La prosivendola - Daniel Pennac - copertina

La prosivendola

Daniel Pennac

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Traduttore: Yasmina Mélaouah
Editore: Feltrinelli
Edizione: 27
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 304 p.
  • EAN: 9788807812446

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Per rilanciare le vendite del suo autore di maggior successo, del quale non si devono conoscere né il nome né il viso, la regina Zabo, tirannica regina e geniale 'prosivendola' della casa editrice Taglione, decide di reclutare un sostituto che incarni pubblicamente il misterioso J. L. B. L'operazione riesce, ma il sostituto rimane vittima di un attentato durante uno show delirante. Bloccato in ospedale in stato di coma, Benjamin viene ciò nonostante informato degli sviluppi del caso dalla sua tribù, resa tranquilla sulla sua salute dall'affermazione della sorellina astrologa secondo cui Ben vivrà fino a 93 anni.
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    derfel

    13/09/2014 15:49:48

    Più introspettivo e riflessivo rispetto ai primi due capitoli della saga e forse un po' meno scorrevole. Nonostante questo, un'altra ottima prova letteraria di Pennac.

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    Filippo C.

    21/04/2014 14:29:48

    A mio parere questo libro è la perla della saga Malaussène. Interessante il primo, ma ancora acerbo nello stile, eccellente La Fata Carabina, ma secondo me ne La Prosivendola Pennac si supera e raggiunge l'apice (che riuscirà a eguagliare con Monsieur Malaussène); richiamandosi a classici come il Gadda del PASTICCIACCIO, realizza un'opera che ha tutti i crismi del capolavoro. Lo si può considerare ripetitivo rispetto ad alcuni temi trattati nei precedenti, ma la trama è assolutamente geniale, specialmente nei momenti in cui si cimenta nella descrizione dello stato di morte cerebrale. La frase: BASTA CON IL CEREBROCENTRISMO! mi ha fatto sussultare. Ci si può leggere uno stimolo alla riflessione sulla crisi della civiltà occidentale, del nostro stile di vita, una provocazione, e comunque prende spunto da un tema di rilevanza sociale e medico-scientifica come il fine vita che viene trattato previa una evidente e accurata preparazione dell'autore sull'argomento. Posso capire i detrattori di quest'opera solo dal punto di vista estetico, di stile (si può imputare a Pennac un certo "narcisismo"...). Ad ogni modo dopo oltre 10 anni dalla mia prima lettura lo trovo ancora tra i libri imperdibili.

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    teo

    18/03/2014 00:18:21

    La definizione perfetta del Pennac "scrittore" è mutuabile da questo pseudo romanzo: un prosivendolo. Collettore di banalità assortite tutte rigorosamente all'insegna del politicamente corretto. Un misto indigeribile di buonismo in salsa progressista. Una scrittura sciatta e presuntuosa. Indigeribile! Per ignoranti che si credono intellettuali.

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    Cadmio

    22/03/2012 19:39:22

    Terzo libro della saga. Riletto a distanza di 12 anni. Sempre bello e divertente. Forse la trama gialla non sarà all'altezza degli amanti del genere, ma indubbiamente i libri su Malaussene sono gialli sui generis, che mira più a sorprendere nei personaggi e a intrattenere ironicamente.

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    Megant

    28/09/2011 11:05:45

    Terzo capitolo della saga di Malaussène. Il libro comincia con uno spassosissimo Ben nella sua veste di capro espiatorio per le Edizioni del Taglioni contro un energumeno che gli sta sfasciando l'ufficio per sfogarsi dell'ennesimo rifiuto del suo manoscritto. Il seguito è tutto da leggere. La trama l'ho trovata migliore del libro precedente, più da libro giallo a tutti gli effetti. I personaggi come al solito sono ben caratterizzati. Maggior spazio, rispetto ai libri precedenti, l'avrà la regina Zabo, direttrice delle edizioni del Taglione e "prosivendola", quindi a tutti gli effetti protagonista del libro. Mi è piaciuto molto, soprattutto per i colpi di scena in cui vittime e carnefici si intrecciano strettamente. Solo due note leggermente negative: nella parte iniziale viene dato secondo me troppo spazio a Ben che non vuole che la sorella Clara si sposi...alla seconda o terza pagina avevamo capito il concetto invece lo tira avanti un bel po' ma forse per entrare nell'ossessione del personaggio. Nella seconda parte poi ho colto una polemica contro la donazione degli organi che mi ha dato fastidio perchè io sono accanita sostenitrice. Per il resto è un bel libro da leggere sicuramente ma solo dopo aver letto i due precedenti. Ho letto su internet alcuni commenti negativi, quasi tutti di persone che hanno iniziato a leggere Pennac da questo libro. Ma come si fa a iniziare una saga dal terzo libro e pretendere di apprezzarlo a pieno????

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    Madame Selle 24

    03/10/2009 15:21:39

    Pesante, pesante…per fortuna è stato breve. Non mi è piaciuto per niente. Premetto che forse gli ho dedicato poca attenzione, la mia lettura è stata abbastanza superficiale ma non ho potuto fare altrimenti; lo stile il modo in cui è scritto, l’ho riscontrato troppo pesante, e ciò ha determinato la difficoltà che ho avuto nel seguire non solo l’andamento cronologico dei fatti, ma anche la trama. Proprio quest’ultima un po’ confusionaria e poco curata. Ho rilevato anche alcuni tratti di traduzione non corretti, diverse frasi con scarso senso logico. Come battesimo di lettura con Pennac, non è stato ottimo, forse in futuro cercherò di leggere qualcos’altro ma senza fretta.

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    giulia

    15/02/2008 14:42:47

    Questo libro mi è piaciuto moltissimo; la storia, come sempre, è forse troppo irreale però lo stile è veramente fantastico e geniale. La trama è molto contorta dato che non c’è più Malaussene che raccontando fa da filo conduttore, ma se si legge con attenzione è veramente molto divertente e coinvolgente.

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    claudio

    11/09/2007 11:10:10

    A mio parere un gradino al di sotto rispetto ai primi 2 capitoli della saga ('Il paradiso degli orchi' e 'La fata carabina') ma comunque molto piacevole. Nuovi personaggi si aggiungono alla già numerosa tribù di Malaussène, nuove vicende che vedono coinvolto il capo tribù Benjamin! Da leggere dopo i 2 precedenti per apprezzare a pieno ogni piccola sfumatura dei personaggi.

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    ENZINO

    14/03/2007 22:11:48

    il migliore! qualcuno forse non è d'accordo, ma per me la Prosivendola è il migliore tra i primi tre libri della saga. Durante la lettura avevo una sensazione, un'agitazione interiore da quanto il libro mi emozionava e convolgeva...superbo! qualcuno faceva notare la "mancanza" di Benjamin...non si sente proprio, anche perchè lui in pratica c'è sempre e con una visione molto particolare, grande idea di Pennac!

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    ValeVale

    14/09/2006 15:21:11

    Io ho trovato il libro fantastico, come i primi due del resto. E' scritto benissimo, racconta una storia che , pur essendo troppo irreale, è geniale.Il Piccolo è sempre il mio personaggio preferito.Bello!Leggetelo, solo se prima avete letto "Il paradiso degli orchi" e "La fata carabina".

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    Sara

    01/08/2006 11:44:47

    Come ben detto in un commento precedente, anche se la storia può sembrare fine a se stessa, non ha molto senso leggere questo libro senza aver letto i due precedenti. Con questo bagaglio alle spalle, infatti, abbiamo già imparato a conoscere i caratteri dei vari personaggi che popolano la banda Malassuene.. che in questo "capitolo" della saga vengono già dati per noti. Per quanto concerne la storia, divertente come al solito, con Benjamin che c'è e non c'è... ma che riesce comunque a far sentire la sua presenza. Forse con meno colpi di scena dei precedenti e più riflessivo, merita comunque il massimo dei voti.

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    Maunakea

    21/06/2006 13:35:07

    a prosivendola - La petite marchande de prose del 1990, terzo libro della Saga Malaussène, a questo punto si conoscono gia' i perosnaggi e ci si lega indissolubilmente al modo di scrivere di Pennac ed alle vicende della famiglia. Ha logicamente poco senso leggere questo libro svincolato dai precedenti, non so quanto possa coinvolgere, ma e' una peculiarita' di tutte le saghe o comunque delle serie di libri con lo stesso o gli stessi protagonisti. La trama gialla in questo caso regge molto piu' dei precedenti e la prosa di Pennac e' sempre indescrivibilmente coinvolgente, solo leggendolo, almeno una volta nella vita si puo' comprendere, perche' e' difficile darne una descrizione o una spiegazione. La rilettura e' ugualmente edificante, anche a distanza di tempo dalla prima uscita.

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    FABIO

    17/04/2006 03:01:07

    Chi si è permesso di criticare questo libro NON SA LEGGERE!!!!!!!!!!!!!! Spero che con il mio voto la media si alzi. Comunque la saga del capro espiatorio mantiene la sua originalità, la sua verve e come gli altri due è stato un piacere leggere anche questo terzo episodio...e ora avanti col quarto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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    ilaria

    28/09/2005 14:33:06

    Non avevo mai letto niente di Pennac: ho iniziato questo libro al mare e l'ho divorato...sono rimasta affascinata dallo stile e dal mix di sensazioni che l'autore riesce ad evocare.Sono tanti generi letterari in un unico volume e sono felice di aver "conosciuto" questo scrittore...ho già letto La passione secondo Therese e leggerò sicuramente le altre avventure della strampalata tribù! P.S. attenzione a Verdun...

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    crespo

    31/08/2005 18:48:57

    Mi dispiace ma questo romanzo non è assolutamente comparabile con i primi due della saga Malaussène (il paradiso degli orchi, La fata Carabina). Non basta infatti lo stile divertente di Pennac se non vi è ritmo e soprottutto se non vi è storia: la trama è inconcludente e l'avventura ospedaliera del protagonista è tanto strampalata da sembrare messa giù a caso, come se l'autore neanche avesse riletto il tutto.

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    K.

    08/07/2005 10:08:34

    Ho trovato il libro abbastanza divertente, curioso, a tratti con un pizzico di originalità. Non è certo un capolavoro ma è comunque un romanzo che, se si è in cerca di un libro spensierato e leggero, merita sicuramente una lettura. Non ho ravvisato la confusione nei dialoghi segnalata da qualcun altro, a me sono parsi abbastanza chiari. La lettura è rapida, la storia più o meno coinvolgente riserva qualche colpo di scena. Poteva certamente essere qualcosa di meglio, ma tutto sommato non è un brutto libro, potrebbe essere una lettura da estate.

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    stefano

    30/06/2005 12:28:20

    ho letto questo libro un paio di mesi fa e devo dire che è stata più una tortura che un piacere.. il testo è spesso poco chiaro in particolare nei dialoghi dove non si capisce quasi mai di chi sono le parole... complessivamente questo libro è una noia unica e lo sconsiglio a chiunque abbia un po' di buon senso

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    gigi

    03/01/2005 10:07:42

    non mi è piaciuto, peggio della fata carabina

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    Roberto

    13/08/2003 13:38:19

    Fantastico! Anche se devo segnalare un errore,presumo di traduzione,perchè non penso che Daniel Pennac sia caduto in questo banale errore. Si fa cenno ai Carabinieri ma in Francia non esitono i Carabinieri!

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    Edy

    07/08/2002 20:35:59

    Fantastico... anche questo davvero geniale... Pur in mancanza del mio amato Ben la storia prosegue tutta d'un fiato, come sempre... Sono felice di aver scoperto Pennac, ne sono diventata pazza!

Vedi tutte le 21 recensioni cliente
PENNAC, DANIEL, La prosivendola, Feltrinelli, 1991
PENNAC, DANIEL, La fata Carabina, Feltrinelli, 1992
PENNAC, DANIEL, Il Paradiso degli orchi, Feltrinelli, 1991
recensione di Bert, G., L'Indice 1993, n. 5
(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)

Dovrei presentare in poche righe ben tre romanzi di Daniel Pennac. Un problema? Figuriamoci: l'autore stesso lo esclude: "È così facile raccontare un romanzo. Qualche volta bastano tre parole"...
Eh no, monsieur Pennac; non sempre almeno. Non per i vostri romanzi. Tre parole? Vediamo: Benjamin Malaussène, responsabile di una nidiata di fratelli minori (stessa madre, padri diversi), mantiene questa caotica famiglia (più un grosso cane, bastardo anche lui) con una curiosa professione: Capro Espiatorio. In ognuno dei tre romanzi (che sarebbe meglio leggere in ordine cronologico), Malaussène è coinvolto in una situazione drammatica, in un thriller: bombe nei grandi magazzini, vecchiette armate di P38 che sparano e uccidono, romanzieri killer, storie di droga, politici assassinati... Ligio al suo status di capro espiatorio, l'innocente Benjamin rischia ogni volta di pagare per gli altri. Finali rigorosamente a sorpresa. Ecco. Ho "raccontato" i romanzi: "Il Paradiso degli orchi", "La fata Carabina" e "La prosivendola". E adesso? Siete stimolati a leggerli, disincantati e colti lettori dell'"Indice"? Come trasmettere in cento (altro che tre!) parole il divertimento, l'ironia, la malinconia, la paura, la rivolta, la tenerezza, la fantasia che mi hanno commosso? Eppure ha ragione lui, Pennac. Raccontare un romanzo non significa riassumere un romanzo. Si può raccontare "Gargantua", "Don Chisciotte", "La Princesse de Clèves", o magari "Zazie dans le métro", "Les fleurs bleu"; si possono raccontare film come "Monsieur Hulot" o "La mia notte con Maud"... Quanto a riassumerli, però...
Si può raccontare una storia come se fosse la realtà; e si può raccontare la vita come fosse un romanzo (SaintSimon e Chateaubriand insegnano...): questo è un tema sempre presente nel Pennac narratore, tema che diviene esplicito in "Comme un roman*.
Proprio questo percepire la vita anche "come un romanzo" introduce un elemento di ordine nella caotica esistenza di Malaussène e dei suoi fratelli. I racconti serali che segnano il passaggio dei ragazzi attraverso l'infanzia e l'adolescenza sono dapprima pura invenzione di Malaussène, sarà in seguito il vecchio e misantropico ex libraio Risson a raccontare "Guerra e pace", coinvolgendo i giovani ascoltatori nella storia esattamente come se narrasse fatti reali, vivi, ricchi di autentica e condivisa emozione. L'ultimo narratore sarà il vietnamita Thian, ma lui racconterà avvenimenti a cui tutti : - quanti hanno preso parte, cioè la realtà, e la trasformerà in romanzo: "La fata Carabina", appunto. Perché Pennac ama davvero e profondamente il romanzo: un amore dichiarato in ogni pagina della "Prosivendola". Quello che lui vuole comunicarci è proprio il piacere, la gioia della lettura; non il dovere, il fatale "bisogna leggere", con cui genitori ed educatori eliminano quella gioia, spesso per sempre.
Già: il dovere, l'ordine, il metodo. L'analisi del testo. Le continue interruzioni "educative" ("Hai capito bene? Cosa significa esattamente questa parola? Quando si svolge l'azione? Chi era, storicamente, il protagonista? Hai notato l'ironia? Hai colto la citazione?"...). Il rifiuto di tutto questo è un altro tema ricorrente in Pennac; l'ordine è immobile, glaciale: l'ordine è la morte. La morte del piacere, della scoperta della curiosità, della fantasia, dell'interpretazione, della libertà. Nell'ordine tutto è previsto e prevedibile. "Devi leggere", "devi capire"... Che c'entra questo con l'amore? Si può dire "devi amare"?
L'ordine, in ultima analisi, è di destra. È il poliziotto "Frontalmente Nazionale" della "Fata Carabina", che non è lepenista in quanto razzista (il razzismo è irrazionale e pertanto disordinato), ma è razzista in quanto "Frontalmente Nazionale": logica, ineluttabile conseguenza di un pensiero razionale e ordinato... Ma neanche un poliziotto lepenista può controllare il Disordine: esso gli apparirà una volta per tutte nelle vesti di una vecchietta armata di P38... L'impensabile, l'imprevedibile, il Caos.
L'ordine è il pazzo della Prosivendola che, rinchiuso in un manicomio criminale modello, scrive e scrive romanzi glaciali e morti, ispirandosi a enciclopedie, a dizionari, alla collana "Que sais-je?"... Una volta tornato nel mondo reale, non riuscirà più a raccontare niente: la vita autentica è troppo disordinata per essere descritta... Ordine è anche il politicante fascista che, in nome del "realismo liberale" (contrapposto al realismo socialista, piuttosto ordinato anche quello, peraltro) immagina storie di capitani d'industria vittoriosi e di imprenditori potenti e dominatori.
L'ordine è il grande magazzino del "Paradiso degli orchi": è proprio per mantenere quell'ordine che Malaussène fa il Capro Espiatorio. Allorché qualche acquirente si presenta all'Ufficio Reclami (potenziale elemento di disordine!), Benjamin viene trascinato davanti a lui, indicato come il solo responsabile del danno riscontrato e licenziato in tronco. Il suo compito è quello di piangere, di commuovere l'acquirente, così da convincerlo a ritirare il reclamo. Capro espiatorio, come si vede, è colui che si fa carico del disordine e quindi delle relazioni, delle emozioni, in una parola della vita. E disordine è l'intera famiglia Malaussène: famiglia senza padri, con una madre quasi sempre in fuga amorosa, che torna a casa invariabilmente incinta, partorisce un figlio e scompare di nuovo. Disordine è il mondo multirazziale di Belleville, una Belleville simbolica, dove francesi, arabi, kabili, berberi, senegalesi, vietnamiti, cinesi convivono in un magma vitale. Niente razze pure: tutti meticci, variamente incrociati, con occhi, capelli e pelle dei più svariati colori. Culture che si intrecciano in modo apparentemente caotico. Il nero Loussa impara il cinese; lo jugoslavo Stojil traduce Virgilio in serbo-croato... Belleville, come figura del mondo moderno: la Geografia rassegnata alla Storia, come dice un vecchio anticolonialista nella "Fata Carabina". Disordine è anche lo strano, intenso, difficile amore tra Benjamin e la giornalista Julie, tra la Giovanna d'Arco delle cause impossibili e il Capro Espiatorio...
Disordine, certo: ma, in qualche modo, ordinato. Non il caos, insomma; non quello che oggi si definirebbe il casino più totale. Piuttosto una incarnazione moderna della rabelaisiana abbazia di Thélème, dove il motto "Fay ce que vouldras", "Fa ciò che vuoi" è segno di volontà, di libertà, di piacere condiviso, non di casualità o di legge della giungla. "Fa ciò che vuoi" si contrappone al mortale "fa ciò che devi" e all'infantile, autodistruttivo "fa quel che ti salta in mente". Un ordinato disordine: questa, per Pennac è la vita; di qui nasce il piacere come la sofferenza. Qui hanno origine la libertà e la saggezza. Pennac, un Montaigne per adolescenti: tenero e ironico, sensuale e pragmatico, capace di coniugare piacere ed etica, di amare la vita con profonda intensità ma anche con il giusto distacco. Un autore che sa parlare a chi si trova, come lui stesso dice, "tra due mondi, avendo perduto il contatto con ambedue", quando "si vorrebbe essere liberi e ci si sente abbandonati".
  • Daniel Pennac Cover

    Romanziere francese. Figlio di un ufficiale dell'esercito francese, dopo un'infanzia in giro per il mondo, tra Africa, Europa e Asia, si stabilì definitivamente a Parigi.Professore di lettere in un liceo parigino, dopo aver esordito con alcuni romanzi per ragazzi tra cui Abbaiare stanca (1982), L’occhio del lupo (1984) – genere cui ritorna con il ciclo del giovanissimo ispettore Kamo (Kamo. L’agenzia Babele, 1992; Kamo. L’idea del secolo, 1993) – si è conquistato un pubblico di fedelissimi tra i lettori adulti con i romanzi Il paradiso degli orchi (1985) e La fata Carabina (1987) che innestano sulla struttura del romanzo poliziesco una galleria di personaggi bizzarri e uno humour dirompente che sfiora l’assurdo. Le avventure di Benjamin Malaussène,... Approfondisci
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