Processi contro gli ebrei di Trento (1475-1478). Vol. 2: I processi alle donne (1475-1476).

Anna Esposito,Diego Quaglioni

Editore: CEDAM
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 1 gennaio 2008
  • EAN: 9788813294335

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Davanti a questo secondo volume dell'edizione del processo per il celebre caso del Simonino il lettore avverte di nuovo il sentimento di disagio e la sottile resistenza a sfogliarlo che aveva provato diciotto anni fa davanti al primo volume della serie. Il pensiero va agli uomini e alle donne che finirono la loro vita dopo i tormenti di un processo mostruoso e va a tutto ciò che tenne dietro alla fondamentale tappa trentina di quella invenzione dell'odio cristiano che si chiama infanticidio rituale: un'invenzione che ha alimentato violenze di ogni genere prima di sfociare nei pogrom dell'antisemitismo del XX secolo.
Era vero o no che gli ebrei erano soliti uccidere i bambini cristiani e usare il loro sangue nei riti della loro Pasqua? Questa la decisiva domanda che un certo Giovanni da Feltre si sentì porre dal podestà inquirente il 27 marzo 1475, lunedì di Pasqua, subito dopo il reperimento del cadavere di Simonino. Giovanni, un ebreo convertito che si trovava in quel momento in carcere, rispose di sì. E disse che gli ebrei lo facevano abitualmente, sia pure con grandissima segretezza, e che circa quindici anni prima anche suo padre aveva preso parte all'uccisione di un bambino cristiano per utilizzarne il sangue nel rito della Pasqua ebraica. Da qui partì la macchina processuale. Tutti gli ebrei arrestati furono interrogati e torturati a lungo finché non confessarono quello che ci si aspettava da loro. Ma quella testimonianza, che anni fa lo storico Ariel Toaff ritenne valida in un libro che fu molto discusso, "fa violenza all'ordine del giudizio: tanto al giudizio davanti al banco del giudice, quanto al giudizio in sede storica", osserva Diego Quaglioni.
Faceva violenza anche allora. Tra le carte del vescovo Hinderbach, come racconta Quaglioni, è stata trovata una memoria giuridica che ricordava che Giovanni, carcerato e pronto a fare di tutto per contentare il podestà, era formalmente un teste non valido in processo, oltre al fatto che, in quanto convertito, era portato a odiare i suoi antichi correligionari. Il che non impedì al principe vescovo di imporre la falsariga di quella testimonianza agli interrogatori che seguirono. Uno dopo l'altro gli imputati furono costretti, a furia di torture, a confessare l'infanticidio e l'uso del sangue del bambino cristiano nei loro riti. Né bastò la confessione: il vescovo ottenne anche la conversione e il battesimo degli ebrei per sanzionare con il trionfo della fede l'avvio del culto del nuovo santo. Va detto che, se non si fossero dichiarati pronti a convertirsi, gli ebrei sarebbero stati fatti morire con il tremendo supplizio della ruota e con il rogo. Il battesimo era la garanzia di una morte meno dolorosa (solo al corpo del vecchio Mosé, morto in carcere dopo gli interrogatori, dovette essere applicato il rituale punitivo).
La scia di orrori lasciata da questo processo giustifica l'interesse storico del documento e permette di apprezzare la grande serietà scientifica di questa edizione critica che tocca ora la seconda tappa. Abbiamo qui i costituti di mogli e figlie degli ebrei. I loro nomi recano l'eco dei sentimenti che circondavano le donne nella famiglia ebraica: Bella, Bona, Brunetta, Dolcetta, Sara, Anna. Furono arrestate e torturate, costrette a confessare, convertite, battezzate con nomi cristiani. Le torture furono così dure e insistenti che spesso le donne furono sul punto di morire. Intorno a una di loro, Brunetta, c'è però un mistero. Madre di famiglia a cui veniva riconosciuta la speciale autorevolezza del suo ruolo, le immagini della scena dell'infanticidio le riserbarono l'unica presenza femminile nel rito: è lei la donna che reca gli spilloni da infilare nel corpo di Simonino per spillarne il sangue. Brunetta morì in carcere. Hinderbach raccontò che un rito magico l'aveva fatta confessare. Sembra però che poi avesse ritrattato. Di fatto gli atti del processo che furono spediti all'imperatore e al papa non conservano i suoi costituti. Il vescovo Hinderbach ne scrisse un epitaffio in esametri latini, dove immaginò che la giudea Brunetta convertita nella cristiana Caterina venisse accolta in paradiso dal santo martire Simonino. È probabile che, davanti alle critiche per l'efferata e irregolare conduzione del processo, il vescovo tentasse così di distorcere e strumentalizzare anche la memoria della sua vittima. La campagna che l'uomo condusse con grande uso di immagini e stampe ne prova le modernissime capacità di ricorso alla propaganda. Quanto ai miracoli del piccolo martire, sembra che cessassero quando sua madre passò a seconde nozze.
Anche in queste carte, disseminate di falsità e improntate dalla violenza di procedure irregolari, si alza qualche volta il velo che copre la vita reale. Dietro le confessioni delle imputate, costrette a raccontare sempre la stessa scena, appaiono in controluce le scene abituali e ripetitive della vita quotidiana. Il lettore segue queste donne nel loro affaccendarsi pacifico fino al momento in cui il ritrovamento del corpo di Simonino travolse la quotidianità nella tragedia storica che da allora porta quel nome. Una frase di Brunetta, che fu detta in quell'istante e che gli altri ricordarono: "Siamo completamente distrutti" ("Nos sumus destructi in totum"), mostra che quella pacifica vita quotidiana si svolgeva sull'orlo dell'abisso. E lei quando la voragine si aprì non chiuse gli occhi.
Adriano Prosperi

Il volume prosegue lo studio sul fenomeno storico dell'antisemitismo a Trento attraverso l'interpretazione delle fonti processuali come già raccolto nel vol. I (che vengono riportate parzialmente).In questa sede l'oggetto dell'analisi è rappresentato dai processi contro le donne.