Traduttore: L. Cisbani
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 5 settembre 2007
Pagine: 155 p., Brossura
  • EAN: 9788845921629
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Descrizione
Era stato un uomo molto potente. Per molti, moltissimi anni. La sua carriera politica lo aveva portato a un passo dal diventare Presidente della Repubblica. Adesso, vecchio e malato, era una sorta di monumento vivente, e in tutte le redazioni dei giornali (di questo lui era certo) i "coccodrilli" dovevano essere già pronti da tempo. Eppure, da quando si era ritirato sulla costa normanna, dopo la caduta del suo ultimo governo e la sincope che lo aveva colpito, il presidente sapeva di essere strettamente sorvegliato. Non solo da quelli che lui chiamava i suoi cani da guardia - gli ispettori che si davano il cambio davanti a casa sua dietro preciso incarico del ministero degli Interni -, ma anche dall'infermiera che lo curava, dalla segretaria, e dal fedele autista. Gli stessi (e pure di questo era quasi certo) che frugavano con accanimento fra i suoi libri e le sue carte - soprattutto dal giorno in cui aveva detto a un giornalista di aver cominciato a scrivere le sue memorie "non ufficiali". Qualcuno, evidentemente, lo considerava ancora pericoloso. Ma chi? Magari uno che era stato, a venticinque anni, il suo timido, devoto segretario particolare, e che adesso stava per diventare primo ministro; uno che lui, l'anziano presidente, era certo di tenere in pugno: perché conservava, nascosta fra le pagine di un libro, una lettera, oltremodo compromettente. Era quella che tutti cercavano? O le sue minacciate memorie? Ma in fondo, poi, che importanza aveva ormai tutto questo?

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Recensioni dei clienti

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    Elena

    08/12/2018 17:08:24

    Personalmente trovo che questo romanzo sia tra i migliori scritti da Simenon, sia per l'intreccio narrativo che per lo stile essenziale.Parla di un ottantenne uomo politico francese che nella sua carriera ha ricoperto decine di volte la carica di primo ministro e una ventina quella di ministro che a causa di una malattia cardiocircolatoria si ritrova costretto ad abbandonare la vita pubblica e rifugiarsi in una casetta in Normandia.La formazione del nuovo governo è travagliata e viene affidata ad un socialista suo ex collaboratore,da lui allontanato per un grave torto subìto in passato.Il presidente assediato dai ricordi del passato e dal desiderio di misurare la sua influenza sulla vita politica francese attende impaziente l'evolversi della crisi politica con una scelta finale sorprendente.Una storia sublime,plausibilissima che arranca nei primi due capitoli per poi diventare molto coinvolgente.Il talento letterario di Simenon è evidente in questo libro per la sua capacità di creare personaggi comuni eppure straordinari e storie appassionanti e mozzafiato in una piccola e anonima casetta in Normandia.

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    Cristiano Cant

    12/03/2018 07:38:42

    Non scopro nulla di nuovo, ma ogni volta che leggo Simenon, l'elemento che scuote, che lega è quest'enorme potenza dell'intorno, dell'atmosfera, assai più delle azioni e dei fatti in sé. La forza della storia resta come sottilmente gregaria rispetto a questa folla di richiami, suggestioni, dettagli che muovono magistralmente il timone del racconto; dunque una casa isolata, la corrente che salta, un temporale continuo, senza requie, il crepitio del fuoco acceso e sulla mensola del camino una strana foto, e poi un libro con dentro una lettera vecchia e decisiva nel suono della trama. Una specie di fuori, di intorno, che si impadronisce del filo dei fatti e ne diventa faro e centro, la musica di sfondi sinistri e di tranelli sospesi chiamata già dalle geografie o dagli interni, da cose oscure, da cassetti a sorpresa. Chi può maneggiare così una partitura e farne sortire un romanzo ogni dieci giorni? Questa è bravura pazzesca. La presa degli eventi sale creando arabeschi inattesi, la narrazione può stringere nel volo di due pagine trenta o cinquant'anni di un destino, gli echi si fanno immanenza improvvisa. Un grande romanzo sul tempo e sul potere (alleati diffidenti), nella vita di un politico stizzoso, temutissimo, ancora in grado di fare del male con due righe d'inchiostro o tirando fuori un documento. Una calma preoccupata danza fra segretezze e misteri, l'attesa di qualcosa che non si sa se avverrà. Il passato non declina mai a certi livelli, è quello l'inevitabile prezzo "del non esser più padrone di se stesso e diventare prigioniero della cosa pubblica". Ma che senso ha cavalcare ancora un senso di dominio e di timore sugli altri dall'altro dei propri grandi trascorsi? Bisogna scegliere cosa fare di certe carte, confessioni preziose, arcani mai svelati. Divulgarle? O piuttosto consegnarle alle fiamme nel caminetto? Mi fermo doverosamente qui. Solo postillando entusiasmo, incanto, gioia e tanto altro per quest'autore di madornale grandezza.

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    Renzo Montagnoli

    17/09/2017 06:28:21

    Un vecchio politico, che è stato più volte Presidente del Consiglio della Repubblica francese e che per la sua abilità ed esperienza è considerato un mostro sacro, vive l’ultimo periodo della sua vita nella sua villa in Normandia, attorniato da un’infermiera, da una segretaria, da un’autista e dal personale di servizio. E’ un uomo fondamentalmente solo che è rinchiuso nell’armatura del suo potere che, adesso che sembra fuori dei giochi, risiede in certe notizie compromettenti per altre personalità che abilmente nasconde fra i libri della sua biblioteca e che qualcuno, o anche di più qualcuno, sta cercando. Inoltre è intento a scrivere memorie non ufficiali (quelle ufficiali sono già state date alle stampe da tempo) della sua vita e della sua attività di politico e vi è il fondato motivo di ritenere che potrebbero dare luogo a rivelazioni del tutto inattese e sorprendenti. Quest’uomo, che si può dire abbia fatto la storia, è ormai un monumento, un simbolo vivente della repubblica francese e come tale, almeno fino a quando è in vita, deve avere le attenzioni che si merita. L’analisi psicologica di Simenon, sempre molto attenta, in questo caso è superlativa, perché la figura di questo vecchio malato, che ha la tentazione di mandare a monte l’incarico presidenziale ricevuto da un suo ex collaboratore, riflette infallibilmente certe cariatidi politiche anche di nostra conoscenza, permeate da quell’illusione che a loro il potere non verrà mai meno, combattute fra il desiderio di pesare ancora sui destini di un paese e i malanni dell’età che vanno progressivamente accentuandosi. Ma da essere intelligente quale è comprenderà di aver ormai fatto il suo tempo e che ora ciò che conta prima di quel gran salto nel buio è di estraniarsi dalle lotte di un mondo di cui non è più parte e di attendere serenamente l’ultimo tramonto Il Presidente, oltre a essere un capolavoro, è uno dei più bei romanzi di Simenon.

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    giorgio g

    27/02/2017 08:47:46

    Nel romanzo l’autore descrive la vecchiaia dorata di un grande della politica, più volte Presidente del Consiglio dei Ministri (naturalmente francese) che negli anni ha raccolto moltissimo materiale compromettente sugli avversari politici e sugli stessi compagni di partito (non viene da pensare ad un importante politico nostrano trapassato alcuni anni fa che si diceva avesse raccolto documenti in grado di compromettere chiunque?). Malato e circondato da una corte di persone che si scopre non fossero del tutto fidate, trascorre i suoi ultimi giorni ricordando il passato. Una frase che mi ha colpito: “il confine tra la vita e la morte è difficile da stabilire, o forse non esiste.” A parer mio, uno dei più bei libri di Simenon.

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    luciano

    29/10/2015 22:41:47

    Sono gli ultimi giorni di vita di Augustin. Augustin è stato ministro di Francia per quattordici volte e presidente del Consiglio per otto volte. E' una leggenda in patria e all'estero. A ottantadue anni minato nella salute si è ritirato in una modesta villa, isolata e situata su una falesia affacciata sul mare e non distante da Le Havre. Seduto sulla sua poltrona Luigi Filippo, regalo del presidente degli Stati uniti in occasione di un viaggio trionfale a Washington, ha un malore. E' una fredda e nebbiosa giornata di novembre e il presidente sente appressasi la morte. Nel suo torpore vede attorno a se i volti noti di chi lo assiste, ma anche volti di persone morte e dimenticate, come una ragazzina, con un grosso fiocco tricolore, che gli offre un mazzo di fiori...Si rende conto "che il confine tra la vita e la morte è difficile da stabilire, o non esiste", vede il defunto padre venirgli incontro e che lo guarda con una "sublime dignità." Il presidente sente di essere ormai uscito da se stesso e vede dall'esterno il suo corpo. Questo distacco " non era stato doloroso né lacerante: una sorta di bolla d'aria che, di colpo e senza causa apparente, sale in superficie e si volatilizza nell'atmosfera. Quel distacco senza scossoni gli aveva procurato un tale sollievo che avrebbe potuto ridere di gioia, come un bambino che guarda salire verso il cielo un palloncino rosso facendo: "Oh!"."

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    AGT

    08/12/2011 10:53:31

    Secondo me,invece,uno dei più belli.Straordinario il personaggio del "grande vecchio".Tra l'altro di un'attualità sconvolgente.Niente di nuovo sotto il cielo.

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    maresa paoli

    31/08/2011 23:12:20

    un ottimo libro di un grande scrittore per riflettere sulla vita, la politica, il potere, la vecchiaia, il tradimento.

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    donato

    17/02/2010 10:53:13

    il romanzo si basa su ottimi presupposti, lo stile è asciutto e scorrevole...tuttavia io l'ho trovato deludente per la piattezza della trama che non presenta alcun rilievo, anzi mi sembra piuttosto monolitico. Insomma una bella cornice per un quadro mediocre. 2

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    paolo marengo

    09/04/2009 11:30:21

    ...mi spiace dirlo ma questo è il libro di Simenon che mi è piaciuto meno.

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    maurizio

    10/03/2009 09:17:21

    La narrazione e' sicuramente di alto livello, Simenon non delude mai da questo punto di vista. La storia invece mi ha deluso. Ho trovato il libro noioso perche' ripetitivo. Resta comunque intensa la riflessione proposta sul senso della vita, il potere, il perdono. Un tre tirato.

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    matteo casali

    18/07/2008 14:37:16

    Nella galassia di temi che nel corso di una titanica produzione letteraria(più di quattrocento i titoli tra romanzi e la saga di Maigret)lo ha visto protagonista,George Simenon punta in questo caso la sua attenzione sulla carriera politica di un esimio e autorevole statista francese.Fin dalla prima pagina si percepisce la fine di una stagione umana prima ancora che politica e il luogo in cui il pluri presidente del consiglio ha deciso di ritirarsi e perire in solitudine ne è la prova,circondato da una servitù in perenne afflizione per la sua fragile condizione psico fisica.Una fissità da iconografia russa descrive il presidente seduto per gran parte del tempo sulla sua vecchia poltrona Luigi Filippo compagna di tante lotte politiche e oggetto imprescindibile del quale non può fare a meno. In un excursus meditativo dilatato nel tempo i ricordi vagano alla ricerca di un appiglio a cui aggrapparsi per decifrare la personalità di un uomo che ha fatto della sua coerenza e integerrimità il carattere predominante.Segreti e relazioni interpersonali passate interagiscono conflittualmente nella sua mente che tenta ancora di riflettere e comportarsi come se nulla fosse cambiato,come se il protagonismo di un tempo non lo avesse abbandonato.Nello status mentale in cui si trova la senescenza genera incroci di aneddoti e esperienze nei quali è difficile scorgere l'oggettiva e reale veridicità.Un unico punto di vista,anche se viene usata per tutto il libro la terza persona,un distacco caro allo stile dello scrittore belga, detiene il potere di raccontare una versione dei fatti,non la versione dei fatti.Una indistruttibile consapevolezza personale,un unico modo di intendere il senso da dare alla vita,una gelida valutazione delle persone e dei fatti di cui è stato artefice segnano il ritratto del presidente come quello di uomo ossessionato dal potere,dagli oneri e dagli onori che questo comporta.La sete di potere per Tacito era:''la più manifesta di tutte le passioni''e per questo libro è l'unica ragione, l'unico riflesso di vita.

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    mila

    02/07/2008 16:23:31

    Simenon non tradisce mai ! E’ come un vecchio buon vino, i suoi romanzi sono sempre una piacevole scoperta, le sue storie ed i suoi personaggi ti catturano fin dalla prima pagina. In questo libro il protagonista, un‘ anziano uomo di potere si illude però di contare ancora qualcosa, ma ormai il suo tempo è passato. L’aspetto più bello e toccante del libro è l’immagine della vecchiaia che Simenon con straordinaria capacità ci dà: nel presidente vediamo i nostri vecchi, con le loro debolezze, la loro stanchezza, le loro sofferenze, i loro ricordi, la loro consapevolezza della vita che fugge,la loro melanconia, ma ancora lucidi, presenti ed orgogliosi. Leggetelo, un libro che ti dà qulacosa.

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    luca

    13/02/2008 12:42:16

    Semplicemente bellissimo. Particolarmente consigliato in questo periodo di travagli poitici. La vera protagonista di questo libro è infatti la politica ed i suoi meccanismi.

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    claudio arzani (arzy)

    05/01/2008 17:39:57

    Il lento svanir della vita. Passano gli anni ed inevitabilmente, ineluttabilmente, ciascun essere vivente ove abbia la fortuna d’invecchiare e di non precocemente abbandonar questa nostra valle di lacrime, inesorabilmente lentamente si trasforma in ectoplasma, essere etereo sempre più invisibile, sempre meno incidente sul palcoscenico della vita. Ricordate? Fummo importanti! Determinanti! Era impossibile venisse assunta una qualsivoglia decisione se non successivamente all’aver escusso il nostro fondamentale autorevole parere. Io ero il Presidente del circolo filatelico, io il tesoriere degli Amici della Lirica, non si moveva paglia senza il mio dotto placet! Poi il tempo passò, venne il tempo di una nuova elezione, dell’individuazione di un nuovo segretario, vi fu perfino una festa di saluto, un passaggio delle consegne, sulla parete della mia stanza, nella mia casa ove nessuno più viene a portarmi omaggio, sulla parete della mia stanza troneggia ancora impolverata la targa dorata con la quale i soci tutti salutavano il loro indimenticabile Presidente del Circolo ricreativo. Storia di un declino, di un lento uscir di scena che Simenon racconta di chi fu uno dei cinque Grandi del mondo ed ora, ultraottantenne, sente sempre più il senso della solitudine, dell’oblio, del nulla, laddove la vita, vissuta al centro del palco, inesorabilmente diventa fatto solo ed esclusivamente privato. Con qualche egoistica soddisfazione, come apprendere dalle pagine del giornale o dalla radio che qualche conoscente, talvolta con qualche anno in meno, se n’è andato lasciando la soddisfazione sottile del pensare d’essere ancora qui. Ultimi granelli di sabbia che il Signore del Tempo lascia scivolare dalla parte alta della clessidra: come può prepararsi chi è stato un Grande della Storia alle ultime ore, quali vendette, quali impegni, quali ulteriori protagonismi, quali revanchismi vale ancora la pena accarezzare? Un romanzo capace di far riflettere sull’essere in senso generale, sul finir della vita a valere per ogni individuo.

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    Massimo F.

    01/01/2008 15:45:01

    Difficilmente Simenon tradisce. Qui si cimenta da par suo con l’orgoglio e la dignità (e l’arroganza) di un politico giunto al capolinea della propria vita pubblica e privata. Ottimo l’impianto e le riflessioni sviluppate in una storia che riassume benissimo il pensiero dell’autore sulle debolezze umane e (anche e soprattutto) sui limiti della politica. Freddo lo stile, come sempre perfettamente in linea con i personaggi e le storie che Simenon splendidamente ci racconta.

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    CLAUDIO

    19/12/2007 08:43:16

    Un grande Simenon da accostare quest'anno alPiccolo Libraio. Figura antica, ormai fuori dalla nostra portata, di un uomo che ha avuto in Francia tutto il potere e che ancora a 82 anni riesce a tenere in pugno diversi avversari, pur debilitato nel fisico ormai malandato. Molto buone le figure di contorno, tutte ben delineate. Il film con Jean Gabin deve essere stato molto bello. Insomma un Simenon d'annata.

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    STEFANO

    09/12/2007 03:01:29

    libro stupendo,un affresco su un personaggio politico di una caratura che ormai si è persa. L'autore riesce a rendergli merito descrivendolo nelle sue debolezze,anche fisiche, che contrastano con la forte personalità dell'uomo politico che fu,un pò scontroso,burbero,ma onesto.Non si può non lasciarsi trasportare dal modo in cui l'autore racconta i giorni di quest'uomo che invecchia circondato da mille attenzioni cui farebbe volentieri a meno, e dai ricordi che affiorano e che ancora lo coinvolgono dopo tanto tempo.UN LIBRO ECCEZIONALE!!!

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    ALESSANDRO SPAZIANI

    26/11/2007 23:33:13

    Simenon...c'est Simenon! Anche se raccontasse l'elenco del telefono, saprebbe ammaliare.

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    emanuela

    26/10/2007 14:05:37

    Sì, un testo intriso della malinconia della vecchiaia, della fine, ma della malinconia virile e asciutta di Simenon...tutto, gloria, onori, potere, è niente. Il presidente è un vecchio antipatico: la sua vicenda terrena si esaurisce nel forte paesaggio normanno, tra pioggia e nebbia, le atmosfere care all'autore. Non gli attribuisco il voto massimo, perchè nell'ultima parte mi è sembrato a volte ripetitivo. Comunque bellissimo.

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    Rita

    16/10/2007 14:48:02

    Difficile commentare questo libro, interamente pervaso di una sottile malinconia, quella che precede il grande passo, è un lento ma inesorabile cammino verso il distacco dalle cose terrene, i ricordi, il desiderio di sentirsi ancora potente. Simenon, non poteva sbagliare, è sempre un maestro e per quanti ne leggi in ognuno trovi qualcosa che ti colpisce, una frase che sembra scritta per te, un particolare che ti rimarrà dentro

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