Raccontami dei fiori di gelso

Aline Ohanesian

Traduttore: S. Beretta
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 9 giugno 2016
Pagine: 282 p., Rilegato
  • EAN: 9788811687610
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Descrizione

Quando i ricordi ritornano alla mente, a volte non si è preparati ad accoglierli. Soprattutto se si è fatto di tutto per far tacere la loro voce, per nascondere le sensazioni che portano con sé. È cosi per Seda, che credeva di aver finalmente seppellito il passato per sempre. Ma ora è tornato e parla del paese da cui si è allontanata senza voltarsi indietro. Parla della Turchia dove affondano le sue radici, il paese di cui sente ancora il profumo delle spezie e il rumore dei telai al lavoro nell'azienda della sua famiglia. Da lì proviene il giovane Orhan, che adesso vuole delle risposte. Vuole sapere perché suo nonno, Kemal, ha lasciato la loro vecchia casa a Seda, una sconosciuta che vive in America. Lei capisce che è arrivato il momento di scendere a patti con la sua memoria e con quella colpa che non ha mai confessato a nessuno. Decide di affidare a Orhan la sua storia. La storia di lei ancora ragazzina che si innamora di Kemal all'ombra di un grande albero di gelso, i cui rami si innalzavano fino a voler raggiungere il cielo. Un amore spezzato dalle deportazioni degli armeni, all'alba della prima guerra mondiale. Un amore che ha costretto Seda a scelte difficili i cui rimpianti non l'hanno mai abbandonata. Solo con Orhan ha trovato il coraggio di riaprire quelle vecchie ferite. Di rivelare una verità da cui possa nascere una nuova speranza. Perché il passato, anche se doloroso, va ascoltato e deve insegnare a non dimenticare.

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    Jennifer.Caroline

    12/11/2018 23:39:22

    Una storia nella storia. La bellezza, la tristezza e la verità presenti in queste pagine sono state capaci di turbarmi interamente per i cinque giorni di lettura che ho impiegato per finirlo. Una storia d’amore contrastata, un periodo storico non troppo lontano dal nostro e un passato che non si é realmente mai concluso per i personaggi di questo libro. pagine che danno voce alla sofferenza un popolo la cui vita é stata stravolta nel giro di un anno o poco più. É impossibile non riuscire a immedesimarsi nei sentimenti dei protagonisti, nelle loro gioie, nei loro turbamenti, nelle loro paure e nei loro ricordi. Scritto in maniera molto scorrevole, ma non una semplice lettura estiva. Un tema su cui soffermarsi, una storia d’amore che certamentè un lettore non dimenticherà. Storia di amore, di deportazioni, di bugie e sofferenze, ma anche di tradimenti e vuoti.

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    RossaMina

    22/10/2016 00:10:09

    La scrittrice non entra nei particolari storici del genocidio armeno, ma ci fa incuriosire per andarci ad informare e documentare, per non dimenticare. Libro molto emozionante.

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    Emanuela

    11/08/2016 16:02:42

    Toccante, davvero molto. Una storia così tragica che si fa fatica ad accettarla, e soprattutto ad accettare che nella vita vera di storie come questa ne siano accadute tante, troppe. Da leggere, ma non come passatempo estivo, dategli il gusto tempo ed il giusto valore.

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    Paola

    13/06/2016 09:38:00

    Romanzo dal forte impatto emotivo che coniuga l'esposizione degli eventi storici di un passato ancora da raccontare con il flusso di ricordi, di sofferenze, di preghiere rivolte a un Dio che di fronte allo sterminio del suo popolo rimane muto.Un altro capitolo del primo genocidio del XX secolo da inquadrare nel raccapricciante spaccato delle violenze interminabili del nostro tempo.

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Anche la notte più infinita porta sempre a un nuovo giorno.

«Un romanzo che scava negli angoli più bui della Storia da cui fa emergere la luce viva della speranza.» - Washington Indipendent

«Unico e sorprendente, una storia inedita scritta con grande sensibilità.» - Elle

«L’indimenticabile esordio di Aline Ohanesian bilancia perfettamente l’orrore della guerra e il potere dell’amore.» - Publishers Weekly

È un esordio, ma non si direbbe, questo romanzo dell’autrice americana di origini armene Aline Ohanesian. Non si direbbe non solo perché la prosa avanza sicura e scorrevole, ma anche perché il tema che viene affrontato, e la delicatezza con cui viene affrontato, denotano una maturità rara per un’esordiente.

La storia inizia nel 1990 con la morte del patriarca Kemal, un ricco fabbricante di tessuti trovato annegato una botte piena di tintura. Alla notizia della morte Orhan, il suo nipote prediletto, lascia le sue attività a Istanbul e fa rientro in Anatolia, nel sud della Turchia. Da molti anni Orhan viaggia per tutta Europa, cercando di disfarsi dell’arretratezza culturale di cui il suo popolo si è ammantato negli ultimi anni, dopo la rivoluzione.
Suo nonno invece ha sempre avuto delle idee progressiste, lo dimostra la sua passione per l’arte, un’attività invisa agli integralisti religiosi che governano la regione, come suo figlio Mustafa, il padre di Orhan. Quando, all’interno della grande casa di famiglia, il notaio legge il testamento di Kemal, Mustafa ha uno dei suoi eccessi d’ira: suo padre ha lasciato la sua attività industriale in eredità al nipote Orhan e una piccola tenuta a lui e a sua sorella. La grande casa di famiglia, dove vivono da sempre, è stata invece destinata a una persona totalmente sconosciuta: la signora Seda Melkonian.
La notizia sconvolge tutti, nessuno infatti riesce a capire come mai il vecchio abbia preso questa decisione. L’unica cosa che Orhan può fare adesso è cercare questa donna e farle firmare dei documenti che la facciano rinunciare alla casa. È così che il ragazzo, grande appassionato di fotografia, si mette in viaggio alla volta della California. La donna che sta cercando, a quanto pare, è ospite della residenza per anziani Ararat, un posto dove trovano rifugio solo gli esuli di origine armena. Inizia a questo punto la lenta discesa in fondo alla memoria di Seda e l’accorato racconto dell’infanzia del nonno Kemal. Una storia che affonda le sue radici nella sofferenza di un popolo intero, utilizzato dal governo turco come capro espiatorio per giustificare le sconfitte nei Balcani e la scelta scellerata di allearsi con Hitler.

Nei paesi come la Turchia, ogni persona, oggetto e pietra devono avere una specie di rivestimento, uno strato protettivo di tessuto, mattoni, polvere. Come un velo di decenza che deve ricoprire persone, cose e animali. Questo vale per la Turchia arcaica, narrata in queste pagine, ma anche per quella di oggi, dove il genocidio degli armeni non è ancora stato riconosciuto e dove si continua a coprire con una spessa coltre, un mix di ideologia e nazionalismo, la verità storica. In fondo e intorno a questo velo di menzogne, Aline Ohanesian costruisce la sua narrazione. Un romanzo profondo e intenso che riesce a dar voce anche a chi, in quell’oscurità, si è perso inesorabilmente.