Traduttore: L. Frausin Guarino
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 24 ottobre 2012
Pagine: 176 p.
  • EAN: 9788845927225
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Descrizione
«La mia anima, come una nave nella burrasca, è trascinata verso ignoti abissi»: quando Jean-Luc Daguerne scoprirà dentro di sé «quel desiderio di tenerezza, quel disperato bisogno di amore» che ha sempre negato e represso, saprà anche che non riuscirà mai a soddisfarli. Lui, che per tutta la vita non ha sognato altro se non di «afferrare il mondo a piene mani», soprattutto quello vicino al potere, e che per riuscirci ha messo incinta la figlia di un ricco banchiere, costringendo così il padre a dargliela in moglie; lui, che ha accettato di essere umiliato, di mentire, di adulare, di fare il doppio gioco, che ha inaridito il proprio cuore perché potesse affrontare senza fremere «un mondo di imbroglioni e di sgualdrine»: ebbene, proprio lui si troverà di fronte all’impossibilità di farsi amare dall’unica creatura che abbia amato in vita sua, dall’unica donna nelle cui braccia abbia sentito riemergere in sé, fino a soffocarne, la sua fragilità di bambino. Allora non gli importerà più niente della sua carriera politica, né del successo tanto rabbiosamente cercato. E si chiederà che senso abbia avuto tutto quel lottare ansimante per sottrarsi a un destino di miseria, per intrufolarsi negli ambienti giusti, per avere in mano le carte vincenti. Alla fine, il patto faustiano si rivela una beffa, e il successo che, «da lontano, ha la bellezza del sogno, allorché si trasferisce su un piano di realtà appare sordido e meschino».

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Recensioni dei clienti

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    Patrizia

    06/07/2015 13:48:10

    Anch'io ritengo che si possa affiancare tranquillamente a Maupassant, a Stendhal e ad altri classici soprattutto francesi. Benché il tema non sia affatto nuovo, il romanzo è condotto con una sua proprietà stilistica, che è poi la cifra di quest'autrice e che a me piace molto.

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    AdrianaT.

    21/05/2015 09:07:42

    "Io e te scaraventati dall'amore in una stanza, mentre tutto intorno è pioggia, pioggia, pioggia e Francia"* Se solo avessi i poteri di Maga Magò e non solo vagamente l'immagine corporea, mi reincarnerei in quel corpo - no, non solo in quel corpo - in tutta quella foto, in quell'immortalato, imperituro momento di seta. Mi chiamerei Lisa**, l'immortale, bellissima Lisa che non si alzerà mai. E pensare che arrivata all'ennesima lettura di un libro della Némirovsky, non credevo di esserne di nuovo colpita, e invece sì; ora, pur non amando le donne - soprattutto nude -, sono ipnotizzata anche dalla copertina, scelta da Adelphi, per di più. Direttamente o indirettamente, mi tira sempre fuori cose nuove o mi rimescola quelle vecchie sopite, caoticamente accantonate dentro di me, in profondità, e mi invita a riconsiderarle, a dargli una spolveratina, eliminare il superfluo e riporle ordinatamente a futura, eventuale contemplazione. "La libertà ha valore solo se sospirata, desiderata ardentemente, ma così, offerta in regalo, ha altri nomi: abbandono, solitudine..." "La tragedia della vecchiaia non è che si diventa vecchi, ma che si resta giovani" "Una donna ci voleva così poco ad averla: qualche carezza, un giovane corpo instancabile, un cuore che si negava, non occorreva molto di più..." Musiche e immagini vengono evocate, e suggestioni... bello!, ma il libro è in gran parte tutt'altra cosa: è ambizione, arrivismo, egoismo, accanimento, rancore, invidia, opportunismo, avidità, indifferenza, freddezza, interesse, calcolo, vendetta e la sconfitta dell'amore. Ma l'amore sconfitto ritorna, e si vendica. Paradossalmente sì, l'amore torna e si vendica - come l'avevo atteso io, dalla copertina, dalle prime pagine in poi, continuando a viaggiare per conto mio, nonostante l'arido Jean-Luc, nonostante la tristissima Edith. *Paolo Conte - Parigi, Reveries; **In copertina: Horst P. Horst, 'Lisa sulla seta (mentre si alza)', 1940.

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    niki

    08/09/2013 07:17:15

    C'è la VITA in questo straordinario romanzo di Irene Némirowsky, a cominciare dall'apertura con cui l'autrice ci introduce nel salotto di una famiglia borghese in declino. Il padre sta morendo ed è già in quella dimensione in cui le preoccupazioni terrene perdono d'importanza; la madre cuce trattenendo angosce e desideri come, probabilmente, le hanno insegnato generazioni di donne; i figli più piccoli sono ancora troppo vicini all'infanzia. Jan Luc, il figlio di primo letto, è un giovane uomo desideroso di fuggire alla morte e al degrado che lo circonda. Ha tutto il mondo ai suoi piedi perché è innamorato, e non importa che Edith sia la ricca figlia di un potente banchiere: l'Amore può tutto. Quando la sua illusione viene tradita, la delusione è tanto cocente da portarlo a una scelta estrema: chiedere il cuore e vendicarsi. Spinto dalla passione giovanile che non permette di vedere le sfumature e rende tutto o bianco o nero, prende una strada che condizionerà tutta la sua vita. Con calcolo, nel giro di quattro anni, Jan Luc diventa tutto ciò che 'crede' di voler essere, conosce uomini potenti e si arricchisce ... sprofondando nel vuoto di un'esistenza sterile ed effimera. Finché l'Amore non torna a ghermirlo, inaspettato, sotto forma di una donna anonima e derelitta, con cui Jan Luc si sente in pace. Forse ritrova quella madre persa in tenera età, fatto sta che solo con Marie è totalmente sereno. 'Tu non mi dai la felicità', le dice, 'tu mi dai l'OBLIO'. L'Amore porta fuori dal tempo e dallo spazio; una misera stanza diventa più importante di un palazzo, il calore avvolge tutto solo quando si è con la persona amata. E la vita che Jan Luc si è costruito con volontà, tenacia e sacrificio non ha più valore. In chiusura, quando l'apatia lo ricongiunge al padre, rivede nel fratellastro se stesso ... ma non gli importa più. La scrittura della Némirowsky è 'ricca' e descrittiva. Un romanzo bellissimo ma consigliato solo a un pub

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    cesare

    03/02/2013 16:45:25

    Il giovane e povero Jean Luis cerca il successo ed il potere ad ogni costo tralasciando i sentimenti, ma alla fine la mancanza d'amore e la solitudine prevarranno sulla sua vita ed in maniera tragica. Ottima lettura, scritto nel 1935.

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    N.P.

    06/01/2013 20:51:00

    Trama avvincente, narrazione travolgente che cattura il lettore e non lo lascia più sino alla fine. Lo stile è molto ricco ed articolato ma nonostante ciò la lettura resta molto scorrevole: solo un grande talento può riuscire in questo. Il "tema" affrontato non è nuovo nella letteratura, specialmente in quella francese: Flaubert (L'educazione sentimentale), Maupassant (Bel Ami), Stendhal (Il rosso e il nero) hanno scritto i loro romanzi. Irène Némirovsky ha realizzato il suo che non è una revisione dei precedenti, ma si colloca al loro fianco, con grande naturalezza e merito.

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    Antonella

    18/12/2012 11:35:13

    Di Irene Nemirovsky ho letto tutto quanto ad oggi tradotto in italiano. Ho trovato tutti i suoi libri molto affascinanti, vividi, veraci e me ne sono sempre fatta conquistare. "La preda" mi ha preso il cuore e a tratti commossa, l'ho letta con calma, rileggendone i passaggi chiave. Quanto odio, quanta ambizione, quanto amore sono sprecati in una vita che sembra lunga soltanto prima che sia trascorsa. Quanta grettezza vi è nelle persone, quanta finzione nei ruoli, quanto intricato il gioco delle parti che inscena la vita pubblica di troppi personaggi. L'unico istate che lascia traccia in una vita segnata dall'indifferenza è quel fianco scarno, quel volto disperato, quel cappotto, Marie!: una donna emblema della sopravvivenza in mezzo alla miseria e alla crisi economica, "neppure bella", ma così sola, così disperatamente sola da non poter fare altro che lasciarsi follemente amare da un Jean-Luc al quale lei invece non vorrà mai unirsi a pieno. Ed è così che Jean-Luc che aveva desiderato far PREDA del mondo, si trova preda e bottino di una passione ossessiva. Ed è così che Irene Nemirosvky ci spiega la morale più spietata, della quale tutti siamo PREDA: la vita si ricorda di donarci soltanto ciò che noi non le abbiamo mai domandato!

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    Romolo Ricapito

    17/12/2012 12:09:36

    "La preda" di Irène Némirovsky è un romanzo incredibile per più di una ragione. Innanzitutto perché il testo, del 1938, è d' insolita modernità. Sembra infatti adattarsi alla perfezione anche all'attuale situazione italiana, benché ambientato in Francia. Verso l'inizio, si parla di lavoro mancante per i giovani e di una società che, a livello politico, respinge le nuove leve. In mezzo alla narrazione poi emergono concetti quasi filosofici sulla giovinezza, la vecchiaia e la voglia di riscatto, che nell'immediato diventa unicamente ricorso a calcolati sotterfugi, pur di raggiungere la meta agognata : ossia successo mondano e benessere materiale. E così Jean-Luc,non potendo più contare sul proprio padre perché troppo anziano e malato, si sposa con Edith, ma unicamente per calcolo e avere così sicuro accesso al mondo politico verso il quale la donna è la chiave d'ingresso, perché figlia di un uomo potente e illustre. Ma la trappola è doppia: il matrimonio diventa una prigione d'odio, mentre il "calcolo" porterà ovviamente molti vantaggi, ma non a scapito degli (imprevisti) svantaggi che arriveranno fatalmente, a causa della scoperta del ruolo di parvenu del protagonista, messo da parte dal mondo corrotto e ancora più spietato di chi lo vorrebbe a tutti i costi ai propri piedi . Ovvero lui, lo stesso Jean-Luc il quale , oltre a tradire l'amicizia, la paternità, i valori più radicati, rimarrà "preda" , a sua volta, del fascino dell'ingenua e quasi indifesa Marie. La relazione diventerà un cupio dissolvi: accettato, ma poi respinto (per forza di cose) dalla donna, Jean -Luc scoprirà come il destino sappia abilmente vendicarsi di chi ha giocato a carte troppo scoperte. Inoltre il protagonista rivive in un confronto impietoso la disamina di sé stesso, rapportandosi al fratello diciottenne, che è una versione aggiornata e "carta carbone" del "primo" Jean-Luc, assetato di potere e denaro . Annoiato e ormai assente, l'uomo andrà incontro a un destino impietoso

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    Ludovica

    09/11/2012 07:45:47

    Un bel romanzo, coinvolgente. Ammetto che era la prima volta che leggevo Irene Nemirovsky e mi piaciuta molto. Ha un bellissimo modo di scrivere, riesce a farti calare perfettamente nello stato d'animo dei personaggi; L'unica cosa che avrei da ridire è sulla parte finale, giunge in un po' troppo velocemente all'epilogo, avrei preferito che avesse fatto soffrire il lettore così come traspare la sofferenza del protagonista. Continuerò a leggere altri romanzi di questa scrittrice, non ne dubito ;)

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    adriana

    05/11/2012 10:05:18

    Bellissimo. Ha reso situazioni, sentimenti, ambientazione in un modo eccezionale; coinvolge in maniera quasi dolorosa. Metto Nemirovsky sullo stesso piano di Simenon.

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    lina

    01/11/2012 01:16:30

    notevole finezza psicologica nel cesellare il protagonista, che per tutta la vita rincorre, si affanna, si danna per qualcosa o qualcuno che inevitabilmente delude... un bulimico ante-litteram, troppo preso dalla sua corsa per guardarsi dentro. incredibile che una donna abbia saputo così bene "leggere" l'animo di un uomo e i meccanismi della politica, mondo quasi inaccessibile per le donne al tempo dell'autrice.

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    marcello

    31/10/2012 20:59:39

    Certamente non fra i migliori , questo romanzo ha più degli altri la connotazione del romanzo di appendice. Tuttavia è modernissimo con lo scontro fra il desiderio ed il cinismo che spesso trovano un compromesso. Scritto e portato molto bene dai sentimenti crudi ed aberranti del protagonista verso un finale prevedibile e troppo scontato

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    gianluca guidomei

    30/10/2012 19:03:28

    Chi è La Preda? E chi cacciatore? Soltanto in un grande romanzo la risposta può essere...: tutti e nessuno. Irène Némirovsky non possiede trame spettacolari, ma la sua straordinaria maestria trasporta il lettore in una girandola di emozioni capace di far sparire ogni punto di riferimento. I grandi scrittori sono quelli che accompagnano il lettore tra le righe, come farebbe una silenziosa guida del più bel museo del mondo. Perché i libri, come i quadri, non si spiegano, ma si raccontano. Meglio se in silenzio. I geni giocano con il lettore come il gatto col topo. E Irène sapeva fare le fusa, talvolta miagolare e soprattutto, con i suoi sofisticati artigli, graffiare.

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