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Doris Lessing

Traduttore: M. G. Castagnone
Editore: Feltrinelli
Edizione: 7
Anno edizione: 2000
Formato: Tascabile
Pagine: 168 p.
  • EAN: 9788807811999
LESSING, DORIS, Un matrimonio per bene, Feltrinelli, 1992
LESSING, DORIS, Martha Quest, Feltrinelli, 1991
LESSING, DORIS, Il quinto figlio, Feltrinelli, 1992
recensione di Concilio, C., L'Indice 1992, n. 7
(recensione pubblicata per l'edizione del 1992)

Sono spesso donne sole, forti, coraggiose, sono donne stoiche e piene di dignità le figure femminili ritratte nei romanzi e racconti di Doris Lessing. Sono sole - e la solitudine è sempre una scelta che richiede coraggio - anche quando sono mogli o madri. E prima ancora di essere donne sono "figlie ribelli", ragazze dall'"adolescenza implacabile" e "le mani piene di armi"; in perenne lotta contro i genitori ma, soprattutto, contro la figura materna. Cosi Doris Lessing vede se stessa e le ragazze della sua generazione nell'opera autobiografica significativamente intitolata "Mia madre" e alla madre in realtà dedicata nell'atto stesso della scrittura, teso a ripercorrere e recuperare il senso dell'esistenza di quella donna alla quale la giovane Doris si è costantemente sottratta e che ha allontanato da se, rifiutandone l'aiuto.
C'è un'evidente linea di continuità, quasi un osmotico scambio tra l'esperienza personale, il vissuto di Doris Lessing e la natura ribelle e trasgressiva delle sue eroine. Martha Quest, protagonista dell'omonimo romanzo, primo dei volumi di un ciclo dal titolo "I figli della violenza", come la Lessing è cresciuta in una fattoria isolata nel 'veld' africano, sotto l'incanto di un'immensa volta d'azzurro lucente. Ma in quella colonia del Sud - la Rodesia (ora Zimbabwe) - ogni fattoria sembra essere infinitamente lontana dalla città, anzi dalla "civiltà", dalla vita. In quest'isola d'arsura e luce, in questo stato di separazione dalla vita, immagine che per altro non implica immediatamente la metafora opposta per cui la campagna diviene sinonimo di morte, pur assumendo la simbolica valenza di quella "emiplegia" che Joyce attribuiva a Dublino, ha principio la formazione di Martha. "Letteratura, poesia (e poco altro)" sono il nutrimento di uno spirito adolescenziale inquieto; per Martha come per Doris. È stata infatti la letteratura ad allontanare Doris da sua madre; proprio la letteratura e la lettura cui la madre l'aveva iniziata.
I libri, dunque, ma anche il miraggio che la città evoca nell'immaginazione della ragazza, una città dorata in cui tutte le razze convivono fraternamente, inducono Martha a tuffarsi nella frenesia cittadina. Una porta si è chiusa alle spalle della "ragazza creata dalla fattoria", ora pronta a costruirsi in piena autonomia una nuova identità, un "corredo da ragazza di città". Tuttavia, la fervente atmosfera urbana impone scelte di cui Martha non sa ancora assumersi la responsabilità, tanto da essere portata a vivere una sorta di doppia esistenza. Vi è una Martha irretita nel vortice degli inebrianti balli organizzati da spensierati e spavaldi giovani allo Sport Club: e vi è una Martha indignata per la crescente discriminazione verso i neri e gli ebrei, simpatizzante dei movimenti progressisti. Siamo infatti alla metà degli anni trenta e dall'Europa giungono rare notizie della campagna antisemita di Hitler e della guerra di Spagna.
Il coinvolgimento politico non è ancora la strada imboccata da Martha. Mentre i suoi amici d'infanzia danno vita ai primi nuclei di sinistra ispirati al comunismo, Martha si appresta alle nozze. Ha deciso - o forse è stata la fatalità a scegliere per lei - di recitare la parte che la società, sua madre e secolari leggi non scritte le impongono in quanto donna. Sarà questo matrimonio con Douglas, "un ragazzone" per nulla attraente, a segnare la fine "del capitolo 'Vita in città'" la fine di un'adolescenza libera ed irruenta.
Come si fa a dire di una ragazza di 19 anni, seppur sposata, che è una donna? È il matrimonio, oppure la consapevolezza della propria libertà sessuale, a fare della ragazza una donna? La contraddizione che caratterizza la fase precedente della vita di Martha, l'inconciliabilità tra la vita privata e una vita aperta alla militanza politica permane anche nell'età adulta, contraddistingue la donna come l'adolescente. "Un matrimonio per bene", recentemente ripubblicato da Feltrinelli con un nuovo titolo rispetto a "La noia di essere moglie" dell'edizione precedente, ci ripropone infatti una Martha ancora, sempre, indecisa tra "rassegnazione" e "ribellione".
Al matrimonio segue poi la maternità: l'uno e l'altra sono evidentemente considerati dalla scrittrice fasi naturali, quasi necessarie, della vita di una donna. E chi ama la Lessing è quasi confortato, seguendo l'evoluzione di Martha Quest, nel ritrovare alcuni tra i temi a lei più cari, talvolta manifestamente autobiografici, a dar forma alla materia romanzesca. Cosi Martha è madre di una bambina, non propriamente voluta, ma poi accettata di buon grado: una novella Doris, insomma, bambina indesiderata, per la quale la madre non aveva saputo pensare un nome. Nel romanzo, il rapporto madre-figlia si ripropone, con l'esclusione del padre: Martha è sola con la piccola, mentre Douglas è lontano, al Nord, dove ormai imperversa la seconda guerra mondiale.
Ma Martha non rappresenta un'eccezione. Se non è la guerra a distrarre gli uomini, essi sono totalmente assorbiti dal lavoro, o da altre donne, per cui le eroine della Lessing, quando la solitudine non sia una scelta, restano ugualmente sole nei momenti importanti. È il caso di Harriet, un'altra donna, moglie e madre, di cui la Lessing ci narra nel romanzo "Il quinto figlio"; anche questo recentemente riproposto in edizione economica.
Harriet è una donna entusiasta appagata dal legame coniugale, felice con i suoi quattro figli. Eppure è sola quando va a riprendersi quell'unico figlio che gli altri, il marito, gli amici e i parenti avevano voluto allontanare per escluderlo alla vista, per nasconderlo. La madre sottrae alla morte e all'abbandono questo suo quinto nato: un "alieno", un "mostro" venuto da un altro pianeta, un "elfo" appartenuto ad altre genti e ad altri tempi, della cui nascita, agli occhi di tutti, Martha sembra colpevole. Il ritorno a casa del bambino "diverso" "rabbioso", incompreso ed incomprensibile, dietro la cui diversità ed emarginazione si può leggere il destino delle vittime di ogni apartheid, è causa per la madre di una più profonda solitudine. Esclusa dalla vita del marito e abbandonata dagli altri figli, quelli che più ama, Harriet accetta con coraggio e coerenza questo peculiare ruolo di madre legata con un doppio nodo di amore e di odio ad un mostruoso figlio.
Al di qua della cortina che la guerra ha innalzato tra lei e il marito, la solitudine crea invece per Martha occasioni di riflessione su quei legami che si è intessuta attorno: il matrimonio prima, la bambina poi, così esasperante nei suoi capricci, unica forma di protesta capace di manifestare e domata da Martha con una pur sofferta indifferenza. Intanto, da quell'altrove che è la guerra giungono speranze di rinnovamento, di possibili mutamenti cui Martha che ha sempre coltivato istanze libertarie e ideali egualitari non può restare indifferente.
È la volta dell'esperienza politica: Martha incontra attivisti, legge giornali di sinistra, partecipa alle riunioni del nascente partito comunista, sorda ai rimproveri mossi da sua madre in nome della società "per bene". Soltanto ora Martha ha trovato se stessa in un'immagine che non corrisponde più ad alcun copione e tantomeno si adatta al ruolo di lare della casa.
"C'è qualcosa di terribilmente 'vieux jeu' nell'andarsene come ha fatto Nora, per vivere diversamente! Non siamo più così stupide, noi, ecco cos'è" - afferma Martha verso la fine del libro. E della prototipica eroina "femminista", della Nora di Ibsen, questa donna non ha davvero quasi più nulla, se non un medesimo moto di rivolta, insieme drastico e definitivo, tanto più doloroso in quanto implica un non ritorno. Quello di Martha è un divorzio annunciato, il rapporto uomo-donna, non meno di quello madre-figlia, è sempre conflittuale nella vita come nella scrittura di Doris Lessing. L'autrice, uscita da un'esperienza coniugale negativa, era partita dall'Africa alla volta dell'Inghilterra, con il figlio Peter però, nato dal suo secondo matrimonio. Anche Martha se ne va, perché chi ha "per padre la rivoluzione francese e per madre quella russa" non può rinunciare a questa altra famiglia.
Dove sia il confine tra sensibilità e scrittura femminile e "discorso femminista" nel macrotesto narrativo della Lessing è difficile dirlo, tanto vasta e variegata è la tipologia di ritratti femminili modellati dalla felice ispirazione di questa abilissima scrittrice. Donne sole, si è detto, ma mai sopraffatte dalla quotidianità o dalla contemporaneità: molto simili, per la loro capacità di resistere e sopravvivere, alle figure femminili della tedesca Christa Wolf. Donne attive in politica, come quelle di cui parla la sudafricana Nadine Gordimer; ma, soprattutto, impegnate a difendere non una teoria, bensì una prassi di apertura al mondo esterno, verso chi, per esempio, cerca nelle loro case rifugio, protezione e ristoro, oppure, più semplicemente, uno spazio tutto per sé.
Di queste donne la Lessing parla in alcuni romanzi esclusi da questa trattazione, quali "Il diario di Jane Somers" e "Memorie di una sopravvissuta" che sicuramente meritano un'attenta lettura anche per il carattere fortemente sperimentale della forma come dello stile. La Lessing fa qui appello alla libera associazione-progressione di ricordi e riflessioni, dando vita ad automatismi di scrittura che sono quasi manifesti della sua volontà e capacità di rinnovare e scardinare gli stilemi più tradizionali del romanzo "realista" di cui era figlia, per esempio, Martha Quest, e che fanno di lei un'esponente dell'avanguardia femminile europea, oltre che un punto di riferimento imprescindibile della contemporaneità per molti scrittori sudafricani.

L'esperienza dell'arcano che si insedia nella quotidianità e nella domesticità, fra suspance e realismo.

Recensioni dei clienti

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    violoncella

    13/01/2015 11.06.01

    Sicuramente un libro molto particolare che non lascia indifferenti,in cui vengono sfiorati moltissimi temi diversi. Credo che valga assolutamente la pena leggerlo,breve e per niente pesante,ma assolutamente non banale. Lascia un profondo senso di amarezza,attenuato in parte dal conforto dell'amore di una madre,disposta a tutto per il figlio.

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    Antonio Schimera

    09/01/2014 01.06.10

    Semplice e disarmante. Doris Lessing fai i conti con una delle più grandi paure dell'uomo: quella del diverso. Attraverso una prosa lineare e semplice Doris racconta i rapporti delicati che intercorrono tra i vari personaggi di una famiglia "normale" seminando una piccola tempesta che porterà ad una profonda rivoluzione. Il quinto figlio diventa così un metro efficace per misurare se stessi, la propria sensibilità e la propria lungimiranza, la diversità invece qui diviene il barometro misuratore di tutte le paure.. Si legge in un giorno ma si digerisce lentamente... come ogni buon libro.

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    Moreno C.

    06/06/2013 11.42.20

    Forse leggermente forzato e poco convincente dal punto di vista strettamente narrativo, ma esemplare nel mostrare quanto straordinaria sia la capacità della Lessing di analizzare la rete delle dinamiche psicologiche e affettive tra gli individui ed i comportamenti dettati dalla società.

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    Fabrizio di Monterosi

    24/10/2011 23.53.35

    Piccolo grande libro che affronta , due attuali grandi temi : il concetto di normalità/diversità e la possibilità di riflessione su argomenti etico/religiosi. - Harriet e David provengono da due diversi tipi di famiglie ( felice ed unita la prima, oggetto di separazione e divorzio la seconda ) nonostante ciò Harriet vede il futuro "con un uomo dove trovare tutto ciò che la sua natura esige" al contrario David vede il futuro come un obiettivo da raggiungere. - Harriet decide di prendere la "pillola anticoncezionale" . La decisione contrasta con tutto quello in cui la coppia aveva finora creduto, ovvero nel rifiuto di condizionare o interferire nei processi naturali. Cosa pensare circa l'atteggiamento della Chiesa nei confronti della regolamentazione delle nascite in un continente afflitto da problemi di alimentazione e sanitari? - Ben si trova molto a suo agio con l'amico John nonostante quest'ultimo , con i suoi compagni di strada, lo prendano in giro e lo strapazzino. In realtà lo accettano...Occorre accettare la diversità fisica e quella legata ad una diversa origine territoriale. - Anormalità e normalità ... resta difficile attribuire questi termini rispettivamente ad un Ben che non riesce a stare più di qualche minuto davanti alla TV ed a un Paul che invece rimane incollato davanti allo schermo per molte ore. - Ben è forse la punizione di un "Dio vendicativo" su di una coppia di giovani che avevano preteso di poter decidere della propria felicità ??!! Nonostante la storia di Ben sia sempre caratterizzata da azioni violente, il romanzo termina con la descrizione dei suoi occhi da gnomo che "frugano tra i visi dei presenti in cerca di uno che gli assomigliasse".

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    silvia

    29/11/2008 12.15.04

    Una prosa sciatta, povera e banale. Come si giustifica il Nobel?

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    fiorella

    16/10/2008 17.27.27

    Mi spiace e forse è presuntuoso da parte mia dare un voto così basso a un "Premio Nobel" ma questo libro mi ha profondamente delusa. Il tema trattato è forte ma non riesco a trovare niente nella prosa della Lessing che possa giustificare il nobel che Le è stato assegnato. Nella mia vita di lettrice appassionata mi sono imbattuta in tanti autori che non avevano niente da invidiare a questa Autrice e che forse, a mio modesto avviso, lo avrebbero meritato molto più di lei.Ma si sa come vanno queste cose....

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    luca

    08/10/2008 14.01.25

    Libro crudo e crudele nella sua essenzialità, dove viene colpito chi è felice, chi ha l'unica colpa di allietare il mondo sfornando bambini. Fino all'arrivo del quinto figlio, un demonio nato suo malgrado per fare e subire il male. E' una metafora? No, è solo una tragedia, dove tutto ciò che era saldo e unito si disgrega senza più rimedio. Vorremmo che la storia si tramutasse in un horror in cui lavare tutte le nostre paure, invece la naturalezza del racconto ci dice che domani lo stesso dramma potrebbe abbattersi su di noi. E così ne sentiamo tutto il dolore vero. "Il quinto figlio" ci mostra la forza straziante dell’istinto materno, che va oltre l'odio, oltre il male, oltre l'amore stesso. Un bel mattoncino nella costruzione del Nobel.

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    LAURA

    08/09/2008 01.41.50

    questo libro mi ha catapultata in una realta' fittizia. Non e' un parodosso il mio. Mentre lo leggevo vedevo la parte estrema, ma riuscivo palesemente anche a focalizzare alcuni aspetti della vita, quel lato oscuro che tutti noi non vogliamo vedere. Questa grande scrittrice ha qualcosa di importante da insegnare a tutti noi!

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    Giusy

    02/06/2008 19.19.57

    La Lessing in questo libro rappresenta uno spaccato di vita quasi idilliaco...ma deve andare tutto bene, perchè come appaiono i primi problemi, subito si chiede aiuto al di fuori della coppia. Al babbo per i soldi, alla mamma di lei per la cura dei figli, e così via. Belle le famiglie numerose ma per allevare i figli ci pensano gli altri. Fino al giorno in cui la protagonista rimane incinta del 5 figlio. Subito è palese che una forza estranea e nemica sta per apparire. Così per lo meno reagisce l'intera famiglia. Non si coalizzano, non si fanno più uniti nelle avversità, ma a uno a uno se ne vanno in luoghi più tranquilli e possibilmente a vivere con persone più facoltose. Il diverso non piace. Il diverso è chiuso a chiave nella stanza più lontana. portato via, torturato....fino a quando solo una persona non ce la farà più a sopportare il distacco....quella che dovrebbe essere la più debole, la più stanca....bel libro! Cattura l'attenzione

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    Greta

    21/05/2008 10.00.49

    Mi è piaciuto molto. La nostra Miss Nobel ha una scrittura che cattura senza essere troppo ricercata. Semplice è la parola giusta. In poche pagine riesce a spiegare benissimo la vita di questa famiglia inglese negli anni settanta. In un panorama di grandi conflitti sociali, troviamo questa giovane coppia che al contrario dei coetanei decide di abitare nella campagna inglese e di avere molti bambini, allevandoli in un clima di gioia e amore, stile mulino bianco insomma. le cose vanno bene fino all'arrivo del quinto figlio, un essere diverso da tutti e che sconvolge la pseudo beatitudine della famiglia. Niente è più come prima, ora il perno della vita è Ben, che deve essere costantemente osservato. La madre poco a poco "abbandona" il resto della famiglia e sicuramente non c'è famiglia, per sana che sia, che può sopportare lo sconvolgimento della diversità. Non è un libro lungo, ma è scritto davvero bene, essenziale nelle parti drammatiche e molto fugace nei dialoghi. In certi punti mi ha trasmesso angoscia e pena, e inevitabilmente scatta l'immedesimazione e la comprensione.

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    daniblu

    17/10/2006 23.26.05

    Anch'io ho letto questo libro molti anni fa e già conoscevo la Lessing per altre opere minori, ma senza dubbio questo è quello che preferisco! Una visione profonda e dolorosa della maternità, che non può che radicarsi nella mente, soprattutto femminile! Io l'ho trovato tragico, spunto di profonde riflessioni, inquietante, ma indimenticabile.

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    linda

    26/04/2006 14.17.30

    il fatto che a distanza di anni ancora mi torni in mente l'immagine del figlio, il protagonista di questa storia...inquietante?...la dice lunga su questo libro

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    momy

    20/09/2004 09.02.58

    E' stato il mio primo libro della Lessing, senza altrimenti conoscerla e senza aver sentito nulla sulla sua produzione. Se questo è il suo capolavoro, ora capisco perchè il secondo libro che ho preso, subito dopo, affascinata da "Il quinto figlio", l'ho trovato abbastanza deludente... non si dovrebbe, forse, iniziare a conoscere un autore dal suo capolavoro! Comunque Il quinto figlio mi è piaciuto molto ed ho trovato lo stile della Lessing pulito e ricco, al tempo stesso.

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    Manuela66

    16/07/2004 12.53.56

    sono d'accordo con Maria Francesca ... ho riprovato ad avvicinarmi alla numerosa produzione della Lessing ma nessun altro suo libro mi ha dato "la soddisfazione " di questo: insolito, scorrevole,simpatico anche profondo, a distanza di alcuni anni lo rioordo ancora ...

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    Maria Francesca

    28/07/2003 15.03.30

    Ritengo che questo libro sia il capolavoro della prolifica scrittrice inglese!

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