Quinto potere

Network

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Titolo originale: Network
Regia: Sidney Lumet
Paese: Stati Uniti
Anno: 1976
Supporto: DVD
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Un noto commentatore televisivo, in calo di popolarità, annuncia il proprio imminente suicidio in diretta. Pubblico elettrizzato. Una giornalista cerca di sfruttare fino in fondo l'avvenimento.
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    Pamato99

    11/06/2020 12:18:51

    Sidney Lumet è un regista fondamentale, ma che quasi nessuno nomina; Quinto Potere è un capolavoro immane che rimarra scolpito per sempre negli annali della storia del cinema. Il film è talmente attuale nel trattare l'influenza e il ruolo dei media nella nostra società che potrebbe uscire oggi e nessuno potrebbe sindacarne la potenza espressiva. La regia è perfetta, quadratissima, come tutto il reparto tecnico, compresa una fotografia che cambia in base alla sequenza e al mood dei personaggi. Gli attori, tra cui Peter Finch, William Holden, Faye Dunaway, sono tutti strepitosi. In definitiva un film da vedere tantissime volte, che cresce a ogni visione e del quale si notano finezze e particolari sempre nuovi, che fanno riflettere lo spettatore sulla pericolosità dei media e sullo sfruttamento dell'ignoranza della gente.

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    Giorgio

    16/05/2020 09:01:57

    Un film senza tempo con interpretazioni magistrali che non può assolutamente mancare in nessuna collezione cinematografica

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    ines barbera

    20/09/2019 10:38:06

    L'ho trovato attuale , ma abbastanza lento.

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    Giancarlo Locarno

    09/09/2019 15:50:15

    Se il quarto potere è la stampa, il quinto potere è quello della televisione. Un giornalista televisivo annuncia in diretta il proprio suicidio perché il suo programma ha perso audience, e rischia di esssere chiuso. Paradossalmente questo fatto aumenta invece l’audience e i dirigenti pensano di sfruttare la cosa per aumentare l’ascolto, che è la cosa più importante in assoluto, viene dopo l’amore e la famiglia, come dimostra il personaggio Diana Christensen , giornalista senza scrupoli che arriverà ad assoldare terroristi e pensare all’omicidio, sempre per l’audience. Bel film, dal ritmo incalzante e serrato, merita di essere visto.

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    Stefano

    17/06/2008 20:51:29

    Uno spettacolare capolavoro che, a oltre trent'anni di distanza dalla sua uscita, non ha perso un grammo della sua graffiante potenza satirica. Il grande Sidney Lumet dirige un cast a dir poco magistrale: Faye Dunaway è semplicemente meravigliosa nel ruolo della spietata executive del network, ambiziosa e senza scrupoli; Peter Finch è indimenticabile nella sua ruggente interpretazione del "pazzo profeta dell'etere"; William Holden dà vita ad uno dei suoi personaggi più malinconici; Robert Duvall e Ned Beatty sono perfetti nei loro rispettivi ruoli, e Beatrice Straight strappa l'applauso per una breve ma intensa apparizione. La sceneggiatura di Paddy Chayefsky descrive in maniera lucida e impietosa i meccanismi del successo e le regole (talvolta feroci) della televisione, regalandoci alcuni dialoghi e monologhi da antologia. Insomma, "Quinto potere" è un autentico must per ogni appassionato di cinema!

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    simo

    27/05/2008 00:14:10

    un film attualissimo anche oggi,cristallizzato nella sua denuncia,una prova di attori spaventosamente perfetta una Faye Dunaway che si muove come un'automa e ci fa capire di come il successo e la smania di potere possa disumanizzare l'essere umano sino a renderlo inumano,i suoi primi piani con i quegli occhi scavati nel vuoto valgono molto di più dell'oscar che strameritatamente vinse quell'anno,un William Holden che come sempre cattura per la sua magneticità un Peter Finch indimenticabile nella sua furia mistica e una Beatrice Straight che in soli 5 minuti ti trasmette una vera scossa lungo la spina dorsale passando in maniera sbalorditiva tutte le varie fasi dell'emotività di una donna tradita con una forza e una dignità davvero lancinanti tanto da farle meritatamente vincere l'ambito oscar come non protagonista per il ruolo più breve mai premiato nelle storia dell academy awards soli 5 minuti. Decisamente un film tra i più belli di tutto il decennio 70 e sicuramente il più bello del grande Sidney Lumet.

Vedi tutte le 6 recensioni cliente

1977 - David di Donatello - Miglior attrice straniera - Dunaway Faye
1976 - Oscar [Academy Awards] - Miglior attore - Finch Peter
1976 - Oscar [Academy Awards] - Miglior attrice - Dunaway Faye
1976 - Oscar [Academy Awards] - Miglior attrice non protagonista - Straight Beatrice

  • Produzione: 20th Century Fox Home Entertainment, 2008
  • Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
  • Durata: 121 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 1.0 - mono);Inglese (Dolby Digital 1.0 - mono);Francese (Dolby Digital 1.0 - mono);Spagnolo (Dolby Digital 1.0 - mono);Tedesco (Dolby Digital 1.0 - mono)
  • Lingua sottotitoli: Francese; Inglese; Italiano; Spagnolo; Tedesco
  • Formato Schermo: Widescreen
  • Area2
  • Contenuti: trailers
  • Faye Dunaway Cover

    "Propr. Dorothy F.D., attrice statunitense. Dopo gli studi a Boston e molte esperienze teatrali, esordisce sullo schermo in Cominciò per gioco... (1967) di E. Silverstein, in un ruolo di secondo piano. Tuttavia, già al suo terzo film, Gangster Story (1967) di A. Penn, si rivela capace di dar vita a un personaggio intenso come quello di Bonnie Parker, partner di Clyde Barrow, rivelando doti drammatiche di tutto rispetto. Nel corso degli anni interpreta circa settanta film (tv-movie compresi). Tra quelli di maggior rango: Piccolo grande uomo (1970) di A. Penn, Chinatown (1974) di R. Polanski, I tre giorni del condor (1975) di S. Pollack, Quinto potere (1976, Oscar per la migliore attrice protagonista) di S.?Lumet, Quintet (1979) di R. Altman. Ha fornito una grande prova in Arizona Dream (1993)... Approfondisci
  • William Holden Cover

    Nome d'arte di W. Franklin Beedle jr., attore statunitense. Notato in una produzione teatrale al college, nel 1937 viene messo sotto contratto sia dalla Paramount che dalla Columbia. Dopo qualche ruolo minore, veste i panni del violinista/boxeur in Passione - Il ragazzo d'oro (1939) di R. Mamoulian, impressionando per il suo talento e prendendo in prestito dal titolo originale del film, Golden Boy, il suo soprannome. Tornato dalla guerra con il grado di tenente, interpreta qualche commedia, come Nata ieri (1950) di G. Cukor, fino all'incontro, fondamentale per la sua carriera, con il regista B. Wilder che lo dirige in personaggi indimenticabili: lo sceneggiatore fallito mantenuto dalla diva G. Swanson in Viale del tramonto (1950), l'enigmatico prigioniero del campo di concentramento in Stalag... Approfondisci
  • Peter Finch Cover

    "Nome d'arte di William Mitchell, attore inglese. Cresciuto in India, si trasferisce giovanissimo in Australia. Qui esercita numerosi mestieri, lavorando soprattutto alla radio e in teatro; durante unaNrappresentazione di Il malato immaginario di Molière, L. Olivier, in tournée in Australia, lo nota e lo invita a Londra per tentare la sorte sui palcoscenici inglesi. Tra le interpretazioni teatrali si ricorda un grande Iago accanto a O. Welles (nella rappresentazione londinese dell'Otello del 1952). Al cinema emerge nel ruolo del misterioso ed elegante ladro Flambeau alle prese con A. Guinness in Uno strano detective, padre Brown (1954) di R. Hamer. La storia di una monaca (1959) di F. Zinnemann lo vede al fianco di una tormentata A. Hepburn mentre nel 1961 è il disincantato deputato laburista... Approfondisci
Note legali