Quale giustizia per le vittime dei crimini nazisti? L'eccidio della Benedicta e la strage del Turchino tra storia e diritto

P. Paolo Rivello

Editore: Giappichelli
Anno edizione: 2002
In commercio dal: 15 marzo 2018
Pagine: X-218 p., ill.
  • EAN: 9788834822340
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Descrizione

Nel disegno che caratterizzò il sistema di occupazione tedesca in Italia il piano delle misure antipartigiane e la politica di terrore contro le popolazioni civili costituà un tassello rientrante in una più vasta trama della politica di potere nazionalsocialista. In tale ambito s'inquadra, quale esempio particolarmente emblematico, l'operazione repressiva contro i tanti giovani che, rifiutando di aderire ai "bandi" di chiamata della R.S.I., si erano rifugiati nell'area del monte Tobbio. All'eccidio passato alla storia come la "strage della Benedicta" fecero poi seguito, in una tragica scia di sangue, le fucilazioni del Turchino e le deportazioni nei campi di concentramento tedeschi. Di fronte a fatti di tale inaudita gravità , la "risposta" processuale è stata incredibilmente tardiva. Con la sua opera l'Autore, dopo un'ampia ricostruzione storica delle stragi perpetrate nel basso Piemonte ed in Liguria, cerca di individuare le ragioni che determinarono l'inerzia giudiziaria nei confronti di tali crimini di guerra. Al contempo vengono tratteggiate le principali tematiche emerse nel corso del dibattimento conclusosi con la condanna all'ergastolo del mandante delle uccisioni avvenute alla Benedicta, al Turchino, a Portofino ed a Cravasco.

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Qual è il rapporto che intercorre tra la storia e il diritto? Appurato che la prima non è necessariamente il luogo ove si dispieghi il secondo, può l'azione della magistratura assurgere a funzione redibitoria e risarcitoria di quelle offese che fatti legati alla guerra e alle violenze gratuite, e proprie di condotte deliberatamente criminali, ingenerano nella comunità umana? E quali sono gli effetti, così come le opportunità, che tale agito giudiziario offre a quanti, richiamandosi al giudizio di terzietà, cercano così di vedere ristabilito un equilibrio tra lesione della dignità di cui sono state vittime e vocazione alla memoria? Sono due tra la le tante domande sottese al lavoro di Pier Paolo Rivello, procuratore capo presso la Procura militare di Torino, da molti anni attivo sul fronte dell'identificazione e punizione dei crimini nazifascisti commessi nel nostro paese. Il suo lavoro intreccia la dimensione penale alla ricostruzione storica, come l'attività giuridica alla riflessione etica e al giudizio politico, innervandosi nel dibattito, oggi in corso, su un passato che non può facilmente passare. Nel libro l'autore ricostruisce l'eccidio della Benedicta, le fucilazioni del Turchino e le deportazione nei lager germanici. Ma soprattutto si interroga, con ampia cognizione di causa, su quella che definisce "incredibile inerzia" nella formulazione di un giudizio che, evidentemente, pur non risolvendosi nel solo operato dei magistrati inquirenti e giudicanti, avrebbe dovuto trovare nel loro lavoro comunque un passaggio obbligato e imprescindibile. I ritardi e le omissioni, in questo come in altri casi, hanno un amaro sapore e dicono molto riguardo a certe linee di sospetta continuità e a perduranti connivenze.

Claudio Vercelli