La profe. Diario di un insegnante con gli anfibi

Antonella Landi

Editore: Mondadori
Collana: Arcobaleno
Anno edizione: 2007
Pagine: 213 p., Brossura
  • EAN: 9788804568230
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Recensioni dei clienti

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    Paolo

    13/12/2008 12:04:33

    Favoloso... ho acquistato questa estate Storia (parecchio alternativa) della letteratura italiana e poi a ruota il primo libro di Antonella Landi. Molto divertente. Tutti vorrebbero avere un'insegnante come te. E invece a qualcuno toccheranno ben altri personaggi tipo la Mastrocola o Mazzocchini.

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    Marcella

    12/12/2008 21:04:47

    La prima cosa che ho fatto appena ho finito di leggere il libro della Profe è stata scriverle una mail dal titolo "Vuoi essere la profe di mio figlio?". Perché se il mio promogenito avesse avuto una professoressa come Antonella Landi, non solo avrebbe avuto una perfetta conoscenza della lingua italiana, ma avrebbe amato la scuola come lei la ama. Il libro è bello, scorrevole, divertentissimo.

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    Davide

    11/12/2008 13:05:48

    Vedo che si passa da valutazioni estremamente positive a estremamente negative :) Non avendo mai letto la Mastracola, non posso sapere se il paragone fatto da Mondadori sia corretto o meno, ma poco mi interessa: per parlare di scuola non si deve mica essere de Amicis! Venendo al libro, l'ho trovato piacevole: ha un buon ritmo, alcuni argomenti sono trattati forse con eccessiva leggerezza ma mai superficialmente. Si parla della quotidianità della scuola: sicuramente ognuno di noi ha avuto almeno un professore da idealizzare, nella propria carriera scolastica, che sia stato alle medie o alle superiori (lasciamo da parte le elementari, via!). Di mio, il professore di matematica al biennio dell'ITIS :P Credo che questo non renda banale quanto scritto: ritrovarsi in alcuni aneddoti, o in comportamenti tipici di un'età - ahimé - passata è piacevole. E non mi è parso che l'autrice si sia posta in maniera "esclusiva" su questo tipo di esperienza. Non ho dato il massimo del voto perché - avendo letto il blog - non ho trovato molto di più di quanto scritto su questo differente mezzo di comunicazione. E rispondendo al commento di tuti, mi viene il sospetto che si tratti di un professore collega dell'autrice, che non si è trovato d'accordo su come è stato descritto :P

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    tuti

    31/05/2008 20:12:55

    Storielle banali, chiunque lavori a scuola ne avrebbe di simili, raccontate con la presunzione di essere l'unica depositaria dell'arte della didattica, con commenti ingiuriosi a volte gratuiti nei confronti dei colleghi e del cosiddetto sistema. Comunque il blog, da cui il libro emana, è decisamente peggiore.

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    Lucia

    22/02/2008 09:18:52

    Il libro consiste in una serie di storielle forse argute ma impalpabili e sostanzialmente slegate tra loro. L'immagine che se ne ricava è quella di un'insegnante molto innamorata di se stessa più che dei suoi studenti e del suo mestiere, arrogante verso i colleghi di cui si sente tanto migliore sotto il profilo umano, velletariamente critica verso il sistema scolastico perché incapace di descrivere in modo chiaro che cosa, effettivamente, secondo lei nella pubblica istruzione oggi non va. Complessivamente una grossa delusione: credevo di trovarvi la stessa passione commovente per le discipline umanistiche e per il loro insegnamento che si trova nei libri della Mastrocola. Non è stato così e mi dispiace aver ceduto all'inganno della quarta di copertina che proponeva proditoriamente l'accostamento.

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    Laura Tussi

    05/10/2007 18:02:36

    LA METABLETICA DISCIPLINARE LA VALORIZZAZIONE DELL'INSEGNANTE Riflessioni su anni di precariato di LAURA TUSSI Nel contesto educativo occorre relazionarsi assiduamente con colleghi, con superiori, con ragazzi e con i loro genitori. Si è esposti al giudizio di tutti a 360 gradi con conseguenze spesso devastanti, sia a livello esistenziale che psicologico. Personalmente “forse” sono riuscita immune da sei pesanti anni di precariato perché mi sono sempre e costantemente posta il problema dell’educazione e della necessità di apprendimento, di crescita sociale, culturale e psicologica di ogni ragazzo. Più volte nel corso della professione di insegnante mi sono trovata in situazioni disperate, in circostanze assurde che sembrano irrisolvibili anche da parte di tanta pedagogia scolastica e didattica. Disagio sovraindividuale La classe dimostra scarso interesse e patente abulia relazionale e cognitiva verso ogni proposta didattica innovativa e propositiva che scade inesorabilmente nel rifiuto e nell’avversione totali verso l’impegno di studio e di metodo. L’idea di impegnarsi con assiduità su un copioso numero di verifiche variegate nel contenuto e nelle modalità di svolgimento viene respinta per la scarsa volontà, per l’immotivato zelo nell’agire a favore di forme di gioco monotone, stupide e dettate dal bieco consumismo dei mezzi di comunicazione di massa che denota in modo evidente un basso tasso di valorialità personale pressochè incentrato sull’estetica, per le ragazze, e sul principio di forza, per i ragazzi. La proposta di percorsi didattici di contenuto educativo valoriale veniva respinta in nome di emblemi e simulacri di personaggi ben più importanti da perseguire e da innalzare a idoli del momento, di uno spaccato di classe povero di idee, banale negli interessi dove un certo tipo di consumismo fondato su meccanismi mercificatori biechi fa presa per la futilità, la vacuità e l’inanità dei messaggi la cui fruizione non implica per niente un cospicuo investimento di energia cognitiva.

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    Cristian

    13/07/2007 16:59:53

    Gli eventi privati a lei favorevoli l'hanno aiutata non poco a pomparsi quel tanto in più che la rende antipatica (l'autrice ovviamente). Racconti divertenti e brillanti si, ma nulla di più e meno di ciò che non accada in qualsiasi scuola come i miei ricordi ancora abbastanza freschi mi riportano riguando la mia esperienza. Una professoressa all'avanguardia senza dubbio, che ha usato la propria capacità, anche linguistica, per farsi un'immagine sulla pelle di altra gente che la storia l'ha fatta e vissuta davvero, ragazzi e ragazze che credevano magari di aver trovato una confidente e si sono invece poi trovati pubblicati su Mondadori. Insomma, un "Io speriamo che me la cavo" dai toni nordici, con gente dal linguaggio più aulico e con una profe molto attenta al look.

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    Benedetta

    25/06/2007 17:01:14

    Brillanti, ironiche, argute, credibili e a tratti profonde (nonostante qualche tono apologetico che può suonare insincero) queste opinioni a tutto tondo sulla scuola, sulle famiglie, sui giovani di una “profe” che ama la sua professione

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    Fabrizio Ventura

    18/06/2007 17:41:56

    la profe o meglio la pepa è una persona dalla felicità contagiosa e questo suo libro, ma ancor prima il suo esilarante blog, altro non sono che dispensatori di buon umore. Uno stile volutamente casereccio, nel quale però si annidano qua e là vere e proprie gemme linguistiche, le quali scorrono però con la fluidità che solo una padronanza narrativa assoluta, quantomeno inaspettata in una esordiente, può consentire. In sintesi, un libro adatto per essere letto sia in chiave esclusivamente giocosa, sia, qualora si voglia addentrarsi nelle sue pieghe, in chiave psicologica. Complimenti pepa.

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    Gennaro Lubrano Di Diego

    17/06/2007 19:43:04

    Allora, mi presento. Sono un insegnante di scuola media superiore. Ho letto, o meglio sto leggendo il libro della Landi. Lo trovo schietto, sincero, appassionato sulla linea di quelli già pubblicati da Parresiade e Mastrocola. Si capisce immediatamente che questo mestiere piace all'autrice, che è interessata ai ragazzi e alla loro crescita, e ciò indipendentemente dai disastri strutturali in cui versa la scuola. E siccome la Landi mostra un esplicito amore per il suo mestiere, si comprende anche come ella sia di converso allergica alla scuola "progettificio" e alla proliferazione del gergo "aziendalese" e "didattichese" che lì imperversa. Fa piacere verificare come si stia moltiplicando questo tipo di pubblicazioni; è segno che una parte dei docenti non ci sta ad una declinazione vacuamente pedagogistica della professione ed intende ricollocare al centro del dibattito pubblico l'elemento per il quale una scuola ha ancora senso, e cioè lo studente, che spesso patisce, invece, un processo di marginalizzazione strisciante. Vorrei dire alla Landi e agli altri interessati alla materia che le cose che lei felicemente descrive, ho provato anch'io a descriverle in un testo del 2006 edito da GUIDA e dal titolo: "Salve Prof!...ovvero la meraviglia dell'educare". Buona lettura...se vi va.

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    kleart kamberi

    11/06/2007 20:20:29

    Il libro è semplicemente fantastico,scorre bene e si legge chè un piacere. Credo che Antonella scriva in una maniera tutta sua,fa ridere e tocca a tratti anche i sentimenti del lettore,mescola il comico e il tragico così come la vita li produce. Fortemente consigliabile a insegnanti e studenti,ma anche a tutti quelli che amano la scrittura di qualità.

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    Antonio

    06/06/2007 11:40:35

    La Profe è l'esemplificazione vivente di come si possa essere "toste" ma con un cuore grande così. Il mondo che ci descrive è qualcosa attraverso cui tutti noi siamo passati ma dalle pagine esce in qualche modo qualcosa di nuovo ed entusiasmante poichè i personaggi sono estremamente vivi, delineati a colpi di penna secchi ed essenziali che anzichè mortificarli ne evidenziano ogni particolare, ogni tic, ogni fragilità. La lettura del libro è come una passeggiata veloce (troppo veloce, ahimè) attraverso il mondo della scuola, con le sue gioie, le delusioni, gli entusiasmi, le arrabbiature, e anche quel senso di impotenza che non dovrebbe mai entrarvi. Ma che viene costantemente affrontato e combattuto. L'amore della Profe per questo mondo traspare da ogni pagina del libro: si capisce perfettamente quanto ami il suo lavoro e i suoi studenti, e quanto l'amore non le faccia mai però perdere di vista il fine principale della scuola: l'educazione. E sono sicurissimo che quando lei si rivolge ai suoi "amati" non li considera "utenti" da ingabbiare a colpi di 3I ma vede in essi gli adulti di domani. Può sembrare una cosa scontata ma chi abbia un figlio in età scolastica si sarà reso conto che non sempre è così. Se mia figlia fosse tra gli alunni della Profe dormirei certamente sonni più tranquilli di quelli che ora mi toccano. Perchè la Profe non è una normale, e non ci si mette molto a capirlo. La sua anormalità sta soprattutto nel fatto che nel suo lavoro ci mette l'anima. Tutta.

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