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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: XXIV-626 p. , Brossura
  • EAN: 9788806197254
L'editore Springer Verlag Italia ha pubblicato la versione italiana di Psychoanalysis and Neuroscience, un bel libro curato da Mauro Mancia che si basa in gran parte sulle relazioni tenute nell'ambito del convegno "Neuroscienze e psicoanalisi: memoria, emozione e sogno", da lui organizzato, in forza del prestigio internazionale di cui godeva, nel novembre del 2004 a Genova. Convegno e libro mettono insieme per la prima volta in Italia autorevoli studiosi delle due discipline alla ricerca di un dialogo che Mancia così definisce fin dalle prime righe: "Confronto, non incorporazione. Integrazione, reciproco apporto alla conoscenza delle funzione della mente; reciproco rispetto dei limiti metodologici ed epistemologici di ciascuna disciplina: questa la norma che regola il mio pensiero interdisciplinare e che mette a confronto per un reciproco arricchimento le neuroscienze e la psicoanalisi".
Il volume è suddiviso in quattro sezioni: memoria ed emozioni; le emozioni condivise; il sogno; il feto e il neonato, e si articola in sedici lavori molto diversi tra di loro; per ragioni di spazio darò qui cenno specifico solo di alcuni.
Il lavoro di apertura, Cooperazione, non incorporazione: psicoanalisi e neuroscienze, è di Gilbert Pugh, psicoterapeuta londinese: dopo una pregevole ricostruzione storica del percorso freudiano tra neurologia e psicoanalisi, l'autore affronta il tema della memoria, con particolare riferimento al suo comparto implicito, e cerca di trarre paralleli tra le acquisizioni neuroscientifiche e le concezioni freudiane e soprattutto kleiniane degli oggetti interni, esemplificando poi le sue idee con materiale clinico proveniente dal trattamento di due pazienti.
Il secondo lavoro, Ricordare il passato nel presente: la memoria nel dialogo tra psicoanalisi e scienza cognitiva, è di Marianne Leuzinger-Bohleber e Rolf Pfeifer: Leuzinger-Bohleber è una ricercatrice molto affermata nel campo del lavoro psicoanalitico e degli studi di outcome e, nelle prime pagine del saggio, qualche osservazione, tratta dalla sua esperienza, è dedicata alle difficoltà del dialogo tra neuroscienziati e psicoanalisti. Nel seguito, gli autori sottolineano l'utilità della convergenza degli scopi della ricerca tra cognitivismo e psicoanalisi e discutono specificamente gli studi interdisciplinari sulla memoria e sul ricordare, inteso come un continuo processo di ricategorizzazione.
Segue il primo dei due lavori di Mancia, Memoria implicita e inconscio non rimosso: come si manifestano nel transfert e nel sogno: per una prima parte, una sorta di lectio magistralis sul fenomeno della memoria, letto contestualmente nel registro delle neuroscienze e poi in quello della psicoanalisi. Come è noto, le esperienze neonatali precoci depositate nella memoria implicita non possono essere rimosse poiché la rimozione presuppone il ricordo e questo può avvenire solo in rapporto alla memoria esplicita, la cui organizzazione non è matura prima dei due anni di vita: la ricerca neuroscientifica ha dimostrato infatti che l'amigdala, piccola struttura del cervello che organizza la memoria implicita, funziona già a partire dagli ultimi tempi gestazionali mentre l'ippocampo, indispensabile alla memoria esplicita, matura dopo il secondo anno di vita; pertanto tutte le esperienze traumatiche depositate nella memoria implicita, di natura essenzialmente emozionale, organizzano un inconscio che non può andare incontro a rimozione e che Mancia definisce come "inconscio precoce non rimosso". Qui sta il punto nodale della teoria, e cioè: posta l'esistenza di un inconscio non rimosso, non verbale, non simbolico e quindi non evocabile come ricordo, è possibile che la psicoanalisi sia in qualche modo in grado di modificarlo? La proposta che viene avanzata ha a che fare in primo luogo con le componenti extraverbale e infraverbale del transfert – Mancia valorizza molto il ruolo della voce e ha costruito su questo una teoria musicale del transfert, cui aveva dedicato negli anni passati un libro (Sentire le parole. Archivi sonori della memoria implicita e musicalità del transfert, Bollati Boringhieri, 2004), partendo dal presupposto "di una concezione della musica come linguaggio sui generis la cui struttura simbolica è isomorfica a quella del nostro mondo emozionale e affettivo"; in secondo luogo vengono valorizzati i meccanismi di scambio emozionale mediato dal fenomeno dei neuroni specchio; infine, si afferma il ruolo del sogno, che, "nella sua funzione pittografica e simbolica, può creare immagini e una raffigurabilità psichica, tesa a colmare il vuoto della non rappresentazione".
Il cervello che predice: psicoanalisi e ripetizione del passato nel presente, di ReginaPally, è un lavoro di grande interesse nel quale l'autrice tenta di descrivere i meccanismi neurofisiologici che presiedono all'importante ed evolutiva funzione predittiva: le predizioni sono un modo fisiologico di funzionare del nostro cervello, per via del quale lo stimolo percettivo iniziale viene completato con una serie di altri elementi, fortemente probabili secondo la nostra esperienza, sì da anticipare la scelta comportamentale il più possibile adeguata. La conclusione operativa è che la ripetizione non è semplicemente un costrutto psicoanalitico, ma un meccanismo adattativo del cervello.
Della seconda sezione del libro – Le emozioni condivise – ricorderò solo la riproposizione da parte di Vittorio Gallese del suo noto e importante lavoro Sintonizzazione intenzionale: simulazione incorporata e suo ruolo nella cognizione sociale.
La terza sezione del volume, dedicata al sogno, è aperta dal lavoro di Mancia Il sogno nel dialogo tra psicoanalisi e neuroscienze: del sogno in psicoanalisi egli è stato cultore ed esperto da molto tempo (all'argomento ha dedicato nel corso della sua carriera parecchie pubblicazioni rilevanti) e in questo suo articolo testimonia la sua passione spiegando con sistematicità lo stadio attuale della ricerca, sia in psicoanalisi sia nell'ambito delle neuroscienze. Nella prima parte del lavoro illustra la tematica del sogno nel pensiero freudiano, poi negli sviluppi psicoanalitici successivi (con un dettagliato riferimento a Bion, un'altra delle sue passioni) e da ultimo nella psicoanalisi contemporanea, dove il ruolo del sogno è quello di consentire la Nachträglichkeit delle esperienze emotive dell'inconscio non rimosso; nella seconda parte discute l'interesse al sogno delle neuroscienze, a partire dalle indagini classiche della neurofisiologia fino alle proposte di Hobson e alle opposte tesi di Solms.
L'ultima sezione del libro è aperta dall'affascinante lavoro di AlessandraPiontelli intitolato Sull'inizio del comportamento fetale umano, nel quale l'autrice riferisce dei nuovi studi che vengono compiuti sul feto nella prima metà della gestazione, descrivendo le evidenze sperimentali consentite dalle moderne tecniche ultrasuoniche, sfatando miti e proponendo interpretazioni.
Questo di Mancia può ben essere considerato il primo vero tentativo in Italia di connettere neuroscienze e psicoanalisi, in un libro a disposizione del lettore anche non esperto o non avvezzo a terminologie o metodologie di studio particolarmente specialistiche (la gran parte dei capitoli ci sembra accessibile al lettore medio interessato all'argomento), e vorrei qui onorarne la memoria di pioniere.
Anna Viacava
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Silvio A. Merciai
Professore a c. di Neurobiologia dell'esperienza relazionale (Università della Valle d'Aosta)
Membro Associato della Società Psicoanalitica Italiana