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Adriano Sofri

Collana: La memoria
Anno edizione: 1993
Pagine: 195 p.
  • EAN: 9788838909238
SOFRI, ADRIANO, Le prigioni degli altri

LODATO, SAVERIO, Vademecum per l'aspirante detenuto
scheda di Fumi, E., L'Indice 1994, n. 5

Sei giorni di carcere. Tre mesi di carcere. Sei mesi di carcere. All'uscita... un bel libro che racconta l'"inferno" carcerario in un momento in cui tale inferno improvvisamente interessa alle persone per bene, perché rischiano anche loro di finirci dentro. Il rischio della speculazione e grosso. Sofri però ne esce bene, fin dal titolo. Al centro non è la sua esperienza (richiamata solo in controluce attraverso l'allusione a Pellico), ma quella "degli altri". L'eroe della narrazione resta lui, non solo perché si tratta della memoria di una vittima, ma ancor più perché suo è lo sguardo attraverso cui il mondo carcerario è visto e sua, molto soggettivamente connotata, è la parola, anche quando vuole essere offerta a chi non l'ha mai avuta o non l'ha più. Per questo tutto il resto si riscatta e acquista senso soprattutto nella seconda parte, dove gli strumenti retorici e la lucidità di analisi si coniugano felicemente: sia nelle pagine che affrontano le questioni più generali della colpa e della pena, sia in quelle che riflettono sui rischi della svolta di questi ultimi due anni. Chi sa cosa sia la galera non può augurarla a nessuno, e la mentalità tradizionalmente liberale e garantista della sinistra rischia di in frangersi di fronte alla comprensibile ma superficiale gioia di assistere all'autogoal del sistema dominante. Diverso il caso di Lodato, la cui esperienza personale si intravede solo dietro a un testo che si presenta con altro obiettivo e altro tono, ma che complessivamente rischia il cattivo gusto. Fin dall'introduzione Lodato chiarisce infatti che il "Vademecum" si rende utile e necessario oggi che finisce in galera anche chi meno se lo aspetta: è un'occasione per parlare do carcere e dei suoi innumerevoli abusi cogliendo un momento in cui c'è mercato per un testo del genere? Non vi sono però parole nel testo che giustifichino questa benevola interpretazione. Più convincente sembra l'altra: finché finivano dentro solo i disgraziati, che bisogno c'era di prepararli ad affrontare ciò che li aspettava senza farsi fregare troppo? Oggi invece, poiché anche le persone per bene rischiano il carcere, proteggiamo i loro due, tre, dieci giorni di galera affinché non ci debbano rimettere troppo. L'ironia non risparmia nessuno, tanto meno i "grandi" che hanno fatto l'esperienza della galera negli ultimi mesi, ma questo non elimina il disagio per un tono futile e giocoso da "turista per caso" riferito a quella che per molti è una tragedia, vissuta giorno per giorno, per tempi troppo lunghi da poter essere anche solo concepiti dalle "persone normali".

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    mario corsetti

    20/06/2006 16.03.57

    Nella prima edizione pubblicata di "Le prigioni degli altri" compare in copertina un francobollo che raffigura un marchio in ceralacca del quale mi piace svelarne la piccola storia di periferia. Il locale Circolo Filatelico per grazia ricevuta dal potente politico dell'epoca, avrebbe avuto la pubblicazione del farncobollo e l'annullo postale, con adeguata riconoscenza, bastava dar corpo ad un'idea vincente, il consiglio fu: disegna una balestra da "Posta". La documentazione consultata non permise di rintracciare questo mitico dardo con annesso macchinario, che secondo la soffiata avrebbe mantenuto la corrispondenza tra Vaticano e Castel sant'Angelo, bensì giunsi alla conclusione che il temine "posta" indicava solo postazione. In effetti la documentazione sulla balestra da posta(zione) era diffusa. Così con un po' di fantasia inventai balestra e dardo con un corpo cavo per la missive. La secona proposta che presentai in alternativa e risultata vincente, era una mia idea, il francobollo nonostante la sua gloriosa storia artistica e capacità di rappresentazione, non aveva mai volto indietro l'attenzione per omaggiare un suo vecchio antenato: il sigillo di ceralacca. E' vero le funzioni erano diverse, l'uno emblema autorevole e certificante, l'altro ricevuta di una tassa pagata al monopolio ma tutto sommato uno aveva sostituito l'altro e quindi un qualche legame se non altro visivo c'era. Per mè aver potuto accompagnare la copertina del libro è forse il premio più gradito quale testimonianza che le cose del mondo hanno una trama latente che lega persone distanti, che non si conoscono, accomunate da un disegno proposto di rincalzo... dalla stessa passione e militanza politica dei vent'anni. P.s. mi piacerebbe che queste righe le giraste ad Adriano

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