Il procuratore della Giudea

Anatole France

Traduttore: L. Sciascia
Collana: La memoria
Edizione: 8
Anno edizione: 1984
Pagine: 48 p.
  • EAN: 9788838901669

50° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Classica (prima del 1945)

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    luca bidoli

    04/02/2018 00:12:06

    Geniale, splendido, superbo racconto di France che ho letto trent'anni fa, circa, appena uscito da Sellerio, a cura di Leonardo Sciascia e che ho riletto in questi giorni, con eguale gioia ed intensità. Una trama esile, ma potente, resa nella sua drammaticità. Chi non ricorda, il vecchio e malato Ponzio, è già dannato, dalla sua stessa mancanza, dal suo essere stato incapace non tanto di capire, ma di amare. Un incontro casuale, tra un vecchio magistrato e un uomo non più giovane, un roamno, come lui, che è stato presente a Gerusalemme. IL ricordo del Cristo morto in croce è legato al tenue ma resistente filo del'amore verso una donna, una ebrea. Solo questo salva, solo questo dà respiro e dignità.Poche pagine che lasciano il segno, con quell'interrogativo che appare e diventa, la più tremenda delle condanne: "No, non ricordo". Penetrante postfazione di Sciascia.

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    Cristiano Cant

    09/08/2017 11:57:01

    Due uomini si rincontrano in Cesarea dopo trent'anni, per puro caso. Uno è il fatidico Ponzio Pilato, il prefetto che pose al Cristo la fatale domanda: "Che cos'è la verità?" (che restò senza risposta), l'uomo che lo giudicò e lo condannò alla crocifissione; l'altro è Elio Lamia, e suo ex consigliere, un mezzo dissoluto esiliato in quel luogo per adulterio. Il libro è una breve e profonda confessione dei due. Pilato narra delle difficoltà di quegli anni, delle tribolazioni a reggere il timone in una Gerusalemme retta dal severo verbo dei sacerdoti ebrei, gli scontri fra la sua mitezza e la loro forza, poiché essi erano i despoti e veri depositari del potere. Lamia gli dirà: "I popoli non si governano solo con la dolcezza. Quella carità verso il genere umano che la filosofia consiglia poca parte ha nell'azione degli uomini che governano. E' un grave problema quello di sapere se agli uomini si deve imporre una felicità che non vogliono". Pilato ricorda ancora gli equilibri suggeritigli da Roma, i suoi tentativi di sottrarre al supplizio anime buone; ma niente da fare. Certo biasimo e certe decisioni non si potevano attutire. A quel punto l'interlocutore rievoca la Maddalena, come a esaltare qualche appartenente a quel ceppo. La donna che seguì Gesù fin sotto il legno, fino ai suoi ultimi istanti nelle suppliche al Padre. E aggiunge, rivolgendosi a Pilato: "Ti ricordi di quest'uomo?". La risposta sarà: "No, non lo ricordo". Ecco dove sta il capolavoro creato da France. L'impossibile che davvero accade, l'indimenticabile che crolla di scatto in un'amnesia verso una delle più grandi verità della storia umana, l'indicibile incarnato che, ugualmente, scendendo dentro se stesso, non rinviene che vuoto, assenza. Stupendo! Piccolo grande nutrimento, gioiello di pena e sussurro di divinità, forse una stupidità conclamata, o forse la nemesi di un uomo che non voleva quella morte e che attraverso una memoria lacera si sta pian piano salvando.

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    alida airaghi

    10/10/2015 04:16:50

    Questo racconto di Anatole France, pubblicato nel 1902 in 430 esemplari illustrati, è un testo di rara perfezione stilistica, tutto teso nella narrazione veso la spietatezza della battuta finale di Pilato, crudele nella sua noncuranza: "Gesù? -mormorò - Gesù il Nazareno? No, non ricordo.- Anatole France, lettore attento degli storici latini, sa che Tacito, così accurato nel descrivere particolari talvolta insignificanti delle geneaologie imperiali, dedica al cristianesimo poche righe irrilevanti, condannandolo con la definizione di "esecrabile superstizione", quasi temesse il futuro dilagare della genia cristiana ("gente odiata pei suoi mali costumi"), esorcizza la figura di Cristo, narrando solo che venne mandato a morte da Ponzio Pilato. La censura di Tacito diventa attraverso Anatole France la "dimenticanza" di Pilato, per cui la condanna di Gesù (evento che tramanderà il procuratore di Giudea nella storia) sembra essere stato un accadimento trascurabile nella vita di lui. Chi ricorda è invece un libertino, tale Elio Lamia, esiliato in Siria da Tiberio per avere sedotto una nobildonna romana. I due si incontrano, dopo trent'anni, in Campania, e si fannno reciproche confidenze, rievocando insieme il passato. Pilato rammenta, della sua missione in Oriente, la ribellione dei Samaritani, e le continue rivolte del popolo giudeo che gli hanno tolto onore e pace. Lamia ritorna col pensiero alle donne di Siria, "la cui carne dà un raro e prezioso godimento", e in particolare a una donna di Gerusalemme, una danzatrice da cui fu abbandonato non appena costei si unì a una taumaturgo di Galilea, e ne divenne seguace. Un certo Gesù, crocefisso poi in circostanze non chiarite. Lamia, il libertino, ricorda Cristo a causa di un amore finito male. Ma Pilato ha dimenticato: "Gesù? Gesù il Nazareno? No, non ricordo".

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    gianluca guidomei

    18/04/2008 17:34:03

    Leonardo Sciascia lo ha definito "il racconto perfetto", ma anche e soprattutto un' apologia dello scetticismo. A.France riesce a storicizzare la figura di Cristo, rendendolo umano, mortale più di tanti testi ben più famosi: la sua importanza capitale è implicita, la rivoluzione che ha scatenato è sotterranea e silenziosa, così per il credente come per lo scettico. "Il procuratore della Giudea" è Ponzio Pilato, da noi tutti ricordato unicamente per aver sancito la condanna alla crocifissione di Cristo. France invece ce lo descrive come un anziano senatore che incontrando un antico amico e collega, Ezio Lamia, rimembra le sue lotte con i Giudei, o il suo barcamenarsi tra Erode Antipa e Roma, piuttosto che il gesto che lo renderà immortale nei secoli. Straordinaria l'idea di subordinare il ricordo di Cristo, a quello erotico e passionale di Maria Maddalena da parte dell'interlocutore di Ponzio Pilato, Ezio Lamia. Inconsciamente, lo scettico A.France, ci insegna che tutto ciò che è amore conduce infine a Cristo. Come Maria Maddalena ha amato e seguito Cristo, grazie al di lei amoroso ricordo, Ezio Lamia arriva a ricordare Cristo e a nominarlo così, come di sfuggita, come un fastidio, una parentesi insignificante tra memorie militari e memorie sentimentali. Geniale

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Anatole France pubblicò questo racconto nel 1902. Da allora, e fino agli anni Venti, ha avuto un destino di splendido isolamento: edizioni numerate, rare, ornate di incisioni originali, tipograficamente perfette. è un isolamento che il racconto merita e che continuiamo a dargli presentandolo nella traduzione di Leonardo Sciascia a un pubblico più vasto. è - come dice Sciascia - un apologo e un'apologia dello scetticismo: forse particolarmente salutare in un momento in cui muoiono le certezze al tempo stesso che di certezze si muore.