Le poche cose certe - Valentina Farinaccio - copertina

Le poche cose certe

Valentina Farinaccio

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Editore: Mondadori
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 27 marzo 2018
Pagine: 150 p., Rilegato
  • EAN: 9788804687368
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Finalista Premio Letterario nazionale Chianti 32ma edizione.
Dopo lo straordinario esordio di La strada del ritorno è sempre più corta, Valentina Farinaccio ci racconta con una voce unica, che cresce fino a farsi poesia, una storia tanto incantata quanto feroce di attese e incontri mancati, di errori e di redenzione.

"Arturo si era convinto di potere una vita speciale, ma poi non muoveva passi, verso l'ignoto, per paura di una vita vera. Il risultato era una vita fasulla, come quella delle formiche inoperose."

È da dieci anni che Arturo non sale su un tram. L'ultima volta che lo ha fatto era un giovane attore di belle speranze e andava a incontrare una ragazza perfetta e misteriosa, con il nome di un'isola, quella leggendaria di Platone: Atlantide. Ma il destino cancella il loro appuntamento e, da lì in poi, niente andrà come doveva andare. Oggi Arturo è un quarantenne tormentato da mille paure. Mentre attorno tutto si muove, lui resta fermo, immobile, come un divano rimasto con la plastica addosso in quelle stanze in cui non si entra per paura di sporcare. Quando sale sul tram 14, che da Porta Maggiore scandisce piano tutta la Prenestina, ha un cappellino in testa per nascondere i pensieri scomodi e nella pancia il peso rumoroso dei rimpianti. E mentre i binari scorrono lenti, in una Roma che si risveglia dall'inverno, e la gente sale e scende, ognuno con la sua storia complicata appesa al braccio come una ventiquattrore, Arturo, che nella sua vita sbagliata ha sempre aspettato troppo, fa i conti con il passato, cercando il coraggio di prenotare la sua fermata. Perché nel posto in cui sta andando c'è forse l'ultima possibilità di ricominciare daccapo, e di prendersi quel futuro bello da cui lui è sempre scappato. Dopo lo straordinario esordio di La strada del ritorno è sempre più corta, Valentina Farinaccio ci racconta con una voce unica, che cresce fino a farsi poesia, una storia tanto incantata quanto feroce di attese e incontri mancati, di errori e di redenzione. Perché dobbiamo correre il rischio di essere felici, anche se tutto da un momento all'altro potrebbe affondare. Perché nulla è certo, nella vita. Solo una cosa: che tra un'isola e l'altra c'è sempre il mare.
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    diario di una book lover

    11/05/2020 18:18:11

    È un romanzo questo da leggere chiusi in una stanza, con la sola compagnia di se stessi. È un romanzo questo che ti fa fare su e giù con la testa, perché non puoi non annuire alle verità che dice. Alle scomode, verità che dice. È un romanzo questo destinato a chi per paura di perdere non prende. Tra le due parole, perso e preso, c'è una differenza tanto lieve di suono quanto è ampia di significato. Nel mezzo ci sono vite passate senza essere vissute. È un romanzo questo destinato a chi non è leggero, a chi non conosce l'assenza di disagio ma tutt'altro, ci deve fare i conti di continuo. E' una storia questa di certo non dinamica ma intima, che ti fa riflettere, ti mette a nudo. Con una prosa pulita ma intensa, Valentina Farinaccio ci porta nella vita di Arturo, che è un po' anche la nostra, in un percorso sofferto di crescita. “Arturo era un divano rimasto con la plastica addosso, messo in quelle stanze in cui non si entra per paura di sporcare, e di rovinare. Che certe vite, poi, invecchiano così: senza mai essere state usate”. Di questa autrice ho già letto l'opera prima “La strada del ritorno è sempre più corta”, che pure mi piacque tantissimo e che vi consiglio ugualmente. La Farinaccio va tenuta d’occhio! Parola di #booklover 😉

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    Towandaaa

    21/10/2019 14:58:07

    Il primo romanzo (“La strada del ritorno è sempre più corta”) mi era piaciuto molto, lo avevo trovato originale e fresco, sia nella trama che nel linguaggio. Questo invece, ad eccezione di alcuni passi che mi hanno colpita positivamente e mi hanno fatto riconoscere la scrittrice che ricordavo dal precedente, dal punto di vista dello stile, mi è sembrato un po’ troppo carico: di frasi a effetto “cercate” e non spontanee, di ritmo sincopato. Fino a un certo punto ciò può apparire funzionale a un romanzo che si snoda a capitoli alternati, molto brevi, tra un passato recente che ci racconta il fatto scatenante del blocco che ha colpito il protagonista e un presente che lo vede nel tentativo di ricostruire e superare il tutto. Ma il limite che secondo il mio personalissimo gusto sarebbe stato adeguato è stato superato più volte. Ho percepito questa sensazione, senza riuscire a darle un nome, per tutto l’arco della lettura; quando poi alla fine ho letto i ringraziamenti ho capito: la sua prosa si è troppo “gamberalizzata”. E già trovo che spesso la Gamberale esageri….. figuriamoci cosa penso di chi sembra volerla imitare ! Molto belli alcuni quadretti su personaggi minori, se non pure e semplici comparse, di cui la scrittrice, servendosi del tramite dei pensieri del protagonista, ricostruisce vita e abitudini con poche e dense osservazioni (come quello della signora con il carrellino della spesa). Mi è piaciuto pure l’explicit. Ma ritengo che sarebbe sempre meglio non abusare di frasi che colpiscono solo in prima o seconda battuta, mentre dalla terza in poi finiscono solo per appesantire e per dare l’idea di un vuoto che non si è stati capaci di riempire altrimenti. Un esempio ? Eccolo: “Chi gli resisteva accanto sperava che a un certo punto, poi. E in effetti a un certo punto, poi."

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    Cris

    27/05/2019 15:35:33

    Normalmente si dice 'divorato', io posso dire 'letto tutto d'un fiato', quasi in apnea, per non perdere il filo dei discorsi di e su Arturo, per accompagnarlo nel suo viaggio alla ricerca del perché di tutto, anche per vedere come va a finire... Per poi scoprire che la fine può essere un inizio con '... le gambe flaccide di paura. Ed è una paura bella..'. Davvero un bel libro, scritto con la prosa incalzante dei pensieri, dei dubbi, delle elucubrazioni, delle paure, del vorrei ma non posso, del potrei ma non voglio del protagonista che per paura di una vita vera si trova a vivere ' una vita fasulla come quella delle formiche inoperose'.

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    Chiara

    07/03/2019 15:37:21

    Arturo, un protagonista un po' sgangherato, ripercorre la sua vita fatta di tanti fallimenti, ma non si perde d'animo e trova la strada per risollevarsi e prendersi la sua rivincita. Se volete una lettura non impegnativa ma che catapulti nella Roma fatta di vittorie e sconfitte avete trovato il libro giusto, una narrazione fresca e dinamica per una giovane autrice.

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    Rossella

    13/08/2018 11:00:33

    Ho preso questo libro perchè , della stessa autrice , mi era molto piaciuto "La strada del ritorno...." , ma debbo dire che ne sono uscita particolarmente delusa . Una storia sospesa , senza capo nè coda , di cui non si coglie il senso. Alla fine mi è sembrato un puro esercizio di scrittura intellettule , in cui si fà molta fatica a raccappezzarsi. Come nella testa di Arturo i cui pensieri sono vaghi , confusi , non finiti . Un libro che personalmente ho trovato noioso .

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    Valentina

    02/07/2018 09:42:34

    È la storia dolorosa di un uomo e della sua rinascita. Una storia che si muove su due binari, quello dell'andata (passato) e quello del ritorno (presente). Una storia straordinaria e terapeutica che invita tutti a rischiare piuttosto che a stare fermi, perché la vita non è mai facile ma bisogna sempre correre il rischio di essere felici, anche quando tutto sembra finito. Da tenere sempre a portata di mano.

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    Benny B

    12/06/2018 17:37:07

    C'è del talento qui. Ho superato il pregiudizio e letto questo libro di cui non conoscevo l'autrice, che non avrei mai comprato e che mi è stato regalato. E ho scoperto una cosa bella. Una storia molto ben costruita, sui binari di andata e ritorno di un tram e con un paio di fermate fondamentali, e molto, molto ben scritta, che cattura e convince. Non solo per lo stile asciutto, tagliente, fatto di periodi brevi e abbondante punteggiatura che, insieme, ne determinano il ritmo veloce e magnetico, ma perchè qualcosa di misterioso, di sofferto, di ruvido, di angosciante traspare dalle pagine e tocca corde strane. Interessante.

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  • Valentina Farinaccio Cover

    Valentina Farinaccio è giornalista e critico musicale. Lavora per Auditorium TV, la web tv dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, e collabora con "Il Venerdì di Repubblica". È autrice diversi libri: La sindrome di Bollani (2009), di Yesterday. Storia di una canzone (2015), La strada del ritorno è sempre più corta (2016), Le poche cose certe (2018), Quel giorno (2019). Approfondisci
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