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Artisti: Depeche Mode
Supporto: CD Audio
Numero dischi: 1
Etichetta: Mute
Data di pubblicazione: 14 ottobre 2005
  • EAN: 0094634057523
Disponibile anche in altri formati:

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Disco 1
  • 1 A Pain That I'm Used to
  • 2 John the Revelator
  • 3 Suffer Well
  • 4 The Sinner in me
  • 5 Precious
  • 6 Macro
  • 7 I Want it all
  • 8 Nothing's Impossible
  • 9 Introspectre
  • 10 Damaged People
  • 11 Lilian
  • 12 The Darkest Star

Recensioni dei clienti

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    chiara

    11/02/2008 17.15.52

    questo cd e stupendo oltre ad essere ottime canzoni il gruppo i depeche mode sono unici non so come farei a vivere senza un consiglio....ascoltate anche le altre canzoni dei dm

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    nik

    20/05/2007 11.33.47

    Sicuramente un disco ottimo, però sinceramente meno di Ultra.

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    giuseppe

    13/03/2007 11.01.47

    PLAYING THE ANGEL E UNA TAPPA DI IDENTIFICAZIONE DEI DEPECHE MODE...TROPPE VOCI STRANE CIRCOLAVANO SUL LRO CONTO...CON QUESTO ALBUM HANNO DIMOSTRATO A TUTTI CHI SONO LORO VERAMENTE UN DISCO NO DA FUORICLASSE, MA DA GRAN GOLEADOR, MASSICCIO , COMPATTO... ECCO PER DIRLA TUTTA QUESTO ALBUM E COME UNA MACCHINA UTILITARIA TRUCCATA CHE HA GLI STESSI CAVALLLI DI UNA PORCHE... QUESTO E UN DISCO METALLIZZATO NERO UN UNICA CRITICA,L'INSERIMENTO DI TROPPE TRACCE LENTE E DISPERSIVE, CHE DISORIENTANO LO STILE DI QUESTO ALBUM

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    luca

    04/12/2006 15.15.47

    Seguo i DM da 25 anni.Grandi,innovativi,influenzatori,storici,emozionanti,inossidabili.Certo,Songs of faiyh e Violator sono ricordi lontani,ma PTA è brillante,più orecchiabile rispetto a Exciter.Peccato non aver inserito nell'album due perle di B sides come Free e Newborn

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    Pier Giorgio

    23/11/2006 09.29.09

    Ascoltato e dopo innumerevoli ascolti, restano un caldo senso del vero, un'introspezione messa in musica e parole, senza esitazione alcuna... Intenso.

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    davide

    28/09/2006 14.48.51

    dopo avere esternato il mio disappunto nei confronti dei critici improbabili (carlo e diego in primis) che hanno partecipato a questa sorta di forum, aggravando la già triste scena del panorama "criticista" mondiale (sono del parere che il 95% dei critici, sia musicali che in genere (vedi mereghetti per il cinema) dovrebbe andare a aiutare le popolazioni del terzo mondo, anzi che tediare quelle del "primo e secondo mondo"!)...ebbene ora mi rifaccio vivo solo per aggiungere che se c'è qualcuno dei partecipanti al quale forse mi sento vagamente più vicino come pensiero, è probabilmente Matteo Ferrario(per quanto possa interessare a qualcuno..e a lui stesso in particolare!)...e inoltre per aggiungere e riportare una battuta estrapolata da uno dei testi più celebri opera di uno dei più grandi autori teatrali di tutti i tempi ( insieme a shakespeare tra i classici), ossia di Moliere; il quale recita: " IN FIN DEI CONTI, AVETE DAVVERO QUESTO BISOGNO IMPELLENTE DI SCRIVERE? E CHI DIAMINE VI OBBLIGA (SOPRATTUTTO, AGGIUNGO)A FARVI PUBBLICARE? SE SI PUO' PERDONARE A QUALCUNO CHE ESCANO BRUTTI SCRITTI, E' SOLO A QUEI POVERI DIAVOLI CHE SCRIVONO PER VIVERE. CREDETE A ME, RESISTETE ALLA TENTAZIONE, NASCONDETE AL PUBBLICO I VOSTRI PASSATEMPI, E PER QUANTE PREMURE VI FACCIANO NON RINUNCIATE ALLA FAMA DI UOMO DABBENE DI CUI (SPERO) GODETE, PER FARVI DARE DA QUALCHE ESOSO TIPOGRAFO QUELLA DI COMPASSIONEVOLE E RISIBILE SCRITTORE (O CRITICO IN QUESTO CASO)"....in poche parole, evitate.....!!!! se non altro evitate di farci vergognare da parte vostra!...come disse qualcuno: rifletti prima di parlare!! confermo il mio 4/5 comunque bye bye

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    davide

    27/09/2006 19.42.26

    tutti non fate altro ke dire le stesse cose...carlo e diego, nn sono d'accordo con voi..alan è stata una grande perdita...ma nn esagerate sminuendo troppo ki è rimasto. gore è un genio, dave il frontman per eccellenza(e con una voce niente male direi!!)..anke io sono cresciuto con i depeche e sono per così dire, vekkio...ma questo nn vuol dire ke vivo solo di memoria...la musica cambia come cambiano i tempi..e si cresce! nn vi piace l'album..ok! critica qlla canzone..critica quell'altra..."john the revelatro" brutta copia di pleasure little treasure...ma fatemi il favore...ma basta con questi critici strampalati e improvvisati come voi..bastano quelli ufficiali!!! limitatevi a dire che nn vi ha soddisfatto!! risparmiatevi le recensioni o per così dire le assurde critiche e accostamenti vari...il fatto di seguire i depeche(o qualsiasi altro gruppo)dall'inizio, nn vi fa critici musicali!!!...però vi ringrazio...mi ridate il sorriso...le vostre scemenze mi fanno sorridere si!! voto album: 4/5

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    Nadia

    31/07/2006 12.44.57

    Mi sembra chiaro che sia un 5, e in questo voto c'e' tutta l'ammirazione e la stima per un gruppo modello che non si lascia fuoriviare dalle mode passeggere, un gruppo che ha dato vita a sonorita' ineguagliabili e che nn ha mai avuto paura di sperimentare e rischiare... Sono i migliori ora e sempre e con quet'ultimo album lo dimostrano ancora una volta, l'abbandono di Alan ha solo dimostrato che il genio e il padre dei DM e' e rimarra' incontrastato Martin Gore a cui dobbiamo la genialita' dei pezzi di una discografia di 25 anni, irrorata dalla voce e dal carisma potente di un front man affascinante come Dave Gahan.

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    fabio

    29/05/2006 19.24.27

    Ciao a tutti.Come tutti voi seguo i DM sin dall loro esordio(è ne sono fiero)E'inutile dire che non sono piu' quelli di una volta(neanche noi lo siamo piu')loro sono cresciuti,hanno fatto le loro esperienze e sono maturati.Ragazzi,hanno 25 ANNI di carriera alle spalle e la loro maturità la si sente in tutto e in Playing The Angel.

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    Matteo Ferrario

    15/04/2006 16.27.49

    Il più resistente dei luoghi comuni sul conto dei Depeche Mode vuole che non siano più gli stessi da quando è andato via Alan Wilder. Arrivato all’indomani di un inutile album di remix, dell’affermazione solista di Dave Gahan e di insistenti voci sullo scioglimento del gruppo, “Playing the angel” è un inaspettato gioiello che rimette in discussione tutto, a cominciare dal cliché di cui sopra. La sirena distorta che apre “A pain that I’m used to” chiarisce da subito quali siano stavolta le intenzioni del gruppo, a cominciare da un rinnovato amore per l’industrial. Ma è il resto dell’album a viaggiare a tutt’altra quota rispetto alle inoffensive ballad di “Exciter”. Dave Gahan, che ormai fa fare alla sua voce quello che vuole, sa essere sporco e aggressivo col rock elettronico di “John the revelator”, cristallino in “The sinner in me” e nella splendida “Precious”: il miglior primo singolo dei Mode da almeno tredici anni a questa parte. E allora diciamo la verità: i Depeche, senza nulla togliere all’enorme apporto di Alan Wilder, funzionano quando Martin Gore si presenta in studio con delle grandi canzoni. Stavolta ne ha messe insieme sei o sette di assoluto valore, alcune delle quali sono classici naturali. Quelle cantate da lui, come da tradizione le più lente e atmosferiche, sono due gemme: se “Damaged people” è sofferta e cupa, la visionaria “Macro” riporta agli episodi più lisergici di “Violator”. Ma la vera svolta, dopo venticinque anni in cui è stato Martin Gore a sobbarcarsi l’intero lavoro compositivo, è l’esordio di Dave in veste di songwriter. Dall’elegante “Suffer well”, che in apertura richiama atmosfere alle New Order per poi articolarsi su una melodia tipicamente Depeche, alle soffuse “I want it all” e “Nothing’s impossible”, il risultato è eccellente e non fa che confermare quanto di buono è già stato detto su Dave Gahan in questa sua nuova veste di autore. Un valore aggiunto per il lavoro in studio della band, che in futuro potrebbe riservarci sorprese ancora più grandi.

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    elisabetta

    29/01/2006 18.06.16

    Il panorama musicale internazionale e non, è davvero fortunato ad avere 1 gruppo come i depeche mode; sinonimo di originalità e perfezione musicale.In un'era fatta di plagi, cover e scopiazzamenti vari, esiste ancora chi dà un contributo musicale di alto livello. L'ultimo album dei depeche spicca x originalità di stile, sonorità e x la capacità di trasmettere emozioni. Ogni singolo pezzo è stato curato attentamente ed è pervaso da 1a sonorità unica e senza pari. Ogni singolo pezzo dell'album se unito agli altri forma un mosaico di sensazioni ed emozioni ke arrivano a toccare gli abissi dell'animo umano. I depeche hanno veramente superato se stessi!

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    Frank

    07/01/2006 17.43.54

    Ciao,seguo i DM da sempre,la loro musica mi accompagna ogni giorno.Questo ultimo album è sicuramente particolare per le sonorità molto cupe e dark che fanno fare un tuffo negli anni 80,è sicuramente molto più malinconico e riflessivo anche solo ascoltando l'arraggiamento e la melodia senza entrare nel merito dei testi. Ogni Album dei DM ha una propria percurialità, questo è sobrio e ben fatto,non è lasciato nulla al caso ed è poco commerciale,a parte precius che è stata impacchettata ad hoc come solo i DM sanno fare,le altre tracce sono indubbiamente pregne di esperienza e portano l'imrponta genetica che li contraddistigue,se devo confrontarlo con gli altri album è un incrocio tra le sonorità cupe e digitali di violator e black celebration, con una grinta strumentale che contraddistingueva the songs faith of devotion. Le sonorità rockeggianti finalmente sono terminate,influenza questa introdotta da Alan wilder e che con se le ha portate via,quest'ultimo indubbiamente manca al gruppo non tanto per la bravura nel suonare gli strumenti ma per gli arrangiamenti e l'apporto intellettuale. Dave Ghaan ha evidentemente una maturità che si nota nella voce e nel modo di cantare, lo stesso vale per gore, fletche credo non sia cambiato e che sia la colonna intellettuale del gruppo. PTA é indubbiamente uno dei migliori album in commercio tra i gruppi della loro esperienza nessuno,a parte i rolling stones e gli u2,è riuscito a piazzare le prime due tracce in tutte le classifiche mondiali e arrivare ai primi posti con il singolo di esordio basti guardare gruppi come simple minds,simlpy red, new order, duran duran ecc. La carriera dei DM è paragonabile ai queen e i rolling stones, sono capaci di regalare bellissimi momenti a più generazioni. Speravo in una loro turnee negli stadi per consentire a tutti molti fans di vederli,evidentemente snobbano l'italia. Consiglio a tutti i neofiti di acquistarlo con l'augurio di iniziare a conoscerli e ascoltare gli album precedenti che sono strepitosi,lasciate per ultimo exiter.

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    Mauro68

    01/01/2006 15.23.36

    Probabilmente si stanno un po' sopravvalutando questi ultimi lavori dei seppur grandissimi Depeche Mode. Sicuramente perchè ad oggi, coi tempi che corrono, in giro c'è gran poco di meglio. Questo è certamente un bell'album, migliore di sicuro di Exciter (e ci voleva poco, francamente), ma peggiore di Ultra. E nel complesso questi ultimi tre lavori sono cadauno inferiori a uno qualsiasi dei precedenti. Sarà perchè manca Alan Wilder (ne sono più che convinto), sarà il tempo che passa, sarà la vena creativa che si è affievolita, ma ormai il meglio è inesorabilmente passato. Albums come Violator, Music For The Masses (il mio favorito), Some Great Reward, Songs Of Faith And Devotion sono e saranno irripetibili. Resta comunque il fatto che Playing The Angel è più che godibile, ha canzoni molto carine al suo interno, come Precious, Lilian, Nothing's Impossible, A Pain That I'm Used to, ma nulla più. Se questo fosse stato un album d'esordio di una qualsiasi band si sarebbe detto "Però, sono bravini questi qua..." Il fatto è che i Depeche Mode sono e sono stati grandissimi, e ci hanno abituato a ben altro. Ad ogni modo tirando le somme, e tenendo conto del panorama musicale attuale, dopo aver ascoltato (più volte) Playing The Angel si deve dire nonostante tutto: lunga vita ai Depeche Mode.

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    daniela

    31/12/2005 23.18.31

    Ciao,ho 36 anni e praticamente dal lontano 1981 sono un' accanita fan dei mitici Depeche Mode. Effettivamente al primo ascolto il nuovo album mi ha lasciato perplessa ... il sound è totalmente cambiato ... ma ora(dopo averlo ascoltato piu' volte) mi piace moltissimo e tanto di cappello a Dave & co. per il "rischioso" cambiamento... bravi anzi bravissimi ... d' altronde 25 anni di esperienza voglion ben dire qualcosa !!!

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    diego

    18/12/2005 16.40.55

    penso che l'analisi di Carlo, sia ineccepibile. la pensiamo allo stesso modo forsde perchè anche io sono coetaneo dei depeche e ho vissuto tutte le fasi della loro vita, e soprattutto sono daccordissimo qiando dice che la perdita di Alan è stata molto deleteria, prima i Depeche Mode correvano , adesso camminano, Alan non è solo un tastierista ma un polistrumentista che ha la capacità di aggiungere quelli arrangiamenti che aggiungono come dire il tocco magico, l'alchimia della loro musica nasceva dalle trovate di Martin, dalla voce di Dave e gli arrangiamenti di Alan oltre alla partecipazione di Daniel Miller, adesso volgiono fare tutto Martin e Dave e si sente il lavoro casereccio o cmq la puzza del gia sentito...perciò cari neofiti dei Depeche Mode ascoltate bene i vecchi album e i vecchi cari maxi singles e soprattutto speriamo tutti in un pronto ritorno di Alan Wilder

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    Valeria

    17/11/2005 11.22.09

    L'album è E C C E L L E N T E !! Il primo album in assoluto che mi dà la soddisfazione più totale (intendo gli album degli altri gruppi anche)... Straordinario! Hanno fatto un bellissimo lavoro! Anzi, gli darei più del voto previsto... GRANDI i Depeche Mode!

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    BM

    05/11/2005 19.35.30

    Questo album è straordinario, come del resto lo sono i precedenti, lo consiglio vivamente a tutti coloro che sanno apprezzare il genere di musica che da sempre ha contraddistinto i DM. Certo non sono solo loro i pionieri del'Elettro Pop, genere musicale non per tutti orecchiabile e forse troppo futuristico per quegl'anni, gli anni 80, ma sicuramente sono gli unici tra essi, ad essere sopravvissuti ottimamente ad un mondo spietato, quello musicale s'intende, ed in 25 anni di onorata carriera hanno saputo adeguare la propria musica, il proprio stile, con il tempo e le mode, meritando il successo che possono vantare, mentre quasi tutti i diretti rivali d'allora manco più esistono musicalmente. Molti nostalgici degl'anni 80, criticano un po'questo loro cambiamento, forse perchè il ritmo ed il saund non è stato più quello di prima, "per fortuna", scusate, la mia esternazione, ma secondo me in questi 15 anni, i D.M. non hanno fatto altro che migliorare e perfezionare la propria musica. Brani come "Stripped, Enjoy The Silence, I Feel You, Personal Jesus, Useless" sono solo alcuni dei grandi successi sfornati dal gruppo in questi anni, e se dopo aver ascoltato uno di questi brani, mi metto a riascoltare qualsiasi vecchia loro hit risalente agli anni 80, pur adorandole tutte, mi sembrano canzonette. Non vi dico dopo aver ascoltato l'album in questione "Playing The Angel", la maturità musicale raggiunta dal gruppo si sente eccome se si sente. Il conisglio che posso darvi è questo: Compratelo, ascoltatelo una prima volta, una seconda volta, una terza volta e non potrete fare altro che alzare sempre più il volume. D.M. siete grandi!!!

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    Carlo

    05/11/2005 15.45.03

    Io sono un vecchio fan dei Depeche, essendo loro coetaneo, per cui li ho ascoltati da quando sono nati nel 1980 e sono cresciuto con loro. La prima volta che ho ascoltato l'LP ho avuto la stessa reazione di tanti: un fastidio all'orecchio.. Canzoni non facili e che diventano orecchiabili solo dopo varie volte che si ascoltano. Sono rimasto un po' deluso, perchè in base alle recensioni che hanno anticipato l'uscita di PTA, mi aspettavo un disco molto più melodico, con sonorità elettroniche più d'atmosfera e cupe e non così analogiche. Alcune mi sembrano un po delle canzonette anni '80, ma in una versione più brutta e meno dignitosa, a parte la sublime Precious, pura essenza "DM". Le canzoni cantate da Martin non mi sembrano particolarmente emozionanti o vibranti; siamo ben lontani da It doesn't matter, World full of Nothing, A question of lust, The things you said, One caress o Home....sono tuttavia un po' meglio di Comatose e Breath (una vera schifezza). Devo dire che da quando Martin si è messo a fare "l'etero" (si è sposato e ha deciso di fare figli) ha perso tantissimo in creatività e ispirazione (come dimostra l'LP Exciter). Ora che sta affrontando il divorzio forse si riprenderà; già PTA rappresenta la "risalita" rispetto al fondo che ha toccato con Exciter. Bravo anche Dave: molto bella è Nothing's impossible, la canzone più dark anni '80 dell'LP. "The darkest star" non mi sembra un capolavoro come descritto.....anche in questo caso siamo ben lontani da "Waiting for the night" o "Black celebration". La peggiore canzone dell'LP è senza dubbio "John the revelator": priva di melodia e se la si ascolta bene è una brutta copia di "Pleasure little treasure"... A questo punto spero sempre nel prossimo LP. La mancanza di Alan Wilder si sente eccome, una grande perdita per il gruppo. Se ci fosse stato ancora lui, PTA sarebbe stato un LP sublime. Auguriamoci che decidano di riunirsi e che al prossimo LP partecipi anche lui! E speriamo che Martin riprenda a suonare ancora le tastiere anzichè solo la chitarra!

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    alegia

    04/11/2005 22.58.32

    Anch'io ascolto i DM da quando hanno esordito con Speak & Spell e davvero i ragazzi ne hanno fatta di strada ... Ogni volta vengono dati per spacciati ed intanto sono 25 anni che scrivono musica e nel frattempo I Duran Duran , gli Spandau , gli Human League , gli Erasure dell'ex DM Vince Clark sono spariti , resistono i New Order ma sono infinitamente meno produttivi. I DM invece eccoli qui, più incisivi che mai , sempre pronti a rinnovarsi, a ricacciarci in atmosfere inimitabili. I credits di Dave Gaham sono quasi all'altezza di quelli di M.L.Gore, soprattutto Nothing's impossible , a me piace molto.. Molto buone anche A pain that I am used too, Suffer well and Lilian . Non assegno il massimo del punteggio solo perchè i DM ci hanno abituato troppo bene con album come Some Great Reward, Violator e Ultra.

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    Carboni

    29/10/2005 13.08.29

    Questo è il primo album che ascolto del gruppo quindi non posso proprio fare paragoni con i dischi precedenti. Però posso parlare di questo. È un grande ritorno. Tanto da essermi spinto a comprarlo. È un album ispirato e maturo. In alcuni momenti sembra di sentire qualche suono alla Massive Attack. L’album dal punto di vista sonoro, esprime la bellezza del nero. È un album a tinte forti, serio e scuro. Il primo ascolto stordisce un po’. Basti sentire l’inizio della prima traccia “a pain that i’m used to”, una specie di sirena dall’incèdere fastidioso che viene poi bilanciata e spenta dal tipico suono alla Depeche. Fantastica. Ancora più bella la seconda canzone “john the revelator”. Forse una delle più belle dell’album insieme a “suffer well”, “precious” e “lilian”. È da comprare.

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