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Rebecca Harding Davis

Curatore: L. Terracina
Editore: Donzelli
Collana: Saggine
Anno edizione: 2011
Pagine: 140 p.
  • EAN: 9788860365866
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Rebecca Harding Davis (1831-1910) è considerata una delle fondatrici del realismo americano ed è stata spesso avvicinata ad autori del naturalismo francese, non solo per lo stile ma anche per i temi trattati. Autrice molto prolifica, denunciò i disagi dello sviluppo industriale e delle minoranze emarginate: operai, neri, immigrati e, come ha ampiamente sottolineato la critica femminista, le donne. Donzelli ci presenta un piccolo libro che raccoglie tre racconti dell'autrice, mirando a presentare al pubblico i temi più rilevanti della sua prosa. Il primo, il più celebre tra i suoi scritti, è Vita nelle ferriere, o la donna di korl (1861) e narra la storia di Hugh Wolfe, un operaio disumanizzato dalla fatica del lavoro in fabbrica e, allo stesso tempo, reso più che mai umano dalle parole empatiche della voce narrante femminile. Wolfe è infatti anche il più "femminile" degli operai (un'accezione positiva e insieme negativa) e, nella terrificante routine della sua vita, ruba gli scarti di metallo della fabbrica (il "korl") per creare una statua di elevato valore simbolico: una donna robusta con le mani al cielo e la bocca aperta in un grido indistinto e soffocato. Oltre all'affascinante e tragica vicenda del personaggio, il racconto ricostruisce vividamente le "oscure sataniche officine" dove si svolge la sua vita/non vita. È un paesaggio infernale e infuocato, e le fornaci sembrano inghiottire tutte le anime che vi si avvicinano. Le immagini più ricorrenti sono quelle del fuoco e del fumo, del soffocamento, dello sporco e della nebbia e, nella loro totalità, ricordano le atmosfere dell'inferno dantesco. Il paragone è rafforzato dal simbolico riferimento a Farinata degli Uberti, la celebre figura del canto X. Il senso di punizione e di colpa è da riferirsi alle pretese artistiche del personaggio, il quale, nella sua femminea sensibilità artistica, sarebbe in grado, come il "profeta" Farinata, di vedere al di là di quel "reale" così meticolosamente descritto dall'autrice. Il rapporto arte/vita, legato invece alle donne, è il fulcro degli altri racconti, Storia di una moglie e Anne. Il primo narra le vicende di un'aspirante artista che rinuncia ai suoi sogni in nome dei vincoli, di nuovo soffocanti, del focolare domestico, alternando ambizioni di libertà intellettuale e senso di dovere. Anne è invece una donna di mezza età che non riesce a superare la crisi dell'invecchiamento e la perdita irrevocabile della giovinezza, dei talenti mai sfruttati e del suo grande amore passato per uno scrittore. Lo stile di Davis, sperimentale nel suo realismo e innovativo per l'epoca, è stato definito "realismo sentimentale" perché, pur nella crudezza delle scene e delle ambientazioni, riesce a toccare corde emotive molto intime e a rivelare i lati più poetici e nascosti dei personaggi.
Federico Sabatini