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Ayya Khema

Traduttore: G. Fiorentini
Anno edizione: 1992
Pagine: 176 p.
  • EAN: 9788834010518

scheda di Comba, A., L'Indice 1993, n. 4

"Quando volerà l'aquila di ferro e i cavalli correranno su ruote, il popolo tibetano sarà disperso per tutto il mondo e il 'dharma' approderà alla terra dell'uomo rosso". Questa profezia del saggio Padmasambhava fornisce un suggestivo titolo all'opera di Ayya Khema, una donna "rossa", cioè occidentale (il colore della nostra pelle viene visto come rosso-rosato dagli asiatici). Nata a Berlino nel 1923 da genitori ebrei, dopo una lunga serie di peripezie si converti al buddhismo e nel 1978 prese l'ordinazione monastica theravada e Sri Lanka. Il libro raccoglie gli insegnamenti da lei dati durante un Corso di meditazione in Canada e si distingue da altri testi dello stesso genere per la precisione (tedesca?) e l'acume (ebraico?) con cui l'autrice descrive alcuni metodi meditativi, di cui ha evidente esperienza diretta. In particolare si chiarisce il concetto di 'metta', un tipo di amore assolutamente incondizionato che non va confuso con l'affetto-attaccamento, si discute un concetto mai abbastanza indagato come quello di 'dukkha' o disagio esistenziale, e si espone la sequenza dei 'jhana' (assorbimenti meditativi), utili per introdurre il meditante alla visione profonda. Argute similitudini illustrano il testo ("il soggiorno su questa terra è come una scuola che dura tutta la vita: se non passiamo l'esame ripetiamo la classe, come in ogni istituzione scolastica"), corredato inoltre da alcuni esercizi.