Predica sul dormire in chiesa

Jonathan Swift

Traduttore: C. Zanacchi
Curatore: A. Zanacchi
Editore: EDB
Collana: Lampi
Anno edizione: 2016
Pagine: 48 p., Brossura
  • EAN: 9788810567197
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Per la collana “Lampi d’autore”, l’Edb pubblica in lingua italiana un sermone di Jonathan Swift, il più celebre scrittore satirico del Settecento inglese, periodo comunemente identificato come “the Age of Reason”, l’epoca del razionalismo, parente stretto dell’Illuminismo europeo. Se la copertina dell’elegante volumetto definisce il testo, non proprio correttamente, “un sorprendente sermone sulle prediche che fanno dormire”, il curatore Adriano Zanacchi nel breve saggio introduttivo corregge il tiro: “un aspro e polemico atto d’accusa nei confronti” non dei predicatori bensì di chi, recandosi al culto domenicale, ne approfitta per addormentarsi, aprendo gli occhi soltanto alla fine dell’omelia. Che questo sia da attribuire, a volte, alle lungaggini del predicatore, lo sa bene lo stesso Swift, pastore anglicano; tuttavia, è al neglect (tradotto in vari modi: noncuranza, indifferenza, trascuratezza, disprezzo, rifiuto) da parte dei fedeli (se così, dato il comportamento, si possono definire) che lo scrittore rivolge le sue battute più pungenti. Zanacchi sottolinea la pertinenza del sermone alla Chiesa di oggi, citando papa Francesco, critico severo delle omelie “interminabili” (raccomanda di limitarsi a otto minuti), “noiose, delle quali non si capisce niente”. Certo, la durata del sermone di Swift, di circa trenta minuti, difficilmente manterrebbe viva l’attenzione e sarebbe oggi considerata eccessiva anche dai più devoti membri dell’assemblea: come Èutico, il ragazzo che, ascoltando San Paolo, cadde non solo nel sonno ma... addirittura dal terzo piano. Infine una parola sulla traduzione, efficace e scorrevole: a parte qualche frasetta aggiunta inutilmente, e l’eccessiva variazione nel rendere certe parole chiavi (wit, reso in almeno cinque modi diversi, e il già citato neglect), offre complessivamente una piacevole e corretta versione di un testo che risulta in modo sorprendente attualissimo.

Recensione di R. A. Henderson