nei primi capitoli, non è semplice e si fa fatica a comprendere la logicità degli avvenimenti. Solo con lo scorrere delle pagine si percepisce un maggiore coinvolgimento e si comprende meglio il senso delle parole dell’autore. Non esiste un filo logico e temporale lineare ma l’opera risulta una vera e propria collana di pensieri e di ricordi uniti insieme dalla potenza della parola e della scrittura.

“Ho saputo da me che per scrivere bisogna stare sgomberi, sfrattati, come alloggi in cui arrivano le storie, a carovane zingare in cerca dello spazio di nessuno.”

“Avevo saputo quel giorno la notizia certa che la scrittura era campo aperto, via di uscita. Poteva farmi correre dove non c’era un metro per i piedi, mi scaraventava al largo mentre me ne stavo schiacciato sopra un foglio. Sono uno che si è messo a scrivere da quel giorno, per forzare le chiusure intorno.”

Recensione di Stefano Carbone


De Luca ripercorre la giovinezza napoletana e ci parla con l'esemplarità della parabola e insieme la vivida umanità del quotidiano.

Il rischio, per gli scrittori che fanno sapiente uso della parola, come Erri De Luca, è sempre dietro l’angolo. Il rischio di chi usa gli strumenti affilati del cesellatore: perdere la vista, tagliarsi un dito. Per gli scrittori che scavano nel significato della parola, il rischio maggiore è quello di suscitare invidia e desiderio di emulazione da parte di molti altri giovani scrittori che questa forgia che è la parola non la sanno usare, non ancora.
Un uomo che sa usare bene le parole è un uomo che va in giro armato. Quindi fa paura. Questo libro lo dimostra.
Le storie che vengono raccontate in questo breve romanzo, si direbbe un memoir, sono tratte dalla vita dell’autore, ricordi della sua infanzia vissuta a Napoli e riflessioni tratte dalle sue esperienze. Erri De Luca parla di sé, dei personaggi che ha incontrato – pescatori, scrittori – dei sapori che lo hanno accompagnato, della politica, dell’arte, le sue passeggiate al mare e in montagna. Lo fa sempre utilizzando il linguaggio della prosa come se fosse poesia. Incidendo parola per parola le sue frasi.

Se fossero state armi appese alle pareti, sarei diventato un cacciatore, ma erano libri, impilati fino al soffitto. Avevo quelli intorno e addosso. Sono stato bambino e poi ragazzo dentro una stanza di carta.


La parola a Erri De Luca - Tratto da Wuz.it

Izet Sarajlic
Ho incontrato un poeta a Sarajevo, si chiamava Izet Sarajlic. Siamo stati amici, ci chiamavamo “i fratelli Grimm” perché noi scrivevamo favole rispetto alla gravità di quel secolo. Lui ha amato tutta la vita la donna della sua giovinezza, le ha dedicato poesie d’amore, ambientate a Sarajevo, e si sentiva responsabile della felicità e dell’infelicità che esprimeva col verbo stare. Per lui il verbo stare significava condividere la parola del proprio popolo. Sarajlic è stato un maestro di realtà e di realtà civile. Lui dice, e io ripeto con lui: "tutte le volte che la mia città avrà bisogno di una parola buona, io ci sarò." Questa è stata la sua realtà, la sua vocazione civile. Abbiamo bevuto insieme, una sera, e lui si è messo a citare poesie in russo. Il poeta mi ha detto: «non l’ho mai tradita». E poi:

Tante donne
e nessuna tu.
A Sarajevo duecentomila donne
e nessuna tu.
In Europa duecento milioni di donne
e nessuna tu.
Nel mondo due miliardi di donne
e nessuna tu.

Recensioni dei clienti

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    Umberto Mottola

    21/06/2016 18.15.43

    Una bella passerella di brevi racconti autobiografici.

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    FFox

    01/02/2016 14.55.49

    Un libro difficile, condensato, con una scrittura asciutta e temi graffianti, impegnativi. Una raccolta di racconti mai banali, dal contenuto quasi ermetico. Consigliato per originalità. Per chi si avvicina allo scrittore consiglio (opinione personalissima) il Peso della Farfalla.

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    Marcello

    04/11/2015 11.38.43

    Una serie di piccole deliziose considerazioni su famiglia, montagna, lavoro, gioventù, politica di ieri e di oggi, libri, modo di vivere etc.. Mancano però le donne nella loro passionalità ! Ed aleggia lo spirito gozzaniano del non amo che le rose che non colsi. Lettura che merita perché piacevolissima anche se no va sulle vette cui Erri ci ha spesso abituato.

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    graziano Maggi

    29/10/2015 17.37.56

    Uno dei migliori libri di De Luca.

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