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Traduttore: F. Aceto
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 105 p., Brossura
  • EAN: 9788806210328
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    pietro c

    17/02/2014 14.20.14

    Un ottimo whisky scozzese da bere liscio, di quelli che inizi e non vorresti smettere più.

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    Giuseppe Russo

    07/03/2013 17.04.46

    L'oggetto principale di questo romanzo breve di DeLillo è già stato trattato anche da Thomas Pynchon in alcuni suoi racconti e coincide con la nozione fisica di "entropia". Un regista privo di particolare talento cerca linfa vitale nelle parole di un intellettuale che ha deciso di ridurre al minimo il proprio Io nascondendosi dal mondo in una zona desertica. Entrambi sembrano non fare altro che inventarsi motivi per evitare di tornare verso la vita vissuta, e nel deserto si misurano con il "punto omega" del titolo, inteso come «un salto fuori dalla nostra biologia. Dobbiamo essere umani per sempre? La coscienza è esaurita. Ora si ritorna alla materia inorganica. È questo che vogliamo: vogliamo essere pietre in un campo» (p. 49). La scomparsa improvvisa della figlia di Elster, ragazza problematica ma piena di energie, a mio parere va interpretata come il rifiuto istintuale di lasciarsi risucchiare nel vortice entropico che stuzzica i due in una moderna rivisitazione del "cupio dissolvi". Lei non vuole ridursi a pietra. Loro sì, ma il loro desiderio un po' snob mostra la propria piccolezza di fronte all'emergenza del «Wille zum Leben» di Jessie. Dove le parole decadono in schermaglie, la concretezza degli eventi ne smaschera l'inesorabile impotenza.

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    Loris

    08/01/2013 14.32.27

    Terminata la lettura, il sospetto di trovarsi di fronte a un freddo esercizio intellettuale resta. Non discuto l'intelligenza letteraria di DeLillo e la sua abilità nel cogliere lo spirito dei tempi. La narrazione è volutamente pretestuosa e aperta. Contano le idee e le suggestioni. Si parla di percezione del tempo, di evoluzione (o de-evoluzione?) della specie, toccando la Storia recente (Iraq) e le sperimentazioni video dell'arte contemporanea. La materia è densa, lascia il dubbio di non aver compreso a fondo e di non aver colto tutti i riferimenti. Forse sono i miei limiti di lettore, ma questo tipo di narrazione non riesce ad appassionarmi. Meglio rileggere lo splendido lungo prologo di Underworld.

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    Simone

    23/02/2012 20.00.59

    2/5 solo perché è scritto da quel genio che è DeLillo. Un puro esercizio di stile, senza capo né coda, dove i due protagonisti, o meglio solo uno, si interroga sullo scorrere del tempo. Avrebbe anche una parvenza di trama, ma l'autore la tronca nel peggior modo possibile, concludendo con un finale quanto mai anonimo e surreale, allo stesso modo con cui aveva principiato il libro. Consigliato? Solo al vero appassionato di DeLillo, e neppure a questo, altrimenti, girate altrove. Unico pregio (?) il prezzo ribassato, rispetto alla precedente edizione, che rimane sempre alto per sole 105 pp.

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    Renato

    13/09/2010 16.27.19

    Ancora una volta un ottimo libro di De Lillo. non certo una delle sue opere migliori, ma si conferma uno dei più grandi scrittori intellettuali del secolo (anche del XXI). Rarefatto? a me sembra piuttosto denso, fino a trascendere la forma romanzo per approdare, in alcune pagine, ad una sorta di saggistica tecnico/filosofica. e qui può lasciare perplessi: in Underworld e in Rumore Bianco era riuscito a mantenere un registro più coerente e quindi comprensibile. Ma se un autore delude solo rispetto a se stesso e non ha attorno altri possibili metri di paragone perchè non reggerebbero, allora rimane un grande scrittore. con buona pace di quelli che di un autore sono sempre pronti a dire: "Era meglio quando non lo conosceva nessuno!"

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    Libetta

    30/08/2010 12.39.52

    Le 100 pagine stringate, la trascrizione della trama di un film/installazione e qualche frase ad effetto sull'incompatibilità umana ed il desiderio per una femmina. La letteratura da senescenza o che segue la fine della voglia di scrivere fa fare brutta figura all'autore e cristallizza i capolavori che l'hanno preceduta.

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    Matteo

    16/07/2010 15.56.11

    Interessante. Sicuramente non per tutti, c'è un approccio filosofico che non lascia indifferenti. Anche se è difficile da digerire, qualcosa lascia...difficile dire cosa, probabilmente inquietudine.

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    gabril

    04/07/2010 18.05.34

    "Quando hai strappato via tutte le superfici, quando guardi sotto, ciò che resta è il terrore. È questo che la letteratura vuole curare. Il poema epico, la favola prima di andare a letto." Purtroppo, invece, questa è letteratura senza racconto e senza poesia, vacua sceneggiatura di un dramma senza catarsi, letteratura che non cura. Rarefatto sì! Fino all'inconsistenza...

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    Patroclo

    02/07/2010 08.19.58

    un De Lillo che continua la strada di analisi della modernitá ed estrema rarefazione stilistica giá iniziata con Body Art e poi sostanzialmente proseguita con Cosmopolis. in questo senso romanzo e personaggi sono strumenti dell´autore, che non punta certo al realismo, ma piuttosto all´atmosfera complessiva che sostenga le sue "tesi" sull´uomo del primo decennio del 2000 e la sue nevrosi e difficoltá di comunicazione. se si accetta l´approccio, avvincente, altrimenti meglio non avvicinarsi e riprendere in mano Underworld

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