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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806172732
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Recensioni dei clienti

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    enrico

    25/07/2015 06.30.49

    Primo libro letto di Durrenmatt: esperienza positiva. La Promessa è una storia avvincente, che si legge con gran piacere e dal finale inatteso. Forse l'unico neo è che non ci si immedesima in nessun personaggio e quindi il lettore si sente un po' distaccato rispetto alla vicenda. La Panne è un altro racconto molto piacevole, anch'esso dal finale inatteso, che conferma il grande talento di questo scrittore. Consigliato.

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    alida airaghi

    20/06/2013 15.42.42

    Dei tre testi dello scrittore svizzero (morto nel 1990) qui riuniti, forse il primo è il più famoso, perché portato sullo schermo da Vajda e da Sean Penn. L'omicidio di una bambina in un bosco del canton Zurigo è colpevolmente e falsamente attribuito a un ambulante che viene incarcerato e poi si uccide, innescando una serie di conseguenze che finiscono per travolgere anche gli organi della polizia locale: sempre a evidenziare, secondo la nota teoria duerrenmattiana, che la realizzazione di una vera giustizia è impossibile e utopistica, e che solo il cieco caso dirige le vicende umane, inevitabilmente portando alla rovina, al disonore, alla morte le persone più deboli e indifese. L'ultimo testo è un radiodramma satirico che di nuovo vede trionfare la menzogna e la violenza, incarnate da un Premio Nobel scrittore di gialli e assassino seriale, rispetto a qualsiasi vano tentativo di smascheramento. Ma la vicenda più surreale e intrigante, sarcastica e crudele, è quella narrata nel romanzo breve "La panne", in cui un commerciante di stoffe, obbligato da una panne della sua auto a pernottare in un paesino isolato, viene ospitato nella casa di un ex magistrato, che insieme ad altri tre ospiti ("immensi corvi...vecchissimi, unti e bisunti...), anch'essi a diverso titolo amministratori della giustizia in pensione, lo obbligano a un perfido gioco di società, inscenando un processo che lo vede prima imputato, quindi condannato a morte, per un delitto in realtà mai commesso, di cui però alla fine egli stesso si convince ad autoaccusa, in un crescendo delirante di follia che lo condurrà al suicidio. "Non vi è più un dio che minacci, né una giustizia, né un fato...ci sono solo incidenti del traffico, dighe che crollano per errori di costruzione, l'esplosione di una fabbrica di bombe atomiche provocata da un assistente di laboratorio un po' distratto...Si scorgono dei giudici, una giustizia, forse anche la grazia, colta per caso, riflessa nel monocolo di un ubriaco".

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