Il posto dei miracoli

Grace McCleen

Traduttore: N. Gobetti
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2013
Pagine: 293 p., Rilegato
  • EAN: 9788806211035
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Recensioni dei clienti

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    lorena

    17/04/2015 08:43:05

    Eccezionale. Un testo meraviglioso dove situazioni fantastiche e reali si intrecciano creando una rete di eventi ben bilanciata e, secondo me, geniale. La protagonista ti rimane nel cuore, bravissima l'autrice perchè ha evidenziato il carattere di ogni personaggio in modo acuto, mettendo in risalto pregi e difetti, sentimenti positivi e negativi, bontà e malvagità. Anch'io lo consiglio agli insegnanti e a chi lavora con i bambini.

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    Chiara

    04/01/2014 15:26:18

    Davvero bellissimo, forse perchè anch'io condivido l'immagine del mondo e del destino della piccola protagonista. Consigliatissimo a chi ama i bambini e a chi insegna.

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    Antonella

    13/09/2013 19:21:05

    E' stato non facile immergersi in una storia in cui la realtà si mescola a suggestioni fantasiose, a condizionamenti religiosi portati all'eccesso e alle fantasie di una bambina um po' speciale ... ma si viene progressivamente trascinati in una serie di eventi non prevedibili. Brava all'autrice per l'originalità dei contenuti, in cui emerge un probabile vissuto personale.Lo consiglio!

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  C'è molta Bibbia, nel primo romanzo di Grace McCleen, un esordio così fresco e delicato da essere valutato tra i quattro debutti più promettenti del 2012 da "The Sunday Times" e da essersi aggiudicato il Desmond Elliott Prize per la migliore opera prima. Questa Bibbia è l'Antico Testamento (perché i Vangeli sono tutta un'altra storia), dove imperversa un Dio vendicativo e geloso, pronto a punire il suo popolo, se sbaglia, o ad annientarne i nemici. E la pervasività biblica la si intuisce già dalle primissime battute del romanzo, una reinterpretazione di Genesi 1, dove il mito della creazione allude a un mondo artificiale, fatto di materiali di recupero: "In principio c'era una stanza vuota. (…) Dissi: 'Farò dei campi', e li feci con tovagliette, moquette, feltro e velluto a coste marrone". A creare questo magnifico "patchwork" è Judith McPherson, una bambina di dieci anni tirata su a pane e fede, in un ambiente dove è normale uscire di casa con il proprio padre per andare a mietere proseliti porta a porta, contemplare l'Armageddon come probabile futuro prossimo, meditare tutti i giorni sulle Sacre Scritture e giocare con un amico immaginario speciale, il Signore, invitandolo a compiere miracoli e dedicandogli una "Terra dell'Adornamento" (The Land of Decoration è il titolo originale del libro) ispirata alla parola del profeta Ezechiele. Ed è normale che questo ambiente entri in conflitto con tutto quel che gli sta intorno: le prese in giro dei compagni di scuola o la preoccupazione espressa dagli insegnanti. Ma Judith ha dalla sua un'immaginazione scintillante ed è convinta che per affrontare i problemi basti prefigurarne la soluzione. Se Neil, un suo compagno di classe, l'ha minacciata di affogarla nella tazza del gabinetto, basta inscenare una nevicata di fiocchi di cotone nella Terra dell'Adornamento e desiderare che accada, così la scuola non aprirà. E, se poi nevica davvero e la scuola rimane chiusa, allora Judith sa di poter provocare miracoli. Silvia Ceriani

“In principio c’era una stanza vuota, un po’ di spazio, un po’ di luce, un po’ di tempo”. Inizia così Il posto dei miracoli di Grace McCleen.
In questo spazio-tempo vuoto l’io narrante è intento a ripetere il gesto della creazione, e con l’attenzione e la cura certosina di un dio si dedica alla costruzione di un mondo in miniatura in cui i campi sono fatti di velluto e di ritagli di tovagliette, i fiumi di cellophane e stagnola, le abitazioni sono costruite con erba secca e resti di scatole, e così via per gli animali e gli esseri umani. Artefice di questo mondo - lo scopriamo solo più avanti - è Judith McPherson. Judith ha dieci anni ed è una bambina un po’ speciale: è un’alunna talentuosa ma, un po’ a causa della sua spiccata fantasia, un po’ per la sua appartenenza religiosa, è vittima delle ingiurie e dei soprusi dei bulli della classe. Del resto la dimensione familiare in cui è immersa non contempla manifestazioni di affetto, né lascia spazio a sorrisi o battute. Suo padre è un uomo dedito unicamente al lavoro e totalmente assorbito dalla setta di cui è seguace: la fine è ormai prossima e ai Fratelli è affidato il compito di fare proselitismo nel tentativo di salvare il maggior numero di persone possibile. Sua madre invece è morta dopo la sua nascita.
Al senso di colpa per aver in qualche modo causato la morte della madre e l’infelicità del padre, si aggiunge la convinzione, serbata come un segreto nel suo cuore, che quest’ultimo non le voglia bene. Così Judith è felice solo quando, rinchiusa nella solitudine e nell’estensione limitata della sua stanza, può creare cose, dare vita ad un mondo - da lei rinominato la Terra dell’Adornamento - in tutto e per tutto simile a quello reale, ma fatto di resti che nessuno vuole e soggetto unicamente alle sue regole. Qui può dare libero sfogo alla sua fantasia, credere che Dio le abbia concesso il dono di fare miracoli, dialogare con Lui e immaginare di poter davvero determinare il corso degli eventi: lo zucchero spolverato sui tetti della Terra dell’Adornamento non sarà altro che la prefigurazione della neve che l’indomani imbiancherà il paese, poco importa se non sempre tutto va per il meglio, l’importante è avere fede e continuare a sperare.
Grace McCleen racconta la storia di un’infanzia solitaria e contratta, la lotta interiore di una bambina che cerca a tutti i costi un modo per difendersi da una realtà oppressiva e ottusa, fatta di sette, di luoghi comuni, di anaffettività e provincialismo. Da qui la costruzione di un mondo fatto di significazioni altre, di visioni e di rimandi simbolici che, sembra dirci l’autrice, appare l’unica alternativa per sopravvivere in una realtà priva di senso, le cui dinamiche sfuggono alla comprensione immediata di una bambina ipersensibile. Per vivere a pieno la sua autenticità Judith è costretta a crearsi una vita parallela in cui è permesso tutto ciò che è vietato o considerato peccaminoso dagli adulti.
Il posto dei miracoli è un romanzo che lascia il lettore in preda a una sensazione di smarrimento e di incertezza, soprattutto all’inizio, quando la narrazione sembra affidata a una voce fuori campo e procede esclusivamente per immagini. Tuttavia, la vera ragione della vertigine che la storia provoca deriva piuttosto dalla forza pulsante che trasuda dalle pagine del libro e fa presagire dei riferimenti autobiografici, dalla sua densità di senso, come se di fronte ad un concentrato di contenuti il lettore avesse bisogno di un certo tempo per orientarsi e lasciar sedimentare i diversi livelli di profondità della scrittura. Inoltre, lo stile spontaneo e al tempo stesso al limite del visionario, e l’utilizzo di una lingua intrisa di riferimenti biblici, contribuiscono a creare quell’atmosfera sospesa che pervade tutto il racconto e ci trasporta in una dimensione sognante. E dopo aver terminato la lettura si ha come l’impressione di essersi risvegliati da un sonno profondo.