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Anatole France

Traduttore: L. Sciascia
Collana: La memoria
Edizione: 8
Anno edizione: 1984
Pagine: 48 p.
  • EAN: 9788838901669
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Anatole France pubblicò questo racconto nel 1902. Da allora, e fino agli anni Venti, ha avuto un destino di splendido isolamento: edizioni numerate, rare, ornate di incisioni originali, tipograficamente perfette. è un isolamento che il racconto merita e che continuiamo a dargli presentandolo nella traduzione di Leonardo Sciascia a un pubblico più vasto. è - come dice Sciascia - un apologo e un'apologia dello scetticismo: forse particolarmente salutare in un momento in cui muoiono le certezze al tempo stesso che di certezze si muore.

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    alida airaghi

    10/10/2015 04.16.50

    Questo racconto di Anatole France, pubblicato nel 1902 in 430 esemplari illustrati, è un testo di rara perfezione stilistica, tutto teso nella narrazione veso la spietatezza della battuta finale di Pilato, crudele nella sua noncuranza: "Gesù? -mormorò - Gesù il Nazareno? No, non ricordo.- Anatole France, lettore attento degli storici latini, sa che Tacito, così accurato nel descrivere particolari talvolta insignificanti delle geneaologie imperiali, dedica al cristianesimo poche righe irrilevanti, condannandolo con la definizione di "esecrabile superstizione", quasi temesse il futuro dilagare della genia cristiana ("gente odiata pei suoi mali costumi"), esorcizza la figura di Cristo, narrando solo che venne mandato a morte da Ponzio Pilato. La censura di Tacito diventa attraverso Anatole France la "dimenticanza" di Pilato, per cui la condanna di Gesù (evento che tramanderà il procuratore di Giudea nella storia) sembra essere stato un accadimento trascurabile nella vita di lui. Chi ricorda è invece un libertino, tale Elio Lamia, esiliato in Siria da Tiberio per avere sedotto una nobildonna romana. I due si incontrano, dopo trent'anni, in Campania, e si fannno reciproche confidenze, rievocando insieme il passato. Pilato rammenta, della sua missione in Oriente, la ribellione dei Samaritani, e le continue rivolte del popolo giudeo che gli hanno tolto onore e pace. Lamia ritorna col pensiero alle donne di Siria, "la cui carne dà un raro e prezioso godimento", e in particolare a una donna di Gerusalemme, una danzatrice da cui fu abbandonato non appena costei si unì a una taumaturgo di Galilea, e ne divenne seguace. Un certo Gesù, crocefisso poi in circostanze non chiarite. Lamia, il libertino, ricorda Cristo a causa di un amore finito male. Ma Pilato ha dimenticato: "Gesù? Gesù il Nazareno? No, non ricordo".

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    gianluca guidomei

    18/04/2008 17.34.03

    Leonardo Sciascia lo ha definito "il racconto perfetto", ma anche e soprattutto un' apologia dello scetticismo. A.France riesce a storicizzare la figura di Cristo, rendendolo umano, mortale più di tanti testi ben più famosi: la sua importanza capitale è implicita, la rivoluzione che ha scatenato è sotterranea e silenziosa, così per il credente come per lo scettico. "Il procuratore della Giudea" è Ponzio Pilato, da noi tutti ricordato unicamente per aver sancito la condanna alla crocifissione di Cristo. France invece ce lo descrive come un anziano senatore che incontrando un antico amico e collega, Ezio Lamia, rimembra le sue lotte con i Giudei, o il suo barcamenarsi tra Erode Antipa e Roma, piuttosto che il gesto che lo renderà immortale nei secoli. Straordinaria l'idea di subordinare il ricordo di Cristo, a quello erotico e passionale di Maria Maddalena da parte dell'interlocutore di Ponzio Pilato, Ezio Lamia. Inconsciamente, lo scettico A.France, ci insegna che tutto ciò che è amore conduce infine a Cristo. Come Maria Maddalena ha amato e seguito Cristo, grazie al di lei amoroso ricordo, Ezio Lamia arriva a ricordare Cristo e a nominarlo così, come di sfuggita, come un fastidio, una parentesi insignificante tra memorie militari e memorie sentimentali. Geniale

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