La prima inchiesta di Maigret

Georges Simenon

Traduttore: A. Catania
Editore: Adelphi
Edizione: 6
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
In commercio dal: 17 ottobre 2001
Pagine: 178 p., Brossura
  • EAN: 9788845916397

37° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Gialli classici

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Descrizione
E' il 15 aprile 1913. La polizia giudiziaria si chiama ancora Sureté e Jules Maigret, segretario del commissariato del quartiere Saint Georges, non sa che sta per cominciare la sua prima indagine. Ha 26 anni e l'aspetto di un adolescente segaligno, conosce a memoria il regolamento interno, è sposato da appena cinque mesi con una bella ragazzona piena di vitalità che ancora lo accompagna in ufficio ogni mattina e da quando è entrato nella polizia (circa 4 anni) è passato per le mansioni più umili. E adesso, all'una e mezzo di notte, gli arriva tra capo e collo un tizio in abito da sera che gli viene a raccontare di aver sentito le urla di una donna provenire dalla villa di un'importante famiglia appartenente all'alta società. Ora l'indagine è sua.

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Recensioni dei clienti

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    Debora

    18/09/2018 14:35:28

    Mi ha affascinato già dalle prime pagine, è stato interessante scoprire un Maigret alla prime armi, è divertente per chi come me lo ha sempre letto e immaginato maturo e con molta esperienza. Consiglio di leggerlo.

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    misselisabethbennet

    12/11/2014 17:19:14

    .. il primo di Simenon.. mi ha convinta, bel giallo, bel personaggio buono lo stile ! Ne leggerò altri. Consigliato!

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    Giovanni

    25/09/2012 19:18:48

    Maigret è alle prime armi, non Simenon che si è inventato un Maigret ancora segretario. L'inchiesta è buona, come buona è l'elaborazione del personaggio Maigret che per un istante torna indietro nel tempo quando ancora non era nessuno. Bello il libro, un romanzo da leggere con calma.

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    Dave

    22/04/2010 15:21:42

    Carino, poco pathos però. Mi aspettavo di più.

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    Giorgio

    16/04/2009 18:47:44

    Devo dissentire da chi mi ha preceduto, ma da grande appassionato di Maigret posso dire che questo romanzo, affrontato con un pò di scetticismo, si è rivelato a mio avviso uno dei più godibili. Non sarà forse il miglior Maigret, ma è senz'altro preferibile a molti altri. L'originalità della trama è dovuta anche a varie situazioni umoristiche, abitualmente assenti nei romanzi di Simenon.

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    Claudio

    15/05/2008 15:03:28

    La prima inchiesta di Maigret, e per quanto mi riguarda, può essere anche l'ultima. Magari i tratti del carattere del personaggio non sono ancora ben definiti, ma Maigret non mi è sembrato "l'eroe" che è necessario a una storia in serie... Inoltre questa indagine non è neanche complicata e inspiegabile; e alla fine non la risolve nemmeno lui, ma gliela spiega un "pentito"... Rimandato.

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    Cristiano

    11/12/2007 13:29:00

    E' sicuramente un libro ben scritto e interessante, ma dopo aver letto quasi tutte le inchieste di Maigret, questo mi sembra uno di quelli meno riusciti. Forse sono ormai troppo abituato a "vedere" Maigret come un commissario autoritario, affermato, capace di muoversi dall'alto della sua esperienza. Leggere di un Maigret alle prime armi non mi ha tanto entusiasmato.

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«'Le va qualche fetta di andouille con un bel bicchiere di sidro? Non c'è niente di meglio quando uno è a stomaco vuoto'.
Così iniziò la giornata: Maigret ne avrebbe vissute molte di simili nel corso della sua carriera, ma quella prima gli fece l'effetto di un sogno.»


Avete in mente quel Jules Maigret massiccio e corpulento, un buongustaio di grande impatto fisico, rappresentato sugli schermi da attori con forte presenza scenica? Dimenticatelo. Ecco un giovane Maigret all'esordio della professione, ancora magro, già fumatore di pipa, sposato da cinque mesi con una "ragazzona bianca e rossa" piena di vitalità. Eppure, malgrado le grandi differenze dal personaggio sviluppato successivamente lungo il suo percorso professionale, questo ventiseienne Maigret, segretario al commissariato del quartiere Saint-Georges, è già sicuro di sé, pronto a prendere decisioni anche difficili e dimostra un intuito eccezionale e una grande capacità di analisi. Insomma, è già in nuce quell'ispettore capo che conosciamo e che amiamo. E davvero, per chi apprezza l'opera di Simenon, è imperdibile questo primo capitolo della lunga saga di Maigret, apparso in Francia con il titolo La première enquête de Maigret nel 1949.

Sin dalle prime pagine ci accorgiamo che Maigret, coraggioso difensore della giustizia, ha scelto la via più difficile alla carriera. Non attraverso il servilismo o l'accondiscendenza nei confronti dei superiori, come il commissario Le Bret, ma con la forza delle proprie capacità e dell'intelligenza, a qualsiasi costo. È una scommessa, che lascia il nostro inquirente agli esordi sempre in balia degli eventi, ma che può portare a una grande vittoria, imboccando la via giusta e giungendo alla soluzione dell'arcano. Spunto iniziale dell'indagine è la denuncia di un cittadino coscienzioso certo di aver visto attraverso una finestra illuminata una donna chiedere aiuto ed essere poi trascinata violentemente all'interno della stanza da qualcuno, mentre un'auto parcheggiata a lato della casa ripartiva velocemente. Ma la stanza è una di quelle della villa dei Gendreau-Balthazar, una delle famiglie più in vista di Parigi. E Félicien Gendreau-Balthazar, il più autorevole e anziano rappresentate della famiglia, è un amico del commissario Le Bret, che non si fa scrupolo di far pesare al giovane Maigret non solo la rilevanza della sua posizione sociale ma anche questo rapporto stretto con il suo superiore. Malgrado queste iniziali difficoltà, che potrebbero indurre un altro a interrompere le indagini e lasciar perdere una denuncia non provata e tanto spinosa, il nostro Jules non molla la presa, intuendo che al centro della vicenda potrebbe esserci la figlia di Félicien Gendreau-Balthazar, Lise.

È il 1913, la Polizia giudiziaria si chiama ancora Sûreté, il mondo non ha ancora visto la prima guerra mondiale, non ha fatto ancora i conti con quella criminalità organizzata che successivamente anche Maigret conoscerà. La sua prima inchiesta ruota più attorno a vicende di interesse e di passione che di vera delinquenza. Per quelle ci sarà tempo negli anni a venire. Forse non è uno dei romanzi più completi e organici della serie, ma ora possiamo dire di conoscere Jules Maigret sin dai suoi esordi in polizia. Di conoscerlo davvero.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

1
LA DEPOSIZIONE DEL FLAUTISTA

Una balaustra nera divideva la stanza in due. Dal lato riservato al pubblico, contro la parete imbiancata a calce e coperta di avvisi e ordinanze, c'era solo una panca senza schienale, anch'essa verniciata di nero. Dalla parte opposta, banchi, calami, scaffali stipati di registri, neri anche quelli: insomma, una scena in bianco e nero. Ritto su una lastra di lamiera, troneggiava una stufa di ghisa come oggi se ne vedono solo nelle stazioncine di provincia, col tubo che saliva verso il soffitto per poi piegarsi a gomito attraversando tutta la stanza prima di scomparire nel muro.
L'agente dal viso paffuto, che si era sbottonato l'uniforme e cercava di dormire, si chiamava Lecœur.
L'orologio con la cornice nera segnava l'una e venticinque. Ogni tanto l'unica lampada a gas accesa mandava un crepitio, e la stufa, senza ragione apparente, si metteva a borbottare.
Fuori, la quiete notturna era turbata a tratti dagli scoppi sempre più rari dei petardi, dalla canzone di un ubriaco, o dal passaggio di una vettura sulla strada in discesa. Davanti al banco di sinistra, il segretario del commissariato del quartiere Saint-Georges muoveva le labbra come uno scolaro, chino su un libretto di recente pubblicazione: Corso di segnalazione descrittiva (ritratto parlato) a uso degli ufficiali e degli ispettori di polizia.
Sul risvolto, una mano aveva tracciato a inchiostro violetto, in bella grafia: J. Maigret.
Già tre volte dall'inizio della nottata il giovane segretario si era alzato per attizzare il fuoco nella stufa: quella stufa, di cui avrebbe sempre serbato nostalgia, era la stessa, o quasi, che si sarebbe ritrovato un giorno al Quai des Orfèvres e che in seguito, con l'installazione del riscaldamento centrale nei locali della Polizia giudiziaria, il commissario capo Maigret, comandante della Squadra Speciale, avrebbe ottenuto di conservare nel proprio ufficio.
Era il 15 aprile 1913. La Polizia giudiziaria si chiamava ancora Sûreté. Un monarca straniero era sbarcato quella mattina in pompa magna alla Gare de Longchamp, dove c'era ad accoglierlo il Presidente della Repubblica. Le carrozze d'ordinanza, scortate da guardie repubblicane in alta uniforme, avevano sfilato per l'avenue du Bois e gli Champs-Élysées tra due ali di folla e di bandiere.
C'era stata una serata di gala all'Opéra, fuochi d'artificio, cortei, e il frastuono dei divertimenti popolari cominciava solo ora ad attenuarsi.
Le forze dell'ordine erano spossate. Malgrado tutte le precauzioni, gli arresti preventivi, gli accordi con individui ritenuti pericolosi, fino all'ultimo si era temuta la bomba di un anarchico.
Maigret e l'agente Lecœur erano soli, all'una e mezzo del mattino, al commissariato di polizia del quartiere Saint-Georges, nella tranquilla rue La Rochefoucauld. Sul marciapiede risuonò un passo affrettato, ed entrambi alzarono la testa. La porta si aprì, e un uomo piuttosto giovane si guardò attorno abbagliato dalla luce a gas.
"Il commissario?" domandò ansimante.
"Sono il suo segretario" disse Maigret, senza alzarsi dalla sedia.
Ancora non sapeva che stava per cominciare la sua prima indagine.

L'uomo era biondo, smilzo, aveva occhi azzurri e carnagione rosea. Indossava un soprabito beige sullo smoking e teneva in mano una bombetta. Ogni tanto, con la mano libera, si tastava il naso tumefatto.
"È stato aggredito da un malvivente?".
"No. Ho cercato di soccorrere una donna che gridava aiuto".
"Per strada?".
"In una villa di rue Chaptal. Farebbe bene a venire subito. Mi hanno sbattuto fuori".
"Chi?".
"Una specie di maggiordomo o di portinaio".
"Non crede che sarebbe meglio cominciare dal principio? Che ci farebbe in rue Chaptal?".
"Tornavo dal lavoro. Mi chiamo Justin Minard. Sono secondo flauto ai Concerts Lamoureux, ma la sera suono alla Brasserie Clichy, in boulevard de Clichy. Abito in rue d'Enghien, proprio davanti al Petit Parisien. Ho girato in rue Ballau, poi, come ogni sera, mi sono avviato per rue Chaptal".