Traduttore: R. Merlini
Curatore: N. Cavazza
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 21 giugno 2012
Pagine: 264 p., Rilegato
  • EAN: 9788815238252

53° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Psicologia - Sociale, di gruppo o collettiva

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Descrizione
Estate 1954, in una piccola cittadina del Kansas Marian Keech sostiene di aver ricevuto un messaggio dagli abitanti di un pianeta chiamato Clarion: un diluvio devasterà la terra il 21 dicembre, ma Marian e quanti avranno creduto a quel messaggio saranno portati in salvo dagli alieni sui loro dischi volanti. Collaboratori di Festinger si mescolano al gruppo di adepti che si è riunito attorno a Marian per prepararsi alla fine del mondo e osservano le dinamiche psicologiche che si scatenano prima e dopo il 21 dicembre quando la profezia non si avvera. Grazie a questo straordinario esperimento dal vivo Festinger mette a punto in forma compiuta un concetto fondamentale della psicologia sociale, quello di dissonanza cognitiva, che ancora oggi ci aiuta a comprendere cosa accade quando le nostre convinzioni vengono smentite dalla realtà dei fatti e perché, sorprendentemente, in certe condizioni, anziché abbandonarle noi le abbracciamo con maggiore fervore.

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    Festinger analizza la dinamica mentale che si scatena "Quando la profezia [apocalittica] non si avvera": "s'è smentita dalla realtà dei fatti, sorprendentemente, in certe condizioni, anziché abbandonarla noi l'abbracciamo con maggiore fervore." Lo studios'omette d'includere nelle condizioni decisive il distinguo fra le profezie (apocalittiche) negativ'e le positive, ossia fra quell'in cui s'attende la manifestazione d'un Dio severo giudice punitivo e quelle riguardanti l'avvento d'un Dio di misericordia, grazia, amore. Solo nel 1° caso, se alla data profetizzata non succede nulla, ci si può rifugiare nella razionalizzazione che le preghiere d'intercession'e le penitenze sacrificali degl'eletti abbiano procrastinat'il catastrofico castigo, mentre nel 2° caso si rimane brutalmente sconcertati, spiazzati, delusi per il mancato realizzarsi della propria speranza. L'ultime 2 decadi dello scorso millennio hanno fornito in ambito cristiano entrambi gl'esempi. Dal 24 giugno 1981 a Medjugorje fu annunciat'un genocidio nella (ex) Jugoslavia che si sarebb'esteso fin'alla 3a guerra mondiale: l'ampliamento del conflitto non avvenn'e i credenti applicarono la strategia festingeriana. Ma quasi 10 anni dopo, il contenuto dell'aspettative si ribaltò col recupero nel "Padre nostro" del senso escatologico dell'invocazione "venga il tuo regno": durant'il Giubileo del 2000 si sarebbe manifestat'il Messia per dispensar'una salvezza universale (in subordine: ci sarebbe stata una "parusia intermedia" ch'avrebbe garantit'un millennio di pace). Secondo le stime sociologiche, circa la metà dei battezzati aderì a tale attesa. Non capitò nemmeno quest'evento, però stavolta l'escamotage della dissonanza cognitiva risultò impraticabile e tra i fedeli s'innescò un'elaborazione del lutto non ancora conclusa, in alcuni un metaforico suicidio della propria religione, in altri un suicidio ben più alla lettera: se Dio non è andato alla montagna, c'è chi ha scelto d'andare comunque dal suo Dio.

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