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Paul Celan

Editore: Mondadori
Collana: I Meridiani
Anno edizione: 1997
Pagine:
  • EAN: 9788804422594

recensione di Carpi, A.M., L'Indice 1998, n. 6

Paul Celan - di cui per la cura del nostro maggior celaniano escono ora tutte le poesie, circa seicento fra edite in vita e postume - è un mistico della disintegrazione, che vede l'esistenza come un irreparabile esilio, il mondo come in un'eclissi permanente, e nella poesia un "fenomeno sublunare, terrestre, creaturale" aperto al tempo, ma a un tempo altro in cui "presto è / oggi, per sempre" e non si può ragionare di passato, presente, futuro. Anche lo spazio è altro da quello usuale: è smisurato e sparso di frammenti umani - occhi, bocche, palpebre, mani - e di preumani e postumani ghiacciai, polveri, eruzioni e implosioni, con un doppio sfondo, l'inenarrabile orrore del genocidio ebraico e un remoto elisio di tombe d'aria dove le vittime si ricoverano nell'attesa di un possibile-impossibile manifestarsi del divino: libere di respirare ma pur sempre dentro una semioscurità, perché luce è dopotutto soltanto il "senso della luce" che l'anima reca in sé.
Non meravigliano perciò l'ossessivo ricorrere dei sintagmi al vocativo, gli sconfinamenti nella litania, nella dolente profezia, la violenta dinamica fra "spes" e "desperatio salutis" e lo statuto corale da salmo biblico. Il che significa che l'io celaniano non è l'io lirico moderno bensì solo la voce di un noi accorato, estatico e in cammino. In una delle sue pochissime prose, il discorso di Darmstadt del 1960, Celan sosteneva che la realtà non è data, che la realtà vuol essere cercata: in un "parlare con le strade senza sbocco / del vis-à-vis", come suona una delle poesie postume, con un di fronte da cui è "espatriato" il significato, e "questo / pane masticare, con / denti di scrittura". La contraddizione interna a questo "vis-à-vis" è che non si vede: "Una volta / m'accadde di udirlo, / lavava il mondo, / non visto, per tutta la notte, / inconfutabile. // Uno ed Infinito / annichilito, / ichilire. // E fu luce. Salvezza".
La poesia di Celan dichiara di voler essere dialogica ma - restando oscuro l'altro da sé e muto il tu appassionatamente inseguito - si addensa in se stessa e diventa, specie negli ultimi anni, una congestione di frammenti e particelle ipersignificanti penetrabile solo a sprazzi.
Chi leggesse Celan senza sapere di questa sua antimoderna fede nella relazione lingua-cose, avrebbe ragione di scorgere nella sua poesia la "condition verbale" di Valéry, la scuola di Mallarmé che disorganizza la frase perché propugna la non esistenza di una realtà. Ci vedrebbe insomma l'operazione di un io-mago artistico, egocentrico, monologante. E in Celan, difatti, l'assedio del mistico intorno all'inesprimibile e la ricerca ebraica intorno alla reale sostanza dei nomi incrocia i percorsi della" poésie pure". Incrocio fecondo e cercato, come dimostra già la traduzione celaniana della "Jeunce parque" di Valéry (su cui è apparso di recente uno studio di Camilla Miglio, "Celan e Valéry. Poesia, traduzione di una distanza", Edizioni Scientifiche Italia-ne, 1997). Ma la differenza è grande.
L'edizione di Giuseppe Bevilacqua ha il merito incommensurabile di portare al lettore italiano, in tutta concretezza, un poeta fra i massimi del Novecento tedesco. Poeta che non ha perciò alcun bisogno di essere sopravvalutato, come invece gli accade nel generale culto idolatra dello scrittore proprio di questa fine secolo e per una sorta di doppia tabuizzazione: tabuizzazione della difficoltà dei suoi testi - difficile uguale sublime - e della tragedia ebraica che Celan porta su di sé. Il plauso e la smania di commentarlo sarebbero forse meno unanimi se si prendesse sul serio, con concretezza, la sostanza del poeta: il suo inesausto proclamare vero un assurdo, un indimostrabile che non lenisce la ferita di vivere ma addirittura l'allarga, è in sé difatti abbastanza estraneo allo spirito del tempo.
Le centoventi pagine della prefazione di Bevilacqua attraversano il continente della poesia celaniana, sottolineando la concatenazione a embrice o a fuga fra i diversi cicli, spiegando via via i testi chiave con ricche note ai testi e confrontandoli con le scarse dichiarazioni di poetica di questo lirico alieno come pochi dal teorizzare. Di pari passo, con ricchezza e sicurezza di dati, Bevilacqua ricostruisce di Celan la biografia (anche attraverso una ricca cronologia curata da Mario Specchio), e addirittura il volto, la presenza fisica: Bevilacqua ha difatti conosciuto il poeta di persona e a più riprese rileva, in modo del tutto inconvenzionale, ciò che lega certi suoi testi, insospettabili per così dire di realtà, a ben precisi eventi privati. Rileva, se non erro, anche una relazione sotterranea fra la straordinaria gaiezza e socievolezza del giovane Celan e quel non potersi più, alla fine, conciliare coi viventi che lo porterà al suicidio nella Senna, e come dall'esperienza dell'eros, che la critica aveva finora lasciato in ombra, al viaggio d'angoscia e nostalgia verso i morti della propria stirpe fino all'estinguersi del progetto poetico, il percorso sia uno.
Bevilacqua analizza anche il tormentato rapporto dell'ebreo bucovino con l'amata-odiata lingua tedesca, il suo approccio alla problematica mallarmeana, il suo legame con Mandel's?tam - il poeta russo ed ebreo vittima delle purghe staliniane nel quale Celan scorgeva un fratello nel "camminare a fianco dell'Irrefutabile e del Vero", la complessa amicizia con Nelly Sachs, lo sfortunato viaggio a Gerusalemme nel '69, in una realtà ebraica che non aveva nulla a che fare con gli spettri del suo desiderio.
Tradurre Celan è, come si può immaginare, un'impresa al limite dell'impossibile, e non perché io creda a priori che la poesia sia intraducibile. Difficile è però andar dietro alla capacità di condensazione semantica del tedesco, già sfruttata dalla letteratura mistica fra Duecento e Trecento, che Celan non ignorava (vedi ad esempio il citato annichilito-ichilire, dall'uso medievale di "icht", "qualcosa", e "nicht," "nulla"), e in particolare alla dinamica dei prefissi e agli abbaglianti cortocircuiti dei composti: l'italiano è giocoforza li diluisca o con l'impiego di più termini o con le preposizioni. Ma la traduzione risolve tutto questo in modo eccellente, a un alto livello formale. È semmai là dove Celan si fa a un tratto piano e quasi comune che Bevilacqua è a tratti un po' più letterario dell'originale.


LA VITA E I LIBRI

1920 Nasce a Czernowitz nella Bucovina rumena (Cernovcy nell'attuale Ucraina) da Leo Antschel-Teitler e Friederike Schrager, ebrei ortodossi di lingua tedesca seguaci del chassidismo e del sionismo.
1927-30 Frequenta la scuola ebraica Ssafa-Iwrija.
1930 Si iscrive al ginnasio presso il Liceul ortodox de Ba?eti.
1933 Diventa "bar mizwà", entrando così nella legge ebraica.
1936 Si unisce a un'associazione studentesca antifascista.
1938 Supera l'esame di maturità. Si iscrive all'Ecole Préparatoire de Médecine di Tours, in Francia.
1939 Fa un viaggio a Londra. Torna a Czernowitz per le vacanze estive. In seguito all'annessione della Bucovina all'Urss, gli è impossibile fare ritorno in Francia; si iscrive allora alla Facoltà di lettere dell'università di Czernowitz.
1940 Conosce Ruth Lackner.
1941 In seguito all'invasione tedesca, è costretto a trasferirsi nel ghetto costruito su ordine degli occupanti.
1942 Viene arruolato in un battaglione di ebrei impegnati nella costruzione di un lager a Ta?ba?ra?sti. Riceve la notizia della morte dei genitori, deportati nel lager di Michailovka.
1944 Torna a Czernowitz, che in aprile è riconquistata dai sovietici.
1945 Si trasferisce a Bucarest, dove lavora come traduttore dal russo presso la casa editrice Cartea Rusa?.
1947 Pubblica tre poesie sulla rivista "Agora" con il nome di Paul Celan. Passa illegalmente la frontiera con l'Ungheria e, il 17 dicembre, giunge a Vienna, dove conosce Ingeborg Bachmann.
1948 Si trasferisce a Parigi.
1949 Si iscrive all'Ecole Normale Supérieure, dove studia filologia e germanistica.
1952 Si reca per la prima volta in Germania, invitato a Niendorf dal Gruppo 47. Pubblica "Mohn und Gedächtnis "("Papavero e memoria"). Sposa Gisèle de Lestrange.
1953 Ha un figlio, François, che vive solo qualche ora.
1954 Traduce Cioran e Picasso. Inizia una relazione epistolare con Nelly Sachs.
1955 Ottiene la cittadinanza francese. Ha un altro figlio, Eric. Pubblica "Von Schwelle zu Schwelle" ("Di soglia in soglia").
1956 Traduce Simenon, Pessoa e il
commento di Jean Cayrol al film di Alain Resnais "Nuit et brouillard".
1957 Collabora alla rivista romana "Botteghe oscure".
1958 Riceve il premio Città di Brema. Traduce Blok, Rimbaud, Esenin, Mandel's?tam.
1959 Inizia a lavorare come lettore di Lingua e letteratura tedesca all'Ecole Normale Supérieure. Pubblica "Sprachgitter" ("Grata di parole"). Traduce Apollinaire, René Char, Valéry.
1960 Viene accusato da Claire Goll di plagio e di impostura. Riceve il premio Büchner.
1961 Traduce Emily Dickinson.
1963 Pubblica "Die Niemandsrose" ("La rosa di nessuno").
1967 Tiene una lettura a Friburgo, dove incontra Heidegger. Pubblica "Atemwende" ("Svolta del respiro"). Traduce Shakespeare.
1968 Pubblica "Fadensonnen "("Filamenti di sole"). Entra nel comitato di redazione di "L'Ephémère". Traduce André de Bouchet, Jules Supervielle, Ungaretti.
1969 Fa un viaggio in Israele.
1970 Si suicida gettandosi nelle acque della Senna dal ponte Mirabeau. Esce, postumo, "Lichtzwang" ("Luce coatta").
Eros – Nostos – Thanatos: la parabola di Paul Celan. Cronologia. Mohn und Gedächtnis - Papavero e memoria. Von Schwelle zu Schwelle - Di soglia in soglia. Sprachgitter - Grata di parole. Die Niemandsrose - La rosa di nessuno. Atemwende - Svolta del respiro. Fadensonnen - Filamenti di sole. Lichtzwang - Luce coatta. Schneepart - Parte di neve. Zeitgehöft - Dimora del tempo. Note. Bibliografia. Indici

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  • User Icon

    gab

    10/11/2014 17.03.42

    Genio del '900. Oscuro, sublime, ermetico ma non troppo, spontaneo, mai forzato, il suo percorso si evolve, non rimane fermo a se stesso. Talento puro. Le ultime raccolte vanno via via spegnendosi parallelamente alla sua vita. Per essere ai livelli dei grandissimi di sempre (tipo Dante, Shakespeare, Petrarca...) gli manca l'ironia (di cui è totalmente privo) e un pizzico di musicalità (che abbandona dopo la prima raccolta Papaveri e memoria a favore dei concetti e delle immagini).

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    Borromini

    06/10/2014 22.37.58

    LA Poesia.

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    Antonio D'Agostino

    08/12/2010 18.05.27

    Spegnete per un mese la Tv e "accendete" la vostra anima con la poesia di questo grande poeta del tragico "secolo breve"!

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    àlia

    29/07/2010 12.34.30

    Paul Celan è IL poeta. la complessità del suo ermetismo è qualcosa di emozionante nonché arricchente. una grande perdita.

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    Ariel

    08/06/2006 12.13.14

    Risale a qualche anno fa il mio approccio a Celan. Confesso che è' stata una folgorazione, una scoperta ad un tempo sorprendentemente felice e dolorosa. Concordo pienamente con quanto esposto nella recensione di Carpi ne "L'Indice" La poesia di Celan si rivela un continente che fluttua nelle zone umbratili dell'essere umano che, verosimilmente, ha solo il "senso della luce", più spesso, ahimé, quello delle tenebre. E' un continuo canto disperato di chi ha perso irrimediabilmente la speranza di sperarare. Celan, in piena sintonia, con il salmista, ha appeso al salice la sua cetra per muoversi invece nei gravi passaggi di una sinfonia dalle inquietanti risonanze malheriane. I suoi versi, che sovente presentano risvolti inspiegabilmente ascrivibili ad una iconografia cristiana, condensano oscuri richiami al tragico destino del "popolo eletto". Bella e convincente la trduzione di Bevilacqua! Ariel

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