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Andrea Camilleri

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 340 p. , Brossura
  • EAN: 9788804550204


“Arrivò tanticchia in ritardo, le nove e deci, pirchì non era arrinisciuto a trovare un posto per parcheggiare. Lei era lì, lo stesso vistito di cotonina, la stissa borsa, lo stisso sguardo sperso nei grandi occhi nivuri.”

Tre indagini, tre lunghe storie che hanno per protagonista Montalbano. Tre racconti che sono collocati in tre diversi periodi della vita del commissario non proposti però in ordine cronologico: il primo è già ambientato a Vigàta e protagonista è il Montalbano che tutti conosciamo; il secondo invece descrive il momento di passaggio, e la relativa promozione a commissario, dal paese di montagna in cui il nostro prestava servizio (sperso paisi degli Erei), Mascalippa, alla deliziosa cittadina di mare creata dalla fantasia di Camilleri, estremamente riconducibile a varie località della costa sicula; il terzo racconto è riferito all’oggi, tanti sono gli accenni alla realtà politico-amministrativa di stretta attualità.

L’aver collocato al centro del volume La prima indagine di Montalbano può apparire una scelta editoriale curiosa, così come l’aver deciso di pubblicare testi scritti dall’autore in momenti diversi, eppure esiste una logica anche abbastanza esplicita, premiata dai lettori che in pochi giorni hanno collocato questo libro in vetta alle classifiche di vendita. Ritroviamo il personaggio a tutti noto nella prima indagine; la risposta alla domanda che molti si possono essere posta in questi anni, “Ma come nasce Montalbano?”, nella seconda; infine, ritornando alla contemporaneità più assoluta nella terza indagine, osserviamo, attraverso le imprese del commissario, qual è la situazione in Sicilia nell’ultimissimo periodo.

Altro elemento che lega idealmente le tre parti del libro è l’assenza di fatti di sangue, non ci sono infatti morti ammazzati: nel primo racconto è solo l’abilità investigativa a evitare una vera e propria strage, mentre negli altri due sono presentati casi di crimini molto gravi ma non cruenti. Due i fatti particolarmente nuovi e intriganti: il giovane Montalbano, mostra alcune ingenuità che poi nella sua fase matura non vedremo più, e ha anche una maggior facilità a interpretare in modo “personale” le regole, eppure è assolutamente congruente con il personaggio evoluto, quello a noi ben noto. In secondo luogo, e per la prima volta, la mafia entra direttamente nel racconto e viene presentata nella sua nuova fase, legata strettamente al mondo finanziario ed economico, ma come sempre protetta da alcune personalità politiche fatte eleggere a tal scopo.

La vena civile di Camilleri rimane comunque assolutamente in evidenza, non solo quando parla esplicitamente di nuove leggi che favoriscono in modo clamoroso interessi mafiosi o quando, con molta ironia, fa cenno alle nuove direttive in campo sanitario, ma vibra nei nuclei tematici stessi, nella difesa delle donne, colpite dal pregiudizio e dalla cultura maschilista (in questo la figura di Rosanna, protagonista del secondo racconto, è esemplare), nella solitudine dei vecchi, o nella povertà che diventa facile preda di interessi disonesti. La capacità di questo autore di tenere stretti i lettori alla pagina grazie a un’abilità narrativa straordinaria che ha permesso di superare anche le difficoltà di una lingua così densa di elementi dialettali, è ulteriormente accresciuta dal saper essere fonte di informazioni, lettura per così dire educativa, riuscendo nello stesso tempo a non essere mai in nessun caso didascalica.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

uno


I dù òmini che sinni stavano arriparati sutta la tettoia che era stata messa alla firmata, aspittando con santa pacienza l’arrivata della circolare notturna, macari senza acconoscersi si scangiarono un surriseddro pirchì da dintra di un grosso scatolone di cartone arrovisciato in un angolo proveniva un runfuliare accussì forte e persistente che manco una sega elettrica.
Un povirazzo, un pizzente certamente, che aveva trovato provisorio riparo al friddo e all’acqua di cielo e che, conortato da quel tanticchia di calore del suo stesso corpo che il cartone tratteneva, aveva addiciso che la meglio era inserrare gli occhi, futtirisinni di lu munnu sanu sanu e bonanotti.
Finalmenti la circolare arrivò, i dù òmini acchianarono, ripartì. Di cursa arrivò uno: «Ferma! Ferma!»
Il conducente sicuramenti lo vitti, ma tirò di longo.
L’omo santiò, taliò il ralogio. La prossima corsa sarebbe passata un’orata appresso, alle quattro del matino. L’omo stette a pinsarisilla tanticchia e doppo una scarrica di santiuna addecise di farsi la strata a pedi. S’addrumò una sicaretta e partì. Tutto ‘nzèmmula la runfuliata finì, lo scatolone traballiò e lentamente principiò a spuntare la testa di un pizzente mezzo ammucciata da un cappiddrazzo spurtusato che gli calava fino a supra l’occhi. Stinnicchiato in terra com’era, ruotando la testa, il pizzente desi un’attenta taliata torno torno. Quanno fu certo che nei paraggi non c’era anima criata e che le finestri delle case di fronte erano tutte allo scuro, l’omo, strisciando, niscì dallo scatolone. Parse un serpenti che faciva la muta della pelli. A vidirlo addritta, non dava la ‘mpressioni d’essiri accussì povirazzo: di personale minuto, era ben rasato e portava un vistito cunsumato, ma di buona fattura. L’omo infilò dù dita nel taschino della giacchetta, cavò fora un paro d’occhiali, se l’inforcò, niscì da sotto la tettoia, girò a mano dritta e, fatti manco una decina di passi, si fermò davanti a un cancello inserrato da una catina con un grosso catinazzo. Supra il cancello una granni insegna al neon, ora astutata, diceva: “Ristorante La Sirenetta — Ogni specialità di pesce”. Accomenzò a chiòviri. L’acqua non era fitta, ma bastevole per assuppare. L’omo armiggiò col grosso catinazzo che era più apparenzia che sustanzia, infatti non fece convinta resistenza al grimaldello, raprì mezza latata del cancello, appena quanto bastava per trasire, la richiuse alle sue spalle, rimise a posto la catina, fece scattari il catinazzo. Il vialetto che arrivava fino al portone di trasuta del ristorante era corto e tinuto bono. Però l’omo non se lo fece tutto, a metà girò a mano dritta e si dirigì verso il giardino che c’era darrè il locale e indovi, appena faciva stagione, apparecchiavano minimo minimo una trintina di tavolini. A malgrado dello scuro fitto, l’omo si cataminava con sicurezza, senza addrumare la pila che teneva in mano. L’acqua di cielo lo stava assammarando, ma non ci faceva caso. Anzi, sintiva un calore tale che manco la ‘stati, gli veniva di levarsi la giacchetta, la cammisa, i cazùna e restarsene nudo sutta all’acqua rinfriscante. Vuoi vidiri che gli era acchianata qualichi linea di fevri?
La vasca coi pisci, vanto del locale, era in fondo al giardino, a mano mancina. Il cliente che lo desiderava poteva andare alla vasca e scegliere personalmente il pisci che addesiderava mangiare: fornito di un coppo, doviva piscarselo da sé. Non sempre la cosa arrinisciva agevolmente e allura era tutto un gran ridere, un grosso divertimento, principiava un ioco di allusioni e doppi sensi specie se nella comitiva era presente qualiche fìmmina. Divertimento che in parte s’abbacava alla presentazione del conto, perché era cògnito che in quel ristorante, in quanto a prezzi, non ci andavano di lèggio.

Recensioni dei clienti

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    Tiziana

    08/08/2013 16.33.01

    3 storie abbastanza lineari e pacate. Lo stile è quello di sempre, ma forse meno appassionante di altri Montalbano più corposi e intricati.

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    nicolò

    12/05/2012 11.47.09

    E' sempre un piacere leggere Camilleri in particolare la saga di Montalbano, in questo libro alle prese con i primi incarichi da commissario...grande come sempre...consigliato!!

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    simone

    08/04/2012 09.49.52

    Ogni tanto torno a Camilleri ( stavolta complice il regalo di un'amica ) ed è sempre un piacere, una lettura rilassante ma arguta, inteLligente, a tratti spassosa. Dei tre racconti lunghi che compongono il libro sicuramente il più interessante è quello che dà il titolo alla raccolta, anche perché mostra un Montalbano diverso dall'uomo maturo che conosciamo ormai da anni. Scopriamo un Montalbano inedito, ancora insicuro e alle prime armi, e questa sua prima avventura ce lo rende ancora più vicino, più caro.

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    Libricciola

    31/01/2010 19.56.30

    Con Montalbano, Camilleri non mi delude mai! Tre racconti bellissimi, in particolare "Sette lunedì", è divertente e curioso, e "La prima indagine di Montalbano", che a mio parere sarebbe potuto diventare un azzeccatissimo romanzo. Forse il dialetto è un po' più stretto rispetto al solito? Ad ogni modo, mi è piaciuto leggere dell'arrivo del commissario a Vigata e di alcuni dettagli relativi agli altri protagonisti ( Caterella in primis) che nei romanzi non vengono mai rivelati... anche se un dubbio l'ho ancora: come è cominciata la storia con Livia?

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    Giusy

    07/01/2010 13.18.53

    Non avevo mai letto Camilleri...un grande!!! In questo libro, tre racconti che si leggono tutti d'un fiato!Ne leggerò altri!

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    Sarah

    06/10/2008 09.42.55

    bello come gli altri, ma troppo siciliano!! non si capiva quasi niente

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    pasquale

    16/04/2007 19.03.41

    Ottimo il romanzo che da' il titolo al libro.Leggermente inferiori gli altri due in particoalre il primo. Voto pertanto finale 4+

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    Stefano Furlani

    13/03/2007 22.48.10

    Un buon libro per approcciare il Montalbano di Camilleri con tre racconti non impegnativi; particolarmente intrigante il primo che fa da traino alla voglia di leggere gli altri. Consiglio un'altra lettura tra un racconto e l'altro per non mixare (negativamente) i diversi periodi della vita di Montalbano. Il dialetto talvolta è difficile da capire ma rende così bene l'atmosfera della Sicilia (per chi ci è stato) difficile da descrivere altrimenti.

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    Beatrice

    09/10/2006 16.50.30

    Anche questa volta Camilleri non mi ha deluso, anche se devo dire che mi è piaciuto di più "Il ladro di merendine". Nessuna difficoltà di comprensione di linguaggio, dal mio punto di vista Camilleri è riuscito a creare un linguaggio che sia comprensibile a tutti, ma "macari" che riesca a farci vivere le atmosfere di questi splendidi luoghi della Sicilia. Riesco a vivere i luoghi, le atmosfere ed a volte anche i profumi....eppure conosco poco la Sicilia (ci sono stata in vacanza qualche anno fa per meno di una settimana)! Spero di riuscire a leggerne molti altri. Adoro Montalbano, personaggio profondamente umano, vero, e la sua Vigata.

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    Pippo

    31/07/2006 08.58.02

    Io ho letto questo autore per la prima volta e devo dire che secondo me ha una buona scrittura (peccato il dialetto siciliano che in alcuni casi mi lascia senza avere capito completamente la frase). Buoni dei tre racconti soprattutto il 3°. ciao e buona lettura

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    Maunakea

    17/07/2006 21.01.10

    E con questo fanno tredici, libri con Montalbano. Sono stata molto combattuta sul voto da dare a questo libro, uscito nel 2004, il titolo e' quello del racconto centrale, poi abbiamo il racconto iniziale: Sette Lunedì che e' veramente bello, e quello finale Ritorno alle origini la cui trama gialla, la soluzione, fa acqua da tutte le parti, ma d'altronde e' ben scritto e ristroviamo il nostro amato commissario e relativi personaggi. L'elemento comune dei tre racconti e' quello di non presentare nessun morto, sono inoltre ambientati in tempi e momenti diversi della vita di Montalbano. L'indecisione sul voto stava appunto nel fatto che l'ultimo racconto ha una trama piuttosto tirata via, come soluzione finale, si bilancia bene pero' con la bellezza del primo racconto. E' divertente come Camilleri insiste con la questione della pericolosita' di andare a 150 orari e dell'idiozia della proposta di legge, Montalbano infatti in piu' romanzi si legge che non ama andare in macchina e va pianissimo. D'altronde se l'autore con l'eta' che ha si mettesse andare a quella velocita' sarebbe un pericolo pubblico.... ma sarebbe anche sensato che le leggi riflettessero le velocita' vere e sensate a cui la gente, per lavoro guida (in autostrada) e non velocita' buone solo su carta (o per anziani. E' buffo, non mi indispone minimamente che ogni tanto l'autore faccia riferimenti e considerazioni politiche, ma sta cosa della legge sulla velocita' mi tocca di persona, pirsonalmente :-)

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    funkygirl

    23/05/2006 12.55.54

    altro capolavoro del mitico Camilleri!!!ultimamente mi sto drogando di Camilleri e di Montalbano..e mi sento benissimo!!!mi mette di buon umore!!!troppo forte in quest'opera l'ultimo racconto,quando Livia fa la gelosa e dice "fatti consolare da quella Linda"..ahahahah!e Catarella???sempre fortissimoooo!!!!oramai posso dire "no camilleri no party"!!!

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    Gianni

    25/04/2006 11.51.17

    Tre racconti molto intensi, caratterizzati dall'assenza di delitti di sangue. Consigliatissimo!

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    Valentina

    13/04/2006 11.15.22

    Come al solito Camilleri mi fa impazzire. Sono dei racconti fantastici, COMPRATELO!

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