Curatore: L. Viganò
Editore: Mondadori
Collana: Oscar Ink
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
Pagine: 250 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788804679226

25° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Fumetti e graphic novels - Narrativa a fumetti

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:

€ 17,00

€ 20,00

Risparmi € 3,00 (15%)

Venduto e spedito da IBS

17 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Teddy

    26/10/2017 14:43:45

    La lunga prefazione e presentazione, pur togliendo immediatezza alla lettura dell’opera, è però fondamentale per capirne tanti aspetti che, se ci si buttasse subito sul ‘fumetto’, si perderebbero per strada. Non è un Dylan Dog: qui si tratta di un noto pittore e di uno dei più grandi scrittori italiani del novecento. Ogni tavola è un quadro, ogni testo è stato passato e ripassato cento volte al setaccio. Quasi cinquant'anni (era il 1969) sono passati dalla pubblicazione di questa opera, e oggi se ne può apprezzare appieno l’enorme innovazione: l’oniricità alla Fellini, la grafica Pop Art, gli omaggi a Dalì, l’erotismo quasi scandaloso per quei tempi. Il tutto condito dalla sensazione di disagio tipica delle opere dell’autore de “Il deserto dei Tartari”.

  • User Icon

    Loris

    31/08/2017 17:18:04

    Il breve saggio che accompagna il poema vero e proprio inquadra in modo efficace il contesto storico, la genesi creativa e le vicissitudini editoriali cui il libro andò incontro. Nella mia percezione, la parte grafica è quella che meglio resiste allo scorrere del tempo. In ogni tavola si possono trovare citazioni e influenze legate alla pittura, alla fotografia e al cinema, solo parzialmente esplicitate dalla breve nota iniziale di Buzzati, Le parole che integrano le immagini non sempre sono altrettanto suggestive: il lirismo a tratti è forzato e la rilettura del mito di Orfeo si fa didascalica nella rappresentazione della morte che dà vitalità e senso all’esistenza.

Scrivi una recensione


Poema a fumetti
è la rivisitazione del mito della discesa nell’Ade di Orfeo alla ricerca di Euridice, trasformato da Guido Buzzati in una storia ambientata nel mondo (pur sempre onirico) contemporaneo. Questa è la semplice premessa di un capolavoro assoluto della graphic novel italiana e mondiale. Un libro precursore dei tempi eppure fortemente radicato nella cultura dell’epoca (la prima pubblicazione risale al 1969), con una gestazione piuttosto lunga e una storia editoriale travagliata. Ricco di riferimenti artistici e letterari e allo stesso tempo di innovazioni che lasceranno un forte segno nel mondo del fumetto, un libro che creò scandalo ed imbarazzo non appena uscì in libreria.


Ma partiamo con ordine: la storia prende spunto dal mito di Orfeo ed Euridice. I protagonisti sono trasformati da Buzzati in chiave moderna e diventano Orfi - cantautore di cui tutte le ragazze si innamorano -  ed Eura -  l’unica ragazza che il protagonista desidera. Orfi è costretto a seguire la sua metà nell’aldilà così come Orfeo aveva ricercato Euridice nelle profondità dell’Ade, e, come Orfeo, anche il nostro protagonista perderà la sua amata alla fine del viaggio.

La storia è però solo un pretesto per mettere in scena uno dei temi più cari del Buzzati scrittore: l’importanza della morte, atta ad assaporare a pieno la vita. Questo pensiero si manifesta negli splendidi disegni che immortalano il cantautore suonare le bellezze della vita, che, per chi non ha più morte da desiderare, sono solo sogni lontani e irraggiungibili. È come se Buzzati ci dicesse che tutto ciò che apprezziamo lo apprezziamo solo perché abbiamo la coscienza di dover morire. Come non dargli ragione.

E a un tratto la vede. Orfi, Orfi… Dio mio cos’è successo?
Sono qui, sono venuto a prenderti.
A prendermi? Ma se tu sei arrivato qui, vuol dire che anche tu…
No, non sono morto. Sono venuto a prenderti.

Le tavole sono zeppe di riferimenti artistici contemporanei e non, in un continuo gioco di rimandi nel quale, volendo, ci si può perdere all’infinito. Richiami a Salvador Dalì o a Federico Fellini, ad Achille Beltrami o a Caspar David Friedrich; tavole ricopiate da giornaletti erotici (uno dei motivi per cui il libro fece scandalo), o dai giornali di gossip; accenni all’arte pop, ai dischi dei Beatles e allo stesso tempo vedute metafisiche. L’approccio di Buzzati è vergine, in senso puro: si riconosce la sincerità nella composizione delle tavole, negli accostamenti dei colori e nella complessità delle citazioni.

Il tratto si fa a volte morbido e a volte duro, a volte quieto e a volte “schizofrenico”. Si passa da rappresentazioni dalla forte carica erotica a paesaggi funerei, da tavole impressioniste a tavole cubiste. Ci sarebbe da perdersi all'infinito in questo inchiostro di pagine.

Recensione di Eros Colombo

 


LEGGI QUI la recensione di Oreste Del Buono pubblicata sul numero di Linus di Dicembre 1969.