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Quando comincio io? Il concepimento nella storia, nella filosofia, nella scienza
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Descrizione


Secondo il teologo salesiano Norman Ford, nei primi giorni dopo il concepimento, il processo vitale non è ancora individualizzato, per via della totipotenzialità che ancora caratterizza la vita stessa. In questo senso, secondo l'autore, l'inizio della vita individuale va collocata non alla fecondazione (come vogliono molti), ma in una fase di alcuni giorni successiva.
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Dettagli

1997
9788880893318

Voce della critica


recensione di Mori, M., L'Indice 1998, n. 2

A dieci anni dalla prima edizione inglese (1988), esce ora - dopo non poche difficoltà - il libro del filosofo e teologo salesiano Norman Ford sul problema dell'embrione, tradotto con cura e rigore da Rodolfo Rini. Si tratta di un libro frutto di una vita di studi, dedicata alla ricerca della verità alla luce della ragione e dei dati scientifici: le modifiche apportate per l'edizione italiana confermano il costante sforzo teso a una sempre più precisa formulazione della medesima tesi di fondo, ossia che la totipotenzialità tipica del concepito ci costringe a dire che la vita individuale incomincia non alla fecondazione ma circa 14 giorni dopo: la fecondazione in vitro consente oggi di osservare direttamente le prime fasi del processo vitale e le nuove conoscenze acquisite mostrano che nei primi giorni tale processo è ancora tanto plastico e duttile da consentire l'origine di gemelli identici, per cui non si può dire che in tale fase iniziale il processo presenti l'individualità somatica. Il libro di Ford costituisce il contributo più completo e argomentato oggi disponibile a favore di questa tesi, e per questo merita di esser letto con grande attenzione.
L'edizione italiana è arricchita da una acuta e ampia replica dell'autore ai suoi critici italiani (Berti e Serra), da una brillante prefazione di Giuseppe Benagiano, direttore dell'Istituto superiore di sanità, che sottolinea con vigore come la difesa del valore della vita umana non possa essere sostenuta dimenticando i dati scientifici, e da un'appendice contenente il dibattito apparso sulla rivista inglese "The tablet" nel 1990. Questo dibattito mostra come quasi tutti i maggiori scienziati contemporanei vedano con favore la tesi di Ford, che è di importanza centrale perché il cambiamento proposto circa l'inizio della vita individuale comporta una radicale ristrutturazione del modo tradizionale di vedere le prime fasi del processo vitale. La questione sembra essere analoga a quella ben nota che ha investito la fisica agli inizi del nostro secolo: l'attenzione a problemi circa l'emissione di energia a livello subatomico che in precedenza apparivano marginali e di poco conto ha portato al profondo cambiamento concettuale tipico della meccanica quantistica. Qualcosa di simile sta capitando con il problema qui esaminato e la tesi proposta.
I sostenitori della posizione tradizionale replicano che non è affatto necessario alcun cambiamento concettuale, perché la gemellabilità dell'embrione va interpretata come una sorta di "filiazione precoce" analoga alla riproduzione asessuale comune nei livelli di vita molto semplice. Nel volume si trovano vari argomenti contro tale tesi, e qui possiamo solo osservare che tale replica non regge perché è improponibile l'analogia tra la riproduzione asessuata tipica di forme di vita molto semplici e la riproduzione del più complesso dei mammiferi. Inoltre i sostenitori della gemellazione come filiazione precoce incontrano altre difficoltà che emergono subito ove si dia rappresentazione grafica della proposta. Essi sostengono che il processo vitale si sviluppa nel modo seguente:
Nel momento tI abbiamo un embrione (chiamiamolo Tizio): nel momento tll Tizio presenta una protuberanza che in tlll dà origine a un nuovo embrione, Caio. Si vede così come Tizio rimanga lo stesso individuo e Caio sia il "figlio precoce" di Tizio (e "nipote" degli adulti che lo hanno generato!). Nell'altra prospettiva il processo può essere rappresentato invece nel modo seguente:
Nel momento tl abbiamo un embrione - Tizio -, che in tll presenta gli abbozzi di una divisione e in tlll dà origine a due nuovi embrioni - Cario e Sempronio - diversi da Tizio: diventa così chiaro che Tizio è un "pre-individuo", e perché si deve distinguere l'individualità "genetica" che comincia alla singamia (la fusione dei nuclei dei due gameti) dall'individualità "somatica" che comincia solo quando il processo vitale ha perso la "plasticità" tipica delle prime fasi (la capacità di dividersi in due o di fondersi con altro processo vitale).
Ford offre ragioni empiriche e teoriche a sostegno di questa seconda prospettiva che impone il più generale cambiamento concettuale sopra menzionato. Infatti, nel momento in cui lo stesso punto di vista biologico ci porta poi a distinguere tra l'individualità "genetica" e l'individualità "somatica", si deve riconoscere che la biologia "di per sé" non è in grado di fornire il criterio di scelta tra le due soluzioni: altrimenti farebbe come il barone di Münchausen che per non inzaccherarsi gli stivali si solleva da terra afferrandosi per i capelli. Ecco perché la distinzione dei due sensi di individualità impone un cambiamento del paradigma tradizionale circa il modo di concettualizzare le prime fasi del processo vitale, aprendo prospettive nuove sull'intera questione.
Tuttavia, il cambiamento concettuale richiesto dalle nuove conoscenze scientifiche circa la totipotenzialità del pre-embrione non comporta "di per sé" immediate e necessarie conseguenze morali in senso libertario, ossia tali da ammettere la liceità della sperimentazione sul pre-embrione o dell'aborto precoce. Padre Ford è teologo cattolico e su questo punto è rigorosamente fedele all'insegnamento della Chiesa: quello delle eventuali conseguenze morali derivanti dalla tesi da lui sostenuta è problema "diverso" dall'analisi concettuale (anche se a essa connesso), e richiede un'ulteriore disamina (che non è svolta nel volume). Il grande merito del libro sta nel porre il discorso concettuale circa le prime fasi del processo vitale su basi solide, evitando i banali errori (diffusi nel nostro paese) che portano all'assurda idea di conferire "capacità giuridica" all'embrione fin dal concepimento.
In altre parole il libro di Ford impone un profondo ripensamento dell'attuale relazione tra biologia e teologia cattolica sulla questione della vita nascente. Può darsi che tra cent'anni (per stare abbastanza sicuri) quella di Ford sarà ricordata come una delle opere che più hanno contribuito a evitare alla chiesa cattolica di ricadere in campo embriologico in errori analoghi a quelli ben noti compiuti in campo astronomico con Galileo. Molti ritengono che tale pericolo sia molto remoto o addirittura inesistente, ma la lettura del dibattito presentato nell'appendice al volume sembra dare indicazioni in senso contrario.

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