Prova a fermarmi

Lee Child

Traduttore: A. Tissoni
Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2017
Pagine: 420 p., Rilegato
  • EAN: 9788830447417
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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Barbazuk

    06/08/2017 14:20:20

    Con Jack Reacher io sono di parte:mi piace tutto quel che fa(dieta a parte!) e come lo fa. Un superman che nn teme criptonite,un giustiziere senza paura, seppur con qualche macchia... Un'altra godibilissima avventura per intrattenere noi affamati lettori.

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    Mary

    25/07/2017 15:39:11

    La solita partenza lenta che via via ti prende con un finale sempre a sorpresa. Non riesci più a staccare. Un grande.

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    n.d.

    19/07/2017 20:43:31

    Altri titoli dello stesso autore sono migliori.

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    Fabio

    26/06/2017 19:14:26

    Non il miglior Child, ma sicuramente in grande spolvero sia l'autore che il "buon" Jack Reacher che in questa avventura ci viene presentato in una veste in parte inedita: gli scambi di battute sono sempre serafici e taglienti, Reacher ha sempre la risposta migliore pronta e sa calcolare ogni situazione al meglio, ma questa volta sembra più incline ai sentimenti, lui che aveva fatto della sua impermeabilità ad essi un punto di forza. La trama sembra iniziare con un già visto, ma nulla, alla fine lo è, per struttura e sviluppo, nonostante ormai Child si conosca. Manca solo quella punta in più di tenacia e forza intuitiva, ma il libro si legge che è un piacere, cullati dalla perfetta prosa che contraddistingue i romanzi di Child. Qualche elemento è stato perso per strada, trattato e poi lasciato perdere troppo in fretta e alcuni eventi sono stati gettati nel libro con eccessiva fretta, ma trovare un Reacher meno "infallibile" non guasta. Credo si tratterà di un libro della serie di Jack Reacher che farà storia e segnerà il personaggio...

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    Emanuele Mignolli

    18/06/2017 14:48:28

    Il solito Jack Reacher: sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato. Anche se, a dire il vero, posti e momenti sono sbagliati per quei criminali che hanno la sventura di imbattersi in lui. Giunto al 20° romanzo, l’implacabile ex poliziotto militare nato dalla fantasia di Lee Child si ritrova invischiato in una vicenda che, da un punto di vista narrativo e strutturale, sembra ripercorrere il classico schema già visto in molti dei precedenti libri dello scrittore britannico. Reacher arriva in treno a Mother’s Rest, una remota cittadina americana nel bel mezzo del nulla, circondata da sterminate distese di grano (“Cereali, ecco a voi la ferrovia”, commenta ironicamente Reacher guardando il paesaggio) e permeata di un’atmosfera misteriosa e sinistra. L’incontro con Michelle Chang, un’affascinante detective turbata per la scomparsa di un collega, e il presagio di un’inquietante minaccia sono due motivi sufficienti per convincere Jack Reacher a lasciarsi coinvolgere. La consueta formula delle opere di Lee Child? Non esattamente. Perché stavolta la minaccia è quanto di più sconvolgente si possa immaginare, i cattivi sono davvero cattivi, il mistero è apparentemente impenetrabile e l’indagine si svolge in maniera avvincente e con un susseguirsi di colpi di scena come da tempo non se ne leggevano nei romanzi di Child. Anche Reacher, pur vestendo ancora una volta i panni del cavaliere solitario che ama farsi giustizia da solo, sembra diverso. Più sensibile e, soprattutto, meno invulnerabile. Con il suo inconfondibile stile asciutto, Child tratteggia nuove sfumature nella personalità del suo eroe, rendendolo più umano. Sarà colpa degli anni che passano? O la causa è forse l’orrore che trapela lentamente dalle fitte pieghe del mistero di Mother’s Rest? Oppure è Michelle a esercitare su di lui un fascino particolare? Non lo sappiamo. Quel che sappiamo è che questa ennesima odissea potrebbe segnare profondamente Jack Reacher. E forse anche i suoi lettori.

Vedi tutte le 5 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione
Spostare un uomo grosso come Keever non era facile. Era come cercare di sollevare un materasso matrimoniale. Perciò lo seppellirono vicino a casa, il che comunque era logico: mancava ancora un mese al raccolto e un'anomalia in un campo sarebbe stata visibile dall'alto. E, per uno come Keever, avrebbero controllato dall'alto. Avrebbero usato aerei da ricognizione ed elicotteri, forse anche droni. Iniziarono a mezzanotte, per stare sul sicuro. Erano in mezzo a quattromila ettari di nulla e l'unica opera realizzata dall'uomo nelle immediate vicinanze era la ferrovia che andava a est, ma l'ultimo treno passava alle sette di sera, il primo alle sette del mattino. Dunque niente sguardi indiscreti. Su una barra sopra la cabina dell'escavatore erano montati quattro fari, come quelli che i ragazzi montano sui pick-up; insieme creavano un intenso fascio di luce alogena. Perciò neanche la visibilità era un problema. Cominciarono a scavare la buca nel recinto dei maiali, che era di per sé un'anomalia permanente nel terreno. Ogni maiale pesava novanta chili e aveva quattro zampe. La terra era sempre smossa. Dall'alto non si sarebbe visto niente di strano, neanche con una termocamera: l'immagine sarebbe diventata indistinguibile all'istante per via del calore emanato dagli animali e dai mucchi di escrementi. Il rischio era molto contenuto. I maiali grufolavano, quindi la buca doveva essere profonda. Nemmeno quello era un problema. Il braccio dell'escavatore era lungo q affondava nel terreno con un movimento ritmico, fluido e articolato; la benna era lunga due metri, i pistoni idraulici scintillavano alla luce elettrica, il motore ruggiva sotto sforzo e ronzava in folle, la cabina si abbassava e si sollevava a mano a mano che la terra veniva spostata.