Editore: Mondadori
Collana: Oscar storia
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
In commercio dal: 27 febbraio 2018
Pagine: XL-344 p., Brossura
  • EAN: 9788804683605

21° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Storia militare - Seconda Guerra Mondiale

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Descrizione

Sono gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale e la città di Trieste si trova a vivere un dramma inedito, precursore delle tensioni della Guerra fredda. Per quaranta giorni - dal primo maggio al 12 giugno - le truppe titine occupano la città, portando nuovi spargimenti di sangue e nuove morti. «Tragico, asciutto diario di un'intera collettività», come l'ha definito Claudio Magris, "Primavera a Trieste" racconta «una stravolta realtà in cui lo scrittore e con lui i suoi concittadini e il suo mondo sono e si sentono minacciati, indifese pedine di un gioco di proporzione mondiale in cui torti antichi vengono ripagati con alti interessi, la rivendicazione nazionale e sociale si mescola e si confonde con una contrapposizione internazionale di potenze che si contendono il mondo e - in questo gioco guardingo, feroce e ipocrita - passano disinvoltamente sui corpi e sulle sofferenze dei piccoli mondi, come in questo caso Trieste.» Introduzione di Elvio Guagnini. Prefazione di Claudio Magris.

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    Claudio

    05/05/2018 11:30:53

    Diario di poco più di un mese, dalla fine di aprile a quasi alla fine di maggio 1945. L'Autore è un trentacinquenne figlio e nipote di intellettuali istriani di lingua e tradizioni italiane. Mentre l'Italia è finalmente liberata dagli Alleati, a Trieste entrano dapprima le truppe neozelandesi, ma queste non si muovono verso l'Istria e anzi aspettano l'entrata in città (oltre a tutta l'Istria) delle truppe jugoslave, appoggiate dai comunisti locali. Iniziano subito omicidi, violenze, danneggiamenti, fino ad arrivare alle foibe. In questo mese il morale dei triestini passa dal nero più nero constatando la debolezza occidentale contro la forza bruta degli slavi al roseo quando sembra che finalmente i due marescialli (Tito e Alexander) si siano messi d'accordo. Il diario finisce con la fuga dell'Autore per evitare la deportazione in Jugoslavia.

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