The Place (DVD)

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Paese: Italia
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Fino a che punto siamo disposti a spingerci per avere quello che vogliamo?

Un uomo misterioso siede al tavolo di un ristorante, dal quale accoglie un gruppo di persone in cerca di fortuna

«Mi hanno detto che lei aiuta la gente ad ottenere quello che vuole. - Diciamo che offro delle possibilità.»

«Sei un mostro. - Diciamo che dò da mangiare ai mostri.»

«Enigmatico e molto chic nell'uso del mezzo cinematografico, Genovese realizza una speciale e mirabile somministrazione dello spazio cinematografico»Panorama

The Place è il nome di una tavola calda situata all'incrocio di due strade trafficate, luogo di passaggio per tanti tranne che per un uomo. Seduto allo stesso tavolo tutti i giorni, ascolta e si relaziona con otto persone a cui promette di esaudire i loro desideri in cambio di compiti "speciali": non sappiamo chi sia né da dove venga, ma solo la domanda che pone ai suoi visitatori: "Cosa saresti disposto a fare per ottenere ciò che vuoi?"

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    tari

    17/05/2020 13:42:03

    Il film mi ha appassionato, ben recitato, bella fotografia

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    AlessandroB

    17/05/2020 07:54:09

    Incompleto. Sceneggiatura interessante, ma personaggi poco credibili con destini incrociati prevedibili. Giordano sa fare di meglio

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    sara

    11/05/2020 13:24:25

    Mi aspettavo tanto da questo film invece l ho trovato un po' lento nella narrazione e senza grandi colpi di scena ...

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    vio78

    11/05/2020 13:17:55

    Questo film non ha incontrato il plauso della critica, eppure, a mio modesto parere, è a dir poco geniale. Una pellicola di media durata, in cui sostanzialmente non succede pressoché nulla, riesce comunque a tenere lo spettatore incollato allo schermo. L’idea di fondo è veramente originale e all'iniziale confusione, man mano che la trama si dipana, si sostituisce la comprensione dei complessi fili che reggono l’ordito di questa vicenda a dir poco surreale, in cui uno per uno ogni tassello ritrova il suo posto. A dir poco magistrale l’interpretazione di un grande Mastandrea, che regge e governa da dietro il tavolino di un bar questo piccolo teatro dell’assurdo. Assolutamente da vedere.

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    lorenzo

    27/01/2020 09:00:18

    bravi attori, bella sceneggiatura, idea perfetta e realizzazione indiscutibile ne fanno un film molto buono e vedibile. certo, personalmente avrei preferito un finale diverso...

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    Bruce Ketta

    24/09/2019 18:11:01

    Paolo Genovese ha avuto un'altra grande idea, dopo ''Perfetti sconosciuti''. Il regista ha riunito ancora tanti bravi attori italiani e ha dato vita a ''The Place'', mettendo al centro della scena un grande Valerio Mastandrea nei panni di una sorta di santone ''guru'' pronto a risolvere qualsivoglia problema di vita quotidiana a una serie di personaggi che si aggirano attorno a questo misterioso locale pubblico. Ed è così che Mastandrea ha a che fare col poliziotto Ettore che deve recuperare un bottino (Giallini), un non vedente che vuole fare l'amore con una donna (Borghi), una suora che ha perso la fede (Rochwarcher), tutte persone che pendono dalle labbra del Maestro, e che sono pronti anche a commettere cose oscene, immorali e immonde pur di ottenere i loro scopi. Del resto, come dice Mastandrea, ''lui non è un mostro, ma da dà mangiare ai mostri'', quindi rimarrete affascinati da questo mentore e pigmalione che suscita l'interesse anche della bella cameriera del bar interpretata da Sabrina Ferilli, la quale vede l'uomo a tempo pieno impegnato al tavolo di un bar a dare consigli a una serie di persone. Dò 5 stelline a questa pellicola perchè riesce a essere straordinaria pur essendo girata semplicemente in un locale pubblico che affaccia su una strada, probabilmente di Roma.

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    Lando

    20/09/2019 17:28:31

    Nel complesso è un film interessante, a suo modo originale, che riesce a coinvolgere e mantenere una certa curiosità fino alla fine. Lo consiglio

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    Margherita Semplici

    06/07/2019 07:05:33

    Incomprensibile! Spunti interessanti ma troppo irrisolto. Peccato perché il regista prometteva bene.

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    Mario Scippa

    07/05/2019 08:52:32

    Film molto originale con una unica sceneggiatura: un bar, un tavolino, un tizio strano che riceve delle persone agitate a dire poco, una cameriera, una grossa agenda nera.. Già ma cosa vogliono queste persone? cosa cercano? chi cercano? Per saperlo vedete il film. Un prodotto italiano di buona fattura.

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    n.d.

    06/05/2019 12:39:43

    Bellissimo, da vedere e rivedere! Attori fantastici

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    GiadinaQ

    11/04/2019 14:23:06

    Il film è criptico e complicato, forse un po' lento nella narrazione. Gli attori, però, sono bravissimi. Mastandrea eccellente.

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    Andrea

    31/03/2019 15:45:38

    Un film candidato nel 2018 a otto David di Donatello, non ne ha vinti nemmeno uno ma sta di fatto che ha avuto otto candidature. Tuttavia l'ho trovato, lento, noioso quanto pretenzioso nel messaggio che credo intendesse veicolare. Sono riuscito con difficoltà a guardare per intero il film. Eppure il Cast di attori era di livello: Valerio Mastrandrea, Alba Roherwacher, Alessandro Borghi le cui valide interpretazioni non hanno potuto risollevare più di tanto il film il cui giudizio resta quindi negativo.

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    Gianza

    10/03/2019 19:51:10

    Tratto dalla serie tv "The Booth at the end"; il film ha un partenza fulminante, però nel corso dello svolgimento tutta la forza inquietante e mefistofelica della premessa scema e si sfarina. Convincono di più le interpretazioni di Borghi, di Marchioni e della Puccini.

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    Marco

    10/03/2019 15:04:15

    Nonostante il titolo inglese il film è dell'italianissimo regista Paolo Genovese, che pone al centro dell'intera pellicola una sola domanda "Che cosa saresti disposto a fare per ottenere quello che vuoi?Non è semplice rispondere perchè naturalmente è molto personale ma è interessante vedere come lo faranno gl'interpreti di The place.Cast importante con un bravissimo Valerio Mastrandrea che è uno tra i miei attori preferiti

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    filippo

    23/09/2018 13:33:49

    Film superlativo ed eccelso del regista Paolo Genovese che per la prima volta si cimenta con un film drammatico, dopo le fortunate commedie Immaturi e Perfetti Sconosciuti. Superlativo come ognuno degli attori, da un Valerio Mastandrea cinico, capace di non far trapelare alcun coinvolgimento emotivo nelle varie storie a Vittoria Puccini, Vinicio Marchione, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Silvio Muccino, Alessandro Borghi, Silvia D'Amico ,Rocco Papaleo (che magistralmente interpreta un ruolo drammatico) e Giulia Lazzarini(che porta un tocco di teatralità al film).É vero che ognuno é artefice della propria sorte o esiste un disegno "divino" già scritto? L'uomo é continuamente tentato dal male o é l'uomo il male? Ed i mostri ci fanno paura o siamo noi i mostri? Possibile che temiamo i nostri stessi comportamenti ,le nostre scelte e decisioni? Ma soprattutto che prezzo siamo disposti a pagare per vedere realizzato un nostro desiderio?

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    Lara

    21/09/2018 23:44:18

    Ho apprezzato tantissimo questo film di Genovese, che per la seconda volta sceglie di ambientare un film in un set unico. La bravura degli attori unita ad una sceneggiatura avvincente riesce a tenere incollati gli spettatori e a mantenere una tensione costante nella trama. Consigliatissimo.

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    Massimo

    15/09/2018 11:33:22

    Finale da pelle d'oca. Colonna sonora bellissima. Valerio Mastandrea gigantesco. Tutti gli attori al massimo. Complimenti per l'operazione di avere ridotto in poco tempo una serie televisiva in modo esemplare. Menzione speciale anche ad una bravissima Sabrina Ferilli. Marianne Mirage canta benissimo sui titoli di coda.

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    Alessandra

    03/08/2018 22:15:02

    Paolo Genovese con questo film non ha certamente deluso le ampie aspettative di chiunque abbia visto e apprezzato "Perfetti sconosciuti". Anche in questo film porta in scena spaccati di realtà quotidiana attraverso una diecina di personaggi.Essi si susseguono in una sorta di processione, alla ricerca di una soluzione ai loro problemi, dinanzi ad un uomo che propone loro dei patti e dei sacrifici in cambio di ciò che desiderano. Il tutto si svolge in un unico "luogo" senza flashback o cambi di scena, scelta compensata però dai minuziosi dialoghi tra i protagonisti. Ogni attore incarna e caratterizza pienamente il proprio personaggio, un plauso però a parte va a Mastandrea che è riuscito a rendere pienamente l'indecifrabilità del suo protagonista.È impossibile infatti comprendere se esso sia un diavolo, un angelo o piuttosto semplicemente la coscienza dei vari soggetti che si susseguono dinanzi a lui in "The place".

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    Mary

    05/07/2018 14:31:14

    Bellissimo film! Mi è piaciuto moltissimo! Lo consiglio a tutti!

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    fragallo

    24/05/2018 21:39:27

    Un film strano, in cui si fa difficoltà a capire dove si vuole andare a parare. Attori bravi.

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The place: che diavolo di film!

Cos’è il male? Un abisso o uno specchio? È dai tempi della strega di Biancaneve che ce lo chiediamo, sapendo bene che è ben riposto e custodito dentro di noi. "The Place", tratto dalla serie tv "The Booth at the End" di Christopher Kubasik, è un’opera ambiziosa e potentissima, che scardinerà qualche certezza e forse troverà anche alcuni scettici.
Perché Paolo Genovese, seguendo quell’evoluzione della commedia all’italiana di un tempo che verso la fine degli anni ’70 ha visto Scola e Monicelli scavare nel buio delle nostre anime e della nostra società, non ha cercato compromessi. Narrativi, visivi, emotivi.
Era un tavolo affollato quello di "Perfetti sconosciuti": ci si poteva alzare, ogni tanto c’era una fuga in un’altra stanza, un’assenza. La possibilità di un movimento di macchina, seppur limitato. Qui, no. Qui c’è un tavolo da due, un protagonista silenzioso e dolente, un Valerio Mastandrea che dà a un viso quasi immobile tante sfaccettature imprevedibili, e il suo antagonista di turno. Un bar, inquadrature che si contano sulle dita di una mano, montaggio essenziale, fotografia che gioca sui dettagli, su sfumature di luce, su sprazzi di Hopper, più sui visi che su questo diner senza tempo e senza luogo.
Il punto di partenza è una domanda “cosa saresti disposto a fare per ottenere ciò che desideri?”. Che sia una donna, la salvezza di un figlio, la bellezza, lasciarsi alle spalle un padre, ritrovare l’amore di un figlio o di un marito, il proprio dio o la vista. A farla è un uomo, ordinario, che non dorme mai ed è sempre seduto in un bar. Una grossa agenda come compagna. Non ha nome, passato, identità. Ha solo un compito, esaudire i desideri dei poveri diavoli che vengono da lui. E che si chiedono se sia un diavolo lui stesso. E lo è, ma non vuole l’anima. Non tutta intera, almeno, ne vuole un pezzo, vuole qualcosa in cambio. Azione e reazione.
Più che un diavolo – non risponde mai alle domande, non risponderà neanche a questa -, un demone, anzi un daimon, la manifestazione fisica dell’anima di un individuo. In questo caso, del suo interlocutore di turno. Perché quell’uomo non è l’abisso, ma uno specchio.
Paolo Genovese supera, qui, anche quelle piccole forzature di "Perfetti sconosciuti", quelle ruvidezze dovute alla credibilità impossibile di una cena come quella, quelle minime macchinosità: lo fa con una soluzione fantasy, dando per assodato che in quel locale ci sia un burocrate dei desideri, un kafkiano distributore di vite alternative. E che tutti diano per scontato ciò che sia e che riesce a fare. E’ un dentro o fuori: se rimani davanti allo schermo e accetti il gioco – e in fondo non è la sfida più alta e bella del cinema? -, non esci più da un vortice di emozioni, sguardi, parole, sorprese. Nulla accade, tutto viene raccontato. E tu sei lì, a guardare e immaginare, a pensare e capire, a cercare dentro di te ciò che vedi sullo schermo. Tutto è chiaro, anche se non è mostrato.

“COSA SARESTI DISPOSTO A FARE PER CIÒ CHE DESIDERI?”. NON CHIEDETEVELO

Un capolavoro che viene su davanti ai nostri occhi per il talento di un regista sempre più coraggioso e consapevole, capace di creare un universo con le sole parole, con i soli visi degli attori, con l’indagine su cittadini al di sotto di ogni sospetto. Si fida dello spettatore e del proprio talento, neanche nel finale fa l’occhiolino a nessuno. E con l’ultima scena si regala un grande classico, l’unica concessione allo stereotipo, ma di gran classe.
Anzi, quando scioglie i fili di quelle esistenze sbagliate, lo fa solo apparentemente per il verso giusto. Ma è dentro di noi che capiamo quanto sia profondo il solco che lascia. E la scelta delle vittime è illuminante, nel mondo che viviamo.
Sono straordinari gli attori: Mastandrea ci strappa l’anima con quegli occhi stanchi, quelle frasi apparentemente atone e lapidarie, quei piccoli movimenti che dicono tutto. La sua non è una performance, è una prova d’attore cesellata in ogni minuzia. Godetevelo, perché è il più fragile dei poveri diavoli del film: quando si sorprende del suo “potere”, quando con una smorfia impercettibile sente addosso il peso delle scelte altrui, per come ama tutti i suoi clienti, perché i pochi sorrisi li fa quando scopre d’avere torto.
E la follia generosa di Papaleo, la determinazione sconfitta di Giallini, la dolcezza ingenua della D’Amico, la Rohrwacher che ci porta dentro un’innocenza diabolica, l’erotismo dispettoso della Puccini, la profondità disperata di Marchioni, la sfrontatezza fragile di Silvio Muccino, la linearità di Giulia Lazzarini laddove è impossibile averla (ha forse la scena più bella del film), un Alessandro Borghi che dovreste vedere due volte, una a occhi chiusi e l’altra a orecchie tappate. E Sabrina Ferilli, che ve lo dico a ffà? Se le dai un grande cineasta, ti tira fuori quello che non ti aspetti, quasi animalesca nel sentire il racconto, il personaggio.
Verrebbe pure voglia di fare una graduatoria, tra loro. Ma ogni minuto cambierebbe: pensi a come Mastandrea non ti consenta di odiarlo per un solo attimo, alla rabbia calma di Borghi, al candore nero della Lazzarini, all’ossessività protettiva di Papaleo, alla levità tragica della coppia Muccino-D’Amico, al cinismo arreso della Puccini, a un Marchioni che non si nasconde dietro colui che capiremmo più facilmente e sa portarlo altrove, a una Rohrwacher che ci rende normale ciò che non sappiamo immaginare, a Marco Giallini che ha le spalle così larghe da attraversare, col suo personaggio, le vite degli altri, senza perdere credibilità. Anzi.
C’è tutto in questo film, perché tutti lavorano alla perfezione. Anche i costumi sono la ciliegina sulle fette di torta delle varie caratterizzazioni, così come la scenografia restituisce al film un teatro perfetto.
Non ci siamo dimenticati la sceneggiatura, che qui è puntello, ragnatela, sfondo e centro di tutto: ogni suggestione sembra spingerti dove immagini, poi sei spiazzato un attimo dopo. Non per il puro gusto del colpo di scena, ma perché la scrittura di Genovese (ma qui lo zampino è anche di Kubasik, la sua idea è fondante) ti strappa di dosso il moralismo, il (pre)giudizio facile, ti costringe a entrare in quei panni scomodi. Di chi deve sbagliare per vivere meglio, di chi ha il coraggio di guardare in faccia se stesso, negli occhi di uno seduto in un bar e scoprire il proprio lato oscuro.
Per questo pur di fronte alle proposte indecenti di Mastandrea, Genovese non alza i toni, non sfrutta l’onda lunga dell’indignazione, ma ci dice che tutto può diventare normale se in campo ci sono le nostre vite, i nostri desideri, quei sentimenti che ci hanno insegnato a essere irrazionali fino all’incoscienza. Perché la vita è un tavolo da poker dove bluffi quasi sempre, vinci quasi mai e per avere il mazzo truccato faresti qualsiasi cosa. E per amore, anzi per amare, faresti una guerra.
“Cosa saresti disposto a fare per ciò che desideri?”. Non chiedetevelo. Il prezzo è sempre troppo alto. E spesso, lo avete già.

Recensione di Boris Sollazzo

Una scrittura filmica che conserva il teatro come spettacolo vivo, facendo respirare la finzione e la performance

Trama
Lui è seduto sempre allo stesso posto. Non importa a quale ora del giorno e della notte, lo troverete sempre lì, all'angolo di un ristorante, allo stesso tavolo, con un quaderno in mano. Qualche volta ci scrive delle cose, qualche altra le legge. Non sappiamo niente di lui, chi lo viene a cercare sa soltanto che è capace di esaudire desideri. Tutti i desideri: ricchezza, bellezza eterna, fede, sesso, salute, speranza. Alcune richieste sono semplici, altre più singolari ma tutte hanno un prezzo e il prezzo da pagare non è mai senza conseguenze. Angelo? Demone? Affabulatore? Psicologo? Filantropo? Qualcuno pensa che sia un mostro ma lui i mostri li nutre, dandogli soltanto quello che vogliono e chiedendo in cambio una 'buona' azione. Vogliamo tutti qualcosa. È il desiderio a farci umani, a fare di noi quello che siamo. È una sorta di verità generale, di parametro intangibile, atemporale, universale. L'assenza di desiderio, qualunque cosa sia, non esiste. Perché altrimenti verremmo al mondo?

 
  • Produzione: Medusa, 2018
  • Distribuzione: Warner Home Video
  • Durata: 101 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 5.1)
  • Lingua sottotitoli: Italiano per non udenti; Inglese
  • Formato Schermo: 2,39:1 16:9
  • Area2
  • Contenuti: Backstage - The place. Il videoclip di Marianne Mirage
  • Paolo Genovese Cover

    Paolo Genovese (Roma, 1966) è uno dei piú importanti registi italiani. Con Perfetti sconosciuti (2016) ha vinto il David di Donatello per il miglior film e la migliore sceneggiatura (quest'ultima premiata anche al Tribeca Film Festival). Ha poi scritto e diretto, tra gli altri, La banda dei Babbi Natale, Immaturi, Immaturi – Il viaggio, Una famiglia perfetta. Nel 2014 ha pubblicato con Mondadori Tutta colpa di Freud. Nel 2018 ha pubblicato con Einaudi Il primo giorno della mia vita. Vincitore del Vanity Fair Stories Award 2018 per aver scritto un libro di grande successo e aver dimostrato che la narrazione, quando è accompagnata dalla qualità, non conosce confini né impone limiti alla fantasia. Approfondisci
  • Valerio Mastandrea Cover

    "Attore italiano. Esordisce sul grande schermo nel 1994 con Ladri di cinema di P. Natoli e nel 1996 interpreta un poliziotto in Palermo-Milano solo andata di C. Fragasso. Simbolo dei giovani disorientati e, spesso, disoccupati, è protagonista di commedie generazionali come Cresceranno i carciofi a Mimongo (1996) di F. Ottaviano e Tutti giù per terra (1997) di D. Ferrario. Immerso nelle atmosfere della sua città, a teatro con Rugantino e al cinema con La carbonara (2000) di L. Magni, è nel cast di Domani (2000) di F. Archibugi, prima di fornire una delle sue prove più convincenti e mature interpretando il meccanico di Ostia, amante delle donne e dei motori truccati, protagonista di Velocità massima (2002) di D. Vicari. Nel 2004 è un tenente dei carabinieri in Lavorare con lentezza di G.?Chiesa... Approfondisci
  • Alessandro Borghi Cover

    È un attore italiano. Vincitore del Vanity Fair Stories Award 2018 per aver avuto il coraggio di calarsi nei panni di un personaggio difficile e controverso e averlo trasformato in un emblema capace di far scrivere al cinema una pagina di storia. Approfondisci
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