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A Cerese, frazione dell’attuale comune di Borgo Virgilio, dopo l’8 settembre 1943 i nazi-fascisti, per estorcere notizie ai partigiani catturati e agli agenti alleati, utilizzavano villa Gobio, l’abitazione dei Gobio a cui fu sequestrata in quanto legati alla Resistenza. Al riguardo, Emilio Clementel ha scritto un libro, in cui per tre quarti del libro parla del suo avvio all’attività di Intelligence per conto degli alleati e delle missioni compiute e solo per l’altro quarto della sua detenzione a villa Gobio. Da subito ho ritratto l’impressione che l’autore non sia sincero, nel senso che tende a ingigantire le sue qualità, attribuendosi anche il merito di fatti non sempre accaduti, come anche evidenziato in più di un caso dal curatore Carlo Benfatti. In particolare risulta poco credibile il periodo di operatività a Reggio Emilia, con un comportamento francamente da guascone, faciloneria che invece attribuisce a Carlo, altro agente alle sue dipendenze, dandogli però il merito di aver fatto saltare in aria in una notte le batterie antiaeree del capoluogo emiliano, un atto di sabotaggio complesso, che richiederebbe l’azione di reparti speciali e quindi francamente impossibile da realizzare per un uomo solo, magari con l’aiuto solo di un piccolo gruppo di partigiani. Sarà poi questo Carlo a tradirlo e a farlo cadere nelle mani dei tedeschi, con l’ipotesi che lo stesso fosse passato al nemico, il che poi non è vero perché finì fucilato. Quanto alle torture, inenarrabili, subite da Clementel credo che avrebbero ucciso chiunque, il che fa un po’ dubitare di quanto raccontato, per non parlare della sua fuga, avvenuta il 22 aprile del 1945, abbastanza possibile come metodo, ma francamente improbabile in un uomo minato da mesi di trattamenti sadici. Per concludere, l’autore fu un eroe o per salvarsi fu costretto a collaborare attivamente con il nemico? Non si potrà mai sapere e io spero solo che, nonostante le mie perplessità, la prima ipotesi sia quella giusta.
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