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Il provinciale. Settant'anni di vita italiana

Giorgio Bocca

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2007
Pagine: 292 p., Brossura
  • EAN: 9788807017216
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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Giovanni

    08/12/2013 10.49.37

    libro molto scorrevole e abbastanza piacevole, anche se ho letto di meglio.

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    andrea

    14/09/2013 11.24.59

    4 stelle perché penso che Bocca, come Montanelli, fosse uno che la penna la sapeva usare davvero. Però, passando ai contenuti (si possono separare dallo stile?) non posso che domandarmi: ma per quale motivo Bocca se l'è presa tanto con Pansa per i suoi libri sulla resistenza quando lui scrive in questo libro delle cose, apparentemente diverse, ma, forse peggiori? Guardo la data: 1991. Ebbene Bocca nel 1991 era un Bocca diverso da quello di 10 anni dopo. Il Bocca vero non c'è. Una volta Cossiga ebbe a dire (cito a memoria) che Bocca può scrivere articoli indifferentemente a favore o contro. All'epoca non capii la frase. Adesso sì. Per Bocca la resistenza è stata una goliardata militare, senza comprendere in essa né il significato politico, né quello della lunga linea rossa della lotta contro il fascismo. E' un reduce della resistenza. Nel libro pur ammirando la sincerità, si rimane stupefatti della sua incapacità di comprendere i movimenti degli anni '60 e ancor più dei 70 (e infatti si sente più vicino alle BR che al movimento). I suoi giudizi su capitalismo (opposti a quelli di pochi anni fa) sono superficiali. Il giovane che scrive sulla cultura di destra citato nel testo, a quanto capisco, è Furio Jesi (uno dei più grandi filosofi e studiosi italiani). Ebbene Bocca crede di smontarlo affermando cose improponibili (Freud alfiere della cultura di destra?). Essendo morto da molto tempo, Jesi, ovviamente non può ribattere. Così come indegne trovo le cose che scrive su Pertini (le stesse che oggi sottoscriverebbe Pansa). Rilevando alcuni particolari, anche qui, relativi ad un morto. La retorica che Bocca imputa a Pertini nei suoi testi, è la stessa, quintuplicata del Bocca in vecchiaia. Leggendo questo libro, più di 20 anni dopo la sua uscita (ammetto la mia ignoranza) non posso che pensare che Bocca non era in fondo tanto "antitaliano" ma, anzi, rappresentava proprio le caratteristiche dell'opportunismo del nostro paese che, a parole, ha sempre detto di combattere.

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    umberto

    07/09/2011 13.37.41

    Grandissima penna , uno scrittore veramente fino . Il racconto è avvincente , chiaro , interessante e toccante . Bocca ha il pregio di scrivere come parlasse in piazza con degli amici con un linguaggio semplice ma forbito. La qualità dello scrittore sembra quasi voler essere celata da quest'uomo che è tutto il contrario del divo dell'esibizione del voler apparire. Ma si vede la profondità , la sensibilità , la commozzione del ricordo , la tristezza di anni giocati con il fucile , il voler fuggire da una realtà assurda come la guerra , la violenza contro la gente semplice e ' provinciale ' delle valli cunesi , la montagna povera. Bocca nella sua ermeticià mostra se stesso , l'amore per la sua terra e mostra la sua gioventù un pò ribelle un pò attaccata alle istituzioni . La piazza , il mulo Garibaldi , la famiglia e il vino versato in bicchieri spessi..." cui bastard " . In fondo c'è tanto amore odio verso un popolo , il nostro , che ha dato di sè il meglio e il peggio della storia umana. " un bicchiere di vino delle mie valli " rimane questo , solo questo...ma non parliamo d'altro.. Grazie Giorgio sei un grande !

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    giuseppe

    02/08/2008 18.07.10

    Un bel libro peccato che nel racconto si intravede molto il colore politico dell'autore.Comunque consigliato.

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    rainbow

    04/12/2007 17.54.08

    Bella opera di un giornalista che sa raccontare. Interessanti i temi trattati, apprezzabile l'indipendenza intellettuale dell'uomo, forte il taglio narrativo dello scrittore. Non scende mai di tono, peccato si fermi al 1991, anno in cui è stato scritto. Ma dopo Bocca, per fortuna, ha continuato a parlarci con i suoi lavori.

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    Gabriele

    19/10/2007 11.49.04

    Una narrazione sempre con il ritmo giusto, una visione del mondo costantemente al di sopra delle parti, uno stile asciutto, quasi privo di figure retoriche e finalizzato a portare il lettore direttamente dentro un'esperienza di vita con pochi eguali. Davvero un grande libro, scritto con umiltà, senza fronzoli e con una serie di analisi dei momenti storici lungi dagli stereotipi che cinquant'anni di letteratura orientata, a destra come a manca, ci ha fornito. Esemplare la disamina del '68, visto come una rivoluzione "inefficiente" e poco sensata: uno spreco di energie ed intelligenze converso in pochi ed esigui risultati, molti dei quali dall'impatto discutibile sulla società.

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    stefano cavastracci

    15/05/2007 16.43.44

    Questo è decisamente il miglior libro di Giorgio Bocca che ho letto. Secondo me in seguito non si è più espresso allo stesso livello. Oltre all’interesse che suscita la sua storia personale questo libro dovrebbe essere letto per comprendere meglio la storia partigiana, l'immediato dopoguerra e l’Italia del boom. Ma il massimo della chiarezza e della obbiettività Bocca lo ha raggiunto nel raccontare il ’68 e gli anni di piombo del terrorismo, periodo di cui ho letto molto (classe 1973) ma di cui non ho mai avuto la sensazione di comprendere le dinamiche così nitidamente. Notevole ed eloquente appare anche il viaggio dell’autore nella Russia di Breznev nei primi ’70 da confrontare con il famoso viaggio di Tiziano Terzani magistralmente descritto in Buonanotte Signor Lenin.. Ho letto dei brani del libro a cena ad alcuni amici che sono rimasti estasiati per la consistenza del linguaggio. Al fulmicotone il ritratto del prof. Tono Negri eufemisticamente considerato solo cattivo maestro.

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