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Franz Kafka

Traduttore: C. Morena
Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Edizione: 14
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: XXXII-217 p. , Brossura
  • EAN: 9788811363071

Recensioni dei clienti

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    Azzali Fabrizio

    04/03/2016 16.41.21

    Beh, considerare noioso questo libro - come ha fatto il sig. Giuseppe - è come ritenere un viaggio su Urano semplice routine. Chi non ha gli strumenti culturali per giudicare, deve limitarsi a leggere Moccia e non andare oltre.

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    spaggio

    06/11/2015 21.09.06

    Un romanzo base della letteratura mondiale. Non certo facile e scorrevole nella sua originalità, che comunque, di per sè stessa, allevia il racconto. Una perla la parabola della porta della legged, del guardiano e del contadino: riproponibile nella sua spietata veridicità metaforica anche ai giorni nostri.

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    Francesco

    10/09/2015 08.06.05

    Un grandissimo romanzo, forse il solo veramente riuscito di Kafka. Il capitolo nono, ''Il duomo'', dà una sintesi ''teologica'' a tutta la vicenda di K., facendola apparire come quella di un Giobbe, ma senza riconciliazione con Dio (o forse: l'assenza di riconciliazione è proprio il senso della ''elezione'' di K.).

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    Antonello

    25/08/2015 19.02.32

    Porgo una domanda a coloro che hanno trovato noiosa quest'opera di Franz Kafka: il processo in India dei due marò italiani vi sembra poi così diverso da quello subito da Josef k.? Oppure, vogliamo parlare dei numerosi casi di errori/orrori giudiziari disseminati in giro per gli uffici giudiziari italiani? Tuttavia, il tema di fondo di questo romanzo non è lo strano caso giudiziario in se, ma ben altro: l'angoscia dell'individuo borghese all'alba della società di massa, l'ansia di non sentirsi al sicuro, lo smarrimento collettivo difronte alla distruzione dei valori tradizionali. La bravura e l'arte di Kafka sono consistite nel rappresentare queste problematiche attraverso la metafora del processo ingiusto. Naturalmente coloro che non possiedono una vasta cultura storica, filosofica e letteraria non possono cogliere tutto ciò, ma abituati come sono a leggere i romanzetti finalisti del Premio "Strega" di oggi o dei best sellers internazionali in stile "Codice Da Vinci, non potranno mai cogliere la grandezza dei classici. Cari signori, prima di leggere bisogna studiare, e prima di scrivere bisogna leggere.

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    eds

    03/01/2015 11.49.48

    Uno dei più grandi capolavori che ho avuto il piacere di leggere. Semplicemente straordinario. Chi ha dato 1/5 penso non abbia la disposizione mentale a leggere libri di tale livello. Coinvolgimento massimo, inquietudine e angoscia che ti lasciano attaccato ad ogni pagina con gli occhi fuori dalla testa per sapere il destino del protagonista. Purtroppo è un libro rimasto incompleto, e le lacune si vedono, ma basta quanto scritto per renderlo un gioiello, un diamante della mia libreria. Capolavoro assoluto. Voto 10.

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    marbo

    30/09/2014 20.00.47

    Dovete leggerlo! Kafka si guarda e ci guarda dentro. È un grandissimo, diamogli fiducia.

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    Fabrizio

    27/07/2014 22.54.44

    Mi riferisco ai lettori che hanno attribuito un voto infimo a questo libro e vorrei dare loro un modesto consiglio: nessuno dovrebbe occuparsi di argomenti o ambiti di cui non capisce nulla e per i quali non ha evidentemente gli strumenti culturali per formulare un giudizio.

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    Giuseppe

    03/05/2014 23.39.19

    noioso.....descrive l'angoscia....quella del lettore

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    Dino(Osvaldo) Licci

    16/05/2013 04.57.03

    Ho appena finito di leggere "Il processo" di Kafka. E' stato come uscire da un incubo, da uno di quei sogni che rimangono impressi nella mente per tutta la vita. Una volta ripresomi dal "fascino" della lettura, mi sono chiesto, attonito, quale messaggio o quale insegnamento si nascondesse dentro quelle pagine così colme di ansia e angosciante trepidazione. Ma prima di dedicarmi, come sempre faccio, all'analisi di quanto ho appena letto, mi sono accostato alla finestra più vicina, ne ho aperto le ante ed ho respirato a lungo l'aria pura dell'alba quasi immedesimandomi nel protagonista del romanzo, costretto ad aggirarsi in stanzette tetre, maleodoranti, sporche, prive di finestre e popolate da personaggi da incubo. Ho meditato sui fumosi, vaghi, foschi discorsi di due personaggi chiave del romanzo: l'avvocato e il sacerdote. E allora ho visto l'Uomo, non più il singolo ma l'umanità tutta intera, ho visto la sua incapacità di stabilire un contatto durevole, sincero col mondo che lo circonda o di conoscere il senso, il fine ultimo della sua vita. E ho visto nel personaggio, la proiezione drammatica del suo creatore, di quel Kafka che viveva una condizione conflittuale col padre e con la società particolarmente crudele con la sua condizione di ebreo appartenente a una minoranza oppressa dai cultori della xenofobia e del razzismo. Kafka, in questo come negli altri suoi scritti, sembra gradualmente superare la sua vicenda personale, per fotografare quel disagio esistenziale tipico del decadentismo, che supportato anche dall'analisi freudiana e dal superamento dell'ottimismo positivista, partorirà artisti e filosofi che sfoceranno nell'esistenzialismo, nella ricerca estenuante e sfibrante della propria intima essenza.

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    Nicola

    11/01/2013 20.11.01

    avviso ai naviganti.......:de gustibus non disputandum est...per me siamo in questo caso per un'inchino...grazie maestro.

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    guith

    05/11/2009 17.06.50

    capolavoro !!! il penultimo capitolo è struggente , è di un coinvolgimento disarmante. Sono giorni che penso a tutte le possibili interpretazioni. p.s. Nicola Mosti , sicuro lo hai letto ??

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    Nicola Mosti

    07/06/2009 00.57.29

    Forse molti reputano "inopportuno" offendere la memoria di un mostro sacro come Kafka, ma, io che me ne frego, vi dirò... Penso sinceramente che sia difficile - anche considerata l'epoca di stesura - trovare uno scrittore così pedante, vischioso, lento, macchinoso ed insopportabilmente noioso quale mi è risultato questo tale. Dalle biografie pervenuteci, pare che Kafka abbia rimuginato tutta la vita a dubitare delle proprie qualità di scrittore... Se almeno avesse rimuginato un po' di più...

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    stefano pelagatti

    11/10/2008 22.10.59

    Nell'oscurità del duomo di Praga, K dice al prete assiso sul pulpito:" Ma io non sono colpevole. Questo è uno sbaglio. Com'è possibile del resto che un uomo sia colpevole? Siamo tutti uomini". "E' giusto, ma così sogliono parlare i colpevoli", disse il prete. Questa scena è illuminante, perche avvicina in modo straordinario Kafka a Calderon: " La più gran colpa è l'essere nati" ( la vita è sogno). Così, Kafka diviene sommo interprete, in veste narrativa, di un pensiero filosofico che da Schopenhauer affonda le sue radici sino alle Upanishad: la vita è un errore, la vita è un qualcosa che mai avrebbe dovuto essere. E più lo spirito è grande, maggiore ne è la dolorosa consapevolezza . Ciò spiega la nostalgia della morte provata da molti grandi uomini ( J. S Bach, ad esempio, in Komm, susser Tod): essi anelano segretamente all'annullamento, all'estremo commiato da un mondo in cui si aggirano come stranieri, e che sarà sempre a loro eterogeneo

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    Romano De Marco

    20/02/2007 13.12.50

    Parlare di un capolavoro del genere è un rischio. Siamo di fronte ad una letteratura talmente alta, ad un valore talmente assoluto che si rischia di scadere inevitabilmente nella banalità o nell'ovvio. IL PROCESSO bisogna solamente leggerlo. Nel mio piccolo posso dire di ritenere assolutamente magistrale il modo in cui l'autore, attraverso le vicissitudini del proprio personaggio, riesca a trasmettere il disagio dell'uomo nei confronti dell'ordine costituito, della burocrazia, della chiesa. Sconvolgente il salto narrativo che avviene dal momento dell'appuntamento nella cattedrale. Un precipitare vorticoso della situazione, degli eventi, dell'atmosfera che da ossessiva e claustrofobica diviene improvvisamente glaciale e spietata per il lettore stesso, perfetta metafora della condizione umana alla mercè di eventi e decisioni al di sopra del proprio arbitrio e delle proprie capacità di modificare gli eventi. Sconvolgente, bellissimo, imperdibile.

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    maqroll

    13/11/2006 15.12.48

    Il Colpevole, la Legge, L’Accusa, la Pena, la Sentenza; manca il Reato. Con questo romanzo, e con le altre sue opere, Kafka ci ha resi tutti vittime.

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