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La prima sorsata di birra. E altri piccoli piaceri della vita - Philippe Delerm - copertina

La prima sorsata di birra. E altri piccoli piaceri della vita

Philippe Delerm

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Traduttore: Leonella Prato Caruso
Editore: Frassinelli
Collana: I Blu
Anno edizione: 1998
In commercio dal: 16 giugno 1998
Pagine: 124 p.
  • EAN: 9788876845352
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La prima sorsata di birra. E altri piccoli piaceri della vit...

Philippe Delerm

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La prima sorsata di birra, le more nei boschi d'estate, le conversazioni attorno al tavolo di cucina sgranando piselli, il profumo delle mele in cantina, la voce di chi si ama che dice più di quanto dicano le parole, il rosso cupo di un bicchiere di Porto da centellinare, il lieve fruscio della dinamo contro la ruota durante una pedalata notturna... Istanti preziosi, che vanno colti nella loro immediatezza e assaporati con tranquillità.
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    Paolo Miserere

    18/07/2017 16:33:38

    Questo libro del francese Philippe Delerm, edito da Frassinelli nel 1998, è un agile libretto che è divenuto un fenomeno editoriale in Francia dove ha venduto circa 30000 copie; in estrema sintesi è un volumetto che riscopre i piaceri di altri tempi. Delerm passa in rassegna i piccoli gesti e piaceri della vita quotidiana come: la prima sorsata di birra (che è diversa da tutte le altre), bere un bicchiere di Porto, sentire il profumo delle mele in cantina, viaggiare in autostrada di notte, il rito del pacchetto di paste della domenica, andare in bicicletta ed altre cose di questo genere. In sostanza è un libro che ripercorre gli aspetti più piacevoli ed a volte infantili della nostra giovinezza e che fa ritornare alla mente la nostalgia di quei tempi passati che ora sembrano scomparire lentamente. In pratica è un invito a cercare, in questa vita sempre più frenetica, dei bagliori di lentezza per ragionare sulla felicità derivante dalle piccole cose. (Paolo Miserere)

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    Andrea G.

    08/04/2013 14:13:36

    Chi pensa di trovare in questo libro il segreto folgorante della vita rimane deluso e si sente magari anche oltraggiato,ma sbaglia.In fondo è un libro che delicatamente pone l'accento sulla bellezza e sull'intima poesia presente in molti degli attimi anonimi di cui è composta la nostra vita..Ponete consapevolezza nei vostri piccoli momenti (in fondo lui ha parlato dei suoi)e di colpo scoprirete perchè questo libro è un piccolo capolavoro.

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    vale..

    25/08/2009 13:20:22

    io l'ho appena finito di leggere..è sicuramente un libro carino.. ma niente di chè.. consigliato a chi vuole passarsi un pò il tempo! ;)

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    Viaggiagusto

    26/04/2007 22:01:29

    Mi sono sempre chiesto da dove traggono ispirazione gli scrittori per il loro romanzi. Beh, Delerm trova ispirazione nelle paste delle domenica mattina, nei piselli da lavorare insieme e da tutti quei piccoli piaceri che sono incagliati nella memoria. Un tuffo nel passato in un modo di vivere più semplice e concreto. Ne esce un libro originale, leggero, quasi commuovente. Nel suo piccolo capolavoro, da leggere, rileggere e regalare agli amici "filosofi"

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    Luca D

    24/11/2006 14:05:19

    Ho cercato questo libro per mesi! Introvabile dovune cercassi...Feltrinelli...internet...niente! Alla fine salta fuori, come usato, in una libreria vicino Torino e lo ordino via web. Potete immaginarvi la mia attesa! E invece...che delusione! Delerm racconta piaceri della vita che possono essere solo suoi e lascia pochissima possibilità di immedesimazione per il lettore. Ognuno di noi può fare un elenco di "piccoli piaceri della vita" e sono convinto che troveremmo più punti in comune che con quanto tracciato da Delerm

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    ilaria guasco

    18/07/2006 16:54:04

    E' uno di quei libri che porterei sulla famosa isola deserta. Semplice, leggero eppure più efficace di una seduta dallo psicologo. Un libro da leggere quando si è felici, per esserlo ancora di più e quando si è tristi per esserlo un po' meno. E' il primo regalo che faccio quando conosco un nuovo amico o una persona che mi sta simpatica. Peccato che oramai sia introvabile.

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    Baradis

    23/03/2006 14:07:30

    Trovo che sia un libro eccezionale, perché ti porta davanti a una serie di piccole azioni quotidiane, che diventano banali nella misura in cui noi non ne sappiamo godere. Delerm ci dimostra come il buono della vita stia sotto i nostri occhi..ho letto questo libro in un periodo sereno della mia vita, e l'ho trovato gradevole. Ma l'ho ripreso in mano durante un momento di sofferenza, ed è stato un faro per me. Mi ha insegnato ad ascoltarmi, e guardare la realtà con sguardo presente e ingenuo, come quello dei bambini, che vivono meglio di tutti noi!!

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    CARMILLA

    03/09/2005 16:03:58

    un libro carino.... molto leggero e seplice alla lettura... lo consiglio a chi vuole svagarsi un po'... CARMILLA

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    Gielle

    03/05/2005 23:16:19

    Questo libro è sublime. Infinitamente piacevole. Lo definirei una dose di insulina. Una zolletta di zucchero. Leggere un racconto di questi è come mangiare un cioccolatino. Le storie sono scritte abilmente, se pensiamo che Delerm ci descrive delle situazioni comuni, che stanno sotto i nostri occhi tutti i giorni. Paradossalmente esse andrebbero lette con una particolare attenzione, per goderne l'unicità. Ogni lettura è diversa dalla prima. I piccoli piaceri della vita sono le cose rendono la nostra esistenza unica, come la prima sorsata di birra.

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    mirella

    27/01/2005 15:01:12

    Quando leggi che le tue quotidiane, minute, semplici emozioni sono patrimonio comune ,allora ti senti di appartenere ad un genere umano capace di condividere non solo grandi e roboanti gesti ma anche piccoli movimenti di poesia.

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    Gieffe

    06/05/2002 14:19:11

    Il vicino di casa di Proust ci prova, e che no, pure lui sa raccontare le tante emozioni che i minimi particolari della vita suscitano all'animo sensibile... Ne risulta un abominevole campionario di banalità, rese in forma sgrammaticata (ah, la virtu simbolica dell'anacoluto!) che sa tanto di sospiro. Manca il capitolo sulle lasagne della mamma o quello sul sugo pomodoro-basilico della nonna che stava in campagna, poi il libro raggiungerebbe la perfezione del genere. Virtù letterarie da tanti scovate nel testo, dove siete? Ah già, state sfogliando quelle rivistacce che si trovano dalla parrucchiera, che subliminale goduria. Riassumendo: un libro breve, e pure futile.

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    Anna

    06/04/2002 16:13:06

    Leggero come una piuma eppure così profondo.... Delerm precorre il cammino di Marc Levy.

Vedi tutte le 12 recensioni cliente


"Si potrebbe quasi... È bella la vita al condizionale, come nell'infanzia."

Si potrebbe, si può, godere di tanti piccoli "nulla" quotidiani. Si potrebbe, si può, sentire la gioia di svegliarsi al mattino e, invece di pensare al peso della giornata, alla fatica del lavoro, sentirsi percorrere dal piacere di una colazione fragrante (per un francese è il croissant, per noi italiani l'equivalente potrebbe essere l'aroma del caffè). È l'oggi, il presente, fatto di piccoli gesti, di sensazioni apparentemente insignificanti, che danno però sapore alla vita, quello che viene cantato in questo libro. Certo, le grandi passioni lasciano tracce indelebili, ferite o felicità travolgenti che nessuno dimentica: ma la vita davvero è fatta di grandi passioni? o piuttosto è la somma di tante, piccole felicità, tanti attimi a cui non prestiamo attenzione, gesti abituali, visi conosciuti, sensazioni di tranquilla serenità, momenti normali di una normale esistenza?

Il libro di Delerm (un vero, imprevisto, successo di vendite in Francia) ci offre non una filosofia di vita, ma dei suggerimenti, un'idea di piacere che si allontana da quello proposto dalla cultura dominante abituata a vedere in ciò che è trasgressivo e estremo la fonte unica della felicità. Qui si parla di mattinate in cucine silenziose a sgranare piselli, del rumore della dinamo contro la ruota in una solitaria passeggiata serale in bicicletta, dello scompartimento di un vecchio treno che si trasforma in salotto, della piacevole fatica di leggere stesi sulla spiaggia, dell'imprevista intimità che nasce da un invito a sorpresa a casa di amici: basta saper assaporare tutto questo, sentire, mentre lo si vive, il gusto dolce e penetrante di tanti gesti abituali per capire che può essere sufficiente tutto ciò per dare sapore alla vita.

Ognuno può poi avere una sua personale "prima sorsata di birra": quel gesto, quel momento che si ripete e che non andiamo a cercare noi, ma che ci aspetta e ci accompagna negli anni, a cui però siamo debitori di attimi dolcissimi o struggenti, a cui in fondo dobbiamo tanto della nostra capacità di dribblare la noia, la fatica, la delusione, le amarezze, i dolori.

Siamo di sicuro in un'epoca povera di eventi collettivi così coinvolgenti da dare senso alla vita dei singoli, forse stiamo cadendo in un eccesso di intimismo, però è innegabile che vadano rivalutate le piccole gioie, forse banali, di chi non gode, e non ha neppure voglia di godere, dell'ebbrezza del successo, della ricchezza e della notorietà. In epoca di protagonisti, di primedonne e di divi in tutti i campi, credo che sia da accogliere con favore un libro rivolto a chiunque abbia un po' di sensibilità e un po' di intelligenza.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Un coltello in tasca

Non un coltello da cucina, naturalmente, né un coltello da malavitoso a serramanico. Ma neppure un temperino. Diciamo un Opinel nº 6 o qualcosa di simile. Un coltello che sarebbe potuto appartenere a un nonno ipotetico e perfetto. Un coltello che lui avrebbe tenuto nella tasca dei pantaloni di velluto color cioccolato a coste larghe e che avrebbe tirato fuori all'ora di colazione per infilzare con la punta le fette di salame, per sbucciare lentamente la mela, con il pugno stretto intorno alla lama. Un coltello che avrebbe richiuso con un gesto ampio e cerimonioso, dopo il caffè bevuto in un bicchiere - segnale, per ciascuno, di dover tornare al lavoro.
Un coltello che ci sarebbe parso stupendo da bambini: un coltello per l'arco e le frecce, per foggiare la spada di legno con l'impugnatura intagliata nella scorza - il coltello ritenuto troppo pericoloso dai genitori quando eravamo piccoli.
Ma un coltello per che cosa? Visto che non siamo più ai tempi del nonno e non siamo più bambini. Un coltello virtuale, dunque, e con un ridicolo alibi: "Ma sì, può servire per un sacco di cose, in gita, durante i picnic, per fare qualche lavoretto se non ci sono utensili..."
Sappiamo che non servirà. Non consiste in questo, il piacere. Un piacere assolutamente egoistico: una bella cosa inutile di legno caldo oppure di madreperla liscia, con un segno cabalistico sulla lama, da veri iniziati: una mano incoronata, un ombrello, un usignolo, l'ape sul manico. Sì, lo snobismo ha sapore se è legato a questo simbolo della vita semplice. All'epoca del fax, è un lusso rustico. Un oggetto a sé, che riempie inutilmente la tasca e che tiriamo fuori di tanto in tanto, non per servircene, ma per toccarlo, guardarlo, per la soddisfazione ingenua di aprirlo e richiuderlo. In questo presente gratuito sonnecchia il passato. Pochi secondi e ci sentiamo al tempo stesso il nonno bucolico con i baffi bianchi e il bambino in riva all'acqua tra l'odore del sambuco. Il tempo di aprire e richiudere la lama e non siamo più di mezza età, ma di due età insieme - questo è il segreto del coltello.
  • Philippe Delerm Cover

    Figlio di insegnanti, Philippe Delerm ha conseguito una laurea in lettere presso l'Università di Nanterre. Diventato insegnante, nel 1975 si è trasferito a Beaumont-le-Roger, nel dipartimento dell'Eure, e insegna lettere al Collège Marie-Curie di Bernay. Oggi vive in Normandia. Sposato, padre di un figlio, è autore di diversi libri, alcuni dei quali per l'infanzia. Ha esordito in Italia con "La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri", diventato un caso editoriale, vincitore in Francia dell Premio Grandgousier.A questo titolo hanno fatto seguito altri libri di grande successo. Approfondisci
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