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Gianremo Armeni

Anno edizione: 2015
Pagine: 292 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788899141134
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Recensioni dei clienti

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    gianluca

    10/02/2017 13.38.31

    libro talmente aprioristico da risultare ideologico. la ricerca documentale e' senz'altro valida, peccato che le conclusioni siano solo un teorema cosi' come lo sono le versioni complottistiche denigrate dall'autore. infatti, l'autore tratta con sfacciata arroganza, tanto da indugiare in sfotto' e abusare dei punti esclamativi, le tesi a lui contrarie.

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    PaoloB

    05/09/2016 12.32.31

    Il lavoro dell'autore smonta pezzo per pezzo grazie ad una mole immensa di documenti la parte iniziale del processo Moro, dimostrando che tutti i "fantasmi" creati ad arte intorno a quella tragica vicenda sono invenzioni. Con il rigore scientifico del confronto documentario Armeni evidenzia i tanti e forse troppi errori commessi in fase di indagine mettendo in bilico tutto il resto. Si parte dalla Honda - sulla quale soprattutto il primo processo fece molto affidamento - per arrivare alle posizioni di tiro e le presenze dei terroristi. E la balistica non mente perchè un colpo partita da un'arma non ha parabole o curve lungo la propria traiettoria. Ottimo lavoro che ovviamente va a minare tutta la memorialistica e saggistica che da anni ha scritto su servizi, presenze inspiegabili, stranieri e appunto "fantasmi". Da leggere e rileggere soprattutto per tutti quelli che credono ancora ai complotti.

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    Farside66

    21/08/2016 16.22.16

    Armeni appresta un'intera batteria antiaerea per abbattere una zanzara. L'operazione riesce, ma ne valeva la pena? A mio parere non molto. Se la dimostrazione che la famosa Honda non ebbe un ruolo attivo nella strage di via Fani è convincente, non altrettanto lo sono le conseguenze che Armeni vorrebbe trarre, sia sul piano storico-fattuale che su quello metodologico. Assumendo che il mistero della Honda sia il «primo mistero» del caso Moro, l'autore ritiene che avendolo chiarito cadano conseguentemente gran parte delle ipotesi di interventi esterni e/o di eterodirezione delle BR. Non è così e basterebbe il solo 18 aprile (covo di via Gradoli, comunicato del lago della Duchessa) a dimostrarlo. Sul piano metodologico è sempre assolutamente benvenuto il ricorso alle fonti primarie, anche se il loro utilizzo non può essere ridotto al «lasciamo parlare le carte», sia perché un certo grado di "interpretazione" è sempre necessario, sia perché la stessa "scelta" delle fonti è soggettiva. Ad es.: per dimostrare che l'Honda non ebbe un ruolo attivo, Armeni lungo tutto il suo studio si dedica a demolire la credibilità del teste Marini, il quale sostiene che gli spararono dalla moto. Ora, un conto è dimostrare che quella circostanza è falsa, un altro è minare in toto la credibilità del teste; è sintomatico un episodio riportato ex abrupto a pag. 177, in cui un altro teste vide un uomo abbandonare il suo motorino e scappare. L'intenzione è di indurre il lettore a identificare quell'uomo con Marini: peccato che Marini era in via Fani e l'azione si svolse in via Stresa. Ancora (p. 102). Il teste Samperi disse che venne stoppato da una donna (la Balzerani) e un uomo (visto solo da lui), che, secondo Armeni, «dovrebbe essere Mario Moretti»: ma perché dar così ampio credito a Samperi arrivando a "inventare" un intervento di Moretti, quando con Marini si dimostra draconiano? Giudizio finale: due stelle, più una per l'utilizzo e la pubblicazione delle fonti primarie.

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